Corriere della Sera, 8 Maggio 1999
di Lorenzo Fuccaro
Giustizia e Colle, Berlusconi rilancia

MILANO - Quando affronta il tema della “demonizzazione dei partiti della prima Repubblica” la voce di Silvio Berlusconi vibra di indignazione. “E’ gravissimo - scandisce - quello che stanno facendo certe frange della magistratura a un uomo che è stato sette volte presidente della Repubblica … “. Un istante e poi si corregge: “Presidente del Consiglio e ministro”. Il Cavaliere allude a Giulio Andreotti, ma non ne fa il nome. E dalla platea si leva la voce dell'ex ministro Filippo Mancuso che urla: “Votiamolo per il Quirinale”. “Non è una idea peregrina, caro Filippo”, replica Berlusconi. Un botta e risposta, questo, che introduce il tema politico di questi giorni: la scelta del nuovo capo dello Stato. E la vicenda del senatore a vita sotto processo in Sicilia e a Perugia, per effetto di “incredibili teoremi”, non è stata introdotta a caso e rimanda al tema della giustizia a fini politici: “L'accusa di omicidio ad Andreotti offende l'intelligenza ed è un disonore che l'Italia non reagisca”. Il leader del Polo parla al Consiglio nazionale di Forza Italia dedicato alla presentazione dei candidati alle europee e alle amministrative. Un discorso di due ore per galvanizzare i suoi invitandoli a cercare consensi tra quei cittadini che una volta votavano Dc e che ora, morta la Dc, sono smarriti e tentati di disertare i seggi. Berlusconi, però, coglie l'occasione anche per lanciare messaggi agli alleati del Polo e agli avversari della maggioranza di centrosinistra.
Ripete che lui nomi per il Quirinale non ne farà. “Se ne facessimo uno - argomenta - questo candidato non avrebbe alcuna possibilità di essere eletto”. Ecco perché si limita a ricordare il metodo: dovrà essere un garante della Costituzione, non un uomo di parte, scelto con una larga maggioranza. Quindi, avverte il Cavaliere, nessun colpo di mano non coinvolgendo l'opposizione o, peggio, eleggendo il presidente contro l'opposizione. “Il centrosinistra - ricorda - trovi l'intesa su uno, due o tre candidati e ce li sottoponga. Solo in quel momento daremo una risposta”. Certo che, per il bene del Paese, “sarebbe la cosa migliore se la classe politica trovasse un accordo su un nome già alla prima votazione”. 
Berlusconi, benché sostenga il bipolarismo, auspica una legge che, sostituendo il Mattarellum, riduca il numero dei partiti, dagli attuali 40 si dovrebbe arrivare a sei, sette, massimo otto: “Con gli alleati del Polo - spiega - Forza Italia lavorerà a un progetto che introduca una soglia di accesso e impedisca ribaltoni e brogli”. La legge elettorale, sottolinea, “non è un valore in sé, ma soltanto un mezzo per raggiungere il vero scopo che per noi è la stabilità politica del Paese”.
Per strappare applausi Berlusconi cita i sondaggi che danno il Polo in testa e Forza Italia primo partito, e attacca la sinistra. Sui leader dei Democratici si sofferma e li divide in buoni e cattivi. A Romano Prodi augura buon lavoro per il suo incarico in Europa e arriva addirittura a prevedere forme di collaborazione, ma contro Di Pietro, Rutelli e Cacciari lancia giudizi sferzanti: “Avevano bisogno di una poltrona, visto che sono in via di rottamazione. Perché stanno insieme? Perché tengono famiglia”. La platea si spella le mani. E non sa che di lì a poco arriverà la replica di Di Pietro, altrettanto dura: “Ho la più profonda disistima nei suoi confronti”.
Lorenzo Fuccaro.
1999 - Giustizia e Colle: Berlusconi rilancia
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