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S. Marco in Lamis: innesto tra C.so Giannone e Porta S. Severo.
S. Marco in Lamis: innesto tra C.so Giannone e Porta S. Severo.
L'imperiosa ansia di rinnovamento contrasta, però, malinconicamente con gli aspetti squallidi di una casa devastata, cui occorrerebbe por subito mano con provvida alacrità, tanto più drammatica quanto più urgente. L'ora storica che vive questo Comune garganico - come tanti altri (Nota 1 - 1. parte) (Nota 1 - 2.parte), del resto - si presenta con tutta l'angoscia di un parto difficile.
Si è parlato, metaforicamente, di pentola bollente con ingredienti eterogenei e, pertanto, esplosivi. È giunto il momento di notare particolarmente che cosa bolle in questo calderone. Si tratta di un minestrone di difficile amalgama in cui gli elementi, anzicché fondersi, tendono ad elidersi e a scoppiare per una inevitabile e innaturale reazione chimica. I moventi - lo si è accennato - sono vari e complessi, e si rifugge pertanto da una interpretazione univoca, o meglio, unicausale per il timore di svisare e deformare così la prospettiva, quando invece è bene dare a ogni episodio, a ogni movente, la sua giusta rilevanza, la sua reale dimensione e relativa proporzione in rapporto agli altri.
Motivi dunque - giova insistere - politici, sociali, economici, finanziari, etici, religiosi, ambientali, sentimentali, psicologici che, con il caratterino di alcuni protagonisti (il temperamento, lo spirito di iniziativa o meno giuocano pure il loro ruolo) e l’ignoranza di un popolo concorrono a creare una convergenza e dissonanza, a un tempo, degli avvenimenti, tanto da far pensare ad una orchestrazione che supera l’azione del singolo o dei gruppi e che sorprende anche per la coincidenza di fatti e di date. A creare un vero e proprio “stato di orgasmo” - l'espressione è dello stesso governatore di Foggia - hanno pure avuto la loro parte disertori, sbandati, latitanti, evasi dalle prigioni incustodite o favoriti dal vecchio regime, delinquenti comuni, avventurieri di ogni risma, profittatori di ogni torbido, improvvisati speculatori politici e militari.
Certo è che sindaco, sottintendente e governatore non dormirono sonni tranquilli tra il Natale e il Capodanno del 1861, incalzando gli eventi per voci sediziose, moti insurrezionali, vario turbamento dell'ordine pubblico, elezioni politiche generali alla fine di gennaio per la deputazione dei rappresentanti pugliesi al nuovo parlamento in Torino, per la non creduta resa di Gaeta e l'inaspettata (e irrassegnata per questo popolo minuto) proclamazione del nuovo Regno: incredulità e ignoranza creano un tragico circolo chiuso che prepara e spiega il trionfo del momento brigantesco nel giugno del 1861.
Riprendiamo il nostro discorso per rilevare innanzi tutto un triste divario, un abisso - si vorrebbe dire - addirittura macabro tra sogni e realtà, fra ideali e fatti, tra aspirazioni e possibilità e, in questo caso, disponibilità reali del pubblico erario.
Panorama di S. Marco in Lamis dal Monte Celano.
Panorama di S. Marco in Lamis dal Monte Celano.
Al fine di far notare tale paurosa differenza, sarà bene, quindi, cominciare dallo stato finanziario. I consiglieri liberali - come già si è visto - il 27 dicembre del 1860, rispondendo a una lodevole preoccupazione del governatore di Foggia, si erano lanciati in una elefantiaca formulazione di progetti importanti la somma complessiva di ducati 68.000 (circa 300.000 lire di quel tempo), pur sapendo esauste le casse comunali. Nasce così, o si conferma, il mito dello Stato-Provvidenza, o meglio parafulmine. Vero è che indirettamente, con quella deliberazione, i sopra nominati consiglieri ci danno anche un quadro preciso dell'isolamento millenario della valle sammarchese: nessuna strada rotabile verso S. Severo, verso il capoluogo, verso Rignano, e in via di laboriosa attuazione quella per S. Giovanni, Montesantangelo e Manfredonia; e vi sarebbe da aggiungere che il grosso borgo era sprovvisto di servizi telegrafici e telefonici. La “corda elettrica” - come allora si usava chiamare il telegrafo - raggiungeva, da S. Severo, Sannicandro e di là, attraverso il bosco Brancia, con “pedatico” le informazioni erano trasmesse al sindaco di S. Marco.
Si pensi pertanto quale facile preda di briganti sarà presto questa città.