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Le foreste nella storia dell'uomo

'Pagghiare' al limitare del bosco. Per avere un'idea di come dovevano vivere gli uomini primitivi non è affatto necessario tornare indietro nel tempo di migliaia di anni, basta tornare a prima della 2. Guerra Mondiale quando molti dei pagghiari adesso in abbandono erano ancora perfettamente agibili.
'Pagghiare' al limitare del bosco. Per avere un'idea di come dovevano vivere gli uomini primitivi non è affatto necessario tornare indietro nel tempo di migliaia di anni, basta tornare a prima della 2. Guerra Mondiale quando molti dei pagghiari adesso in abbandono erano ancora perfettamente agibili.
Immaginiamo di ritornare indietro nel tempo di circa 10.000 anni fa, epoca in cui, con i primi documenti scritti (graffiti sulle pareti delle grotte), si fa iniziare la storia dell'uomo. Immaginiamo di farci un bel giretto sulla groppa di una grossa aquila prestataci direttamente da Giove (immaginarlo non costa niente). Guardiamo dall'alto verso il basso. Cosa vediamo? Città, strade, campi arati, giardini? Niente di tutto questo.
A percorrere tutta l'Italia ci accorgeremmo con un certo stupore che essa era ricoperta quasi interamente di boschi. Gli alberi abbondavano dappertutto, eccetto in alcuni luoghi dove non potevano crescere per motivi ambientali: sulle cime delle Alpi o in riva al mare, in zone salmastre e acquitrinose, lungo le pareti di un vulcano in attività o in zone dove la piovosità era scarsa, eccetera.
In mezzo alle selve i nostri antenati si procuravano da mangiare cacciando gli animali selvatici, pescando i pesci nei fiumi, nei laghi, in mare. Quando non riuscivano a cacciare o a pescare niente dovevano accontentarsi dei frutti che trovavano nei boschi, di qualche radice e, perché no?, di insetti e altri animaletti che a noi, gente civilizzata, ora tanto fanno senso.
Lo dobbiamo ammettere: non doveva essere una gran bella vita. Senza luce, senza acqua corrente, senza macchine e senza la televisione. Con lo stregone a curare le malattie e i vecchi a raccontare storie accanto al fuoco per scacciare il freddo, la paura e gli animali feroci.
Cavallo che trasporta sacchi di carbone o carbonella lungo la strada che divide in due la Difesa. Nonostante l'avvento dei nuovi sistemi di riscaldamento, sono ancora molti coloro che, per scaldarsi, utilizzano il braciere di carboni. Specialmente gli anziani che ancora oggi amano raccontare storie ai nipoti riuniti attorno ad esso.
Cavallo che trasporta sacchi di carbone o carbonella lungo la strada che divide in due la Difesa. Nonostante l'avvento dei nuovi sistemi di riscaldamento, sono ancora molti coloro che, per scaldarsi, utilizzano il braciere di carboni. Specialmente gli anziani che ancora oggi amano raccontare storie ai nipoti riuniti attorno ad esso.
Sino a questo punto l'azione dell'uomo non aveva avuto un grosso impatto sulla natura sia perché il numero degli esseri umani era relativamente scarso sia per le tecnologie utilizzate che erano rudimentali. Pertanto, l'impatto dell'uomo sulla natura poteva essere considerato alla stregua di quello arrecato dalle altre specie animali.
La vita dei nostri avi, grazie a improvvisi lampi di genio che ogni tanto illuminavano la mente di un cacciatore, andò migliorando gradualmente ma con sicurezza. Sicché, facendo nuove scoperte e acquisendo nuove tecniche, gli uomini riuscivano a vivere più a lungo, a riprodursi più facilmente e a moltiplicarsi sempre di più.
Di pari passo però aumentavano i consumi il che significa aumento di energia. Domanda: qual era agli inizi l'energia più facile da utilizzare da parte dell'uomo? Risposta: quella incorporata nelle piante, nei suoi rami, tronchi, radici, frutti. Delle piante, a parte i frutti, l'uomo utilizzava la legna per riscaldarsi, per cuocere i cibi, per fondere i metalli. Le prime costruzioni erano tutte in legno; in legno erano i ponti, tutti in legno erano i mezzi di trasporto: carri, navinavi-in-legno.jpg. In legno erano gli attrezzi da lavoro.
