Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
Appena giunti alla cospirata Velletri piombammo subito dal Rondoni che ci accolse molto freddamente, e ci disse che avremmo fatto in tempo ad arrivare anche il sabato mattina. Al che noi obiettammo l'urgenza di provare lo spettacolo di debutto e di provvedere ad una buona réclame.
Con la massima indifferenza, ordinammo da mangiare. Eravamo in otto ed avevamo fame per cinquanta!
La moglie di Rondoni, una simpaticissima Velletrana, ci guardava con una sorprendente compassione, ed ogni tanto tentennava il capo, guardando il marito, come per dirgli: che hai fatto!!
Io sfoderai subito un paio di battute allegre che, fortunatamente, ruppero un pò il gelo. Rapisardi magnificò la bellezza della città, l'ospitalità dei cittadini ecc., facendo lieti pronostici per la inaugurazione del giardino-teatro.
Una turba di curiosi ci guardava dal di fuori della trattoria: un ragazzo, più mascalzone e più intelligente, gridò: Rondò, daie da' magna!
Fortunatamente Rondoni - come se obbedisse al monello - ci fece servire; mangiammo anche bene... e come! Venne il conto: 19 lire (beati tempi!). Fu stabilito che la somma sarebbe stata pagata col prelevarla dalla nostra parte d'incasso della sera del debutto: la sera dopo!
Adesso veniva il più difficile: il pianoforte, e gli alloggi per tutti noi.
In quel tempo alloggi disponibili e a buon mercato ce n'erano molti, ma era difficile entrarvi per noi che eravamo gente di teatro. Ma il Rondoni e qualche improvvisato simpatizzante si adoperarono per noi, garantendo la nostra moralità.
Io fui il più fortunato: con sessanta centesimi al giorno ottenni una splendida casa, in una località un poco eccentrica: camera da letto, camera da pranzo, cucina, loggia... insomma tutto un intero piano a mia disposizione! La. padrona di casa abitava al piano di sopra. Entrata libera; mobili modesti ma numerosi, pulizia esagerata.
Feci il giro della casa. In cucina c'era una madia che aprii con curiosità: ?pasta, farina, pane, zucchero e caffè... Non potevo persuadermi di tanta fiducia...
Mi affacciai alla finestra e osservai il tempo (in quell'epoca ero anche astronomo!), perché il nostro debutto dipendeva dal tempo che avrebbe fatto il giorno dopo, essendo, come ho detto, il teatro in un giardino scoperto.
Ettore Petrolini interpreta Nerone
Ettore Petrolini interpreta Nerone
Pensai alla mancanza del pianoforte, alla sfiducia di Rondoni, al pagamento del fitto di casa... Fu un piccolo passaggio di malumore... .Mi voltati, vidi l'altissimo e gonfio letto - come si usa nei paesi - e fui preso subito dal desiderio di buttarmici sopra se non altro per ridurre quella detestabile gonfiezza. Non appena sul letto, mi parve delizioso il fruscìo delle foglie di granoturco di cui erano pieni i guanciali pressati dal mio capo: ogni movimento una musichetta nuova di fruscii diversi.
Rimasi un poco, perfettamente immobile, per gustarmi il silenzio. Cominciai a fantasticare assaporando la. mia vita di artista guitto, così povera di tutto e così ricca di sensazioni e di sogni...
Pensai che avrei potuto trovarmi in ben altre condizioni se avessi dato ascolto ai soliti consigli buoni della, non mai abbastanza, solita, famiglia; avrei potuto avere un impiego, ed il solito zio si sarebbe di ciò incaricato, avrei potuto andare per commesso in un negozio e, stando a quello che mi dicevano, data la mia intelligenza, in meno di un anno sarei potuto divenire sotto ministro (di negozio, non di Stato!), avrei potuto frequentare un corso di studi e divenire un infermiere, un custode agli scavi, un travet al Campidoglio, alla Società del Gas... e tante altre belle cose che formano la felicità e la tranquillità della famiglia.
Una mia zia insisteva perché mi fossi fatto prete. Io invece ho voluto fare l'artista.
Come? In che modo? Così, semplicemente; vivendo del meno possibile, per vivere grandemente smisuratamente, delle mie idee, dei miei sogni più ampi, più strampalati...
Stavo per addormentarmi felice e contento di quella solitudine, quando sentii un fischio, il fischio degli artisti, che suona così: miseeeria!
Era Rapisardi. Venne su, in camera, pieno di entusiasmo. Aveva trovato il pianoforte, tutto andava a gonfie vele, nel paese tutti erano contenti di avere un pò di teatro, aveva parlato con tutte le personalità... successo! Quattrini! Applausi! Tutto bene!
Peccato mancasse la réclame. A Velletri, in quel tempo, non esisteva alcuna tipografia, remmo dovuto pensarci a Roma... ma a Roma, per noi non esistevano i soldi!
- Non fa nulla, faremo i manifesti a mano. Tu li sai fare? - mi disse Rapisardi. - Ne, occorrono almeno due: uno in piazza e l'altro all'ingresso del teatro.
Erano le 10 e mezzo. Rondoni aveva chiuso la trattoria, e poi sarebbe stato imprudente disturbarlo...
Trovato ! In casa, come ho detto, vi era la farina: servirà per la colla. Con cartaccia di giornali bruciata, si potrà fare de1 nerofumo; per la carta, in una credenza ce n'erano due fogli stesi ad uso ttappeto... Accesi il fuoco per fare la colla, da una ventola trassi due penne e formai il pennello, e mezz'ora dopo ,sulla piazza principale di Velletri si poteva leggere il seguente manifesto:

Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"