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E' una specie diffusissima non solo in campagna, ma anche nella città dove si trova per motivi ornamentali. Pur essendo un albero abbastanza familiare ad ognuno di noi, del Cipresso in genere si conoscono solo certi aspetti particolari legati a una sua forma specifica e a determinati luoghi. Qualora provassimo a chiedere a un gruppo di persone se conosce i Cipressi, la risposta più comune sarebbe questa: i Cipressi sono gli alberi alti e stretti che si trovano nel cimitero. In una tale risposta non vi è nulla di sbagliato, tuttavia è opportuno sottolineare che la forma slanciata, alla quale in genere si associa il Cipresso, appartiene solo ad una varietà della specie Cupressus sempervirens. Infatti, in natura ci sono più varietà che sono:
a) - Cupressus sempervirens varietà stricta Ait o pyramidalis Nym o fastigiata Hans. E' il cosiddetto Cipresso maschio. Questa varietà ha un tronco che, all'altezza della chioma, presenta delle biforcazioni dando origine a più branche molto ravvicinate tra di loro. Anche i rami sono molto appressati e verticali tanto che, a guardare la pianta da lontano, si ha l'idea che ci sia un solo tronco al posto di rami e branche. Questa è generalmente la varietà che troviamo nei cimiteri, indicati a S. Marco con un sinonimo curioso: "Alli cèrre pezzute" (Agli alberi appuntiti) che sono appunto i Cipressi. Questa varietà ha interesse ornamentale.
b) - Cupressus sempervirens varietà horizontalis Gord. Questa varietà è detta anche Cipresso femmina. Ha un solo tronco dal quale partono dei rami che sono inseriti su di esso a palchi e sono più o meno orizzontali rispetto al terreno. Questa varietà ha interesse forestale.
C) - A causa della ibridazione continua e multipla ci sono poi forme intermedie tra le due con rami inseriti sul tronco con angolo attorno ai 45 gradi.
Nonostante siamo abituati a vedere quasi sempre le forme verticali, il bello è che dove il Cipresso cresce spontaneo, esiste quasi esclusivamente nella forma orizzontale. Rarissimi sono gli esemplari della varietà verticale che invece appare così diffusa perché l'uomo l'ha fatta riprodurre artificialmente.
Questo è un fatto molto importante. Infatti, se la natura ha selezionato la forma orizzontale, è perché è più resistente alle avversità. Di ciò si deve tener conto nei rimboschimenti.
Il Cipresso non è originario della Difesa, ma non lo è neanche dell'Italia. Infatti, proviene da paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale (Grecia, Turchia), però si è naturalizzato in diverse parti, anche nella nostra penisola, in particolar modo in Toscana dove si è insidiato nelle zone più miti e calde, cioè nel Lauretum, spingendosi talora anche nelle zone più calde del Castanetum.
Le sue caratteristiche più importanti sono: una grande resistenza alla siccità, ma un'altrettanta grande sensibilità al gelo, soprattutto nella fase giovanile e nelle forme piramidali; una capacità di adattamento a tutti i tipi di terreno; una scarsa esigenza dal punto di vista nutrizionale perché frugalissimo. Se ci aggiungiamo l'abbondanza della fruttificazione e la facilità della riproduzione, abbiamo il quadro del perfetto albero da impiegare nel rimboschimento dei terreni nudi, superficiali e degradati.
E gli inconvenienti? Abbiamo già detto che è sensibile al gelo. Ora aggiungiamo che il suo limite nel rimboschimento è dato dal fatto che il Cipresso depone poca lettiera e quindi migliora poco il suolo. Se pertanto ci sono terreni poverissimi dove solo lui può prosperare, si può pensare anche a una cipresseta pura; quando invece il terreno ha un minimo di spessore e di fertilità si deve pensare alla consociazione con altre specie: Pini, Carpini, Orniello, Ginestre, cioè con specie pioniere e miglioratrici.
Oltre che nel rimboschimento e nei cimiteri, il Cipresso è molto utilizzato:
- nelle alberature stradali;
- come siepi per i giardini il che è da collegare alla sua capacità di emettere nuova e abbondante vegetazione. A questo proposito v'è da dire però che per questi scopi sta subendo dei grossi colpi perché attaccato da un fungo, il Coryneum cardinale.
Una curiosità
L'uso particolare nei cimiteri trova la spiegazione nel suo apparato radicale che si mantiene sempre superficiale anche nei terreni profondi. Ora che i morti sono sotterrati nei loculi, questo fatto non ha rilevanza, ma quando lo erano nella nuda terra, era opportuno piantare nei cimiteri alberi che con le loro radici non andassero a frugare nelle casse.
Per concludere l'esposizione sul Cipresso, diamo qualche notizia di carattere selvicolturale. I Cipressi non emettono polloni e quindi per le cipressete il solo governo possibile è quello a fustaia che, come al solito, può essere coetanea o disetanea. Dal Cipresso si ricava un legno molto pregiato perché resistentissimo ai marciumi (è praticamente immarcescibile) e alle tarme perché impregnato di una "oleoresina" che lo rende tra l'altro molto odoroso.
Va benissimo per mobili e anche per usi dove necessitano resistenza e non marcescenza: infìssi, travature, eccetera. Per la sua durezza è impiegato per lavori al tornio e in ebanisteria.

