Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
Il sor Angelo mi lesse questa missiva con voce stentorea ed ironica, poi mi guardò (per la prima volta da che ero in Compagnia... e dire che avrei mendicato un suo sguardo!) con una faccia buffissima. ed aggiunge con una intonazione seria e pacata: - Anzi, io avevo pensato di pregarti di scrivere, o telegrafare, a casa tua per avere un centinaio di lire che t'avrei restituito a Nepi, la nuova piazza, ove faremo buoni affari. - Io non sapevo se ridere, piangere, chiamare aiuto, ucciderlo o prenderlo a schiaffi!... Non dissi nulla, perché mi venne come una paralisina alla lingua!
Avrei rubato, o fatto di peggio, per fornire i cento franchi al Tabanelli se questi mi avesse esposto le cose diversamente, se si fosse rammentato che io ero un Artista o se avesse capito che io mi illudevo di esserlo; ma la nessuna considerazione per il mio entusiasmo verso il teatro creò l'irreparabile tra me e lui.
Me ne tornai a casa dove, inaspettatamente, trovai un compagno nel duolo. Era un pezzo grosso della Compagnia! Sosteneva la maschera del Pulcinella nelle farse; si chiamava Totonno Lombardo (attualmente fa il cachet cinematografico); deve avere una settantina d'anni. E' una figura di uomo che mi è rimasta sempre imprecisa.
Quando mi è dato d'incontrarlo m'intrattengo con lui molto volentieri; bonariamente mi dice: - Ti ricuordi il bel Cocò? - ed io me ne compiaccio. Qualche volta vado a trovarlo perché una delle poche persone sane che io abbia conosciuto. Dunque, Totonno mi disse: - Senti, io voglio andarmene da questa Compagnia. Facciamo una cosa: andiamocene a Roma a piedi e buona notte!
Adorabile ed indimenticabile Pulcinella! Così si fece. Misi il baule su la diligenza, facendomi prestare cinque lire dal conduttore, e via da Campagnano a Roma!...
Ci avviammo io e il mio compagno, parlando male di Tabanelli, consolandoci nel pensiero che egli avrebbe dovuto lamentare la nostra assenza, quella di Totonno in particolare...
Le solite cicale e le solite ranocchie stridevano e gracidavano nella notte. Nel cielo vi erano le solita stella...
Totonno mi parlava dei Pulcinelli celebri: Petito, Vitale, De Martino. Io soffrivo le pene dell'inferno perché avevo un paio di scarpe di pelle lucida, piuttosto strettine e non adatte, certamente, per quella Maratona! Provai a togliermele ma fu peggio perché la strada non era levigata ed io non ero abituato a camminare scalzo. Dovetti rinfilarmele dopo un chilometro fatto a piedi nudi. Quale inquisizione!
Non fiatai più sino a Roma.
Appena a casa piombai a letto, stanco morto, con i piedi sanguinolenti e gonfi. Mia madre, le mie sorelle, mi furono d'attorno, m'interrogarono, mi supplicarono, ma io non comprendevo nulla, ero febbricitante al punto da delirare...
E nel delirio non vedevo che l'agente Fabi, che mi aveva combinato quel bel servizio! La notte sognai d'incontrarlo... Questo e non altro: incontrare l'agente Fabi!