Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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Tanto pe’ cantà (Ettore Petrolini)
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E’ il 1932. In una Germania in ginocchio per la crisi economica, l’NSDAP, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, diventa il partito tedesco più importante e alle elezioni conquista la maggioranza relativa. In Portogallo sale al potere Antonio de Oliveira Salazar e vi resterà fino al 1968. Franklin Delano Roosevelt diventa Presidente degli Stati Uniti e lo sarà fino al 1945, data della sua morte: sarà l'unico ad essere eletto per più di 2 mandati consecutivi. Sempre in America si aprono i Giochi della X Olimpiade.
In Italia siamo nell’11 anno dell’Era fascista (la maiuscola è da interpretare in senso storico...): si costruiscono ferrovie, ad esempio Ferrovia Cremona Iseo, e città, come Littoria odierna Latina. Esce anche il primo numero de La Settimana Enigmistica.
Ettore Petrolini incide la sua canzone più popolare, Tanto pe’ cantà, che divenne subito simbolo di una certo modo di interpretare la romanità.
Autori: Ettore Petrolini - Alberto Simeoni
Curiosità:
Ettore Petrolini, attore, drammaturgo, scrittore e sceneggiatore romano, è stato uno dei massimi esponenti di quello che veniva considerato il teatro minore, lo spettacolo comico. Di umili origini, si definiva “popolano del miglior lignaggio”.
Molto noto e apprezzato, aveva un atteggiamento sbeffeggiante nei confronti della dittatura, riassumibile nell'immortale ringraziamento:“E io me ne fregio!” pronunciato in occasione della medaglia che Mussolini gli volle conferire.
Il comico è solo il compositore della musica del brano, mentre il testo è da attribuire a Simeoni. Per la forma di teatro scelta da Petrolini, la musica rappresentava una parte integrante degli spettacoli: i personaggi e le macchiette rappresentate cantavano canzoni e filastrocche, o recitavano su un sottofondo musicale.
La canzone, un miscuglio di italiano e dialetto romanesco, è una specie di omaggio alla spensieratezza propria della gioventù: “una canzone senza titolo”, scritta e cantata con lo spirito di sollevarsi l’anima, anche a fronte di una delusione amorosa (parte finale del testo), tema ricorrente nell'opera di Petrolini.
L'interpretazione impostata di un testo scanzonato e ironico voleva rappresentare una parodia dei cantanti impegnati.
Come anticipato, la canzone è diventata un simbolo di un certo modo di essere romano. Negli anni è stata infatti interpretata da diversi artisti capitolini e non, tra cui: Claudio Villa, Gabriella Ferri, Claudio Baglioni, Tiziano Ferro. La canzone ottenne tuttavia un buon successo commerciale grazie a Nino Manfredi.
Il passaggio chiave del testo

E’ una canzone senza titolo
tanto pe’ cantà,
pe’ fà quarche cosa…
non è gnente de straordinario
è robba der paese nostro

Il migliore commento su YouTube a questa canzone dice…
Originale maestro di tutti quelli che sono venuti dopo, fino ad oggi. Come il grande Chaplin, sono stati i due cardini degli ultimi quasi cento anni! Se non per loro non c'erano i “grandi” di oggi. Tutti, nessuno escluso: non esiste sketch di nessuno che non si ispiri a Charlot o Petrolini.

Maurizio947