garganovede, il web dal Gargano, powered in S. Marco in Lamis
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Continua la illustrazione delle bellezze del Gargano fatta da un sammarchese. Era il 1996 ed Alessandro Augello pubblicava questo pregevole volumetto, stimolato dall'allora sindaco di San Marco in Lamis Michele Galante e dall'assessore all'ecologia Matteo Tenace. Assunto principale di questa pregevole opera, oltre che lo scopo didattico ed illustrativo, era che (uso le parole dell'Autore):

"Noi riteniamo che il turismo sia una delle poche prospettive di sviluppo economico di S. Marco; però riteniamo anche che gli interventi ricettivi e tutti i servizi debbano essere concentrati fuori del bosco, a Borgo Celano, dove si potranno costruire tutte le strutture che uno vuole, con i criteri più opportuni e senza arrecare danni al bosco.
Nel Parco Nazionale del Gargano, nel quale la Difesa è inserita, vogliamo crederlo, affluirà il turismo naturalistico che è un turismo diverso da quello religioso che ora si muove verso S. Giovanni Rotondo. Non sta scritto da nessuna parte che il turismo naturalistico debba risolversi in una bolla di sapone. In ogni caso, se potrà aggiungersi a quello religioso, non si vede il motivo per snobbarlo. Di una cosa però si deve essere convinti: se nel bosco ci portiamo il cemento, la carta del turismo naturalistico ce la siamo giocata per sempre".

Ah, dimenticavo. Il dott. Alessandro Augello è emigrato con l'intera famiglia e di bosco, sviluppo, territorio, turismo ecc. si parla soltanto in occasione di qualche campagna elettorale oppure di qualche calamità naturale dovuta al dissesto idro-geologico.
Ho arricchito il testo con foto, note e sottolineature.

Presentazione

La località chiamata Cutinelli nel Bosco Difesa San Matteo a San Marco in Lamis (FG) nel Parco Nazionale del Gargano
La località chiamata Cutinelli nel Bosco Difesa San Matteo a San Marco in Lamis (FG) nel Parco Nazionale del Gargano
Siamo arrivati alla terza pubblicazione su una grande tematica, quella ambientale. Abbiamo continuato in quest'opera di sensibilizzazione sapendo dell'apprezzamento che i nostri concittadini hanno dimostrato verso le due precedenti.
In questo opuscoletto viene presentato il tema delle specie arboree non originarie del Bosco Difesa San Matteo e quello del rimboschimento. Temi che ci fanno conoscere ancora meglio l'ambiente e il territorio su cui viviamo, in modo da rispettarlo, conservarlo e valorizzarlo.
Come abbiamo già detto nelle precedenti pubblicazioni, conservare l'ambiente e un'opera lunga e difficile che richiede la collaborazione di tutti, in particolare della scuola, per la sua funzione educatrice, e dei suoi operatori.
Si ringrazia: la Lega Ambiente per la collaborazione; i Direttori Didattici, i Presidi e tutti gli insegnanti per l'opera di sensibilizzazione verso gli alunni; il dr. Alessandro Augello per la realizzazione dell'opuscolo.