Caratteristiche

  • Foto Foto
  • Didascalia foto

    Pinetina, luglio 93. Varie forme di Cipresso. Sulla sinistra quella fastigiata, sulla destra quella orizzontale e al centro forme intermedie

  • Nome scientifico

    Cupressus sempervirens L. (Cupressaceae). In dialetto è indicato con il nome generico di "Ciprèsse"

  • Albero

    - di grande longevità (sino ai 2000 anni);
    - alto circa 30 m;
    - portamento slanciato e tronco colonnare;
    - forma piramidale, orizzontale o intermedia tra le due

  • Corteccia

    - di aspetto fibroso;
    - grigio-bruna;
    - molto fessurata longitudinalmente

  • Foglie

    - piccole, a squame e addossate le une alle altre;
    - disposte su 4 file a due a due opposte;
    - verde-scure;
    - ottuse, un po' concresciute coi ramuli;
    - con ghiandole resinose emananti un forte odore se strofinate

  • Gemme

    - lunghe circa 20 mm.;
    - biancastre;
    - ovali, tozze, appuntite;
    - resinose

  • Fiori

    - maschili: riuniti in piccoli amenti gialli alle estremità di getti laterali;
    - femminili: globosi, di color verde e tinti di rosa-violetto, portati su ramuli corti;
    - fioritura: febbraio-maggio

  • Frutti

    Strobili o Coni
    - solitari o a gruppetti;
    - lunghi 4 cm larghi 2-3;
    - grigiastri e, a maturazione, marrone-chiari;
    - lucidi e formati da circa 12 squame a forma di scudo dotate al centro di un umbone con un mucrone;
    - si formano nel 1. anno;
    - i semi, che maturano al 2. anno, sono sotto le squame e in numero di circa 15. Sono di 0,5 cm. neri e con ala stretta

