Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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Nonostante la romanesca invettiva, Giovanni Puma venne ancora in suo aiuto, portandogli, nel caffè in cui si era rifugiato, la valigia col corredo di scena e indirizzandolo in un locale di Sesto Fiorentino, dove egli era scritturato e non poteva più recarsi per un altro impegno. - Il proprietario di quel caffè - disse Puma - è un buon cristiano. Digli che ti ho mandato io e che sei più bravo di me, e ti troverai contento. Eccoti cinque lire: il primo tram parte alle sei... Petrolini seguì il consiglio e, arrivato a Sesto Fiorentino, si presentò al proprietario del caffè.
Questi sulle prime accolse la notizia dello sostituzione del Puma di malumore; ma finì per accettare, e la sera rimase soddisfatto di Petrolini, specie dopo che ebbe cantato, con successo vivissimo, la canzonetta Il birichino, che cominciava così: Io sono il birichino / io sono il vagabondo / il primo sbarazzino che gira per il mondo, e al ritornello dava modo a Petrolini di eseguire un buffo passo di danza russa che mandava in visibilio il pubblico. A Sesto Fiorentino Petrolini rimase tre settimane; e furono tre settimane tra le migliori di quel burrascoso periodo, sebbene il padrone del caffè pretendesse dal suo scritturato - ben nutrito e discretamente retribuito - di fare, durante le sue assenze, un po' da padrone e un po' da cameriere del locale. Dopo Sesto Fiorentino venne una scrittura all'Impruneta, durante il periodo della popolarissima fiera cui una volta non disdegnavano intervenire i Granduchi Medicei e di cui il Callot si divertì, sulla fine del Seicento, a incidere col suo bulino paziente e giocondo i particolari più caratteristici in una stampa oramai celebre. Qui, all'Impruneta, un delizioso paese etrusco di seimila anime, dritto sopra una verde collina a sette miglia da Firenze, uno scrittore fiorentino nobilissimo, Ferdinando Paolieri, fu il primo a prognosticare a Ettore Petrolini un lieto luminoso avvenire. In un capitolo del suo mirabile Natio borgo selvaggio, là dove descrive il primo spettacolo di varietà organizzato in quel Caffè Apollo con due o tre sciantose ed un buffo, il Paolieri ricorda appunto "il comico Ettore Petrolini, il quale diventò il beniamino del pubblico, e se si fosse trattenuto lassù, l'avrebbero fatto anche Sindaco!".
"Egli - continua Paolieri - non aveva a quell'epoca, per tutto patrimonio che tre nasi di cartapesta e una dose di sfacciataggine incredibile, la quale gli permetteva di dire, senza ridere, le cose più atroci. Gli davano due lire per sera! Codesto artista aveva indovinato la psicologia della società moderna, e per questo finì col fare fortuna, e col trovare, poi, il giusto mezzo per disegnare la caricatura aristofanesca di tutta la retorica e del romanticume di quel tempo". Petrolini comincia dunque a farsi notare.
Le sue piccole e brevi "creazioni" sono delle buffonerie scomposte e traboccanti di comicità sfrenata e spontanea, nelle quali lo spettatore trova qualche cosa di nuovo. A guardarlo e a starlo a sentire si capisce già che quel giovanissimo strano macchiettista, anche quando fa la parodia di personaggi noti e triti sui palcoscenici del caffè-concerto, ha da smerciare una inesauribile riserva di comicità. Ed in quel piccolo mondo si comincia a parlare di lui, e il suo nome fa la prima comparsa sui manifesti e, timidamente, nei giornali. In mezzo ad una montagna di carte, di documenti e di ricordi meticolosamente ordinati e annotati dal comico romano negli ultimi anni della sua vita - questo uomo irrequieto e vulcanico, ribelle ad ogni disciplina e refrattario a qualsiasi regola, aveva la manìa dell’ordine e in fondo un'anima di collezionista - ho trovato un modesto taccuino dalla copertina di tela incerata, contenente i ritagli dei giornali e giornaletti che parlavano di lui e delle sue macchiette agli inizi della sua carriera teatrale. Il libercolo è corredato di date, che vanno dall'inverno del 1904 (appena un anno dopo il suo ingresso nel caffè-concerto e dopo le sue curiose esperienze nei teatrini dei paesi intorno a Roma e nei baracconi di Piazza Guglielmo Pepe) all'autunno del 1909.
Sono cronachette spicciole, trafiletti sempre di poche righe, in cui si parla, nel tipico e iperbolico stile dei periodici del varietà, dei primi successi del "buffo Petrolini", "dell'eccentrico e buffo macchiettista", del quale si lodano i "duetti improvvisati" con una giovane canzonettista e "la serie inesauribile delle trovate" che, manco a dirlo, "fanno scompisciare il pubblico dalle risate". Uno dei ritagli ci fa sapere che "al Gambrinus di Roma impera il comico Petrolini"; un altro che "Petrolini è un macchiettista sobrio e bravo e squisitamente elegante"; mentre un terzo precisa che "egli sbalordisce con le sue piroette, i suoi sgambetti e i suoi salti quasi mortali", ed un quarto che "le macchiette del bravo Ettore piacciono ogni giorno di più, sopratutto quella del Malandrino". Successivamente, in un trafiletto d'un settimanale bolognese si legge:

"Petrolini è anzitutto un comico originale e intelligente. Di alcune macchiette fa delle creazioni; e, poiché la sua voce è di timbro simpatico e la sua recitazione è naturale, piena di risorse amene, non è a dire come lo si ascolti volentieri".