Il Sindaco
On. dr. Michele Galante
L'Assessore all'Ecologia
dr. Matteo Tenace

Note dell'autore

Foto di processionaria.
Foto di processionaria.
Tre anni fa l'Assessore all'Ecologia Matteo Tenace mi chiese se ero disponibile ad approntare un opuscoletto su alcune problematiche ecologiche da distribuire alle scolaresche della Scuola Media e della quarta e quinta elementare.
Devo dire che accettai l'incarico con un misto di interesse e curiosità. Poiché l'esperimento andò bene si pensò di estendere l'iniziativa anche al primo biennio delle Scuole Medie Superiori con un programma che prevedeva la descrizione della flora della Difesa divisa per sezioni: flora arborea, flora arbustiva e flora erbacea.
Iniziando però la trattazione del primo argomento è parso evidente che il lavoro sarebbe risultato alquanto sterile se non si fosse affrontato il tema della gestione del bosco. Se ne è quindi parlato ampiamente nella prima parte della pubblicazione di due anni fa e solo dopo si è passati alle specie arboree autòctone.
Saltata l'iniziativa dell'anno scorso, quest'anno si doveva puntare l'attenzione sulle specie arbustive, senonché la forza delle cose mi ha indotto a mutare obiettivo. Come si poteva infatti ignorare la grande quantità di Conifere che sono presenti nella Difesa? Come si potevano ignorare specie quali il Noce, il Pioppo canadese, l'Olmo campestre, la Robinia, l'Ailanto, il Tiglio?
D'altro canto, una volta decisa la trattazione di queste piante, come non parlare del rimboschimento e dei suoi problemi ai quali le Conifere sono strettamente legate?
Flora del Parco Nazionale del Gargano.
Flora del Parco Nazionale del Gargano.
Ne è uscito un libretto sulle specie arboree allòctone del bosco Difesa S.Matteo e sui problemi del rimboschimento e si è rimandata al futuro la descrizione della flora mancante.
Detto questo, è necessario accennare a una questione sorta discutendo delle piante arboree indigene: il Tiglio, nella Difesa, è pianta autòctona o allòctona? Sino a poco tempo fa propendevo per la seconda ipotesi. Alcuni fatti però mi hanno indotto a mutare opinione e sono:
a) il rinvenimento di un suo nome dialettale: Tégghia;
b) la scoperta nella zona dell'Agrifoglio di una ceppaia che, oltre a presentare le cicatrici del taglio di altri fusti, presenta anche un bel fusto di una ventina di centimetri di diametro;
e) la sua presenza nella zona del Faggio descritta da un anziano taglialegna che ha lavorato per molti anni nel bosco.
Pertanto sembra opportuno che il Tiglio sia ascritto alle specie arboree autòctone della Difesa anche se il Pignatti non segnala la sua presenza in Puglia. V’è di più: il discorso andrebbe approfondito pure per l'Acero montano e per l'Olmo montano anche se certamente non è questa la sede più adatta per un tal genere di discorsi.
Per finire vorrei ringraziare: per una parte delle foto, il Geometra Giuseppe Cipriani di S. Severo e il professor Vincenzo Bonfitto di S. Marco in Lamis; per la foto sull'alluvione dell'82 il Signor Mario Pignatelli di S. Marco in Lamis; per l'aiuto nella classificazione delle specie il dr. Domenico Angeloro di Torremaggiore; di nuovo, il prof. Vincenzo Bonfitto per i suggerimenti sul linguaggio utilizzato assieme a quanti, nella Legambiente, mi hanno dato una mano nel rendere il libretto in forma più leggibile, soprattutto da parte dei destinatari principali che sono i ragazzi delle scuole.
S. Marco in Lamis, Dicembre 1996
L'Autore
Alessandro Augello

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Generalità' sulle specie arboree allòctone (non originarie) della difesa e problemi del rimboschimento

