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Martedì, 31 Maggio 2016 15:13

Cipresso comune

E' una specie diffusissima non solo in campagna, ma anche nella città dove si trova per motivi ornamentali. Pur essendo un albero abbastanza familiare ad ognuno di noi, del Cipresso in genere si conoscono solo certi aspetti particolari legati a una sua forma specifica e a determinati luoghi. Qualora provassimo a chiedere a un gruppo di persone se conosce i Cipressi, la risposta più comune sarebbe questa: i Cipressi sono gli alberi alti e stretti che si trovano nel cimitero. In una tale risposta non vi è nulla di sbagliato, tuttavia è opportuno sottolineare che la forma slanciata, alla quale in genere si associa il Cipresso, appartiene solo ad una varietà della specie Cupressus sempervirens. Infatti, in natura ci sono più varietà che sono:
a) - Cupressus sempervirens varietà stricta Ait o pyramidalis Nym o fastigiata Hans. E' il cosiddetto Cipresso maschio. Questa varietà ha un tronco che, all'altezza della chioma, presenta delle biforcazioni dando origine a più branche molto ravvicinate tra di loro. Anche i rami sono molto appressati e verticali tanto che, a guardare la pianta da lontano, si ha l'idea che ci sia un solo tronco al posto di rami e branche. Questa è generalmente la varietà che troviamo nei cimiteri, indicati a S. Marco con un sinonimo curioso: "Alli cèrre pezzute" (Agli alberi appuntiti) che sono appunto i Cipressi. Questa varietà ha interesse ornamentale.
b) - Cupressus sempervirens varietà horizontalis Gord. Questa varietà è detta anche Cipresso femmina. Ha un solo tronco dal quale partono dei rami che sono inseriti su di esso a palchi e sono più o meno orizzontali rispetto al terreno. Questa varietà ha interesse forestale.
C) - A causa della ibridazione continua e multipla ci sono poi forme intermedie tra le due con rami inseriti sul tronco con angolo attorno ai 45 gradi.
Nonostante siamo abituati a vedere quasi sempre le forme verticali, il bello è che dove il Cipresso cresce spontaneo, esiste quasi esclusivamente nella forma orizzontale. Rarissimi sono gli esemplari della varietà verticale che invece appare così diffusa perché l'uomo l'ha fatta riprodurre artificialmente.
Questo è un fatto molto importante. Infatti, se la natura ha selezionato la forma orizzontale, è perché è più resistente alle avversità. Di ciò si deve tener conto nei rimboschimenti.
Il Cipresso non è originario della Difesa, ma non lo è neanche dell'Italia. Infatti, proviene da paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale (Grecia, Turchia), però si è naturalizzato in diverse parti, anche nella nostra penisola, in particolar modo in Toscana dove si è insidiato nelle zone più miti e calde, cioè nel Lauretum, spingendosi talora anche nelle zone più calde del Castanetum.
Le sue caratteristiche più importanti sono: una grande resistenza alla siccità, ma un'altrettanta grande sensibilità al gelo, soprattutto nella fase giovanile e nelle forme piramidali; una capacità di adattamento a tutti i tipi di terreno; una scarsa esigenza dal punto di vista nutrizionale perché frugalissimo. Se ci aggiungiamo l'abbondanza della fruttificazione e la facilità della riproduzione, abbiamo il quadro del perfetto albero da impiegare nel rimboschimento dei terreni nudi, superficiali e degradati.
E gli inconvenienti? Abbiamo già detto che è sensibile al gelo. Ora aggiungiamo che il suo limite nel rimboschimento è dato dal fatto che il Cipresso depone poca lettiera e quindi migliora poco il suolo. Se pertanto ci sono terreni poverissimi dove solo lui può prosperare, si può pensare anche a una cipresseta pura; quando invece il terreno ha un minimo di spessore e di fertilità si deve pensare alla consociazione con altre specie: Pini, Carpini, Orniello, Ginestre, cioè con specie pioniere e miglioratrici.
Oltre che nel rimboschimento e nei cimiteri, il Cipresso è molto utilizzato:
- nelle alberature stradali;
- come siepi per i giardini il che è da collegare alla sua capacità di emettere nuova e abbondante vegetazione. A questo proposito v'è da dire però che per questi scopi sta subendo dei grossi colpi perché attaccato da un fungo, il Coryneum cardinale.
Una curiosità
L'uso particolare nei cimiteri trova la spiegazione nel suo apparato radicale che si mantiene sempre superficiale anche nei terreni profondi. Ora che i morti sono sotterrati nei loculi, questo fatto non ha rilevanza, ma quando lo erano nella nuda terra, era opportuno piantare nei cimiteri alberi che con le loro radici non andassero a frugare nelle casse.
Per concludere l'esposizione sul Cipresso, diamo qualche notizia di carattere selvicolturale. I Cipressi non emettono polloni e quindi per le cipressete il solo governo possibile è quello a fustaia che, come al solito, può essere coetanea o disetanea. Dal Cipresso si ricava un legno molto pregiato perché resistentissimo ai marciumi (è praticamente immarcescibile) e alle tarme perché impregnato di una "oleoresina" che lo rende tra l'altro molto odoroso.
Va benissimo per mobili e anche per usi dove necessitano resistenza e non marcescenza: infìssi, travature, eccetera. Per la sua durezza è impiegato per lavori al tornio e in ebanisteria.

