Lascio continuare ad Antonio Cervi, lo studioso e severissimo critico del Resto del Carlino:

Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
...Petrolini, romano de Roma, a quindici anni canta da buffo nel piccolo Caffè-Concerto Gambrinus della sua città, sotto il nome di Ettore Loris. Sono le note canzonette del tempo, i piccoli scherzi della via, che il giovinetto dice alla folla rumorosa, avvolta nel fumo e satura di vino e di birra. Dopo qualche tempo entra, nella compagnia d'Operette Gessi-Galassi-Capelli, dove Enrico Valle faceva le prime armi come buffo, prima donna era Cesira Gori e caratterista il bolognese Giovanni Righi. Vi debutta nella parte di Grimon del D'Artagnan, poi è Frittellini nella Mascotte.
A Nizza, nel periodo che si erano raffreddati i rapporti franco-italiani, la compagnia si scioglie. Alcuni superstiti si riuniscono in gruppo col Petrolini, che assume le parti di primo buffo; girano pei teatri del litorale franco-italiano.
Dall'operetta passa al circo equestre ed eccolo nel costume grottesco di August. R' un eccellente saltatore, ma sopratutto sa far dello spirito.
Poi torna al Caffe-Concerto e nel popolare teatro Bellini, fuori porta Salaria a Roma, in una piccola compagnia fa di tutto, il duettista, lo sciosciammocca e qualche volta anche il primo attore nei bozzetti drammatici. Trascorso un periodo di qualche anno, entra definitivamente nel giro degli artisti del teatro di varietà, presentandosi prima nelle sale di secondo ordine e in seguito al salone Margherita di Roma, all'Eden di Milano, al Romano di Torino.
Era il canzonettista, il macchiettista e si univa, anche occasionalmente nei duetti ad Ersilia Sampieri, Mary Fleur, Olympia D'Avigny, Eugenia Fougere e, in un secondo periodo, ad Isabella Brizzi, Ivonne de Fleuriel, Anna Fougez ed altre artiste minori.
Carlo Seguin, lo scrittura pel Casino di Buenos-Aires e il debutto del Petrolini in America, dopo tanti trionfi italiani, segna un fiasco. La gran folla del Casino abituata, alle sfide di lotta, agli acrobatismi degli istrioni indigeni, al grottesco degli artisti francesi e spagnuoli, non comprende né le macchiette nostre, né il linguaggio, i doppi sensi, le sfumature e fischia. Il Petrolini aveva sbagliato indirizzo. Egli si era presentato correttissimo in tutto, giudicando quel pubblico maturo per qualche cosa di finemente gentile e artistico. Disilluso volerà tornare in Italia, ma consigliato dall'impresario ritenta la prova e la sera appresso facendo il buffone, in tutta l'estensione del termine, conquista quel pubblico e per cinque mesi, rimane al Casino ballando le danze del paese, i vari tanghi, cantando le canzonette spagnuole, francesi, napolitane. Per due anni gira nell'America del Sud e nel 1907 torna in patria.
Ettore Petrolini, da "Scenario"
Ettore Petrolini, da "Scenario"
Nel 1909 eccolo all'Avana, al Messico, e nell'America del Nord. Petrolini è un numero di Cafè-Chantant, canzonettista e parodista.
Nel 1911 è nei grandi teatri di varietà itailiani. La Direzione della Sala Umberto di Roma paga una penale di cinnque mila lire al teatro Jorinelli, per averlo per tre anni. Terminati gli impegni triennali con le direzioni Cataldi, Mauri, Suvini-Zerloni, Maffei, comincia a lavorare per suo conto, dando da solo spettacoli di varietà.
Allo scoppiare della guerra forma una compagnia e inizia, con le riviste il suo giro nei principali teatri italiani. Il canzonettista, il macchiettista, il parodista, che già si era affermato uno specialista del genere con la Canzone guappa, con Giggetto er bullo, col Cantante ambulante romano, col Fausto, Amleto, L'amor mio non muore, i Salamini, porta nella rivista le macchiette di Fortunello, della Sonnambula, dell'Alcoolizzato, del Morto che parla; poi veste gli abiti di Nerone e dà vita ad un serie di gustose figurine. E qui abbiamo l'attore; non siamo più al monologo, ma alla recitazione vera e propria, di un complesso scenico.
Io ho sconosciuto il Petrolini in uno strano modo. Il nostro incontro è stato piuttosto vivace. Egli veniva da me per chiedermi perché ero stato tanto severo con lui. Dopo la sua prima rappresentazione io scrivevo che al suo spettacolo "assisteva una folla imponente, quella massa enorme di spettatori che manca di solito ai veri spettacoli d'arte". Poi aggiungevo che il macchiettista Petrolini chiudeva lo Spettacolo "col suo repertorio di basse di licenze... non pratiche, ma genere certo non nuovo, fatta eccezione per l'ardimento dei per finire coi quali arriveremo a mangiar di grasso tutti i giorni dell'anno".
Le nostre spiegazioni furono soddisfacenti e divenimmo buoni amici. Non avrei nulla da aggiungere a quanto scrivevo allora, se il Petrolini avesse continuato nella via intrapresa, quella per la quale il pubblico vorrebbe si inoltrasse a gran carriera. Ma il Petrolini oggi non è soltanto il freddurista grassoccio dei per finire, dei doppi sensi, delle reticenze che dicono troppo; no, egli ha portato sulla scena anche l'osservazione acuta, nella macchietta, molto entusiasmo per la sua recitazione e sta correggendo e ampliando un repertorio che riuscirà certo a guadagnarsi anche le simpatie dei più severi censori dell'arte e della morale.
Antonio Cervi.

Dall'abbandono da parte mia del teatro di Varietà puro e semplice e dal momento che mi presentai al Lirico, al Filodrammatici, al Fossati, al Diana di Milano, all'Adriano, al Manzoni, al Nazionale, al Valle e al Quirino di Roma e nei principali teatri di Torino, Genova, Napoli, Palermo, Firenze ecc. ecc. i critici sempre più s'interessarono di me, esprimendo le opinioni più disparate. Disparate al punto che io non so più come giudicarmi. Affido alla pazienza del lettore alcuni di questi giudizi, tra i quali qualcuno dei critici stranieri.