Epoca, n. 396 del 4 maggio 1958
Nel giorno della noia obbligatoria sono proibite molte cose: è proibito, tra l'altro, vogare in barca, mangiare gelati, giocare al biliardo, indossare il frac.
Dal nostro corrispondente: Nantas Salvalaggio
Londra, maggio
La domenica inglese è sotto inchiesta. Il deputato laburista Denis Howell, che a tempo perso arbitra partite di calcio, ha proposto la revoca di una legge del 1625 che fa della domenica il giorno della noia obbligatoria. Lunga è la lista dei giochi proibiti nel giorno del Signore. Da trecentotrentatré anni, per esempio, è vietato giocare il cricket, e qualsiasi altro sport, fuori dei confini della propria parrocchia.
“I francesi”, osserva uno scrittore, “avrebbero fatto la rivoluzione per molto meno. Solo la natura paziente del popolo britannico ha consentito la sopravvivenza della legge più bigotta che si conosca dall'età del bronzo”.

Un “atto” del 1577 definisce “illegale” ogni tipo di lavoro domenicale, compreso quello degli attori, dei maniscalchi e degli osti. Nel 1780 il Parlamento andò oltre i limiti dell‘umorismo, proibendo i seguenti attentati alla santità della domenica: 1) Vogare in barca. 2) Vendere gelati o qualsiasi tipo di cibo non cotto. 3] Ballare o giocare a biliardo. 4) Andare a teatro.
Carlo I era indubbiamente un monarca severo. Egli ispirò e firmò il Sunday Observance Act in modo che la “domenica non fosse profanata e negletta da gente disordinata”. Ma se la sua legge non è mai stata abrogata è perché milioni di britannici si son sempre battuti con le unghie e coi denti per difendere l’austerità della festa settimanale. Potente e autorevole è “la s Società per l’osserrvanza del Giorno del Signore”, la quale vigila e condanna. Il suo presidente, signor Harry Legerten, pubblica una rivista intitolata Gioia e Luce. Con il tono secco e incisivo dei bollettini di guerra, Gioia e Luce informa i suoi abbonati delle più recenti vittorie:
”Il gioco del calcio è stato sospeso la domenica in una scuola di Belfast ... L’associazione di Cricket Furness ha respinto incontri domenicali ... Il comune di March ha rifiutato l'uso del suo campo di calcio per una partita da tenersi di domenica ... “.
Il giornale che più di ogni altro si è battuto contro la “legge del bigottismo” e il “decreto della noia” è il Daily Mirror. I suoi articoli hanno l’enfasi del J’accuse di Emile Zola:
“Fino a quando i Guardiani della tristezza strangoleranno la domenica inglese? Quanto tempo dovremo aspettare prima che finisca il Giorno della Ruggine? Fino a quando sarà considerato “nero peccato” il mangiare un gelato in una domenica d'estate?”.

