[...] Le diverse direttrici dall’VIII secolo furono assistite dalla presenza di diversi monasteri come del ricostruito monastero cassinese, del monastero di San Vincenzo al Volturno.
Il nucleo originario dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno (situata ai piedi delle Mainarde, nel territorio di Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia) fu fondato, da tre giovani monaci beneventani, nell’anno 703; all’inizio si sviluppò con la protezione del Ducato longobardo di Benevento, poi la sua ascesa continuò sotto la tutela dell’Impero franco-carolingio. Diventò un importantissimo centro religioso ed amministrativo dei benedettini, una vera città-monastero sulla sponda sinistra del fiume Volturno: si estendeva per circa sei ettari ed al suo interno ospitava ben nove chiese e numerosi edifici. Nell’881 venne attaccata, saccheggiata e in gran parte distrutta dai Saraceni, avvenimento che diede inizio alla sua decadenza; altri eventi infausti e un disastroso terremoto nel 1349 contribuirono alla sua definitiva scomparsa. L’attuale basilica, ricostruita solo dopo la seconda guerra mondiale, fu riconsacrata nel 1965. La storia del monastero, circa quattro secoli, ci è stata tramandata da un codice miniato (Chronicon Vulturnense) attribuito al monaco Giovanni, compilato tra il 1115 e il 1136. Alessandro Cimmino, pubblicato sul mensile 'Il Ponte', a. XX, n. 11, novembre 2008, pp. 42-43. L'Abbazia di San Vincenzo è uno dei monumenti più importanti della regione, che conserva affreschi e testimonianze della pittura altomedievale. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce un complesso archeologico di importanza enorme, costituito dall'impianto dell'abbazia fondata nel 703; nel IX secolo fu una delle maggiori città monastiche dell'intera Europa. Infatti si estendeva per circa 6 ettari con 8 chiese e decine di edifici per la comunità, costituita probabilmente da 400 monaci. Sono riaffiorate le strutture della grande basilica 'San Vincenzo Maggiore', consacrata probabilmente nell'817; questa è composta da tre navate e al di sotto della zona presbiteriale è stata rinvenuta una cripta semianulare in cui sono presenti le immagini a mezzo busto di due abati. La parte più notevole di tutto il complesso è la cripta dell'abate Epifanio, scoperta casualmente nel 1832 da un contadino mentre stava arando i campi; sono qui presenti numerosi ed importanti affreschi che rappresentano tra gli altri, Sant'Anastasia e Sante Martiri, il martirio dei Santi Lorenzo e Stefano, gli Arcangeli, Maria madre di Dio, Cristo dell'Apocalisse, l'Annunciazione, la Natività, la Madonna Regina con il Bambino, la Crocefissione ed Epifanio, Gerusalemme, fatti tutti eseguire dall'abate Epifanio tra l'824 e l'842. Il terremoto dell'847 e l'attacco dei Saraceni dell'881 segnarono la distruzione del monastero e l'uccisione di quasi tutti i monaci. I monaci superstiti tentarono la ricostruzione ed intorno al 1100 fu edificato un altro monastero dalla parte opposta del fiume Volturno.
Negli anni '50 la chiesa è stata ricostruita secondo le forme originarie.
