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Raffaele Cera
Raffaele Cera
L'idea della presente raccolta è nata da una duplice considerazione. Innanzitutto ho constatato nel corso di questi ultimi anni, durante i quali mi sono occupato di tradizioni popolari, che S. Marco poteva dare a un tale campo un ricco materiale da registrare e da sottoporre all'attenzione degli studiosi. In secondo luogo mi sono reso conto che circolavano nell'ambito locale canti molto interessanti sia dal punto di vista letterario sia dal punto di vista melodico, che nessuno mai aveva avuto cura di fissare sulla carta ad evitare che col tempo andassero perduti.
Nasceva da questa constatazione una sorta di obbligo intellettuale e morale: fare qualcosa perché si iniziasse un lavoro di ricerca e di registrazione che potesse consentire di conservare quello che ancora poteva essere conservato. Ho lasciato da parte, per il momento, una ricerca già avviata riguardante le tradizioni popolari sammarchesi relative al ciclo della vita umana e al ciclo delle feste stagionali, e con l'ausilio prezioso delle professoresse Rachele Delle Vergini e Maria Villani ho cercato di raccogliere il maggior numero possibile di canti popolari.
Va subito premesso che il criterio seguito per tale lavoro è stato quello di individuare un gruppo di informatori che offrissero una buona garanzia di autenticità e di attendibilità informativa e da essi sentire cantare o recitare i canti che fossero in grado di ricordare, anche in seguito a nostra sollecitazione. So che il criterio usato sottintende un campo di indagine limitato ma lo si è scelto di proposito perché l'opera di “scavo” e di ascolto non impegnasse un periodo di tempo estremamente lungo.
E' facile ritenere che ci siano molti altri sammarchesi in grado di dare la loro versione sui canti registrati o eventualmente su altri componimenti popolari. Sicché sulla base del materiale presentato in questo volume sarà possibile proseguire la ricerca e quindi porre le premesse, se i risultati saranno incoraggianti, per dar vita a una seconda raccolta di canti popolari sammarchesi.
Dei 48 testi qui riportati, quelli della prima parte, e cioè 28, hanno anche la trascrizione musicale perché gli informatori ne hanno dato la melodia, mentre gli altri 20, che costituiscono la seconda parte, ne sono privi perché gli informatori hanno solo recitato i versi.
E' molto probabile, tuttavia, che per molti di essi esista anche la parte melodica. Della trascrizione musicale si è occupato con la riconosciuta competenza il M. prof. Luigi La Porta, il quale si è avvalso della collaborazione del sig. Antonio Lombardozzi.
Quali sono stati i criteri seguiti per la trascrizione dei testi dialettali, per la traduzione e per le note?
Trascrizione
Raffaele Cera (a dx, a fianco alla signora). Da http://laputeca.altervista.org/
Raffaele Cera (a dx, a fianco alla signora).  Da http://laputeca.altervista.org/
Si sa che la scrittura dialettale non è agevole e più d'una è la via che può seguire chi si accinge a trascrivere un testo in vernacolo. Si è scelto il procedimento che io ritengo più opportuno, e cioè quello fonetico, utilizzandolo almeno entro i limiti consentiti perché non sempre è possibile trovare l'equivalente grafico del fonema: vi sono dei suoni che è impossibile rendere con i segni se non per via di ampie approssimazioni.
Premesso questo si segnalano qui di seguito i principali e più frequenti accorgimenti cui si è dovuto ricorrere perché risultassero omogenei i criteri assunti in partenza:
a) per ragioni tipografiche e per non ingombrare eccessivamente la pagina si è usata la e normale anche laddove essa è muta. Data l'ampia frequenza del fenomeno si spera che esso non provochi eccessive difficoltà nella lettura e nella intelligenza dei testi;
b) si è usato l'apostrofo in tutti i casi in cui ricorrono sia il troncamento iniziale o finale della parola (l'aferesi o l'apocope) sia la normale elisione. Si è scritto nu (= un, uno) considerando il segno una metatesi di un. Per l'uso della vocale i si deve tener presente che quando essa compare con l'apostrofo, i', equivale al pronome io, mentre quando è scritta in modo semplice, i, corrisponde all'infinito ire (= andare);
c) si è fatto largo uso dello j, perché è sembrato che meglio rispondesse a rendere alcuni suoni caratteristici del vernacolo sammarchese;
d) in pochi casi si è fatto ricorso al segno š per indicare la s prepalatale corrispondente al suono sc breve.