Alluvione del 1982. San Marco in Lamis. Angolo Corso Matteotti - Via XX settembre
Alluvione del 1982. San Marco in Lamis. Angolo Corso Matteotti - Via XX settembre
Per secoli e millenni sembrò che i boschi non dovessero esaurirsi mai. Ma, taglia oggi, taglia domani, è andata a finire che essi non si sono affatto rivelati come una fonte inesauribile di ricchezza. Il problema era già presente ai Romani 2.000 anni fa. Andò man mano aggravandosi e molte leggi in varie parti e in tempi diversi vennero emanate per proteggere i boschi. Per fare un esempio, ai tempi della Repubblica di Venezia, attorno al 1450 al consiglio dei Dieci [che dopo il Doge era la massima autorità della repubblica] premeva possedere un inventario aggiornato degli alberi... che servivano a ricavare gli assortimenti da costruzioni navali e da sega; ... [il Consiglio] amministrava per suo mezzo il materiale legnoso, cercando così di evitare le crisi di rifornimento. (Cappelli).
Ma, per tornare ai nostri tempi, a forza di tagliare con criteri errati abbiamo disboscato intere pendici di monti, intere foreste che ora ci mostrano la terra nuda, facilmente soggetta all'azione devastatrice delle acque. L'ultimo colpo grosso alle foreste, verso la fine del secolo scorso, lo hanno dato le ferrovie che, per la produzione di traverse, hanno causato enormi disboscamenti.
Gravi danni ne sono derivati all'equilibrio idro-geologico che risulta alterato e costituisce la fonte primaria delle alluvioni, delle inondazioni e dei disastri vari che periodicamente si verificano in Italia come nel resto del mondo. Un altro grande danno è l'effetto serra, causa di scioglimento dei ghiacciai con la sommersione di molte terre nelle adiacenze del mare, di mutamento del clima e della desertificazione di interi territori.
Opera di sistemazione idraulica sotto il convento di S. Matteo. Tali opere sono realizzate per regolare il deflusso delle acque di scorrimento superficiale e impedire erosione e inondazioni.
Opera di sistemazione idraulica sotto il convento di S. Matteo. Tali opere sono realizzate per regolare il deflusso delle acque di scorrimento superficiale e impedire erosione e inondazioni.
Ora si cerca di fare marcia indietro con costi enormi. Ma rimboschire le montagne denudate non è impresa facile e immediata. Anche se riusciamo a far coprire di vegetazione le pendici dei monti, non bisogna farsi illusioni. Prima che si arrivi a un equilibrio soddisfacente occorrono centinaia e anche migliaia di anni. Infatti, una volta che le superfici sono denudate, il terreno attivo, che è costituito dai primi 30-50 cm di terra, fa presto ad essere portato via dalle piogge. Ricostituirlo è difficile perché esso è il risultato dell'opera continua di miliardi di microrganismi che si svolge nell'arco di moltissimi anni. Ci vengono in mente i fuochi d'artificio: tanto tempo per prepararli e in pochi attimi sono terminati.
Anche nella nostra Difesa, a monte, dove attualmente si presenta con cime prive di alberi e simili alle chieriche di tanti fraticelli, si fanno opere di rimboschimento in più punti; a valle invece si realizzano opere di regimazione delle acque meteoriche, frase molto tecnica che si può facilmente tradurre con si realizzano canali per lo scorrimento delle acque piovane.

L'alluvione del 2009


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 Foto 4alluvione-2009-04.jpg

In conclusione, la foresta è stata la fonte primaria del nostro sviluppo. In essa abbiamo trovato il cibo col quale nutrirci, la legna con la quale scaldarci, il legname col quale costruire le nostre case, i mobili, i mezzi di trasporto. Non le siamo stati molto riconoscenti. Abbiamo pensato che non potesse finire mai e oggi ne paghiamo le conseguenze. Per fortuna siamo ancora in tempo a intervenire utilmente e, se siamo intelligenti come diciamo di essere, dobbiamo imparare a tenerla nel dovuto conto.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?