Dalle dieci del mattino alle quattro di pomeriggio di domenica non è possibile distribuire il latte a domicilio. Perché? Perché in quelle sei ore i lattai devono trovare il tempo per andare a Messa e meditare sulla Bibbia. Attori, cantanti, pianisti non possono esibirsi di domenica, a meno che non le facciano “umilmente”, ossia senza ricorrere al trucco, e senza indossare abiti speciali. Non è ammesso il frac. Un violinista può suonare per beneficenza, ma in abito scuro o da passeggio. Un attore può recitare, ma a patto che non usi cipria, rossetto, parrucche e nasi finti. La proibizione dei nasi finti, malgrado l’intervento di dotti interpreti della legge, non è mai stata sufficientemente spiegata.
Forse lo spirito che ha originato il decreto di Carlo I era quello di dare alle domeniche un colore grigio, dimesso, di meditazione e preghiere. Ogni travestimento potrebbe suscitare ilarità smodata nel giorno dedicato al Signore. Esiste un paragrafo della legge che vieta persino ai cantanti di avanspettacolo di usare canne e bastoncini, a meno che non siano zoppi e paralitici.
Vietato è anche usare, nei numeri di varietà, il gonnellino scozzese. S’intende, solo la domenica.
Per gli europei che hanno assistito al dibattito delle Camere dei Comuni le occasioni di divertimento non sono state rare. Un deputato socialista si è scagliato contro il suo collega Denis Howell e l'ha accusato di voler spingere il popolo britannico verso “la disordinata dissipatezza” delle democrazie continentali. Il deputato George Thomas ha dichiarato con voce solenne:
“E’ mia opinione che la domenica, così com‘è, sia uno dei pilastri della nostra democrazia”.
Non vi è nulla che spaventi il signor Harry Legerton, presidente della “Società per l‘Osservanza del Giorno del Signore”, più di una domenica francese, o italiana o tedesca. Se va in vacanza a Parigi, o Roma, o Berlino, deve dominarsi per resistere all’indignazione. Gli stadi gremiti di folla, i teatri e i caffè nel pieno dell’eccitazione, rappresentano le sue spine nel cuore. Il suo sogno è che il mondo, di domenica, si chiude tutto in raccoglimento. Non grida di gioia, e musiche profane; ma sermoni, e suoni d‘organo.
Giustamente il lettore può chiedersi, a questo punto, che cosa facciano gli inglesi la domenica. In ordine d'importanza, ecco le loro occupazioni preferite: vanno a Messa; curano l’orto e il giardino; puliscono l’automobile; lubrificano le motociclette; attaccano chiodi; litigano con la moglie.
E’ chiaro che questo tipo di domenica non strappa l’entusiasmo agli immigrati da Napoli e da Marsiglia.
Gli italiani che vivono a Soho, se gli parlate di questo problema, prendono nostalgia. Peppino 'o Guappo, che vende frutte e verdure, sostiene che il più grande ostacolo per l'acclimatazione degli italiani non è né il mangiare, né l’abbigliamento, né il nebbione.
“Lo strazio nostro, signurì, è la domenica” declama Peppino. E che questa è vita? Uno lavora sei giorni filati, sgobba da matto per togliersi qualche sfizio la festa. E poi?
La festa, qua, è peggio di un mortorio, più sfessata di un funerale a Spaccanapoli. Li meglio negozi sono sprangati. Proibito qua, proibito là. Io, per esempio, sono amante del calcio. Mi piace il gioco fino. Ma lei crede che mi possa mai vedere una buona partita? Neanche per sogno. Qui giocano il sabato, che per me è giornata lavorativa. E quando posso io, la domenica, gli stadi sono vuoti come se fosse scoppiata la peste”.
Gli aspetti assurdi e superati della “legge sulla domenica” sono tanti che l’Inghilterra è oggi, secondo un sociologo, un popolo di “peccatori” e di fuorilegge.
Non esiste infatti una sola persona che almeno una volta, in vita sua, non abbia commesso un'infrazione.
Chi non ha mai mangiato, per esempio, un gelato di domenica? Chi non ha mai vogato in pattino, o giocato a biliardo nel giorno del Signore? Tutti ammettono, dunque, compreso l’Arcivescovo di Canterbury, che la legge di Carlo I è inadatta ai tempi.
“Una severità eccessiva e poco illuminata, ha detto l’arcivescovo, finisce col danneggiare, invece che servire, la causa della religione”.

Il giorno in cui si discusse la “legge sulla domenica”, la Camera dei Comuni fu disertata dai quattro quinti dei parlamentari. Solo cinquantasette deputati firmarono la richiesta di revisione della venerabile legge di Carlo I, ma erano troppo pochi; perché il Governo intervenisse, ce ne volevano almeno cento.
Il risultato è che la domenica inglese rimarrà, come dicono il Daily Mirror e Peppino ’o Guappo, il “giorno della noia”. Pazientemente, disciplinatamente, i cinquanta milioni di cittadini del Regno Unito si rassegneranno a una domenica senza teatri, senza sale da ballo e senza ristoranti. Le “orge domenicali” del Continente non saranno esportate oltre la Manica. Come tre secoli fa, il popolo britannico continuerà a dedicare la domenica al giardinaggio, ai lavori domestici, alle passeggiate con il cane. Che il resto del mondo si comporti in maniera diversa, non gli fa né caldo né freddo.
Anzi, in fondo in fondo, gli offre un nuovo motivo di orgoglio.
Nantas Salvalaggio