Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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Anita Di Landa
Anita Di Landa
Ma tutti questi riconoscimenti e attestati non vogliono ancora dire per Petrolini la notorietà, e tantomeno il benessere. Le scritture continuavano ad essere brevi, saltuarie, in locali di secondo e più spesso di terz'ordine, con paghe miserevoli e non sempre sicure. Un giorno gli fu proposto di raggiungere a Bordighera la compagnia di operette di Antonio Vernati: ruolo di primo buffo; paga cinque lire al giorno. Siccome da qualche settimana stava saltando regolarmente un pasto giornaliero, non si fece pregare e partì per Bordighera, dove, appena arrivato, debuttò nella parte del Podestà nelle Campane di Corneville di Planquette. Nella sala del minuscolo Teatro Ruffini non c'erano più di sei persone. "Dopo il primo atto, delle sei persone se ne andarono tre. Al finale del secondo atto misi I'occhio al buco del sipario e vidi con terrore che gli altri due spettatori infilavano anch'essi la porta d'uscita e l'ultimo rimasto che, rivolto agli altri, diceva: "- Signori, non mi lasciate solo: ho paura! - Ma che paura! - rispose uno dei due. - Ci vuole coraggio a stare a sentire questa roba !... "Riferii la scenetta a Vernati, il quale mi rispose: - A Bordighera non ci hanno capiti". La compagnia dovette sciogliersi e i componenti - Petrolini compreso - rimpatriati a mezzo della questura. Ma poche settimane dopo, il comico romano ripartiva alla volta di Genova, scritturato in un'altra compagnia di operette, quella d'un certo Gaetano Galassi: di terz’ordine anche questa. Arrivato a mezzanotte a Genova, Petrolini trovò alla stazione il Galassi con altri due della compagnia. Rimase di stucco quando apprese che il teatro in cui agiva la compagnia non era a Genova, ma a Sampierdarena. - E allora? - chiese Petrolini. - Allora, ci andremo a piedi. - rispose Galassi. - Ieri eravamo a Genova, ora siamo a Sampierdarena. Che ci trovi di straordinario? Ti spaventi per così poco? All'età tua io giravo tutta l’Italia a piedi... Petrolini ammutolì, si caricò la valigia sulle spalle e non fiatò più fino a Sampierdarena, dove l'indomani non prese parte allo spettacolo e il giorno successivo seppe che bisognava levar le tende, tanto il pubblico a teatro non ci veniva. Per fortuna era arrivato un contratto per Montecarlo. Un balzo al cuore per Petrolini: si passava la frontiera, si andava all'estero!... Il suo sogno! La compagnia si presentò al Teatro della Condamine con l'operetta La Marsigliese; un forno! Fu tenuto consiglio e deciso di mandare una commissione, composta del Galassi, della prima donna, del buffo e del direttore d'orchestra, al palazzo reale, per pregare S. A. il Principe di Monaco di assistere la sera dopo allo spettacolo. Si era sicuri che la presenza del Principe avrebbe portato in teatro molto pubblico; o almeno tanto per racimolare il denaro necessario a prendere il volo per altri lidi. La commissione fu ricevuta dal maggiordomo di palazzo, il quale non diede una risposta affermativa. Ma tutti confidavano in quell'intervento, e senz'altro fu indetta una prova straordinaria dello spettacolo, nel quale fu aggiunto un coretto di circostanza composto dal buffo della compagnia. Il coretto diceva: Ti salutiamo, terra d'incanto! Qui tutto è gioia, si scorda il pianto. Il Creatore steso ha il suo manto. Ti salutiamo, terra d'incanto! Bella costa azzurrina Innanzi a te il mondo s'inchina!