  • Aneddoto

    Il Cipresso e il Pioppo
    Un Cipresso maschio passeggiava nervosamente davanti al bagno di casa sua. Ogni tanto, spazientito, bussando con foga alla porta, chiedeva ad alta voce. "Hai finito?"
    Dall'altra parte sua sorella, un Cipresso femmina, stava preparandosi per l'occasione. Tra poco ci sarebbe stato un matrimonio e voleva fare la sua bella figura. Per calmare il fratello, a intervalli, rispondeva: "Un attimo!, ho finito!".
    "Ho finito! ho finito!", borbottava il Cipresso maschio. "E' da stamattina che lo stai dicendo, ma intanto non ti decidi a uscire". In giro tirava aria di festa. Due giovani Pioppi stavano convolando a nozze e tutti gli abitanti del bosco erano invitati. Ognuno andava a fare gli auguri agli sposi, davvero ben combinati. Lui alto e slanciato, più minuta lei, ma benfatta.
    Finalmente arrivò il turno dei due Cipressi. "Formate una bella coppia", disse il Cipresso maschio anche a nome della sorella. "La natura è stata generosa con voi". "Vi ringraziamo per le parole gentili", disse il Pioppo femmina, cortese, ma fredda. "Quanto alla natura", aggiunse, "Se con noi è stata generosa, con voi Cipressi è stata sovrabbondante. Infatti, noi Pioppi siamo piante dioiche e siamo veramente divisi in maschi e femmine. Per cui, per avere dei figli dobbiamo per forza essere in due, al contrario di voi Cipressi che potete fare figli da soli".
    "Hai ragione", rispose il Cipresso femmina. "L'uomo ci ha divisi in Cipresso maschio e Cipresso femmina solo per errore. In realtà, noi siamo piante monoiche e ognuna di noi, avendo gli organi riproduttori sia maschili che femminili, può moltiplicarsi da sola. Tuttavia, di questo, voi Pioppi non vi dovete rammaricare: se la natura ha deciso così, avrà avuto i suoi buoni motivi".

Tra Torre Pucci e Peschici: pini in una zone percorsa da incendi.Le Conifere presenti nella Difesa sono tre: Pino d'Aleppo, Pino nero e Cipresso comune. Non mancano degli esemplari di Cipresso dell'Arizona dalle inconfondibili foglie di color glauco (azzurro-verde), ma il loro numero è troppo esiguo per rivestire una qualche importanza.
Per avere un'idea abbastanza precisa delle principali esigenze ambientali del Pino d'Aleppo, basta farsi un giro dalle parti di S. Menaio, uno dei luoghi dove questa specie è indigena. Nel resto dell'Italia non si è sicuri che lo sia e forse è stato importato, anche se tempo fa, dai suoi centri vegetazionali principali che sono le coste più calde del Mediterraneo.
Chi è stato sulla costa garganica sa che, dalle parti di S. Menaio e di Peschici, ci sono lunghi periodi di tempo senza che cada una goccia di acqua, soprattutto d'estate. Quindi, le piante che vivono da quelle parti devono essere resistenti alla siccità, essere cioè xerofile; ma, dato che lì fa molto caldo, devono essere anche resistenti al caldo, cioè termofile. In altre parole, il Pino d'Aleppo si trova bene nelle zone caldo-aride e risente dei climi più piovosi per cui non si sposta gran che verso il Nord dell'Italia (eccetto la Liguria) e neanche in alto, nel senso dell'altitudine, tanto da insediarsi soprattutto nelle sottozone più calde del Lauretum.
E' poco esigente in fatto di terreni: si adatta a tutti prediligendo quelli calcarei e rifuggendo solo quelli molto argillosi. Date le sue caratteristiche, nella Difesa, dove è stato introdotto a scopo di rimboschimento, ha avuto maggior successo, come c'era da aspettarselo, nelle parti più esposte a Sud e con minore altitudine.
Il Pino d'Aleppo forma delle bellissime pinete pure o si consocia con specie del suo orizzonte vegetazionale, in particolare con il Leccio. Nel suo sottobosco prevalgono arbusti quali il Lentisco, le Filliree, il Mirto, l'Asparago, eccetera.
Le piante possono essere governate solo a fustaia poiché i Pini non emettono polloni e quindi non possono essere governati a ceduo. Naturalmente, come tutte le fustaie, le pinete di Pino d'Aleppo possono essere coetanee o disetanee. Nel primo caso, come ormai dovremmo sapere bene, si adotteranno i tagli a raso o i tagli successivi; nel secondo caso i tagli saltuari, per singola pianta o per gruppi di piante. A questo punto una raccomandazione: per piacere, non facciamo tragedie se vediamo tagliare una pineta, in quanto per mantenersi vitale essa deve essere tagliata. Sempre che si tratti di tagli autorizzati, beninteso.
Il turno è piuttosto breve perché le piante maturano precocemente (50-70 anni), Anche se il Pino d'Aleppo non dà grandi produzioni di massa legnosa è una specie di notevole interesse perché il suo ruolo, oltre che nella difesa del suolo, si esplica nella funzione paesaggistica che è rimarchevole.
I Pini che si trovano lungo la Statale 272 che da S. Marco in Lamis va a S. Giovanni Rotondo, sono tutti Pini d'Aleppo che, infatti, si adattano benissimo nelle alberature stradali.
Il legname, anche se duro, non è molto apprezzato nella falegnameria fine perché è resinoso. E' utilizzato invece nella falegnameria grossolana come imballaggi, eccetera.

