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San Marco in Lamis: antica foto di una abitazione abitata da povera gente.
San Marco in Lamis: antica foto di una abitazione abitata da povera gente.
Se la situazione economica e finanziaria era già di per sé disastrosa e allarmante, tanto da far temere qualche moto alla vigilia dell'Unità d’Italia, si pensi quanto essa si sia aggravata nel periodo dei grandi eventi: travolgente ondata garibaldina, precipitose elezioni plebiscitarie e politiche, insurrezioni popolari e sopraffazioni e occupazioni brigantesche. Al dissesto pubblico si aggiunge quello dei privati, e i bisogni urgentissimi sono in rapporto inversamente proporzionale con le scarse disponibilità e con la macchinosa lentezza dell'apparato burocratico.
Occorre questa volta fare un passo avanti, anticipando alcuni elementi, sempre allo scopo di meglio precisare e illustrare la drammatica vita sammarchese all'alba del nuovo regno. Non vogliamo annoiare il lettore con un arido, se pure significativo, elenco di tasse e sovrattasse per occupazioni militari e brigantesche, lecite quindi e illecite. Ci limitiamo perciò a riprodurre qualche documento riassuntivo, ma di per sé illuminante. A un anno di distanza da quel drammatico settembre 1860, l'amministrazione comunale si riunisce frequentemente per gli stessi motivi: scarsezza di generi alimentari e urgente necessità di provvedervi, dando anche avvio a opere pubbliche. Finanche il magro raccolto delle patate e dei legumi incide sui bisogni della popolazione semiaffamata.
Si ricorre a provvedimenti impopolari. Il 20 settembre il consiglio comunale nel bilancio preventivo 1861/62 aumenta la tassa sul macinato, sul vino, sulle carni, ecc.; ed eleva l’aliquota dell’imposta fondiaria e demaniale. Lo stesso consiglio manifesta la sua delusione perché la somma di 68.000 ducati per un piano di lavori pubblici viene ridotta dall'autorità centrale a 15.000 ducati; né ancora si dà l'avvio ai lavori per le strade di Rignano e Stignano.
Intanto il 26 settembre 1861 lo stesso consiglio comunale malinconicamente rileva:

'Considerato che sia quasi indescrivibile il bisogno della classe povera di questo comune a causa della scarsezza del raccolto delle patate, del granone e dei legumi; considerato che non altrimenti è dato soccorrere alla gente povera, il cui numero ascende a circa due terzi della popolazione che con applicarla al travaglio delle proprie braccia onde procacciarsi il sostentamento, e ciò è sperabile mercé la messa in cammino delle strade rotabili, senza indurla nella circostanza di pitoccare e rendersi eccessivamente noiosa; Considerato che ove alle strade su indicate non si dasse di piglio, certamente il ceto dei proprietari si potrebbe decidere di emigrare e sottrarsi così alle petulanze dei poveri' (Nota 1).

S. Marco in Lamis: ingresso alla villa comunale dai 'pozzi'.
S. Marco in Lamis: ingresso alla villa comunale dai 'pozzi'.
La gente povera dunque ascende a 'due terzi della popolazione': vale a dire che in San Marco nel settembre del 1861 vi sono circa 12.000 affamati o male sfamati. Come se ciò non bastasse, il municipio era assillato dalle varie tasse di occupazione militare e sovrattasse per la rovinosa irruzione brigantesca ai primi di giugno ‘61: punto culminante di una tragedia di cui tentiamo di individuare le sparse e varie fila o elementi determinanti.
Il consiglio allude ai proprietari che, variamente vessati, intendono emigrare. Per la verità il prezzo del risorgimento è pagato esclusivamente da loro, liberali e non, un’esigua schiera comunque che, escludendo il clero, non supera le settanta unità, come risulta costantemente dai vari elenchi dei possidenti pagatori. V’è anche da notare che a S. Marco nobili, grossa borghesia e latifondisti veri e propri non esistono. Oltre ai vari prestiti forzosi imposti dalle autorità, essi hanno dovuto subire le non meno gravi depredazioni e spoliazioni dei briganti: il lume della pietà storica non può essere negato anche a costoro e alla loro esasperazione.
E quale disinganno per tutti: la traccia di un moto di delusione la vedremo fra poco. È lo stesso consiglio comunale che ufficialmente insorge nella seduta del 6 novembre 1861, lamentando che il nuovo regno è venuto meno a quelle legittime aspettative di pace sociale, di uguaglianza, di libertà, di “franchigia annunziata dallo statuto”. “Questo è quel mondo” sembra esso dica, e con esso i proprietari pagatori, “onde cotanto ragionammo insieme?”.
Già in data 28 settembre il nuovo sindaco Giovanni La Selva, che raccoglieva un'eredità rovinosa dal predecessore De Theo, travolto in qualche modo e bruciato dagli avvenimenti briganteschi del giugno, informava così l'intendente di Foggia:

