Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Vedi
Toggle Bar

Pietro Pancrazi, L'idiota come umorista in Ragguagli di Parnaso, pp. 111-118, Vallecchi Editore
Firenze 1920

Pietro Pancrazi
Pietro Pancrazi
Petrolini, fino e lungo, si ripresenta da solo alla fine della serata, con un trotterello da scemo; si ferma sul proscenio, stende nell'aria le mani in fuori all'altezza delle spalle e, cosi, fermo e impassibile come un pinguino, comincia a rovesciare la filastrocca delle idiozie su tutta una platea di faccie che si divertono. C'è della gente, più tardi, che fa le boccucce: "ma questa non è arte, non è umorismo, non è neppure buffoneria: è appena volgarità".
Ma qualche altro, forse per progetto, afferma proprio l'opposto. Un critico vago va persino raccontando che c'è in Italia un letterato di buon nome che di recente ha infilato in libreria il testo che raccoglie il fior fiore delle facezie petroliniane, tra un Ariosto e un testo che non si sa. Segni, anche questi, dei tempi (caro Baldini).
Diceva Flaubert - salv'errore - che ogni artista di teatro oltre al valore teatrale, ha un significato letterario e sociale. E quanto a Petrolini, è certo che egli ha ormai il suo posto, non solo alla luce elettrica della ribalta, ma anche al solicello della patria letteratura.
Più di cinque anni fa, in una rassegna di poesia moderna - proprio nella Voce di Firenze - m'avvenne di ricordare Petrolini, tra Palazzeschi e Covoni: e quello, anzi, fu l'unico avvicinamento letterario di cui, poi, non mi dovessi pentire. Così, più tardi, senza meraviglia, ho potuto vedere Petrolini entrare ufficialmente nella gaia schiera dei futuristi: recitare produzioni di loro: esser ricordato con onori, nelle loro illuminazioni critiche e nelle esegesi.
Insomma, quante cose difficili per un così facile uomo come Petrolini!
Perché il segreto di Petrolini, come tutti i grandi segreti, è stato assai semplice. Petrolini ha avuto il coraggio di essere idiota; apertamente, liberamente e allegramente idiota; più idiota che poteva. E c'era in realtà - e forse c'è ancora - tutta una letteratura che tende segretamente all'idiozìa quasi per suprema aspirazione, senza tuttavia avere il coraggio delle ultime risoluzioni. Petrolini invece, questo coraggio, l'ha avuto; e, per ciò, egli ha potuto in realtà rimanere come un modello e un maestro, tra quelli che forse credevano di nobilitarlo accogliendolo come compagno.
È invece ancora lui, che può insegnare agli altri!
Volendo alzare il tono, potremmo dire che Petrolini rappresenta un momento dell'umorismo: forse l'ultimo estremo momento.
Nelle epoche costruttive, fattive, ricche di temi sociali da svolgere e valori umani da difendere, l'umorismo, l'ironia, lo scherno hanno anch'essi un valore morale che li sorregge e li nobilita. Dio si serve anche in letizia, e magari in maschera: e al suo trono salgono, ugualmente graditi, i salmi dei devoti, e i lazzi dei giullari. Gli uni, anzi, servono agli altri; non per nulla alcuni mistici si dissero giullari di Dio.
Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
Ci sono momenti così pieni della vita umana in cui ogni atto, per diversa via, concorre alla significazione e alla integrazione dell'epoca: così come in uno stesso dramma il clown e l'uomo toccato da Dio o dal fato concorrono ugualmente, anche se in misura diversa, al nodo e alla soluzione della tragedia.
E non era solo per lo scopo di rallegrare lo spettatore coi lazzi del riso dopo le lacrime del dolore ma era anzi per una ragione intima e sostanziale, che nel vecchio teatro, al dramma seguiva fedelmente la farsa: e una coscienza giusta e misurata non avrebbe saputo allora immaginare l'uno diviso dall'altra. Tempi pieni.
Ma, nella vita degli uomini, ci sono anche momenti in cui nella loro diversità gli atti perdono questa significazione ideale e unitaria; e allora anche il riso, l'umorismo, l'ironia, lo scherzo, gradatamente si vuotano di contenuto e di scopo, e restan fine ed oggetto di sé stessi.