Galla su ceppaia di Roverella che, essendo pianta autòctona, difficilmente soccombe agli attacchi dei parassiti. La galla è una neoplasìa (formazione di nuovo tessuto di solito di origine patologica) che si forma su molte piante ma in special modo sulle querce, su rami e foglie. In genere deriva da punture di insetti subite dall'ovopositore manovrato per deporre le uova (soprattutto i Cinìpidi che sono una famiglia dell'ordine degli Imenotteri); le galle però possono derivare anche da funghi, batteri, freddo intenso.
Galla su ceppaia di Roverella che, essendo pianta autòctona, difficilmente soccombe agli attacchi dei parassiti. La galla è una neoplasìa (formazione di nuovo tessuto di solito di origine patologica) che si forma su molte piante ma in special modo sulle querce, su rami e foglie. In genere deriva da punture di insetti subite dall'ovopositore manovrato per deporre le uova (soprattutto i Cinìpidi che sono una famiglia dell'ordine degli Imenotteri); le galle però possono derivare anche da funghi, batteri, freddo intenso.
Egregi lettori, parliamoci chiaro: non abbiamo sprecato tempo e sudore nella piccola opera (non operetta!) che avete tra le mani per farvela abbandonare non letta in qualche angolo nascosto, il più lontana possibile dalla vista. Non pretendiamo che ve la sciroppiate in un sol colpo come usa talora il bevitore di birra in singolar tenzone con una fresca bottiglia sotto la canicola estiva. Ci basta anche che la sorseggiate di quando in quando in modo che, da tante parole, possiate distillare la miseria di un concettino che vi aiuti a capire il bosco in generale e in particolare la Difesa che, non dimentichiamolo mai, è di proprietà di tutti, anche vostra.
Siccome non possiamo ricorrere alla frusta per farvi piegare il capo su queste pagine, cercheremo di attrarre la vostra benevola attenzione ricorrendo a tutti gli espedienti di cui siamo capaci. Vi blandiremo con un legger facile, vi faremo vedere belle foto, vi racconteremo delle storie. Insomma, vi faremo divertire. Perciò, occhi puntati sul libretto e seguiteci nei ragionamenti che vi sottoporremo a giudizio.
A dimostrazione della leggerezza del nostro discorrere cominciamo subito con un periodo ipotetico del primo tipo.
"No! Il periodo ipotetico no!", dirà qualcuno. E un altro, più forte:
Aiuto! Ci vogliono ammazzare. Chiudiamo immediatamente il mattone. E che diamine, ragazzi! E' uno scherzo. Si voleva solo dire che, se facciamo una piccola indagine in paese, subito ci rendiamo conto che ci sono tre categorie di abitanti:
a) abitanti con genitori e progenitori tutti originari del posto (cozzi purosangue);
b) abitanti che, pur nati in paese da qualche generazione, si sa che provengono da ascendenti di altre parti, sia dell'Italia che dell'estero. Essi sono così ben inseriti nel contesto sociale che, se non lo sapessimo, li diremmo senz'altro originari di S. Marco;
e) abitanti che provengono da altre zone ma che sono venuti ad abitare da noi soltanto da poco tempo (forestieri e stranieri venuti qui a lavorare. Nordafricani più o meno di passaggio, alcuni Tedeschi alle Chiancate).
Lo stesso discorso, grosso modo, possiamo applicarlo anche agli alberi. Infatti, ci sono alcune specie che sono originarie del posto e sono dette autoctone. Esse sono adattate all'ambiente, resistono quando le condizioni climatiche si fanno precarie e non si ammalano facilmente, neanche se attaccate dai parassiti (soprattutto insetti e funghi).
Sono le specie arboree
Alberi in una Tavoletta votiva dipinta presente nel Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
Alberi in una Tavoletta votiva dipinta presente nel Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
che abbiamo già esaminato due anni fa e che per comodità riassumiamo brevemente: Roverella, Cerro, Leccio, Carpino nero, Carpino bianco, Acero campestre, Acero opalo, Faggio, Castagno, Pioppo trèmolo, Nocciòlo, Sambuco e Ciavardello.
