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'Signore, la pattuglia della Guardia Nazionale mobilizzata di Montesantangelo, capitanata da codesto Don Pietro De Lillo, invece di camminare pel buon ordine e per la caccia degli assassini, volturano e derubano la gente dabbene; e quel che è peggio disarmano le guardie nazionali di questo comune'.
15 febbraio 11861: il sindaco di S. Marco al collega di Rignano.

17 Febbraio: ancora il nostro sindaco:

'Sig. Governatore, diverse doglianze mi si dirigono da questi naturali contro il distaccamento delle G.N. di Montesantangelo stanziato in Rignano sotto il comando del tenente (De Lillo) perché nel perlustrare la campagna in quel tenimento rubano quanto hanno il destro di vedere, e, nelle faccende delle greggi, con mano armata, distruggono il frutto e uccidono le pecore per mangiarle e agli individui che transitano per i propri affari gli tolgono il pane necessario che è tanto scarso in questi terribili tempi'.

Nei mesi successivi si denota una crescente agitazione, per i motivi che qui andiamo enumerando, nelle autorità provinciali e nel sindaco; mentre però le prime, nelle loro richieste di ragguagli, premono il tasto su cose d’ordine generale e provinciale, il sindaco ribatte il chiodo sui fatti locali da cui è pressato, credendosi inascoltato. Sembra un discorso tra sordi. Si ha l'esatta impressione che le autorità di S. Severo e di Foggia non si rendano perfettamente conto della catastrofe che sta per abbattersi su S. Marco, ma che il sindaco sente già nell'aria, e intanto chiedono notizie sui soliti agenti borbonici e latitanti.
Ancora il 3 aprile, telegraficamente da S. Severo:

'Tenete d'occhio i soldati del disciolto esercito borbonico. Prevenite la G.N. dei Comuni. In qualche comune quasi contemporaneamente sono avvenuti casi luttuosi per opera loro. State prevenuti e nel caso agite con ogni forza ed energia per reprimerli. Io mi affretto a parteciparglielo perché ella istruisca i capi della G.N. ed ogni altro agente di pubblica sicurezza onde se ne curi l’esatto adempimento in cotesto mandamento'.

In pari data, in tono assai risentito, il sindaco riassume i suoi motivi di agitazione:

'Adesso la critica posizione di questo Municipio ci tiene agitati sotto diversi aspetti; noi siamo nella dura circostanza di rassegnarle le cariche cui siamo dal Governo onerati; ove per poco sollecitamente non si ripara agli inconvenienti cui questa popolazione vedesi costretta. Ed invero le voci sediziose da suscitare sotto l’aspetto di una reazione politica spesso sussurrano in ogni angolo del paese quotidianamente, ad unico oggetto di portare lo scompiglio e il disordine onde rapinare e massacrare e chi sa peggio. I furti ed i ricatti anche con cattura di persone quasi in ogni giorno infestano il tenimento e questi infelici per il panico timore di non essere distrutti nelle proprietà e nella vita si tacciono ed occultano i reati alle Autorità e alla Giustizia. Gli autori sono ignoti perché mascherati. La G.N. formata di 500 e più individui è quasi tutta inerme per non esserci che 200 fucili quasi, tutti inutili e può dirsi solo che hanno l’aspetto di fucili. Noi quindi non abbiamo che il semplice e nudo nome di Sindaco e Capitano della G.N. privi della necessaria influenza morale, poiché manca il potere della forza materiale. La popolazione languisce nei mezzi di sussistenza ed il preciso bisogno, il necessario, spesso la potrebbe far prorompere in eccessi, e tanto maggiormente che lusingata nella occupazione dei pubblici travagli nulla ha finora veduto mettere in essere. Noi quindi siamo nella necessità d’implorare da Lei perché disponga la somma promessa di ducati 2.223,00 per questo comune. Sul prestito del Governo per aprirsi i travagli ed occuparsi le braccia sfaccendate e bisognose e di fornire le G.N. dei convenevoli fucili per obbligarle a prestare il servizio con tutto zelo ed alacrità pel pubblico vantaggio, come per spedirsi almeno 15 carabinieri, i quali in concorso ed unione della G.N. possano perseguitare ed arrestare i diversi grassatori di campagne le quali sono piene a ribocca. Ove tanto non sia possibile ottenersi, noi dal momento le rassegniamo le rispettive cariche affinché non possa cadere su di noi alcuna responsabilità trattandosi di una popolazione di circa 18.000 abitanti, rozza, indisciplinata e che forma il centro ed il punto di mira di tutto il Gargano'.

