
Muoversi su questo campo equivale a muoversi su un campo minato perché si rischia di urtare la suscettibilità di molti. Noi però, per quanto ci è possibile, cercheremo di fare dei ragionamenti pacati supportati da argomentazioni solide.
A proposito della Difesa, alcuni dicono: 'Noi non vogliamo il taglio degli alberi, ma nelle zone spoglie si potrebbe costruire. Alberi non ce ne sono e danni non se ne arrecano'. La nostra idea è che questa sia una posizione sbagliata.
Infatti, le zone della Difesa prive di vegetazione continuano a rimanere tali non perché lo erano in origine, ma perché gli animali al pascolo impediscono ai giovani getti delle ceppaie, ovunque presenti, di svilupparsi.
Altri vanno anche più in là e, pur di attrarre eventuali turisti, sarebbero disposti ad impiantare discoteche in mezzo al verde. Ve la immaginate una discoteca fra gli alberi a spandere note per il bosco? Gli animali della Walt Disney sono amanti della musica e suonano il Jazz, ma quelli veri amano la pace e se la squagliano al primo rumore sospetto, ammaestrati da secoli di esperienza.
Per chi non lo sappia, inoltre, c'è una legge che dice che le zone soggette a vincolo forestale (la Difesa lo è) non possono essere edificate neanche se sono spoglie. Si è arrivato a questo perché i faccendieri, che sono furbi, che facevano? Prima di questa legge bruciavano il bosco e automaticamente il vincolo cadeva potendo così dare il via ai tanto sospirati lavori di speculazione.
Ragazzi, non lasciatevi trarre in inganno da chi sostiene 'i piccoli e oculati interventi' nella Difesa! Da un dito si passa facilmente alla mano e dalla mano al braccio il passo è breve.
Noi riteniamo che il turismo sia una delle poche prospettive di sviluppo economico di S. Marco; però riteniamo anche che gli interventi ricettivi e tutti i servizi debbano essere concentrati fuori del bosco, a Borgo Celano, dove si potranno costruire tutte le strutture che uno vuole, con i criteri più opportuni e senza arrecare danni al bosco.
Nel Parco Nazionale del Gargano, nel quale la Difesa è inserita, vogliamo crederlo, affluirà il turismo naturalistico che è un turismo diverso da quello religioso che ora si muove verso S. Giovanni Rotondo. Non sta scritto da nessuna parte che il turismo naturalistico debba risolversi in una bolla di sapone. In ogni caso, se potrà aggiungersi a quello religioso, non si vede il motivo per snobbarlo. Di una cosa però si deve essere convinti: se nel bosco ci portiamo il cemento, la carta del turismo naturalistico ce la siamo giocata per sempre.
I Pini stranieri
Il Principe di vattelapesca era in visita nei suoi possedimenti. Giunto sulla Sila alla vista dei maestosi Pini laricii che lì vegetano spontanei, esclamò stupefatto: 'Li voglio nella mia riserva personale!' Al ritorno vide i magnifici Pini d'Aleppo del Gargano e disse: 'Anche questi li voglio nella mia riserva personale'.
Poiché il Principe voleva fare le cose per bene, chiamò i due saggi di corte e li invitò ad esprimere un parere. Il primo, Saggione, suggerì cautela: 'Maestà, qui siamo ad ottocento metri di altitudine. Gli alberi che volete piantare non sono del posto e non si sa come possono reagire. Se volete piantarli per il diletto della vostra vista, piantatene due piccoli gruppi'.
Saputello, invece, il secondo saggio, era per un intervento più consistente, 'Maestà', propose, 'le cose si possono fare in questo modo: pianteremo i Pini d'Aleppo nelle parti più basse della vostra tenuta che è di mille ettari, non uno di più non uno di meno, e i Pini laricii nelle parti più alte rispettando così la loro natura'. Il Principe che in realtà voleva seguire le indicazioni di chi lo invogliasse a piantare i nuovi alberi, diede queste disposizioni: 'Tu, Saputello, dirigerai i lavori e d'ora in poi sarai il solo dal quale accetterò consigli. Se però sbaglierai, pagherai con la vita. Tu, Saggione, sarai invece allontanato dalla corte'.
I lavori vennero eseguiti a regola d'arte e le piante crescevano rigogliose con grande soddisfazione del Principe. Quelli che non erano affatto contenti erano gli alberi del posto che, allarmati, si riunirono per decidere sul da farsi. Chiamarono anche loro i due saggi del bosco, il Leccio e il Castagno, e gli esposero la questione. "'mici e colleghi', dissero i vecchioni, 'non vi preoccupate. Lasciate che la natura segua il suo corso. Il tempo porterà da sola la soluzione'.
Il Principe intanto era orgoglioso dei nuovi alberi e non passava giorno senza che li ammirasse. Al loro ventesimo anno di età, però, in una notte cadde tanta neve quanta non se n'era mai vista a memoria d'uomo. Non un solo Pino d'Aleppo salvò la corteccia: chi perse grosse branche, chi ebbe molti rami rotti e chi venne spezzato in due dal peso della neve e dalla furia del vento, Per il dipiacere il Principe si chiuse in un minaccioso mutismo appena mitigato dal fatto che i Pini laricii non avevano subito alcun danno, al pari degli alberi indigeni. Ma quando in estate i suoi amati Pini subirono un attacco di Processionaria che li defogliò in gran parte, l'ira si impadronì del monarca che, fatto chiamare Saputello, lo redarguì duramente: 'Il tuo suggerimento si è rivelato sbagliato: ne pagherai il fio!' Poi fece condurre alla sua regale presenza Saggione e lo invitò a pronunciarsi: 'Cosa consigli?'
'Consiglio di non fare nulla. Bisogna solo recintare la zona e non far pascolare gli animali. Gli alberi originari, ben adattati all'ambiente, in breve riprenderanno il sopravvento e di questi Pini presto si perderà la memoria'. Il Principe ordinò che a Saputello venisse tagliata la testa e che Saggione rientrasse a palazzo con tutti gli onori. Gli alberi della sua riserva personale, di mille ettari precisi, non uno di più non uno di meno, appresa la notizia, tirarono un sospiro di sollievo.