Lammia Nuova, febbraio 95. Pino nero attaccato dalla Processionarla (Thaumatopea pityocampa Schiff., ordine Lepidotteri). Il Pino nero non è una pianta autòctona della Difesa e non appartiene neanche allo stesso orizzonte fitoclimatico. Perciò riesce a difendersi meno bene dagli attacchi dei parassiti rispetto alle piante indigene
Lammia Nuova, febbraio 95. Pino nero attaccato dalla Processionarla (Thaumatopea pityocampa Schiff., ordine Lepidotteri). Il Pino nero non è una pianta autòctona della Difesa e non appartiene neanche allo stesso orizzonte fitoclimatico. Perciò riesce a difendersi meno bene dagli attacchi dei parassiti rispetto alle piante indigene
A un secondo gruppo appartengono specie non originarie del luogo in cui si trovano, ma talmente ben ambientate da essere considerate del posto: esse son dette naturalizzate. Nella Difesa
Il Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
Il Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
, per il momento, c'è una sola specie arborea naturalizzata, l'Ailanto, il quale però si mantiene sempre ai margini del bosco.
Infine, ci sono specie che sono arrivate nella Difesa da poco. Alcune di esse sono state introdotte a scopo di rimboschimento e sono: Pino d'Aleppo, Pino nero e Cipresso; altre sono state introdotte a scopo ornamentale lungo strade e sentieri oppure attorno a qualche costruzione (Lammia Nuova, Pinciara) e sono: Robinia e Olmo campestre; altre sono state introdotte a piccoli gruppi in luoghi particolari: Noce e Pioppo canadese.
Alcune precisazioni
Riguardo al Noce, va specificato che, anche se per le campagne vicino alla Difesa è molto diffuso tanto da essersi naturalizzato, non è presente in questo bosco se non con qualche esemplare più che altro nelle zone private; perciò lo possiamo considerare alla stregua del Pioppo canadese: cioè introdotto da poco.
Dalla trattazione sono escluse le specie di interesse agrario presenti qua e là soprattutto nelle particelle private sul limitare del bosco. Ne sono esempi il Sorbo, il Fico, il Ciliegio. Sono escluse anche piante presenti con uno o pochissimi esemplari quali il Cipresso dell'Arizona e le Catalpe di recente messe a dimora lungo il Viale XXV Luglio che da Borgo Celano
Borgo Celano, in una Tavoletta votiva dipinta presente nel Santuario di San Matteo a San Marco in Lamis
Borgo Celano, in una Tavoletta votiva dipinta presente nel Santuario di San Matteo a San Marco in Lamis
porta sino al piazzale posto sopra la Pinetina di fronte ai Santi Medici.
Pino nero quasi completamente defoliato dalla processionaria
Pino nero quasi completamente defoliato dalla processionaria
Si parlerà invece solo delle specie non autòctone che hanno una importanza per la loro diffusione (perché si trovano in più punti del bosco) e per la loro presenta in massa , cioè per il loro numero relativamente elevato.
Un discorso a parte merita il Tiglio nostrale. Sembra che la nostra idea secondo la quale il Tiglio nella Difesa sia una pianta introdotta è da rivedere e vada perciò inserito tra le specie autòctone.
Infine, un accenno ad altre due specie: l'Acero montano detto anche A. fico, A. di montagna, A. tiglio e Loppone (Acer pseudoplatanus L. o Acer montanum Thuill) e l'Olmo montano del quale si dirà qualcosa in più parlando dell'Olmo campestre. Il primo, con qualche esile esemplare (giovani polloni), è presente sotto il Convento di S. Matteo, dove è presumibile che sia stato introdotto.
L'Olmo montano è invece presente in diversi luoghi al di fuori della Difesa. Tutte e due le specie meritano uno studio più approfondito e chissà se, alla fine, non sarà doveroso riconoscere anche per esse e magari per qualche altra specie, per ora insospettata, l'indigenato nella Difesa al pari di quanto ci è parso necessario per il Tiglio.
Questa è una questione spinosa sulla quale conviene essere cauti. Basta solo dire che una specie che ora non appaia presente non vuol dire che un tempo non esisteva. Essa può essere scomparsa o relegata a tracce irrilevanti semplicemente perché non interessava come fornitrice di legna o di altri prodotti. C'è stata cioè una forte pressione verso la sua scomparsa.
Nota

