Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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F. T. Marinetti, L'Italia Futurista, Milano 1919.
Umorismo Futurista....

Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
Il puro umorismo futurista trionfa nell'arte assolutamente inventata da Petrolini. Questo genio italianissimo riconosciuto anche da molti geni non futuristi ha sfasciato con le sue grasse ironie, con i suoi trucchi stupefacenti tutto il vecchio romanticismo e simbolismo nostalgico della poesia del teatro passatista. Egli uccide con i suoi lazzi, il non mai abbastanza ucciso chiaro di luna. Il suo Toreador è una pedata decisa a tutta la Spagna rancida di Gauthier, della Carmen, di La Gandara, di Pierre Louis... ecc. Il suo Elogio ai piedi è una pedata decisiva a tutte le mani svenate, svenevoli, cretine di Verlaine, Mallarmé, ecc. Come demolizioni futuriste ricordiamo anche il Paggio Fernando, la Gioconda. Ma la punta, più moderna dell'arte di Petrolini è rappresentata dalla sua simultaneità, dai suoi accozzi di sensazioni serie e ultracomiche compenetrate e da certe fusioni di lacrime e di sghignazzate che aprono nella nostra sensibilità nuovi varchi. Il suo Ma l'amor mio non muore è un capolavoro una vera e propria sinfonia caotica e illogica nella quale entrano come elementi espressivi, un ritmo di marcia funebre; molte pose Lydaborelliane e dei disperati scoppi di pianto realisticamente resi, un paio di scarpe lunghe settanta centimetri munite di un ripostiglio in cima con dentro un fazzoletto a spugna grondante di lagrime e un piumino di cipria, il resoconto sconclusionato di un amore, infranto alternato con considerazioni filosofiche, cretine, cento altri pezzi di realtà, gesti, gesti e rumori boccali indefinibilmente. Questa superba sinfonia poliespressiva è indubbiamente superiore, poiché sintetizza le immagini più avanzate della nostra sensibilità, al duetto del Tristano e Isotta, alla Morte di Melisenda. Il più difficilmente analizzabile dai capojavori petroliniani è il famoso Fortunello il quale col suo ritmo meccanico o motoristico, col suo teuf-teuf martellante all'infinito, assurdità e rime grottesche, scava dentro il pubblico tunnels spiralici di stupore e di allegria illogica e inesplicabile.