Prevedo un'accusa gravissima: quella di aver scritto il secondo libro dopo il primo - Ti à piaciato? - che risultò il libro più stupido, più strafalcionesco e più venduto di tutta l'era volgare. Ma io mi difendo vigorosamente. Sono recidivo, è vero. Ma ho scritto questo secondo libro perché, dall'epoca del primo ad oggi, mi sono messo in grado di scrivere letterariamente con perfetta sicurezza, e maturità. Non per nulla ho studiato e meditato per dieci anni sui capolavori del pensiero umano: dalla Guida Monaci a Tagore, dalla Tavola pitagorica , all'Orario delle Ferrovie, e via via, fino alle Leggi delle Dodici Tavole e alle Tavole del Calendario Gregoriano.
Che quel primo libro non fosse un capolavoro linguistico, lo annunziava onestamente il titolo.
(Ti à piaciato?). Che fosse, in massima parte, un cumulo di cretinerie, lo sapevo anch'io; tanto è vero che gli ho messo in testa una prefazione che ne dice il contenuto:

Colmi, lazzi, scherzi, inezie,
stupidaggini, freddure
cose serie oppur facezie
cose molle e cose dure.
....
Parodie, caricature,
canzonette, maltusiani,
prese in gir, corbellature
di cervelli poco sani.
...
Minestrone di sciocchezze,
sale e pepe, pepe e sale
miele, zucchero, amarezze,
ruzzoloni per le scale...
...
Pacifismo, futurismo
d'gni luogo e d'ogni età
buonumor, menefreghismo
e parole in libertà...

Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
Ma, se sapevo tutto ciò, perche ho voluto ammannire al colto pubblico e all'inclita guarnigione un così abbondante minestrone di sciocchezze?
Perché?
Vengo subito.... Ecco: per parecchi motivi:
1) Per non essere più assillato da tutti quei miei ammiratori che mi aspettavano all'uscita del teatro, mi fermavano per la via, mi avvicinavano al caffè, mi abbordavano al restaurant, mi cercavano all'albergo... per pregarmi di trascriver loro, chi una mia strofetta, chi una mia canzone, chi un mio colmo, chi una mia parodia, chi una mia differenza, chi un mio maltusiano: tutto il mio repertorio, insomma.
2) Per non dover più vedere, tutte le volte che cantavo, la faccia di qualche mio (chiamiamolo così) imitatore, costretto a venirmi a sentire ogni sera, per imparare a memoria le canzoni con cui io ottenevo maggior successo.
3) Perché, una sera, qualcuno mi propose vagamente di pubblicare un mio libro, ed io gli dissi distrattamente un sì, come lo avrei detto ad un amico che mi avesse chiesto tre milioni in prestito o ad una corista cinquantenne che mi avesse fissato un convegno d'amore... Ero convinto che non se ne sarebbe mai fatto nulla e non supponevo neppur lontanamente che quel bel tomo si sarebbe senz'altro messo a racimolare alla peggio una parte del mio repertorio, per poi venirmi a dire, un giorno, a bruciapelo: - Ho preparato tutto.
L'editore è entusiasta, i torchi gemono dalla brama di gemere....
4) Perché non immaginavo che il mio libro potesse ottenere un così vasto successo, altrimenti, o non lo avrei pubblicato, (non lo giuro, però), o ne avrei curato personalmente (non giuro neppur questo) la stampa, aggiungendo, togliendo, correggendo e sopratutto evitando che gli innumerevoli strafalcioni del proto si mescolassero ibridamente agli strafalcioni miei.
Ad ogni modo, se avessi previsto il successo, invece di far ingrassare soltanto l'editore, avrei provveduto (questo sì, che lo giuro!) a far ingrassare anche me stesso...
Di quel libro affermo (senza mentire) che ne hanno stampato per lo meno mezzo milione di copie, ed io n'ebbi come compenso cinquecento lire...
Ma chi poteva prevedere che, scoppiata la guerra, milioni di soldati, nelle trincee, ai romanzi dei vari Mariani, avrebbero preferito le scempiaggini di Petrolini?
5) Perché credo che il mio libro, qua e là, se ritoccato, se fosse un pò più pomposamente stampato su bella carta d'Olanda o di Patagonia, con eleganti caratteri, vasti margini e ricche illustrazioni (Prezzo: L. 30) sarebbe giudicato con maggior benevolenza anche dai critici più schizzinosi.
6) Per far capire un pò a tutti, anche a me stesso, che se dicendo e cantando delle cose che, a leggerle, fanno rabbrividire, io riesco a far ridere, il merito è un pochino tutto mio...
Perché, infatti, il mio famigerato libro dispiace sopratutto a chi non è mai venuto a sentirmi, e piace invece particolarmente a chi più mi ha visto a teatro? Perché chi mi conosce come comico, leggendo le mie stupidaggini, vivifica l'aridità delle parole stampate col ricordo dei miei gesti, delle mie pause, della mia voce, della mia pronunzia, delle mie smorfie...
7) Per dimostrare, infine, che io il mio libro l'ho trattato, prima ancora che vedesse la luce, più ferocemente del più feroce dei critici. L'ho trattato come si tratta una serva ladra: l'ho licenziato... alle stampe...