La sera il coro fu cantato, ma il Principe non intervenne allo spettacolo. Si accontentò di inviare una somma a condizione che la compagnia l’indomani abbandonasse il principato. La mattina dopo il capocomico riunì la compagnia e distribuì il denaro in proporzioni adeguate alle paghe: a tutti meno che a Petrolini, perché il buffo romano non aveva debuttato e dunque non faceva ancora parte della compagnia. Petrolini ebbe un bel far presente la critica situazione in cui veniva a trovarsi Galassi gli rispose: - Tu sei giovane; hai tanta strada davanti a te... Della strada, sempre della strada! E da farsi naturalmente quasi sempre a piedi!... Questa volta, però, non sapeva dove andare. Fece un po' di calcoli: era giovane, è vero, e aveva buone gambe; ma Roma era troppo distante, e non era proprio il caso, come aveva fatto altre volte, di mettersi in cammino. Perciò, si rivolse alla questura e ottenne d'essere nuovamente rimpatriato. Ricominciò la via crucis. Fu scritturato in un teatruccio di fuori Porta Salaria: - il teatro Bellini - dove agiva l'ex posteggiatore napoletano Severino Rosso. Nel contratto era detto: "Corrisponderò al detto Petrolini la paga di lire 4 al giorno, per far commercio dei suoi talenti...". Al Bellini rimase parecchi mesi, prima come buffo e duettista, in seguito col ruolo di Picchio nelle commedie col Pulcinella Tamberlani. Un giorno gli venne offerto un altro contratto, a lire 8 al giorno, dalla compagnia di Michele Bovio; ed egli I'accettò con entusiasmo, raggiungendo la compagnia ad Ovada, dove debuttò in una macchietta di vetturino nella commedia musicale I carbonari, che un autore del luogo aveva scritto espressamente per la compagnia Bovio. "Questo autore racconta Petrolini in Modestia a parte… - si chiamava Marconcini e non era un Adone. Tipo di cane bassotto, corpo sbilenco, testa a melonza, fremeva fra le quinte, mentre io cantavo tutto ispirato:

Son Tirella il vetturino / Sempre pronto su la piazza / Dalla sera alla mattina / Al servizio di chi passa / Con la sola compagnia / Della frusta e la cavalla / Mentre lei, la Gigia mia / Vorrebb’esser nella stalla.

Terminata la canzone, due o tre facinorosi - fataloni della piazza - gridarono: "Fuori, fuori l’autore!!!!"; e Marconcini - figuratevi! - se lo fece ripetere due volte: balzò fuori, con gli occhi di fuori, fuor di se stesso, e si piantò come un broccolo alla ribalta. Quanto a me, mi sentii accapponar la pelle e, prudente, mi ritirai fra le quinte. Lui invece rimase, ebete, al cospetto degli spettatori. E uno di essi s'alzò e gli gridò sul muso: "Ostia! è più brutto della canzone!"; ed un altro soggiunse: "Sì, ma è assai più bello della commedia!". E la sala diventò una girandola di risate, battute, sarcasmi, sberleffi ed altre cose ancora che non vi posso dire. Tuttavia il pubblico si dimostrò molto educato, perché non tirò neanche una sedia sul palcoscenico. Dalla compagnia Bovio il Nostro passò in un piccolo circo equestre, quello dei fratelli Belley, come pagliaccio e con funzioni d'inserviente; e qui si rivelò un ottimo saltatore: anche dei pasti. Poi, fece ritorno al caffè-concerto e per oltre un anno vagabondò per l'Italia, in locali di terzo e quart’ordine, dove eseguiva le solite macchiette e qualche volta, si esibiva in duetti con questa o quella canzonettista. Guitteggiando sulle scene minori della provincia, Petrolini impara, in questo periodo, molte cose, conosce più da vicino il pubblico, i suoi gusti, la sua mentalità e si fa conoscere più intimamente da lui, conquistandone per gradi e senza eccessivi sforzi le simpatie. Sono i primi gradini sulla scala della notorietà: una scala modesta, dello stesso legno delle tavole su cui ogni sera si esibisce. Ma ci si arrampica svelto e sicuro, deciso ad essere ad ogni costo qualcuno, a distinguersi dagli altri e ad uscire, non appena gli sarà possibile, dal macchiettismo stereotipato degli imitatori di Nicola Maldacea e di Peppino Villani: macchiettismo che sta volgendo al tramonto, sebbene ancora particolarmente caro a quella parte di pubblico che cerca soltanto il qui pro quo, e non vuole ritratti caricaturali, ma abbozzi buffoneschi, luccichio d'oro falso e vivacità di colore, e non ombre o sfumature. Da quella ristretta cerchia Petrolini vuole uscire e buttare a mare, giorno per giorno, un po' del bagaglio di banalità che gli hanno procurato i primi applausi. E per cominciare, impone agli impresari di