Le pretese del nostro sindaco! Voleva per la sola S. Marco quasi tutta quella forza di carabinieri di cui il governatore disponeva per l’intera provincia. In questo tiro della coperta troppo stretta tra S. Marco e Foggia, ecco le ragioni del governatore. A Massari il 18 aprile 1861:

'La Polizia è la cosa più urgente che rimane a farsi e speriamo che si farà. Per ora ho 16 carabinieri per tutta la provincia, e con questi faccio arresti e incuto un salutare terrore ai ladri, ma come si fa a fare la Polizia senza impiegati, senza guardie, senza denari?' (Nota 3).

Ancora prima, a fine marzo, rivolgendosi forse al Nigra:

'... il riordinamento della G.N. è indispensabile e urgente. Non ho un Uffiziale che monti la guardia. Ho telegrafato al Principe (luogotenente generale), che ha avuto la bontà di rispondermi che avrebbe presto provveduto. Spieghi, la prego, a S.A. che qui la G.N. non è come a Napoli, non essendovi che la canaglia che ne faccia parte. È un pericolo urgente' (Nota 4). E ancora il 27 aprile allo stesso:

'In questi giorni le saranno pervenute notizie allarmanti per parte mia, e spero che ella avrà inteso che non erano timori esagerati, ma una nuda esposizione di fatti positivi. Mi tolgono un battaglione per darmi una sessantina di cavalli! Cosa posso fare della cavalleria in montagna e nelle carceri? Continui tentativi di evasione abbiamo nelle carceri, e non ci possiamo fidare di nessuno che dei soldati. Sul Gargano stanno più di 300 sbandati armati. Nei dintorni di Bovino abbiamo incessanti minacce di reazione. In Foggia non credo che ci sia nulla a temere, ma nel rimanente della Provincia ritenga che da un giorno all'altro nasce qualche diavoleto' (Nota 5).

Si direbbe che vi è un tragicomico scambio delle parti tra il sindaco e il governatore e tra il governatore e la luogotenenza per questa pressante e costante richiesta di forze.
Intanto da S. Severo il 10 maggio 1861, sempre a suo modo, l'intendente chiede:

'Mi è d'uopo vivamente interessarla a raddoppiare la sua vigilanza allo scopo di indagare con riservatezza ed accorgimento tutto quanto possa interessare l’ordine pubblico ed essere in grado di prevenire qualche inconveniente che derivar potesse dalle male arti dei tristi e nemici delle libere istituzioni che ci governano. Superiori e pressanti ingiunzioni mi impongono di richiamare sul riguardo la massima di lei attenzione. Io però le raccomando di attendere con tutto lo zelo a cotesto importante servigio, tenendo in particolare mira gli andamenti dei soldati e di ogni altra gente pericolosa a compromettere la pubblica tranquillità. È mestieri inoltre richiamare la più rigorosa e speciale sorveglianza sulle prigioni, massimamente badando alla custodia dei detenuti, senza tralasciare le misure di prevenzioni sulle persone con le quali abbiano contatto e sulla integrità e sicurezza del locale all’uopo destinato. Giova da ultimo che si tenga desto lo zelo e la energia della G.N. perché non manchi di adempiere al servizio affidatele con quella esattezza che richiede il nobile suo ministero a tutela del pubblico bene'.

Ma il sindaco, qualche tempo dopo, sentendosi inascoltato, pur rispondendo alle domande, ribatte e aggiunge nuovi, quasi grotteschi, motivi di agitazione a proposito dei soldati: la chiamata alle armi sotto il nuovo esercito dei giovani di leva ingenera tale rumoroso panico per cui egli è costretto finanche a ritirare il bando che indice l'arruolamento

'S. Marco in Lamis, 19 maggio 1861. Le voci di viva Francesco II continuano, ma ciò non mena a veruna conseguenza eruttandosi da sciocchi che a niente influiscono sul pubblico. I soldati sbandati e capitolati pacificamente attendevano alle loro occupazioni, ma la pubblicazione del Real Decreto del 24 scorso aprile con la quale si richiamano gli individui delle leve dal 1857 al 1860 ha prodotto un allarme inesprimibile ed hanno manifestato la loro idea di non voler partire e che in caso si volessero obbligare con la forza di riunirsi e darsi in campagna, talmente che per far cessare qualunque voce allarmante in giornata ho fatto levare il Decreto dal luogo ove si era affisso. Questo è un inconveniente da temersi, ed io non saprei come conciliare l'adempimento dei miei doveri ed evitare una mossa che indubitatamente si farebbe sorgere per parte di costoro e rispettive famiglie e congiunti. Le prigioni sono vuote mentre i detenuti vennero portati dai piemontesi nel capoluogo della provincia, ed avvenendo ulteriori arresti questa guardia nazionale si adoprerà per la custodia dei detenuti come ha molto bene praticato fino ad oggi. Questa G.N. deve con ogni sollecitudine essere riordinata ed armata giacché molti debbono essere depennati sia per impotenza sia per condotta e molti altri debbono essere aggiunti. Su di ciò da mesi si richiama la massima attenzione dell’Autorità, essendo la forza cittadina quella che deve mantenere l'ordine; ciò che non può fare inerme e male ordinata'.

