Le foreste nella storia dell'uomo
A percorrere tutta l'Italia ci accorgeremmo con un certo stupore che essa era ricoperta quasi interamente di boschi. Gli alberi abbondavano dappertutto, eccetto in alcuni luoghi dove non potevano crescere per motivi ambientali: sulle cime delle Alpi o in riva al mare, in zone salmastre e acquitrinose, lungo le pareti di un vulcano in attività o in zone dove la piovosità era scarsa, eccetera.
In mezzo alle selve i nostri antenati si procuravano da mangiare cacciando gli animali selvatici, pescando i pesci nei fiumi, nei laghi, in mare. Quando non riuscivano a cacciare o a pescare niente dovevano accontentarsi dei frutti che trovavano nei boschi, di qualche radice e, perché no?, di insetti e altri animaletti che a noi, gente civilizzata, ora tanto fanno senso.
Lo dobbiamo ammettere: non doveva essere una gran bella vita. Senza luce, senza acqua corrente, senza macchine e senza la televisione. Con lo stregone a curare le malattie e i vecchi a raccontare storie accanto al fuoco per scacciare il freddo, la paura e gli animali feroci.
La vita dei nostri avi, grazie a improvvisi lampi di genio che ogni tanto illuminavano la mente di un cacciatore, andò migliorando gradualmente ma con sicurezza. Sicché, facendo nuove scoperte e acquisendo nuove tecniche, gli uomini riuscivano a vivere più a lungo, a riprodursi più facilmente e a moltiplicarsi sempre di più.
Di pari passo però aumentavano i consumi il che significa aumento di energia. Domanda: qual era agli inizi l'energia più facile da utilizzare da parte dell'uomo? Risposta: quella incorporata nelle piante, nei suoi rami, tronchi, radici, frutti. Delle piante, a parte i frutti, l'uomo utilizzava la legna per riscaldarsi, per cuocere i cibi, per fondere i metalli. Le prime costruzioni erano tutte in legno; in legno erano i ponti, tutti in legno erano i mezzi di trasporto: carri, navi. In legno erano gli attrezzi da lavoro.
Ma, per tornare ai nostri tempi, a forza di tagliare con criteri errati abbiamo disboscato intere pendici di monti, intere foreste che ora ci mostrano la terra nuda, facilmente soggetta all'azione devastatrice delle acque. L'ultimo colpo grosso alle foreste, verso la fine del secolo scorso, lo hanno dato le ferrovie che, per la produzione di traverse, hanno causato enormi disboscamenti.
Gravi danni ne sono derivati all'equilibrio idro-geologico che risulta alterato e costituisce la fonte primaria delle alluvioni, delle inondazioni e dei disastri vari che periodicamente si verificano in Italia come nel resto del mondo. Un altro grande danno è l'effetto serra, causa di scioglimento dei ghiacciai con la sommersione di molte terre nelle adiacenze del mare, di mutamento del clima e della desertificazione di interi territori.
Anche nella nostra Difesa, a monte, dove attualmente si presenta con cime prive di alberi e simili alle chieriche di tanti fraticelli, si fanno opere di rimboschimento in più punti; a valle invece si realizzano opere di regimazione delle acque meteoriche, frase molto tecnica che si può facilmente tradurre con si realizzano canali per lo scorrimento delle acque piovane.
L'alluvione del 2009
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In conclusione, la foresta è stata la fonte primaria del nostro sviluppo. In essa abbiamo trovato il cibo col quale nutrirci, la legna con la quale scaldarci, il legname col quale costruire le nostre case, i mobili, i mezzi di trasporto. Non le siamo stati molto riconoscenti. Abbiamo pensato che non potesse finire mai e oggi ne paghiamo le conseguenze. Per fortuna siamo ancora in tempo a intervenire utilmente e, se siamo intelligenti come diciamo di essere, dobbiamo imparare a tenerla nel dovuto conto.