Ambiente. Processionaria.
Ambiente. Processionaria.
La Processionaria è un insetto che divora gli aghi dei Pini quando e allo stato di larva. Le larve si mantengono in gruppi e d'inverno costruiscono dei nidi nei quali si riparano dal freddo; essi appaiono come degli ammassi di seta biancastri alle estremità dei rami. Nel mese di marzo le larve escono dal nido in fila, quasi in processione (donde il nome di Processionaria) e si sparpagliano sulla pianta per nutrirsi. Ritornano poi sazie al nido seguendo il filo di seta deposto all'andata. Verso aprile, ormai mature, scendono nel terreno per formare il bozzolo dove si incrisalidano. A luglio sfarfallano e le femmine depongono le uova in un manicotto attorno agli aghi. Dopo circa 1 mese nascono le larve che si portano verso un ramo terminale dove formano il nido.
La lotta a questo insetto consiste nell'asportare i nidi e bruciarli, nel trattare con cloroderivati e nell'utilizzo di trappole con feromoni.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Le foreste nella storia dell'uomo

'Pagghiare' al limitare del bosco. Per avere un'idea di come dovevano vivere gli uomini primitivi non è affatto necessario tornare indietro nel tempo di migliaia di anni, basta tornare a prima della 2. Guerra Mondiale quando molti dei pagghiari adesso in abbandono erano ancora perfettamente agibili.
'Pagghiare' al limitare del bosco. Per avere un'idea di come dovevano vivere gli uomini primitivi non è affatto necessario tornare indietro nel tempo di migliaia di anni, basta tornare a prima della 2. Guerra Mondiale quando molti dei pagghiari adesso in abbandono erano ancora perfettamente agibili.
Immaginiamo di ritornare indietro nel tempo di circa 10.000 anni fa, epoca in cui, con i primi documenti scritti (graffiti sulle pareti delle grotte), si fa iniziare la storia dell'uomo. Immaginiamo di farci un bel giretto sulla groppa di una grossa aquila prestataci direttamente da Giove (immaginarlo non costa niente). Guardiamo dall'alto verso il basso. Cosa vediamo? Città, strade, campi arati, giardini? Niente di tutto questo.
A percorrere tutta l'Italia ci accorgeremmo con un certo stupore che essa era ricoperta quasi interamente di boschi. Gli alberi abbondavano dappertutto, eccetto in alcuni luoghi dove non potevano crescere per motivi ambientali: sulle cime delle Alpi o in riva al mare, in zone salmastre e acquitrinose, lungo le pareti di un vulcano in attività o in zone dove la piovosità era scarsa, eccetera.
In mezzo alle selve i nostri antenati si procuravano da mangiare cacciando gli animali selvatici, pescando i pesci nei fiumi, nei laghi, in mare. Quando non riuscivano a cacciare o a pescare niente dovevano accontentarsi dei frutti che trovavano nei boschi, di qualche radice e, perché no?, di insetti e altri animaletti che a noi, gente civilizzata, ora tanto fanno senso.
Lo dobbiamo ammettere: non doveva essere una gran bella vita. Senza luce, senza acqua corrente, senza macchine e senza la televisione. Con lo stregone a curare le malattie e i vecchi a raccontare storie accanto al fuoco per scacciare il freddo, la paura e gli animali feroci.
Cavallo che trasporta sacchi di carbone o carbonella lungo la strada che divide in due la Difesa. Nonostante l'avvento dei nuovi sistemi di riscaldamento, sono ancora molti coloro che, per scaldarsi, utilizzano il braciere di carboni. Specialmente gli anziani che ancora oggi amano raccontare storie ai nipoti riuniti attorno ad esso.
Cavallo che trasporta sacchi di carbone o carbonella lungo la strada che divide in due la Difesa. Nonostante l'avvento dei nuovi sistemi di riscaldamento, sono ancora molti coloro che, per scaldarsi, utilizzano il braciere di carboni. Specialmente gli anziani che ancora oggi amano raccontare storie ai nipoti riuniti attorno ad esso.
Sino a questo punto l'azione dell'uomo non aveva avuto un grosso impatto sulla natura sia perché il numero degli esseri umani era relativamente scarso sia per le tecnologie utilizzate che erano rudimentali. Pertanto, l'impatto dell'uomo sulla natura poteva essere considerato alla stregua di quello arrecato dalle altre specie animali.