Dunque c'era ben troppa roba nel pentolone: disertori, sbandati, latitanti, fuggiaschi di ogni sorta, ribelli al nuovo ordine, guardie nazionali infide, agitatori borbonici, arruolatori di soldati per re Francesco e per l’Ungheria, renitenti al nuovo esercito italiano e, infine, l'incomprensione tra S. Marco, S. Severo e Foggia.
Da parte sua il sindaco vede giusto quando riferisce che, tutto sommato, la popolazione si andava calmando, nonostante l’insistenza di alcuni facinorosi, speculatori o pescatori nel torbido. Problema grave era quello delle campagne, ormai tenute dai briganti sempre più minacciosi, preoccupanti per il rapido ingrossarsi delle loro fila: le prigioni erano sì vuote, ma le campagne erano ormai affollate da un vero esercito, comandato dai briganti, ostile comunque, per interessi e ideali, al nuovo regime. Il governatore Bardesono, pur con la sua nota intelligenza e conoscenza dei problemi locali, crede cosa troppo facile eliminare subito questo grosso esercito. Ci vorranno invece anni di dura lotta, e un suo dispaccio del 10 maggio ‘61 ci appare superficiale, quando col piglio gratuitamente o ingenuamente minaccioso scrive al sindaco cose ovvie: di ritenere, cioè, responsabili i briganti e i tristi di tutte le malefatte.

'Con dispiacere ho sentito la relazione firmata da lei, dal Giudice Regio e dai Capitani Tardio e Villani. Intanto che mi accingo a spedire forza bastante da ristabilire l’ordine in S. Marco in Lamis ed in tutto il Gargano, procuri di mantenerlo con la G.N.. Rammenti ai predetti Capitani l’impegno formale da loro preso, cioè di far arrestare tutti i briganti, diversamente sarei costretto ad adottare misure contro di essi, come li ritengo responsabili di tutto ciò che può operarsi per parte di codesti briganti'.

Più pertinentemente e tempestivamente il 12 maggio 1861 il nostro sindaco risponde all'ottimo Bardesono; e si badi che le sue proposte sono concrete, di chi vede e prevede.

'Sono circa due ore trascorse dal momento in cui sono stato avvisato da un messo che mi attendeva fuori il paese un ‘Uffiziale dell'armata italiana’ per meco conferire ed ivi giunto a volo, il buon Uffiziale mi chiedeva dichiarazioni di garanzia per poter appoggiare qui il suo distaccamento per poche ore: io l’assicurava della tranquillità della popolazione poiché ha deposto il pensiero della reazione e vive solo travagliata dal brigantaggio. Il Brigantaggio si deve distruggere e questo paese ne è la fucina. Dal brigantaggio ingrossato può spingersi il popolo alla reazione e si potrebbero deplorare tristi sequele. Le domando in grazia (per la quietitudine del Gargano e della Puglia) di volersi benignare dichiarando S. Marco come centro del Gargano e far qui dimorare questo distaccamento fino alla disfatta del brigantaggio, poiché da qui si possono dirigere le operazioni per riuscire ad ottenere tanto bene, mentre da altri luoghi si incontrerebbero difficoltà molte. Allora sì che questa G.N. nel suo elemento buono potrebbe far prodigi di valore sotto il velo del prode militare. La prego di esaudirmi mettendo ogni fiducia nelle autorità del paese e sarà soddisfatta e colmata di benedizioni dalle popolazioni. Si benignerà pure affrettare la riforma della G.N., e ridotta nella sua purezza, armata convenientemente, per esser poi sola basterebbe a tutelar la quiete pubblica e difendere i diritti dei cittadini'.

S. Marco 'fucina del brigantaggio': dunque ci siamo. Non si aspetta che vedere scorrere il sangue.