Martedì, 31 Maggio 2016 10:36

Pino d'Aleppo

Tra Torre Pucci e Peschici: pini in una zone percorsa da incendi.Le Conifere presenti nella Difesa sono tre: Pino d'Aleppo, Pino nero e Cipresso comune. Non mancano degli esemplari di Cipresso dell'Arizona dalle inconfondibili foglie di color glauco (azzurro-verde), ma il loro numero è troppo esiguo per rivestire una qualche importanza.
Per avere un'idea abbastanza precisa delle principali esigenze ambientali del Pino d'Aleppo, basta farsi un giro dalle parti di S. Menaio, uno dei luoghi dove questa specie è indigena. Nel resto dell'Italia non si è sicuri che lo sia e forse è stato importato, anche se tempo fa, dai suoi centri vegetazionali principali che sono le coste più calde del Mediterraneo.
Chi è stato sulla costa garganica sa che, dalle parti di S. Menaio e di Peschici, ci sono lunghi periodi di tempo senza che cada una goccia di acqua, soprattutto d'estate. Quindi, le piante che vivono da quelle parti devono essere resistenti alla siccità, essere cioè xerofile; ma, dato che lì fa molto caldo, devono essere anche resistenti al caldo, cioè termofile. In altre parole, il Pino d'Aleppo si trova bene nelle zone caldo-aride e risente dei climi più piovosi per cui non si sposta gran che verso il Nord dell'Italia (eccetto la Liguria) e neanche in alto, nel senso dell'altitudine, tanto da insediarsi soprattutto nelle sottozone più calde del Lauretum.
E' poco esigente in fatto di terreni: si adatta a tutti prediligendo quelli calcarei e rifuggendo solo quelli molto argillosi. Date le sue caratteristiche, nella Difesa, dove è stato introdotto a scopo di rimboschimento, ha avuto maggior successo, come c'era da aspettarselo, nelle parti più esposte a Sud e con minore altitudine.
Il Pino d'Aleppo forma delle bellissime pinete pure o si consocia con specie del suo orizzonte vegetazionale, in particolare con il Leccio. Nel suo sottobosco prevalgono arbusti quali il Lentisco, le Filliree, il Mirto, l'Asparago, eccetera.
Le piante possono essere governate solo a fustaia poiché i Pini non emettono polloni e quindi non possono essere governati a ceduo. Naturalmente, come tutte le fustaie, le pinete di Pino d'Aleppo possono essere coetanee o disetanee. Nel primo caso, come ormai dovremmo sapere bene, si adotteranno i tagli a raso o i tagli successivi; nel secondo caso i tagli saltuari, per singola pianta o per gruppi di piante. A questo punto una raccomandazione: per piacere, non facciamo tragedie se vediamo tagliare una pineta, in quanto per mantenersi vitale essa deve essere tagliata. Sempre che si tratti di tagli autorizzati, beninteso.
Il turno è piuttosto breve perché le piante maturano precocemente (50-70 anni), Anche se il Pino d'Aleppo non dà grandi produzioni di massa legnosa è una specie di notevole interesse perché il suo ruolo, oltre che nella difesa del suolo, si esplica nella funzione paesaggistica che è rimarchevole.
I Pini che si trovano lungo la Statale 272 che da S. Marco in Lamis va a S. Giovanni Rotondo, sono tutti Pini d'Aleppo che, infatti, si adattano benissimo nelle alberature stradali.
Il legname, anche se duro, non è molto apprezzato nella falegnameria fine perché è resinoso. E' utilizzato invece nella falegnameria grossolana come imballaggi, eccetera.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?