Epoca, n. 213 del 31 ottobre 1954, pp. 19-24
Fotografiamo i cattivi
In Parlamento bisognerebbe istallare alcune macchine da presa per ritrarre i deputati che ricorrono alla violenza. Questi, sostiene l’on. Marazza, dovrebbero venire puniti.
di Giorgio Vecchietti
“Signor deputato”, scrive un anonimo cittadino di Prato, “non permetta più che succedano queste cose. Lei autorizzi i commessi a usare il bastone”. L'on. Marrazza ha il tavolo ingombro di lettere, gliene arrivano centinaia ogni giorno, e tutte, più o meno, su questo tono. Ora è un “padre
i famiglia”, un “cittadino onesto”, “un contribuente che paga le tasse”; ora è un “gruppo di buoni italiani”, una comitiva di amici che si riunisce la sera al caffè e hanno deciso di scrivergli con quella foga, con quel bisogno urgente di applaudire e di imprecare insieme che prende sempre la nostra provincia, dopo un grande avvenimento sportivo e una sciagura nazionale. Tutti presentano indignatissimi contro la zuffa a Montecitorio, tutti condannano le violenza, ma quasi tutti finiscono, come il cittadino pratese, per consigliare con naturalezza altra violenza, attribuendo a Marrazza dei poteri che non ha, ma che si vorrebbe che avesse. Bene lettere che lasciano perplessi.


Viviamo, non bisogna dimenticarlo, in tempi così politicizzati, così avvelenati dalla politica più stretta e gelosa, che persino le buone o le cattive maniere possono avere una “qualificazione” ed essere variamente accettate come manifestazioni di “sinistra” o di “destra”. Lo stesso accade, del resto, fuori del Parlamento e dei partiti. A differenza del suo collega di cinquant’anni fa, oggi, ad esempio, il professore che boccia uno scolaro ignorante si espone a un doppio rischio: di buscarsi una pallottola in fronte e di beccarsi la patente di “reazionario”. Ma poiché il Parlamento deve pur funzionare nonostante i pugni e i calci degli onorevoli, così come funziona la scuola, nonostante le sparatorie dei bocciati, Achille Marazza si è messo al lavoro con animo tranquillo e con qualche speranza di veder accolta la sua proposta.
“Di incidenti”, egli spiega, “se ne contano ormai a decine. Ogni volta il Paese ne fa scandalo, ma poi non si provvede, e rimane soltanto l’accresciuta diffidenza verso il regime parlamentare.
Noi abbiamo combattuto per instaurarlo. Non possiamo accettare silenziosamente che il suo prestigio sia ferito a morte e che si rafforzi nell'opinione pubblica la convinzione che il sistema non è rispettabili, dunque, occorre provvedere”. [...]
1954 - Fotografiamo i cattivi
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