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Collaboratori e autori: Daniele Palmesi, Federico Clemente

Raffaele Viviani
Raffaele Viviani
La lotta mi ha reso lottatore. Dicendo lotta intendo parlare, si capisce, non di quella greco romana che fa bene ai muscoli e stimola l'appetito, ma di quella sorda, quotidiana, spietata, implacabile che ogni giorno si è costretti a sostenere.
E la mia vita fu tutta una lotta: lotta per il passato, lotta per il presente, lotta per l'avvenire. Con chi lotto? Non col pubblico, il quale anzi facilmente si fa mettere con le spalle al tappeto, ma con i mille elementi che sono nell'anticamera, prima di giungere al pubblico. Parlo del repertorio, delle imprese, dei trusts, dei trusts soprattutto. Oggi come ieri, l'uomo di teatro è in lotta continua coll'accaparramento dei teatri di tutta Italia, i quali sono tenuti e gestiti da pochissime mani, tutte strette fra loro.
Raffaele Viviani ("Dalla Vita alle scene")

Vero cognome Viviano (Castellammare di Stabia, 10 gennaio 1888 - Napoli, 22 marzo 1950), è stato un attore teatrale, commediografo, compositore, poeta e scrittore italiano.
Biografia
1892: Debutta a quattro anni, sotto la guida del padre impresario teatrale, come piccolo canzonettista.
1900: Muore il padre e lavora al Circo Scritto come Don Nicola nella zarzuela carnevalesca Zeza Zeza.
1904: Ottiene il primo grande successo nell'interpretazione di Scugnizzo di Capurro.
1908: Inaugura con la sorella Luisella il Teatro Jovinelli di Roma.
1911: Recita a Budapest al Fowarosi Orpheum. Incontra Marinetti e Cangiullo alla Galleria Futurista in via Dei Mille a Napoli.
1912: Sposa Maria di Maio, nipote di Getano Gesualdo finanziatore del Teatro Nuovo.
1916: Recita all'Olympia di Parigi su invito di Felix Mayol.
1917: Fonda la compagnia "Teatro d'Arte" e debutta all'Eden Teatro di Napoli.
1924: Traduce ed interpreta La Patente di Pirandello.
1925: Recita a Tripoli. Vincenzo Gemito gli modella il ritratto in terracotta conservato al Museo di S. Martino.
1929: Parte per una tournée di sei mesi che lo porterà nei principali teatri dell'America Latina.
1934: Interpreta, nell'ambito della Biennale di Venezia, il personaggio di Don Marzio in La Bottega del caffè di Goldoni.
1940: Ottiene grande successo interpretando Felice Sciosciammocca in Miseria e nobiltà di Scarpetta.
1941: Veste i panni di Pulcinella in So' muorto e m'hanno fatto turna' a nascere di Petito.
1945: Recita per l'ultima volta nel Vico commedia con la quale aveva esordito nel 1917.
1950: Muore a 62 anni dopo lunga malattia lasciando inediti Muratori e I Dieci Comandamenti.
L'infanzia