La vita dei nostri avi, grazie a improvvisi lampi di genio che ogni tanto illuminavano la mente di un cacciatore, andò migliorando gradualmente ma con sicurezza. Sicché, facendo nuove scoperte e acquisendo nuove tecniche, gli uomini riuscivano a vivere più a lungo, a riprodursi più facilmente e a moltiplicarsi sempre di più.
Di pari passo però aumentavano i consumi il che significa aumento di energia. Domanda: qual era agli inizi l'energia più facile da utilizzare da parte dell'uomo? Risposta: quella incorporata nelle piante, nei suoi rami, tronchi, radici, frutti. Delle piante, a parte i frutti, l'uomo utilizzava la legna per riscaldarsi, per cuocere i cibi, per fondere i metalli. Le prime costruzioni erano tutte in legno; in legno erano i ponti, tutti in legno erano i mezzi di trasporto: carri, navinavi-in-legno.jpg. In legno erano gli attrezzi da lavoro.
Alluvione del 1982. San Marco in Lamis. Angolo Corso Matteotti - Via XX settembre
Alluvione del 1982. San Marco in Lamis. Angolo Corso Matteotti - Via XX settembre
Per secoli e millenni sembrò che i boschi non dovessero esaurirsi mai. Ma, taglia oggi, taglia domani, è andata a finire che essi non si sono affatto rivelati come una fonte inesauribile di ricchezza. Il problema era già presente ai Romani 2.000 anni fa. Andò man mano aggravandosi e molte leggi in varie parti e in tempi diversi vennero emanate per proteggere i boschi. Per fare un esempio, ai tempi della Repubblica di Venezia, attorno al 1450 al consiglio dei Dieci [che dopo il Doge era la massima autorità della repubblica] premeva possedere un inventario aggiornato degli alberi... che servivano a ricavare gli assortimenti da costruzioni navali e da sega; ... [il Consiglio] amministrava per suo mezzo il materiale legnoso, cercando così di evitare le crisi di rifornimento. (Cappelli).
Ma, per tornare ai nostri tempi, a forza di tagliare con criteri errati abbiamo disboscato intere pendici di monti, intere foreste che ora ci mostrano la terra nuda, facilmente soggetta all'azione devastatrice delle acque. L'ultimo colpo grosso alle foreste, verso la fine del secolo scorso, lo hanno dato le ferrovie che, per la produzione di traverse, hanno causato enormi disboscamenti.
Gravi danni ne sono derivati all'equilibrio idro-geologico che risulta alterato e costituisce la fonte primaria delle alluvioni, delle inondazioni e dei disastri vari che periodicamente si verificano in Italia come nel resto del mondo. Un altro grande danno è l'effetto serra, causa di scioglimento dei ghiacciai con la sommersione di molte terre nelle adiacenze del mare, di mutamento del clima e della desertificazione di interi territori.
Opera di sistemazione idraulica sotto il convento di S. Matteo. Tali opere sono realizzate per regolare il deflusso delle acque di scorrimento superficiale e impedire erosione e inondazioni.
Opera di sistemazione idraulica sotto il convento di S. Matteo. Tali opere sono realizzate per regolare il deflusso delle acque di scorrimento superficiale e impedire erosione e inondazioni.
Ora si cerca di fare marcia indietro con costi enormi. Ma rimboschire le montagne denudate non è impresa facile e immediata. Anche se riusciamo a far coprire di vegetazione le pendici dei monti, non bisogna farsi illusioni. Prima che si arrivi a un equilibrio soddisfacente occorrono centinaia e anche migliaia di anni. Infatti, una volta che le superfici sono denudate, il terreno attivo, che è costituito dai primi 30-50 cm di terra, fa presto ad essere portato via dalle piogge. Ricostituirlo è difficile perché esso è il risultato dell'opera continua di miliardi di microrganismi che si svolge nell'arco di moltissimi anni. Ci vengono in mente i fuochi d'artificio: tanto tempo per prepararli e in pochi attimi sono terminati.
Anche nella nostra Difesa, a monte, dove attualmente si presenta con cime prive di alberi e simili alle chieriche di tanti fraticelli, si fanno opere di rimboschimento in più punti; a valle invece si realizzano opere di regimazione delle acque meteoriche, frase molto tecnica che si può facilmente tradurre con si realizzano canali per lo scorrimento delle acque piovane.

