Per cominciar la carriera...

Ettore Petrolini in Nerone
Ettore Petrolini in Nerone
Il teatro a ferro di cavallo, questa fatale calamità, mi attraeva inesorabilmente... E sotto questa azione, all'età di quindici anni, feci il primo passo verso l'Arte, recandomi dall'agente teatrale Giulio Fabi, il quale, senz'altro, mi giudicò un imbecille qualunque, e mi disse: Portami venti lire di mediazione e ti mando subito nella Compagnia di Angelo Tabanelli (detto il Panzone) che agisce a Campagnano (presso Roma).
Misi in costernazione mia madre; ottenni le venti lire, le versai al Fabi e, da ingenuo debuttante, munito di una trentina di lire e di un vecchio baule di famiglia, pieno di cosuccie linde e pinte, senza pretensioni, in diligenza partii per Campagnano.
Il teatro di Campagnano era un vecchio granaio municipale ove, la sera stessi dell'arrivo, debuttai con la macchietta Il bel Cocò. Nel réfrain misi un piede all'estremità di una tavola dell'improvvisato palcoscenico, tavola che era male inchiodata o che posava su due cavalletti. Il mio peso fece sollevare la tavola e andai a finire di sotto con una elegantissima lussazione ad un piede.
Il pubblico, regolarmente, si divertì un mondo e chiese il bis, mentre io piangevo dal dolore e dalla rabbia!
Fu l'inizio del mio destino! Mi accorsi che ero veramente votato all'arte comica!
I comici della Compagnia - per una volta tanto d'accordo col pubblico! - risero a crepapelle ed io solo, malconcio e triste, dopo lo spettacolo me ne andai a casa: una cameretta dove il puzzo di muffa giuocava a rimpiattino con un acre odore di stalla che veniva su dal cortile. Di buono non vi era che il silenzio, cosicché mi consigliai con lui...
Mi venne subito un discreto odio per quel pubblico, per i miei compagni, per l'impresario e sopratutto per i réfrains e le introduzioni bestiali che tutt'ora molti comici adottano:

.... ti ri ti ti ti ti ti ti ti ti... ritiritì
ti ri ti ti ti tiritiriti. tin tin!

Ogni sera Angelo Tabanelli portava i suoi - otto o dieci - a mangiare in un'osteria; pagava per tutti tranne che per me.
Io pagavo il mio conto, ma essendo rimasto con sole tre lire in tasca, mi misi a pensare candidamente: ho fatto un buon successo, sono vestito meglio di tutti; perché non mi parla mai della paga? Forse vorrà darmi qualche cosa più degli altri e, naturalmente, aspetterà il momento in cui rimarremo a quattrocchi, per non mortificare i miei compagni d'Arte...
Senonché agli sgoccioli delle tre lire, mi feci coraggio, acquistai l'aria da palcoscenico ed affrontai il capocomico con molta disinvoltura: - A me, poi, quando dà la paga? - Angelo Tabanelli, con gli occhi strabici, ringhiò: - Pagare? Pagare cosa? Pagaaare?!! Ma tu sei matto? Ma chi ti ha cercato? Ma non vedi che non posso tirare avanti? Io non ho più soldi!!! Anzi speravo da te!
E, così dicendo, tirò fuori una meravigliosa ed indimenticabile cartolina che precedette ed annunziò il mio arrivo a Campagnano:

"Carissimo Sor Angelo,
Fra qualche giorno arriverà il comico Ettore Loris (primo ed unico mio nome d'Arte) un fanatico per lavorare sul teatro. Per quello che ti costerà lo puoi pure scritturare. Non solo non gli darai nulla, ma all'occasione (che certamente non ti mancherà) potrà anche dare un aiuto alla Compagnia. perché figlio di gente che ha qualche soldarello. Voglimi bene, tuo Giulio Fabi"