San Marco in Lamis: gruppo di 'galantuomini' in posa davanti al loro ritrovo in C.so Matteotti.
San Marco in Lamis: gruppo di 'galantuomini' in posa davanti al loro ritrovo in C.so Matteotti.
'Signor Intendente, mentre mi fo il dovere di accusarle ricevuta degli incartamenti rimessimi relativamente alle spese fatte da questo comune per le reazioni qui avvenute e per i movimenti delle truppe per ripristinare qui l'ordine dalle stesse turbato, La prego ad osservare quanto appresso. In forza dell'ordinanza del 28 ottobre 1860 il Signor Governatore della Provincia imponeva la tassa di ducati 6.000 metà a carico di questo clero e metà a peso di tutti gli ordini nei cittadini; questa tanto dal Clero quanto da soli trenta proprietari per sola brevità di tempo venne soddisfatta. In prosieguo il sindaco del tempo faceva conoscere alla lodata autorità esservi bisogno di erogare altre spese pel mantenimento della truppa; a che il sig. Governatore della Provincia ordinava con uffizio del 3 novembre datato in San Giovanni Rotondo l’esito di altri ducati 800 da riscuotersi similmente da tutti gli ordini dei cittadini. Posteriormente altro bisogno imponeva di farsi altre spese, al che la lodata autorità con uffizio del 20 novembre ultimo vi provvedeva ordinando di riscuotersi nell'istesso modo da tutti gli ordini dei cittadini altri ducati 1.200. Con altro uffizio di codesta Intendenza del primo dicembre si ordinava che essendosi confezionato da questo decurionato il ruolo di ripartizione della somma unita di ducati 5.000 poiché tremila erano stati pagati da questo clero senza alcuna osservazione, ... proporrò a questo novello consiglio comunale l'esame delle spese fatte dal passato sindaco per vederne la verità e la giustizia'.

Proprietari terrieri.
Proprietari terrieri.
Il La Selva accenna a soli trenta proprietari che fecero fronte col clero ai primi bisogni urgenti nei tempi dell'occupazione del brigadiere Liborio Romano il 27 ottobre 1860.

Il numero dei proprietari sale poi a circa settanta quando, dopo gli eventi briganteschi del giugno, furono “forzati dal maggiore Ernesto Facino”. Essi contribuiscono al prestito forzoso con la somma di ducati 5.850, e il clero ancora con ducati 600; mentre l'intero popolo contribuiva con ducati 971,50, di cui 413,60 dal cassiere delegato Pasquale De Theo e ducati 557,90 dai curati delle tre parrocchie.
Da questi elenchi si ricava anche indirettamente la divisione economica delle varie classi sammarchesi e la imponente sproporzione di disponibilità liquida. Può anche questo spiegare, come ora si vedrà, la connivenza del popolo con i vari moti briganteschi? Può essa fare comprendere l'indignazione del sindaco e la sua vergogna, quando appella la sua Sammarco, fucina, culla di briganti?. Può essa anche spiegare lo sconforto generale, cadendo l'esosa politica fiscale del governo piemontese come sale sulla piaga dei più “agiati” ricattati per un verso dal popolo e dai briganti e defraudati dei loro anticipi dal nuovo Stato?
Intanto il governatore nicchia o non intende, per giusti motivi politici, approvare una tassa estesa a tutto il popolo per le devastazioni operate dai briganti il 2 giugno agli alloggi delle truppe stanziate in S. Marco, mentre a pagare e ad anticipare somme sono sempre i soliti 'galantuomini', in numero ristretto per l'esodo 'da questa culla di briganti'. Infatti il sindaco De Theo, che non ha mai peli sulla lingua, come si vedrà fra poco, francamente se ne dorrà col governatore Bardesono.
Sarà bene riprodurre integralmente il verbale della seduta consiliare del 6 novembre 1861, tenendo presente che la traduzione dei ducati in lire del tempo è dello stesso segretario verbalizzante. Esso è, tra l'altro, un quadro riassuntivo di tutte le spese sopportate, della loro natura e provenienza e dello stato d'animo da cui classe dirigente e popolo sono pervasi. Si sente che non tutto è ancora finito: la bufera brigantesca, nonostante la catastrofe del giugno, ancora imperversa, ma soprattutto ci preme far rilevare il fremito di sdegnosa delusione e di fierezza montanara di questi consiglieri, che ricorda gli stessi accenni dei colleghi predecessori nella ricordata seduta consiliare del 12 agosto 1860. Ci sembra inoltre che il valore di questo documento travalichi lo stretto ambito municipale per offrirsi come una testimonianza della politica piemontese, che era già per suo conto in ben altre e più grosse difficoltà.