abolire sotto il suo nome, nei manifesti e nei programmi, la generica definizione di "comico nel suo repertorio" di "comico macchiettista" con quella di “parodista” e di "comico grottesco". Gli pare che rispondano meglio al suo temperamento e alle sue intenzioni. Certo è che il suo genere incontra il favore di quelle platee, diverte, fa ridere, ed egli in breve si sente proclamare - con quelle iperboli di cui si abusa nel teatro di varietà - "il re della risata". Il pubblico non s'accorge ancora, mentre lo eleva ai fastigi regali, che Petrolini rappresenta invece l'anarchia del caffè-concerto. Il balzo dai caffè-concerto di terz’ordine ai teatri di varietà di maggiore importanza - il Morisetti di Milano, l'Alhambra e le Folies Bergères di Firenze, l'Eden di Bologna, I'Alcazar di Genova, il Romano di Torino, il Politeama di Livorno, il Galileo di Pisa - non si fa attendere. Oramai Petrolini ha preso la corsa sulla strada del successo e della fama, e non lo fermerà più nessuno. La galleria delle sue maschere s'arricchisce. In molti teatri egli eseguisce, a volte, anche duetti con Olimpia d'Avignone, Eugenia Fougères, Yvonne de Fleuriel, Anna Fougez, Pina Brillante, Maria Campi, Anita Di Landa. Con Maria Campi Petrolini si cimentò per la prima volta in un bozzetto drammatico, Il Medaglione. - Senti, Maria, - disse un giorno alla popolarissima canzonettista romana - se riusciamo a far ridere, dovremmo anche far piangere... Vuoi che proviamo? Provarono e riportarono, nel Medaglione, un successo enorme: dimostrazione che fin da allora Petrolini, artista buffissimo e ridanciano, adocchiava quel genere che più tardi sembrò una stramba singolarità per un comico di quello stampo. Con Anita Di Landa la collaborazione avvenne in modo abbastanza curioso. Erano scritturati entrambi nello stesso caffè-concerto di Genova e, secondo l’uso, Anita Di Landa, per quanto già "diva", avrebbe dovuto cedere a Petrolini, in quanto comico, il diritto di chiudere lo spettacolo. Diritti gerarchici del mondo del varietà! Inutilmente l’artista romano chiese, con la maggiore cortesia, alla canzonettista di eseguire il suo numero prima di lui. Quella, sera e sicura di sé, lo squadrò per un attimo con non celata commiserazione e poi gli rispose: - Siete matto, per caso! Petrolini non ribatté; ma un istante dopo mormorò ad un certo Billi che gli faceva da segretario: - Lasciala fare! Esco prima io, e... staremo a vedere quando potrà uscire lei!... Cominciò il numero. La diva, impennacchiata e ingioiellata, aspettava dietro le quinte la fine delle tre macchiette d'obbligo del compagno, per uscire alla ribalta, gloriosa e trionfante. Frattanto frullava lievemente le mani in alto per farle più esangui, spirituali. Quell'alterigia, quella disistima palese centuplicò le possibilità artistiche di Petrolini. Racconta nel volume postumo ll mio pubblico (Ceschina editore, Milano, 1937): "Io la vedevo fra le quinte che frullava le mani, ansiosa di uscire, convinta che il pubblico non mi avrebbe richiesto nessun bis; e invece quella sera le mie macchiette, le mie parodie si succedevano l'una all'altra. II successo, superiore ad ogni aspettativa, mi obbligò a concedere innumerevoli bis... e la diva frullava sempre, pallida, disfatta e livida di rabbia. Ad ogni passaggio davanti a lei, per cambiare d'abito e di truccatura, la salutavo con ironica umiltà. Alla nona macchietta mi rivolsi a Billi e, accennandogli la diva che, disperata, aveva ridotto le sue mani esangui come morte, gli dissi: - Sai quando la pianto? Quando il sangue le arriverà alle calcagna!... - Era circa l’una, e perciò già sorpassato l'orario prescritto dalle autorità per il termine dello spettacolo. Così, il direttore attaccò il galop finale, la sala si sfollò, mentre dietro le quinte la diva ancora frullava... frullava, questa volta non più le mani, ma uno sguardo carico d'odio. Non posso dire quello che uscì al mio indirizzo da quella bocca vezzosa. Mi era andata così bene, che non ebbi voglia né tempo di offendermi. Mi vestii in fretta e me ne andai in punta di piedi come uno che sa di averla fatta grossa. Dissi a Billi: Lasciala sfogare. Non aprir bocca". Ma poi, come sempre accade quando si ha da fare con una bella donna, i due artisti divennero ottimi amici e per la serata d'onore di Anita Di Landa, qualche sera dopo, i manifesti annunciarono, a grossi caratteri.

Questa sera
DI LANDA - PETROLINI
duetti comici

Mario Corsi