L'alluvione del 2009


Foto 1alluvione-2009-01.jpg
 Foto 2alluvione-2009-02.jpg
 Foto 3alluvione-2009-03.jpg
 Foto 4alluvione-2009-04.jpg

In conclusione, la foresta è stata la fonte primaria del nostro sviluppo. In essa abbiamo trovato il cibo col quale nutrirci, la legna con la quale scaldarci, il legname col quale costruire le nostre case, i mobili, i mezzi di trasporto. Non le siamo stati molto riconoscenti. Abbiamo pensato che non potesse finire mai e oggi ne paghiamo le conseguenze. Per fortuna siamo ancora in tempo a intervenire utilmente e, se siamo intelligenti come diciamo di essere, dobbiamo imparare a tenerla nel dovuto conto.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Ottobre 95. Cime di monti spogli nella Difesa. In origine non c'erano interruzioni della copertura arborea testimoniata dalla presenta di molteplici ceppaie di querce e carpini che sono tenute allo stato arbustivo dai continui morsi degli animali al pascolo. Il pascolo, assieme ai tagli intensi e agli incendi, è stato la causa della distruzione della vegetazione nelle zone spoglie.
Ottobre 95. Cime di monti spogli nella Difesa. In origine non c'erano interruzioni della copertura arborea testimoniata dalla presenta di molteplici ceppaie di querce e carpini che sono tenute allo stato arbustivo dai continui morsi degli animali al pascolo. Il pascolo, assieme ai tagli intensi e agli incendi, è stato la causa della distruzione della vegetazione nelle zone spoglie.
Dunque, amici lettori, i monti spogli bisogna ricoprirlisan_matteo-02.jpg. Per impedire le frane e le alluvioni, si è detto. Tutto giusto, tutto esatto.
Però, a questo punto, bisogna sgombrare il campo da qualche aspettativa di troppo.
Ci sono dei problemi, infatti, che non possono essere risolti soltanto con una copertura vegetale.
Una immagine dell'alluvione del 2009.
Una immagine dell'alluvione del 2009.
In certi casi possiamo piantare tutti gli alberi che vogliamo però non riusciamo ad eliminare il problema. Si vuol parlare qui, per esempio, dei letti e delle pareti dei torrenti, delle pendici franosealluvione-2014-05.jpg, dei fenomeni erosivialluvione-2014-06.jpg che necessitano invece di opere in muraturaalluvione-2014-01.jpg, in cemento armatoalluvione-2014-07.jpg, di reti, di terrazzamentialluvione-2014-08.jpg, tutte opere che possono essere coadiuvate dalle piantealluvione-2014-09.jpg, ma mai da esse semplicemente sostituite.
Gli alberi hanno una grande influenza nel prevenire erosione e valanghe ma, una volta che tali fenomeni sono in atto, non possono essere più fermati dalle piante.
Per capire meglio il concetto è però necessario spendere qualche parola sul meccanismo col quale le piante svolgono la loro funzione idro-geologica.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Gli alberi possono frenare ma non interrompere l'erosione; in questo caso le radici imbrigliano in parte il terreno che in tal modo non può più scendere a valle. Per frenare i fenomeni erosivi bisognerebbe costruire un muro a secco, livellare il terreno, eccetera.
Gli alberi possono frenare ma non interrompere l'erosione; in questo caso le radici imbrigliano in parte il terreno che in tal modo non può più scendere a valle. Per frenare i fenomeni erosivi bisognerebbe costruire un muro a secco, livellare il terreno, eccetera.
Il terreno forestale è costituito da sabbia, argilla e limo più sostanza organica sotto tre forme: indecomposta, in via di decomposizione e sotto forma di humus. L'humus si ha quando non si riconoscono più i materiali di partenza: rami, foglie, resti di insetti, eccetera. Tutte queste parti costituiscono un insieme che non è mai compatto, ma è pieno di spazi vuoti, detti pori distinti in macropori (50%) e micropori (restante 50%). Nei primi sono immagazzinati momentaneamente l'acqua e a lungo termine l'ossigeno; nei secondi è immagazzinata l'acqua a lungo termine.
Sia gli uni che gli altri derivano dalla non perfetta adesione tra di loro delle particelle che costituiscono il terreno. Ma essi derivano soprattutto dalle radici che, morendo, lasciano dei canalicoli e dal fatto che i residui vegetali, attaccati da batteri e funghi microscopici, vengono poi attaccati da artropodi (crostacei, ragni, millepiedi, insetti) e anellidi (tra i quali i lombrichi) responsabili di parte della struttura porosa del terreno.
I pori occupano la metà del volume del terreno forestale. Ciò significa che, al limite, in un metro cubo di terra, si può immagazzinare mezzo metro cubo di acqua, pari a 500 mm di pioggia che è la piovosità media annuale delle regioni meridionali.
Vediamo dunque come si esplica in pratica la funzione idro-geologica del bosco. Ci sono due azioni:
1) Azione delle piante
Secondo Susmel:
- con pochi mm di pioggia l'acqua è intercettata dalle foglie al 90%;
- con 20-30 mm di pioggia l'acqua è intercettata solo per il 10-20%. Il resto arriva a terra;
- con piogge superiori ai 50 mm, l'intercettazione in pratica è pari a zero.
Quindi, quando si aprono le cateratte del cielo e la quantità di acqua che viene giù è rilevante, il potere dispersivo del bosco è più limitato di quanto si possa credere.
La grande importanza del bosco invece risiede nel diminuire la forza battente delle gocce d'acqua tramite le foglie degli alberi, le piante del sottobosco e la lettiera (strato di foglie e rami caduti dalle piante).
Alt! Momento di riflessione. Se pensate che la forza battente sia uno scherzo, siete in errore. Già i Romani avevano sperimentato che la goccia scava il fosso, anche se piccolo. Noi che abbiamo studiato l'algebra, cosa dobbiamo dire di milioni di gocce? La risposta è che scavano milioni di fossettini che uniti insieme danno un fossacchione (non un fessacchione). Pertanto, massimo rispetto e proseguiamo.
2) Azione del suolo
L'acqua, arrivata a terra scorrendo prima lentamente in rivoli sulla lettiera oppure infiltrandosi direttamente attraverso di essa, penetra nel terreno. Più spessa è la lettiera, minore sarà la velocità di penetrazione. Lo spessore della lettiera è più elevato nei boschi in buone condizioni.
Una immagine della alluvione del 2014 a San Marco in Lamis.
Una immagine della alluvione del 2014 a San Marco in Lamis.
Ma che fine fa l'acqua una volta arrivata nel terreno? Quella dei piccoli pori (50%) è trattenuta a lungo e rilasciata lentamente, mentre quella dei pori grandi viene trattenuta temporaneamente e rilasciata poi in un paio di giorni. In altre parole, il terreno esplica la funzione di diminuire la velocità di scorrimento dell'acqua. Il terreno si comporta cioè come un serbatoio o come una spugna: assorbe una gran quantità di acqua e successivamente la rilascia piano piano.
In termini tecnici si dice che il terreno aumenta il tempo di corrivazione che è il tempo che intercorre tra la caduta delle acque e il loro arrivo in un dato punto di un condotto.
Domanda: se mancano gli alberi e c'è soltanto terra arata, il suolo non svolge più l'azione regimante? La svolge eccome: viene meno la protezione dalla forza battente dell'acqua ma l'azione di rallentamento della velocità dell'acqua resta.
Ecco perché, quando si cementificano le pendici dei monti sulle quali si raccoglie il terriccio ivi portato dalle acque a fungere da spugna, venendo meno l'azione di rallentamento della velocità di scorrimento, c'è sempre da aspettarsi un'ondata di piena con esiti a volte disastrosi. Ma se proprio vogliamo costruire le nostre case su queste famose pendici, dobbiamo per forza pagarne le conseguenze? No: gli effetti negativi possono essere eliminati o ridotti con delle grandi e opportune opere di idraulica che però hanno i loro costi e proprio per questo non sempre si fanno o si fanno male.
L'azione regimante del suolo decresce a seconda che ci troviamo di fronte a: bosco, prato permanente, terreno agrario, roccia affiorante.