Si deve ancora osservare che qualche volta ricorrono delle oscillazioni (ad esempio, d/dd oppure a lu/allu ecc.): ciò è dovuto al modo come sono state pronunciate alcune parole e quindi si è preferito rispettare fedelmente l'effetto fonetico.
Traduzione
Voler rendere in lingua italiana un testo dialettale è sempre un'operazione rischiosa, tanto più poi quando il testo in questione si presenta corrotto o contaminato.
Tuttavia si è voluto ugualmente dare una traduzione ai canti perché i lettori estranei alla nostra area linguistica fossero messi in condizione di capire il contenuto dei componimenti. In taluni casi la comprensione risulterà faticosa perché, come si diceva, i testi appaiono fortemente contaminati sicché i fatti in essi narrati o rappresentati hanno perduto la struttura logica originaria.
A parte queste difficoltà, si è cercato di adottare un criterio che rispettasse la compagine grammaticale, sintattica e stilistica del dettato dialettale. So bene che tale criterio può determinare alcuni inconvenienti ma almeno sembra essere l'unico che permetta di non tradire il senso e anche lo spirito della espressione vernacolare.
Pertanto, non susciti meraviglia il fatto che qualche volta il testo italiano risulta linguisticamente banale o stentato perché una traduzione più libera sarebbe stata una forzatura illecita.
In alcuni casi (pochi per fortuna) la traduzione è risultata impossibile e quindi ho procurato di darne conto in note che appaiono in appendice e nelle quali ho cercato di chiarire il senso dell'espressione o della parola dialettale non tradotta.
Note
Le note premesse ai singoli testi sono di proposito scarne e sommarie e vogliono soltanto dare indicazioni essenziali sia sulla struttura metrica sia sulla forma e sul genere dei canti. Non sarà inutile ricordare che per quanto riguarda i versi e la rima i componimenti popolari, proprio perché sottoposti ad un'opera incessante di modificazione, di integrazione e di sostituzione, difficilmente sono regolari, per cui le indicazioni da me date vanno considerate con le riserve del caso.
Dato il carattere della pubblicazione, che vuol essere eminentemente documentaristico, mi sono astenuto dall’addentrarmi in questioni storiche, filologiche e comparativistiche che avrebbero richiesto uno spazio ben più ampio per ogni singola nota.
Informatori
Francesco Lenoci e Raffaele Cera. Foto tratta dal web
Francesco Lenoci e Raffaele Cera. Foto tratta dal web
Gli informatori, dei quali si dà qui sotto l'elenco con l'indicazione dell'età e della professione, appartengono a un'area sociale non elevata e quasi tutti hanno un'età piuttosto avanzata. Si è voluto, operando questa scelta, garantire, nei limiti del possibile, l'autenticità della testimonianza perché la persona anziana e di umile condizione culturale e sociale meno risente degli influssi dotti e quindi offre una informazione in una certa misura attendibile. Non si può dire che sempre la capacità di ricordare degli informatori sia stata soddisfacente, anzi in qualche caso si sarà anche verificata probabilmente una sorta di contaminazione involontaria, ma non ho ritenuto di intervenire ben sapendo che nel campo delle tradizioni popolari è estremamente grave ricorrere ad aggiustamenti e correzioni, pur con le migliori intenzioni di questo mondo.
In ordine alfabetico gli informatori sono stati: Battista Michele, anni 56, emigrato; Beatrice Antonietta, anni 77, casalinga; Beatrice Maria, anni 79, casalinga; Centola Lucia, anni 84, casalinga; Ciavarella Carmela, anni 76, casalinga; De Cata Lucia, anni 88, casalinga; Del Mastro Michelina, anni 63, bidella; Ferro Bambina, anni 54, casalinga; Fulgaro Caterina, anni 58, bidella; La Sala Grazia, anni 64, casalinga; La Sala Luigina, anni 55, casalinga; La Sala Raffaela, anni 69, casalinga; Leggieri M. Luigia, anni 88, casalinga; Lops Arcangela, anni 52, bidella; Malerba Lucia, anni 85, casalinga; Malerba Rachele, anni 84, casalinga; Martino Vincenzo, anni 64, pensionato; Mingirulli Filomena, anni 75, casalinga; Nardella Angela, anni 67, casalinga; Nardella Emanuela, anni 74, casalinga; Nardella Pietro, anni 51, emigrato; Villani Giovanna, anni 25, casalinga.
