Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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Caro Petrolini

Gordon Craig
Gordon Craig
Mi è stato detto che le Autorità Le hanno vietato di recitare non so quale delle sue splendide Opere.
E' il Censore che le ha proibite?
Le ha credute indecenti?...
Se non si sapesse che tutti i Censori del mondo sono grandi e savi sarei disposto a pensare che questo Censore Italiano è un fool (pazzo) non uno un silly fool (sciocco); è quello che in Inghilterra si chiama Dam fool.
Caro mio Petrolini, Lei non ha bisogno di simpatie ma, mi faccia tanto il favore, di accettare la mia. Non ho mai avuto il piacere di ricevere una Sua lettera; mi scriva o mi racconti cosa pensa di queste proibizioni.
Forse Ella avrà d'ato meno importanza di me alla cosa e la posizione per Lei non sarà tanto difficile qnanto io me la immagino.
L'uomo che mi ha raccontato che uno dei Suoi lavori era censurato è quello che vende i biglietti per il teatro.
Egli ne era veramente dispiacente e non sapeva spiegarsi il perché non fosse permesso alla gente di ridere durante questi giorni perigliosi.
Ma Lei, che è tanto serio, si sarà avveduto di essere molesto agli imbecilli che della Sua Arte non ne comprendono che il solo scherzo, e non ne sentono il pungiglione. Io sono sicuro che se Molière fosse vivo, in questi giorni il Censore sarebbe costretto (povero sciocco!) di vietare le sue recitazioni; Molière sarebbe per il Censore un vino troppo forte.
Anche Lei è vino troppo forte; vino splendido ma soltanto per bevitori forti!
Questa volta spero che mi scriverà dicendomi quello che sta facendo, ciò m'interessa moltissimo.
Non so se io possa esserLe utile in qualche maniera, ma se questo fosse, disponga di me che mi farà un grande piacere.
Devotissimo Suo
Gordon Craig Firenze, 30 dicembre 1917.
(Le accludo una traduzione in Italiano di questa mia lettera).
La lettera del Craig si riferisce ad una proibizione, fattami dalla Prefettura di Genova, di rappresentare una mia rivista che era già stata, vista o stravista per due anni a Torino, Milano, Firenze, Roma, Bologna, Palermo, Napoli, Venezia ecc. e perfino a Genova l'anno precedente.
Non ho mai saputo il perché di tale proibizione. Probabilmente una lettera anonima, inviata alle Autorità da qualche disgraziato con il cervello di mezza tacca o una pressione da parte della solita persona influente, che manovrava per conto di altri interessati in affari teatrali, i quali vedevano in me e nel teatro ove agivo un formidabile concorrente.
Non è, anche, da escludersi che qualche devotissimo maialetto, membro della Società degli Inutili Scocciatori della Umanità, uno di quegli ipocriti moralisti mal predisposti contro tutti e contro tutto, pronti a cogliere sempre il lato peggiore di qualsiasi cosa, insidioso di dover constatare che io sono nato con un cervello meno piccolo del suo, assistendo a qualche mio spettacolo, falsando e travisando quanto aveva visto, abbia sorpreso la buona fede delle Autorità che in quella vertginosa epoca di guerra, aveva ben altro da fare che occuparsi delle mie recite.
Il mio teatro è fatto per i sani, per i forti, per i sinceri, per tutti coloro che sono propensi a cogliere la grazia di un mio motto (sia pur salace) dal lato buono, con quella indifferenza e quella serenità che distingue le persone intelligenti e buone dalle ignoranti e maligne.
Ed io sono certo che se un Prefetto o un Questore avesse presenziato alle mie rappresentazioni, probabilmente non avrei avuto alcuna proibizione ma, ripeto, erano momenti eccezionali e si tagliava corto senza discutere, senza approfondire.