Il Noce del Passo
Tre briganti erano inseguiti dalle guardie. Ne avevano combinate di tutti i colori ed erano consapevoli che, se venivano catturati, difficilmente avrebbero salvato la pellaccia.
Stanchi, si erano fermati a riposare sotto un Noce.
'Ascoltatemi bene', disse il capo ai suoi compari, 'Il bottino, a causa del suo peso, ci ritarda la fuga. Ci conviene sotterrarlo e poi venirlo a recuperare quando le acque si saranno calmate'.
I due briganti si dichiararono d'accordo e, di buona lena, assieme al primo, scavarono una profonda fossa nella quale depositarono i marenghi.
'Ci ho ripensato!', esclamò ad un tratto il capo. 'Forse è meglio che uno di noi resti di guardia. Chi si offre?'
'Io', rispose immediatamente un brigante con la segreta intensione di squagliarsela coi soldi non appena gli altri due si fossero allontanati.
'Perfetto!', disse il capo puntandogli il fucile al petto e lasciando partire un colpo che lo uccise prima che si rendesse conto di ciò che stava accadendo. 'In questo modo sono certo che non scapperai. E tu - si rivolse all'altro -, vuoi fare la guardia anche tu?'
'No?', rispose impaurito il brigante. 'Io ti sono fedele'.
Benissimo!, esclamò il capo. 'Così guarderai con più attenzione' e, senza dargli il tempo di ribattere, sparò anche a lui.
'Non si sa mai', commentò sarcasticamente dopo che ebbe ricoperto la buca. 'In due la sorveglianza è più sicura'.
L'indomani il brigante venne catturato e fu condotto alla Noce del Passo per essere fucilato. Prima dell'esecuzione, rivolto ai curiosi che erano andati per assistere alla sua morte, disse:
II tesoro l'ho nascosto sotto un Noce.
Dovete sapere che a quel tempo non c'era campo che non avesse uno o più alberi di Noci; di conseguenza, i contadini della zona si misero a scavare nelle loro terre come dannati alla ricerca del tesoro, ma nessuno lo trovò. In compenso, per il gran lavoro che fu fatto in ogni terreno, quell'anno tutti ottennero un raccolto strepitoso.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?