Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
Dunque non avevo l'aria di un novellino... Doveva esserci stato qualche cosa in ciò che avevo eseguito sul palcoscenico, qualche cosa che aveva fatto intendere che io provenivo da un teatro. Dunque ero un artista di teatro!
Sentii, in fondo al cuore, qualcosa che mi risvegliava un sentimento mai provato fino allora. Ero contento!
Ero così contento di me stesso che non vidi neanche la seconda parte del programma.
Sentii il bisogno di uscire per il paese, di pensare, di costruire, di viaggiare un poco col pensiero...
Ritornai in teatro dopo una mezz'ora; la La Guardia terminava le ultime note della canzone napolitava O sole mio, e mentre cantava: 'o sole mio sta in fronte a te... ricominciò a tuonare e a piovere dirottamente.
Entrai nell'attigua trattoria e subito notai - tra il pubblico che erasi colà rifugiato - qualche sorriso di protezione. Quel tale spettatore che mi aveva chiesto in quale teatro di Roma avevo lavorato, mi salutò così : - Ciao, Petrolì, ci vediamo domani! - L'avrei baciato!
Rondoni m'invitò a cena. Il Brigadiere, con aria burbera e confidenziale, mi disse: Lei la sa lunga. Loletta mi chiese: - Devo abiti ? Le spiegai....
- Che idea! E' troppo distante! - mi rispose.
Capii il perché della richiesta, e compresi anche, che per una settimana, lì a Velletri, potevo stare tranquillo.
La stagione continuò con le immancabili controversie, dissidi, gelosie e una evidente antipatia di tutta la compagnia. verso di me che ero divenuto il beniamino di quel pubblico, e di Rondoni.
Dopo quindici giorni con Rondoni mi misi d'accordo di formare una nuova Compagnia con altri elementi. Ed infatti torna a Roma e racimolai dei nuovi guitti, ritornando a Velletri con intendimenti più ampi.
Infatti tentammo qualche lavoretto drammatico che fece molto ridere! E cambiando ancora qualche elemento, tirammo innanzi fino alla fine di settembre, fino a che il Rondoni mi fece capire che era ora di smettere, dovendo egli occuparsi di una cosa molto più seria del teatro: la vendemmia.
Si sciolse la Compagnia, e tornai a Roma, in treno...
La sera stessa del mio arrivo a Roma mi recai subito a far piazza nei dintorni della Stazione e cioè fra il Concerto Gambrinus e il Morteo che erano di stanti, l'uno dall'altro, un centinaio di metri.
Mariano, il cameriere del Gambrinus, mi disse che ero cercato da un tale Forzatino, agente teatrale del caffè-concerto La Scaletta di Civitavecchia.
Un'ora dopo ero amico intimo di Forzatino.
Stabilimmo di partire per Civitavecchia la sera stessa.
Non si parlò di condizioni: il Forzatino mi disse che mi avrebbe pagato il viaggio e che, per il resto, potevo essere tranquillo perché avrei avuto a che fare con degli amici.
Ettore Petrolini, da "Scenario"
Ettore Petrolini, da "Scenario"
Il mio impresario di Civitavecchia si chiamava Don Cesare, ex paranzellaio Sorrentino, ed era, anche, proprietario di una locanda soprastante al caffè.
- Caffè della Scaletta.
- Locanda della Scaletta.
Fu la mia nuova casa e bottega.
Don Cesare m'impose, subito le sue condizioni dicendomi "Ti darò da mangiare, da dormire e un pizzico di bronzo per i tuoi piccoli vizi".
Il pizzico di bronzo consisteva in cinquanta centesimi ma, stante che a Don Cesare gli affari non andavano come le isue paranzelle, a gonfie vele, il pizzico di bronzo fu decimato e poi sparì del tutto e, dopo una ventina di giorni, sparii anch'io!
Pensando che tutte le strade conducono a Ronia mi recai alla Stazione, diedi una buona guardata al bigliettinaio e... partii a piedi...
Mi rimpiazzò, presso Don Cesare, Raffaele Viviani, attore che adesso occupa, meritatamente, un posto di primissimo ordine nel teatro Italiano.
A Roma, dopo pochi giorni, fui scritturato da Don Peppe Jovinelli che gestiva, in piazza Guglielmo Pepe, un baraccone denominato Padiglione Umberto.
In questo teatro non fui preso sul serio, specialmente dai comici della Compagnia Balzano e Carmela Moretti che vi agivano stabilmente.
Mi consideravano un intruso ed avevano per me (quel disprezzo, misto a compassione, che i vecchi comici, in genere, hanno per i principianti.
Chiusi il corso delle mie rappresentazioni con una bastonata in testa ad un generico che mi sfotteva e mi misi in giro alla ricerca di una nuova scrittura.
Dopo breve tempo l'Agenzia Ferri di Torino mi offrì una tournée nei caffè-concerto di quarto ordine dell'alta Italia; cominciati da Alessandria, Ovada, Pinerolo, Vercelli, Torino e Milano.