Ingresso a San Giovanni Rotondo provenendo da S. Marco in Lamis.
Ingresso a San Giovanni Rotondo provenendo da S. Marco in Lamis.
“L'anno 1861 il giorno 6 novembre in San Marco in Lamis. Il consiglio comunale trovandosi riunito in sessione ordinaria presieduta dal sindaco, alla istanza della Giunta è interessato a deliberare sulla necessità di restituirsi ai proprietari e al clero le prestanze da essi prese in piazza e pure pagate per le tasse, cioè la prima ordinata dal governatore della provincia sig. Gaetano Del Giudice nella insurrezione popolare del 27 ottobre 1860, con ordinanza del 28 detto, con altro uffizio del 3 novembre detto anno datato in S. Giovanni Rotondo, e l'altro del 20 novembre istesso anno (di tutto si allegano le copie) per ducati 7.745,57 e mezzo pari a L. 32.917,85; l'altra ordinata dal Maggiore dei Granatieri di Lombardia Sig. Ernesto Facino, comandante le truppe nazionali stanziate nella provincia con ufficio del 7 giugno ultimo faceva premura di stanziarsi nelle sue mani la somma di franchi 15.000 a titolo di indennizzo per lo svaligiamento fatto alle truppe nazionali nell'avvenimento dal 2 al 4 giugno per l'invasione del brigantaggio in questo comune, connivente il popolo e nell'assenza del distaccamento, e con l'altro del 10 detto mese chiedeva di stanziarsi nelle sue mani altra somma di franchi 3.000 da darsi per indennizzo a tre soldati, due rimasti sul campo e l'altro trucidato in città; e con l'ultimo [ordine]... si faceva anticipare per spese di pubblica sicurezza ducati 264 pari a L. 1.121,97 e più ducati 200,40 pari a L. 851,68 - deliberato con atto decurionale del 10 giugno corrente anno da darsi a parte uguale a 167 individui di bassa forza, entrati la notte del 4 giugno, e ha [così] salvato il paese, in uno la somma di franchi 19.973,65. E tutto ciò perché la ripartizione delle sopraddette somme a tutto questo popolo non ha riportato la superiore approvazione. Il consiglio richiesto a deliberare in affare di cotanta importanza ha primamente osservato lo stato finanziere in cui si ha che la rendita ordinaria e straordinaria ascende a ducati 10.948 pari a L. 46.527,84 e gli esiti ordinari e straordinari non raggiungono la cifra d’introito, per cui non vi è latitudine a pagarsi, anche con delazione di più anni, l'importo delle tasse. Ha del pari posto in disamina la corrispondenza in proposito ed ha osservato che il vecchio municipio faceva gravitare detta somma di L. 52.891,50 col dippiù delle spese di guerra, spese pur esse urgenti, specialmente nella invasione del brigantaggio sopra una frazione più agiata del popolo per mettersi coattivamente in esecuzione e farsene la restituzione a coloro che ne facevano la forzata prestanza e che i due stati all’uopo redatti sommessi all'esame del Governo della Provincia, nessun provvedimento si è reso, né si potrà mai rendere come è uopo credere, perché siffatto aggravio va contradetto ed è incompatibile con lo statuto costituzionale, perché ciò che poteva praticarsi nel passato Governo è anatema ad esso che si respira aura di pace e di libertà.
S. Marco in Lamis: gruppo di 'galantuomini' proprietari.
S. Marco in Lamis: gruppo di 'galantuomini' proprietari.
E tanto più ci sarebbe stata incongruenza nel farsi gravitare l'onere sopra di quelli stessi proprietari ed industriosi che sono stati già depauperati e s’impoveriscono tuttavia con sempre ripetuti ricatti e danni sofferti dalle brigantesche masnade; perlocché ponendosi la ripartizione a riscossione con mezzi coattivi non sarebbero mancate delle querimonie pubbliche e degli inconvenienti che non lice enumerare e che con ogni prudente consiglio si devono allontanare. Ma come si farà per rivalere coloro che astretti saranno ad anticipare le somme? Si soffrirà che la perdita ricadesse sopra singole famiglie? E sarà questa compatibile con il riordinamento politico e con le franchigie proclamate dallo statuto che ci regola, e per lo quale tutti, qualunque fosse il titolo o grado, sono uguali innanzi alla legge? Si potrà per lo municipio sammarchese fare qualche eccezione e provocare la sovrana munificenza, onde vi concorresse il Governo con fondi propri e per grazia speciale? Il municipio tenuto presente quanto dal Sig. Governatore della Provincia, per mezzo dell'Intendente circondariale sopra dello stesso subbietto prescriveva con uffizio del 23 Settembre ultimo numero 6.337 disposizione così espressa: in pendenza della regolarizzazione da Lei chiesta dal Sig. Governatore della Provincia per diversi esiti straordinari, sopportati da codesto comune per le reazioni e per l'inconvenienti di truppe costà avvenute, la lodata Autorità nel respingere le carte tutte da lui inviate per l'oggetto ha disposto che siano le stesse esaminate dalla novella amministrazione e vi deliberi convenientemente sui mezzi opportuni per mettersi in regola la spesa suddetta con le norme prescritte dalla Legge del 23 Ottobre 1859, ai termini delle disposizioni del Ministero dell'Interno e Polizia che le venivano partecipate con la circolare a stampa del 5 agosto ultimo. Il municipio stesso comunque avesse posto a rigoroso esame gli esiti di cui si tratta e vi avesse trovati esatti e regolari; in quanto ai mezzi opportuni non potendo nulla risolvere o suggerire da sé in affari così scabrosi si rivolge al Sig. Governatore onde impartisca i suoi oracoli e quanto effettivamente il Consiglio di Governo non potesse autorizzare le tasse, mettendo a carico di quella frazione tassata il pagamento delle sopradette somme, stante la positiva mancanza dei fondi nel municipio, in questo caso fa voti che il Sig. Governatore il quale regge con tanta solerzia i destini della provincia, provochi dalla Clemenza Sovrana e per grazia speciale che le lire 52.891,50 siano prese dai beni dichiarati nazionali o da altri fondi dello stato. Fatto e deliberato oggi soprannominato giorno, mese ed anno” (Nota 2).

