Il teatro italiano, Anno 1913, Vallardi Milano 1914
Tommaso Salvini. (1829-1915)

Tommaso Salvini è nato a Milano il 1 gennaio del 1829 da Giuseppe Salvini e da Malvina Zocchi, figlia del Capocomico Tommaso Zocchi, fiorentino, presso la cui compagnia recitando, Giuseppe Salvini se ne innamorò. La prese in moglie e ne ebbe i figli Tommaso e Alessandro.
Vero e proprio figlio d'arte, poiché artisti erano il padre e la madre, il nonno e la nonna materni, in arte entrò più per un caso che per una di quelle vampate di passione che siamo soliti figurarci divoranti i giovani che diventeranno celebri.
A tredici anni, bello, aitante nella persona (dice egli stesso che ne mostrava diciasette), seguendo suo padre che era entrato come primo attore nella compagnia Bon e Berlaffa, fece il suo primo modesto involontario ingresso in arte.
Una sera che dovevano rappresentare le Donne curiose del Goldoni, l'attore che doveva far la parte di Arlecchino (ridotta a quella di Pasquino) si ammalò improvvisamente poco prima dello spettacolo. Il Berlaffa avrebbe voluto chiudere il teatro, quando gli venne la luminosa ispirazione di dar la parte a Salvinetto o Masino che dir si voglia. Così esordiva, a Forlì, Tommaso Salvini, in una parte burlesca. Una volta spiccato il volo, l'aria fu tutta sua.
Nella quaresima del 4'6 fu nella compagnia di Gustavo Modena, una compagnia monstre che oggi darebbe luogo a quattro o cinque capocomicati, essendo col grande Gustavo Modena, il grande Luigi Vestri, Fanny Sadowski, Carlo Romagnoli, Donna Adelaide Arrivabene, il Bellotti (soprannominato Bruttoria) e Tommaso Salvini, il quale, pur essendo calcolato allora “come l'osso che si dà per buona misura sulla carne” ed essendo giovanissimo, tuttavia si meritava l'elogio di G. Modena, che, avendogli fatta studiare e sentita una parte, specie di pietra di paragone onde il grande attore saggiava i novellini gli disse: “Gò trovà il mio omo” e gli diede un bacio.
Liberato dal carcere, il Salvini rimase a Firenze il tempo necessario.
Dalla Compagnia Modena il Salvini si partì in seguito a una lite sorta tra lui e la signora Giulia (Modena) a proposito di una parrucca bionda, che egli aveva carissima, sia per essergli stata data da suo padre (che nel frattempo era morto) sia perché di un certo valore intrinseco. E la signora Giulia aveva preteso di adornare il capo, non troppo pulito, di una comparsa! Così Tommaso Salvini passò ai Fiorentini di Napoli con l'onorario di 2400 lire all'anno.
E Gustavo Modena, prese, al posto di Tommaso Salvini, Ernesto Rossi, giovane dilettante livornese che molto prometteva e … che mantenne. Tempi meravigliosi! Salvini serbò del suo primo maestro il più vivo e il più profondo rispetto. La piccola divergenza non fece velo mai al suo giudizio: come del resto, neanche le grandi cause non gli fecero mai velo per godersi un poco la compagnia dei cari nonni e per sapere che la sua bella l'aveva tradito con un suonatore di clarinetto (vedete un po' i gusti della donna!) e subito riparti alla volta di Roma dove lo richiamavano il capocomico Domeniconi, la garanzia di non aver da solivi re noie da parte del restaurato potere pontificio e l'amore dell'arte. Nella solitudine e nello squallore di Roma egli trovò consolazione nello studio e lesse i classici, tutti.
Nel 1852-53 il Salvini fu ancora nella compagnia Domeniconi e si dette alla lettura dello Shakespeare. [...]
Cesare Lodovici.
1914-Piero Mazzuccato
Tommaso Salvini
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