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Lettera di J. Tusiani a Raffaele Cera
Lettera di J. Tusiani  a Raffaele Cera
New York, 19 gennaio 1979
Carissimo Raffaele,
da Cosma Siani ho ricevuto ieri una copia dei Canti Popolari di S. Marco in Lamis e mi affretto, come vedi, a ringraziarti, a nome di tutti i Sammarchesi, per questo magnifico dono.
Quale gioia sia stato per me, da più di trent’anni lontano dalla nostra valle, il rileggere e risentire i nostri antichi canti, tu puoi ben immaginare. E m’illudo di vedere che la stessa gioia conforti e rianimi i Sammarchesi del Calderoso e di Stignano. Se fossi costì, proporrei un monumento in tuo onore per esserti mosso alla ricerca e alla tutela di questo nostro lirico retaggio minacciato dal tempo. E, quando penso che ci sono altri canti per un possibile e augurabile secondo volume, tocco li termini de la beatitudine (corsivo mio. L’espressione è presa dal cap. III della Vita Nuova (o Vita Nova), di Dante Alighieri, scritta tra il 1292 ed il 1295).
Son d’accordissimo con la tua introduzione e, perciò, mi verrebbe voglia di dibattere quanto ha detto il Bronzini. Mi par del tutto “fonetica” la tua trascrizione, tanto più che l’unico segno diacritico indispensabile (il segno š) lo hai riportato. Sì, la “calandredda dellu sole” viene da “calandra” ma ha perduto, nella coscienza dei parlanti, l’accezione primigenia.
E proprio ora mi accorgo di avere usato il “tu”: me lo consenta la tua giovinezza.
Congratulazioni ed auguri!
Con i più cordiali saluti,
Joseph Tusiani

Veduta di S. Marco in Lamis dal tetto del campanile della Chiesa Madre
Veduta di S. Marco in Lamis dal tetto del campanile della Chiesa Madre