Caratteristiche

  • Foto Foto
  • Didascalia foto

    Pinetina, luglio 93. Pino d'Aleppo aghi e strobili

  • Nome scientifico

    Pinus halepensis Mill. (Pinaceae). In dialetto è indicato con il nome generico di "Pine"

  • Albero

    - arriva a 150-200 anni;
    - alto circa 20 mt.;
    - tronco spesso contorto;
    - chioma rada e poco regolare;
    - rami e ramuli prima fulvo-chiari, poi grigio argentei, quasi bianchi;
    - mollo resinoso

  • Corteccia

    - da giovane: grigiastra;
    - da adulto: bruno-rossiccia e a grosse placche contornate da profonde screpolature

  • Foglie

    Oppure aghi
    - persistenti;
    - riunite a due a due in ciuffi alle estremità;
    - lunghe 7-8 cm;
    - avvolte da una guaina;
    - sottili, acute, verde-chiaro

  • Gemme

    - acute e lunghe 7-8 mm;
    - bruno-rossicce;
    - apice incurvato;
    - non resinose

  • Fiori

    - maschili: riuniti in amenti gialli e cilindrici tinti di rosso;
    - femminili: verdi con sfumature violacee, portati su ramuli corti;
    - fioritura: da marzo a maggio

  • Frutti

    Detti strobili o Coni
    - da soli o a coppie e rivolti spesso verso il basso;
    - peduncolo breve;
    - rossastri o giallastri scuri;
    - lucenti e privi di resina;
    - conici o ad uovo, lunghi circa 10 cm, larghi 4;
    - composti da squame piane, poco rilevate, con l'orlo tondeggiante e con umbone;
    - senza carena trasversale;
    - maturano al 2° anno;
    - prima di cadere restano aperti sui rami per diversi anni;
    - semi piccoli, rossastro-neri;
    - con un'ala di 1,5-2 cm.

  • Aneddoto

    Il Pino d'Aleppo
    Un Pino d'Aleppo, piantato sotto il convento di S. Matteo per abbellire la Statale, discuteva animatamente con un suo parente, un Pino domestico. "E tu saresti quello che non sopporta il freddo?", gli diceva il Pino domestico. "Quello che non si spinge mai oltre certe altitudini?" "Certo!", rispondeva il Pino d'Aleppo. "E lo confermo. A me piace il caldo e per questo, di solito, me ne sto vicino al mare, dove la temperatura è più mite. Se io mi trovo in questo posto, è perché mi ci hanno portato. Come ben saprai, noi alberi non abbiamo le gambe per andare dove vogliamo!". "Buona questa delle gambe!", esclamò ironico il Pino domestico. "Tu sei solo un gran chiacchierone: dici di non amare il freddo e intanto, a salute, proprio qui dove il freddo non scherza, stai meglio di me". "Vedi, caro mio", rispose il pino d'Aleppo, "ognuno di noi ha una corteccia sola e cerca di tenersela addosso il più stretta possibile. Che io cerchi di resistere con tutte le mie forze non significa che qui mi trovi a meraviglia". "E poi, stai pur sicuro", continuò, "che io non creperò mai di mia spontanea volontà per farti ammettere che in fondo avevo ragione".

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