Il pancotto sammarchese, piatto delle classi povere.
Il pancotto sammarchese, piatto delle classi povere.
All'accorata implorazione di un soccorso governativo le autorità provinciali rispondono picche, e comunque le pratiche relative di rimborso parziale o totale vengono inoltrate alle autorità centrali.
Da Torino a Napoli, dal Ministro degli Interni a quello della Guerra, i consiglieri sammarchesi fanno la spola come da Erode a Pilato. Solo in prosieguo di tempo il Ministero della Guerra e per esso il generale La Marmora, prefetto di Napoli (Immagine)Alfonso-La-Marmora.jpg, comunicherà il parziale accoglimento delle cospicue richieste sammarchesi per la somma di L. 4.762,121: modesta rispetto ai numerosi vari esborsi. Alle 53.000 lire circa anticipate dai proprietari, soltanto per i due moti reazionari andrebbero aggiunte le spese sopportate dal comune per il normale stanziamento delle truppe nel periodo di un anno e più. Per la qual cosa garibaldini e piemontesi si presentano ai più sotto il volto poco simpatico di conquistatori. Il barbarico “popolo connivente di S. Marco”, come è ufficialmente proclamato dal consiglio municipale e riconosciuto per tale dal governo di Torino, irridendo sarcasticamente ai possidenti, si poteva ritenere sadicamente soddisfatto. Esso si è permesso il lusso di due rivolte, facendole pagare ben care ai pochi “agiati”, ai “galantuomini” che hanno voluto l'unità italiana (Nota 3 - 1. parte) (Nota 3 - 2. parte).