Non hanno più niente, né da correggere, né da modificare, né da dire. L' ironia, rimasta vuota, non ha allora altra risorsa da quella di piegarsi e rivolgersi su sé stessa. In questo sterile esercizio si fa più sottile, più rada, si consuma e si divora. È come il mistico serpe che, per l'avidità di riempirsi, comincia succhiarsi e ingoiarsi per la coda fino al punto di sparire. Simboli eloquenti.
È allora che lo scherzo, abbandonato a sé diventa lazzo e buffoneria; e gli uomini, da una faccia all'altra, si rimandano all'infinito il riso della loro vuota allegria come nei riflessi di un tragico specchio.
E non si pensi solo a un gioco momentaneo d'umorismo, o ad una fase dell'arte: che questa é forse una delle più tremende tragedie dell'uomo moderno; capace com'è di investire e di vuotare, nella creatura umana, insieme la vita dell'arte e quella della coscienza.
Chi soffrì questo male ne uscì solo accettandolo, esprimendolo con la tragica e sapiente leggerezza di un Laforgue; o portandolo alle estreme conseguenze, fino cioè a ritrovare l'ordine attraverso l'anarchia, e Dio attraverso il diavolo, come Chesterton. Ma non a tutti si può chiedere tanto.
Lasciatemi divertire! - domanda, solo, Palazzeschi.
Altri, più mediocremente, e incapaci forse di chiarire a sé stessi il male di cui soffrono, vi si assuefanno e si limitano a dedurne qualche effetto di letteratura.
Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
È impossibile capire spiritualmente il futurismo senza tener conto dell'idiozìa umana: e soprattutto del senso umoristico che l'uomo, abbandonato a sé e sul punto di perdersi, riesce ad avere dalla sua propria idiozìa. E, d'altronde, in alcune più mobili e consumate intelligenze moderne, non c'è oggi la tendenza a considerare con serietà, e quasi con apprensione lirica e tragica, le cose e gli aspetti più elementari, più poveri, più decaduti della vita?
Il balbettio di un pazzo, la nenia di un bimbo, la combinazione casuale di tre colori di affiches, l'elementarità di quattro fregi osceni su un muro, più di una volta ci hanno turbato col dubbio di una impressione d'arte, o di una superiore attestazione di intelligenza. Dalla testa di un idiota ci è sembrato che dovesse, a ogni momento, scaturire una sorgente di riso. Le facezie di un pazzo, o il riso bianco di uno scemo, hanno attratto la nostra attenzione con la stessa intensità lirica delle massime di Epitteto. Un po' alla volta noi abbiamo imparato a ridere gustosamente delle cose più sceme; col sottinteso, quasi con l'ammiccamento, di una intelligenza più alta e lontana.
Niente ci è sembrato così irresistibilmente spiritoso, quanto i segni della più integrale imbecillità.
E allora battiamo pure le mani a Petrolini, poeta e interprete insuperabile.
Petrolini ha tutta l'aria di avere un'esatta coscienza critica della sua posizione. Tutte le vecchie e più scadute risorse buffonesche di un comico, che gli venivano dalla stessa tradizione dell'arte sua, egli le ha sapute riprendere e rinnovare, stilizzandole in un senso di completa cretineria. Invece di accentuarne e sfruttarne ancora il lato spiritoso, egli, per primo, ha saputo rilevarne e renderne solo l'aspetto cretino. Ed è stato, in ciò, conseguente e geniale fino all'estremo.
I tre quattro numeri più veramente personali del suo programma fanno di lui un maestro e quasi un profeta. Tutta la creazione dei salamini, le filastrocche dei s'io fossi; gli infiniti interrogativi del Ti ha piaciato?, sono pagine del vangelo di una religione che era nell'aria. E l'interpretazione di Amleto o di altri eroi apre al senso umoristico del cretino orizzonti critici non previsti.
Ma Petrolini, da gran signore, non ci bada; si ripresenta ogni sera alla ribalta, stringe occhi e bocca, con ermetismo sornione, allunga in fuori la testa, come per una suprema degustazione della imbecillità e ricomincia la filastrocca.
Ce tutto un teatro di faccie che ride e sorride; solo qualche volta, nel sorriso di qualcuno passa come lo scontento e il disagio di un dubbio: - (Ciò è molto pericoloso). Ma che si stia qui diventando tutti cretini?
Non è niente. Finito il numero, riaccesi i lumi, le faccie si rischiarano, e Petrolini, chiamato dagli applausi si ripresenta. Questa volta è lui che, guardando in giù, ride e ringrazia.