VII
Si capisce che la vecchia non si fece vedere in parrocchia. Né il giorno dopo né gli altri.
E io poi non riuscivo a trovare neanche quella mezz’ora di tempo per andar giù al canale da lei. Ma un prete di montagna lo sapete anche voi che cos’è: certi mesi dell’anno – per esempio, novembre – ci vogliono un maniscalco, un dottore, di quelli appena sbarcati però, e poi un postino e un barbiere per mettere insieme sì e no il lavoro che lui fa da solo. E adesso era proprio novembre.
Ora, il curioso della storia era questo: ogni giorno ci pensavo di più, e avevo certi pudori e ritegni che non conoscevo da almeno trent’anni, e delicatezza da far quasi ridere. Ma provate a usare coltello e forchetta quassù: o parlare italiano decente: o anche solo a dar la destra a una donna. Si rifugian di colpo nel guscio. Tutto quello che potrete ottenere sarà un cenno di testa e nient’altro quando li sfiorate passando col gomito: d’andare più in là non sperateci.
E anche me mi guardavano già con sospetto, come guardavano parlare gli inglesi. E in confessione anche peggio. Parlavo e parlavo, e poi ecco dovevo fermarmi e cominciare a tradurmi.
"Ma sì, sì" mi dicevo quando il chierico mi sfilava una scarpa e poi l’altra, e alla fine potevo sedermi "ma se è ancora più chiaro del sole. La questione del matrimonio e tutte quelle domande da un soldo non l’interessano tanto così. È positivo. E solo un povero diavolo come te, solo un povero prete da sagra e lotteria come te, poteva prenderla un momento sul serio. Ma pensaci solo un minuto, se ancora riesci a pensare. Una donna di sessant’anni e anche più, che fa quel che fa lei, che passa la sua giornata al canale a lavar stracci vecchi e budella e fa sette chilometri al giorno per andare a portarli giù a valle, e tutti i giorni dell’anno così, che non ha neanche un cane né un morto, e non saluta nessuno e nessuno si interessa di lei, si capisce che avrà pur qualcosa da chiedere. E si capisce anche che venga a chiederlo a te, galantuomo, che sei l’unico in tutto il paese a essere vestito così e stai per giunta a dozzina da Dio. E chiunque altro lo avrebbe capito da un pezzo. Pensa al prete di Braino, figurati".
E il giorno dopo magari il contrario.
"Bene bene. Lasciamo in pace la vecchia talpa oramai. Spolveriamoci il cuore e non pensiamoci più".
Poi arrivò quella sera.
Era buio e già c’era la luna: i monti e le siepi e le strade e le lapidi del cimitero (fatta eccezione dei boschi che non eran nient’altro che macchie) apparivano più chiari che al sole. Non erano ancora le sette, e in ogni casa la vecchia prendeva il filo e faceva le parti.
Dietro il bersò della vecchia osteria mi sembrò di veder delle ombre. S’aggiravan attente qua e là in mezzo alle frasche già spoglie: aspettavan di certo qualcuno: e anche un ladro scoperto in parrocchia avrebbe dato un po’ meno sospetto. Poi, dalla parte del Valico, qualcheduno fischiò in modo strano. Un’altra ombra arrivò a tutta corsa e sparì tra le frasche anche lei; e così s’acquattarono tutti.
Non sono più curioso di un altro, ma m’ero messo altre volte a guardare per meno di questo: un ladro è un ladro, due ladri non più che due ladri, ma sei o sette ombre di notte che si gettano dietro un cespuglio è una storia da dar da pensare, e poi questi in realtà son difficili tempi.
Così spensi la luce e aprii i vetri e m’accostai alla finestra.
Passò un minuto; e poi un altro. E la luna pareva guardare anche lei. Nel silenzio si sentiva il rumore dell’acqua e il crepitar di una frasca già morta, e tutti quegli infiniti rumori che nessuno sa mai cosa siano e che sembrano venir su a poco a poco dal cuore stesso della notte e dei monti. Ne passò un terzo a fatica. Sul sentiero si sentirono a un tratto dei passi. Io mi alzai sulla punta dei piedi e mi affacciai anche un po’ alla finestra. Alla svolta del sentiero di monte apparì una capra, e una carriola e una vecchia.
Di colpo, da dietro il bersò, balzaron fuori sei o sette ragazzi con latte vuote e coperchi e lamiere e tutto quel ch’è rimasto da una festa del genere. E altri tre dalla siepe di fronte. Urlando e battendo le latte, le si misero in cerchio a ballare. E poi, tutti dietro in corteo.
La capra era come impazzita: dava calci e testate e cornate e voleva strappare la corda: e adesso s’impuntava lì in mezzo alla strada e adesso dava un gran balzo in avanti. La vecchia invece non pensava più ad altro che a tirare dritto coi suoi stracci carriola e ogni cosa, senza dire una mezza parola e voltarsi nemmeno una volta; né più né meno che il rospo che bada solo a sparire nel fosso.
Io non riuscivo a capire. Ascoltavo, guardavo e guardavo, ma non ci riuscivo a capire.
Mi erano vicini oramai. Li potevo vedere di faccia. Il figliastro del vedovo Sante le lasciò scivolar sulle spalle un bel mucchio di pezzi di carta, coriandoli o roba del genere, e poi si mise a gridare qualcosa. Io tendevo l’orecchio anche più, ma c’erano sempre i coperchi e le latte, e non potevo sentir più di tanto.
"I confetti … i confetti" gridavano tutti ridendo.
"Evviva la sposa … I confetti”.
Ed allora ogni cosa fu chiara.
"Eh, sì, sì, riconosco la firma" mi venne subito in mente. "Qui c’è sotto la Melide, è chiaro. Quella sera ha ascoltato alla porta, e ha capito ogni cosa a suo modo, e così ha preparato la festa".
Beh. Una sciocchezza del genere non è neanche rara quassù. In fondo hanno ancora del bosco. Un tale è appena appena diverso da voi, bada solo a tirare il suo sacco e non scende a bere in istalla a Natale, ed ecco, arriva la sera che gli taglian la barba alla capra.
Non mai più della barba, s’intende.
Ma io già pensavo a domani.
Aspettai che si avvicinassero ancora.
"Ehila, ragazzi" gridai quando furono sotto di me.
"Brava gente, un momento. Aspettate. Aspettate che viene il più bello. Adesso arriva anche lo sposo".
E feci l’atto di scendere giù. Là da basso ci fu uno scompiglio e un correr matto fra vicoli e siepi e un rotolare di latte qua e là. La compagnia si disperse di colpo. Senza fretta o lentezza la mia vecchia sparì dietro l’angolo.
C’era luce: c’era una luce freschissima e tersa e io potevo vedere ogni cosa: qua e là, sui capelli e le spalle, aveva ancora quei pezzi di carta. Bastava scuotere appena la testa perché tutti cadessero giù. Bene.
Neanche questo lei fece. Macché. Li ignorava, ecco tutto: come ignorava anche me affacciato lì alla finestra a guardarla passare e sparire.
La più assurda creatura del mondo.
"E domani al canale" dissi io quasi allegro. "Occasione migliore ho paura che non venga mai più. Quella vecchia signora dovrà pur ringraziarmi. Per forza. Anche un negro farebbe così".
Dopo un po’ non sentii più i suoi passi. Una lanterna s’accese. Laggiù in fondo scorreva il canale. La lanterna si spense.
Adesso, sotto la luna, tutto era nitido e placido e fresco fino in fondo alla valle e più in là.
"E domani al canale" pensai.
Dicono che occasioni del genere faccian contenti ragazzi e ragazze.