Raffaele Cera e Joseph Tusiani
Raffaele Cera e Joseph Tusiani
Quali, in sintesi, i risultati di tutto questo lavoro di ricerca e di registrazione?
Io ritengo che essi siano molto soddisfacenti, pur essendo consapevole che ancora tanto materiale sia rintracciabile non solo per aggiungere altri canti alla raccolta ma anche per meglio sistemare e definire, attraverso un lavoro di comparazione delle varianti, quelli qui pubblicati.
Innanzitutto va sottolineato come sia possibile con i testi registrati a S. Marco colmare il vuoto che si riscontra nell'area garganica in merito alla diffusione sul territorio nazionale di alcune celebri canzoni epico-liriche.
Basterebbe già questo per legittimare l'utilità di una ricerca. D'altra parte i testi qui registrati: La bella Cecilia, L’amata morta, Il cognato traditore, Verde Oliva, danno allo studioso, nonostante lacune e corruzioni, spunti e occasioni assai utili per meglio chiarire aspetti e problemi relativi alla canzone epico-lirica popolare dell'area pugliese.
Anche per ciò che concerne i canti narrativi religiosi la presente raccolta annovera esemplari notevoli, dai testi sulla Passione a quelli su S. Alessio, i quali dimostrano chiaramente come il Gargano non sia rimasto estraneo all'influenza di aree estremamente importanti sul piano della rielaborazione e della diffusione della poesia religiosa popolare come la Campania e l'Abruzzo.
Non meno importante, io credo, è l'aver fissato sulla pagina taluni canti popolari sammarchesi assai noti come La Vadda de Stignane, Bella uagliola, La mamma de Curcettella, perché era necessario cominciare a darne una registrazione sia pure sulla scorta di una versione che non è né può essere quella definitiva: se, come si spera, ci sarà, dopo l'edizione di questi canti, la segnalazione di altre versioni o di altri versi si potrà alla fine su tutto il materiale fare un lavoro filologico attento per stabilire testi storicamente e criticamente attendibili.
Per quello che si riferisce alle melodie si deve dire che alcune di esse hanno un valore straordinario non solo per la suggestione sentimentale che possono suscitare ma anche per la struttura musicale da cui sono sorrette.
Su questo specifico punto occorrerebbe una nota del M. Luigi La Porta ma egli si è riservato di parlarne in altra occasione. In base alle osservazioni sparse che egli veniva facendo a mano a mano che si provavano e si trascrivevano le diverse partiture musicali posso documentare che certi passaggi o certi schemi appaiono, secondo il suo giudizio, degni della massima considerazione anche in ambito musicale più elevato.
Raffaele Cera
Dicembre 1978
*** A lavoro ultimato, è doveroso rivolgere una affettuoso ringraziamento alle prof.sse Rachele Delle Vergini e Maria Villani, instancabili nell'opera di ricerca e di registrazione dei canti, al signor Tonino Lombardozzi, collaboratore esperto e appassionato per la parte musicale, al dott. Sergio D'Amaro, che con pazienza certosina ha dattiloscritto tutto il materiale, fornendo anche degli utili suggerimenti sia per la trascrizione che per la traduzione dei testi. Ringrazio vivamente anche l'artista Filippo Pirro che con sensibilità e arte ha voluto dare una interpretazione pittorica del sentimento del popolo sammarchese sicché il volume esce per merito suo più ricco e più completo.
Un particolare senso di gratitudine devo esprimere al prof. Bronzini che ha voluto presentare questo lavoro in forma epistolare. Non ho ritenuto di dover operare delle revisioni sulla base delle osservazioni del prof. Bronzini perché esse vogliono costituire, e lo sottolinea espressamente nella lettera, un contributo per una discussione approfondita su taluni problemi di trascrizione e di traduzione che i Canti propongono attraverso il confronto delle diverse opinioni e interpretazioni (R. C.).