Raffaele Viviani
Raffaele Viviani
Nacque la notte del 10 gennaio 1888 a Castellammare di Stabia da Teresa Sansone e Raffaele Viviani. Il padre vestiarista teatrale, divenne in seguito impresario dell'Arena Margherita di Castellammare di Stabia. Dopo un tracollo finanziario la famiglia, con i piccoli Luisella e Raffaele si trasferì a Napoli e fu lì che il padre fondò alcuni teatrini chiamati Masaniello. Questi piccoli teatri popolarissimi furono la prima scuola d'arte del piccolo Papiluccio (come veniva chiamato in famiglia).
Raffaele la sera si recava con il padre al teatrino di marionette a Porta San Gennaro entusiasmandosi per le avventure di Orlando e di Rinaldo ma era affascinato dal numero finale del tenore comico Gennaro Trengi, famoso per i gilet coloratissimi, tanto che presto imparò tutto il suo repertorio a memoria. Un giorno il Trengi si ammalò e così, Aniello Scarpati impresario del teatrino, spaventato dal dover restituire i soldi del biglietto propose di far esibire il piccolo Raffaele. Fu vestito con l'abito di un “pupo” che la madreraffazzonò alla meglio. Il Trengi perse il posto, la stampa si occupò del piccolo prodigio che "canta canzoni a quattro anni e mezzo". Ogni sera accorse più gente per vedere il piccolo Papiluccio che presto ebbe una vera paga per quattro spettacoli serali ed otto la domenica. Gli fu affiancata una giovane cantante, Vincenzina Di Capua come duettista.
Nel 1900 con la morte del padre quello che Raffaele aveva fatto per divertimento, dovette continuarlo per necessità. Cominciò a lavorare a cinquanta centesimi per sera, che servivano in parte a sfamare la famiglia. Ma subito comprese che, per farsi strada, avrebbe dovuto differenziarsi dagli altri, e cominciò a scrivere canzoni. Furono anni di miseria ma anche di studio e di formazione, si andava formando nella mente del piccolo artista quella visione poetica di un mondo popolare che avrebbe portato poi alla creazione di un suo teatro.
Scugnizzo il primo successo
La morte del padre lasciò la piccola famiglia in una situazione difficilissima. Il piccolo Papiluccio fattosi coraggio si mise in cerca di una scrittura. Fu ingaggiato da un impresario di giostre e numeri di circo, tale Don Ciccio Scritto, come Don Nicola nella Zeza, una specie di zarzuela carnevalesca con Pulcinella e Colombina (questa esperienza fu ricordata in seguito in Circo Equestre Sgueglia una commedia del 1922). Ricominciava dal più infimo livello dell'arte teatrale, lavorava dalle due fino a mezzanotte per 50 centesimi al giorno. La seconda scrittura fu con la compagnia Bova e Camerlingo che scritturò per una tournée in alta Italia Viviani e la sorella Luisella come duo di giovani cantanti. Partirono con la madre che si era improvvisata impresaria. Fu un fiasco. La famiglia tornò a Napoli ma Viviani riuscì ad avere una scrittura al Concerto Eden di Civitavecchia. Sostituiva un giovanissimo Ettore Petrolini, e nacque un'amicizia fraterna che sarebbe durata tutta la vita.
Il guadagno consisteva per ogni artista nello girare con il piattino fra il pubblico. Dopo tre mesi il locale fu chiuso dalla Questura. Viviani senza una lira si rivolse al commissariato per essere rispedito a Napoli. Nell'attesa dei soldi il giovanissimo attore fu rinchiuso (come misura protettiva) in cella di sicurezza, aveva tredici anni e non dimenticherà mai più quella drammatica esperienza. Tornato avventurosamente a Napoli riuscì a trovare una scrittura al teatro Petrella. Un locale vicino al porto frequentato da marinai, doganieri, scaricatori e prostitute. In breve divenne il beniamino di quel pubblico singolare.
Al Petrella Viviani trovò il suo genere ed interpretò per la prima volta Scugnizzo di Giovanni Capurro e Francesco Buongiovanni. Lo “scugnizzo“ era un cavallo di battaglia del comico Peppino Villani al teatro Umberto I e Viviani dopo essersi procurato parole e musica ne fece una sua interpretazione. Il successo fu enorme, e da quel momento Villani smise di fare “Lo scugnizzo”. Viviani passò dal Petrella all'Arena Olimpia e intraprese quel cammino che lo avrebbe portato ad essere una stella di prima grandezza. Nel 1905 scrive per la sorella Luisella Bambenella 'e coppe quartiere.
Raffaele Viviani, formatosi grazie alla sua forza di volontà, nei teatri scalcinati di Napoli, a sedici anni vide, al teatro Umberto, Peppino Villani, comico di grossa fama, nell’interpretazione della macchietta O’ scugnizzo e ne rimase folgorato:

Capii che quella macchietta avrebbe potuto trovare nella mia interpretazione le corde necessarie perché vibrasse tutta di vita reale; pensai che io avrei potuto dare a quella creatura lacerata e scarna i palpiti esili del cuore, la dolcezza dell’anima, la mitezza monellesca del temperamento, perché quegli esseri mi erano vissuti accanto e ne avevo non studiate, ma immagazzinate - direi così - tutte le caratteristiche.

Mario Mangini