[...] Alcuni studiosi moderni chiamano Via Sacra Langobardorum un percorso di pellegrini che raggiunge Monte Sant’Angelo e attraversa tutta l’Italia dalla Chiusa in Val di Susa... Val Susa dalla Sacra di San Michele. Fotografia di Patrizia Mussa, 2010. © MuseoTorino. Chiusa (Clama , Guisa). I romani con questi nomi, e con quelli di Clausura, Clusura, alterati in Clisura e Clisuriae, chiamavano i luoghi stretti ne' monti de' confini, e da loro fortificati per chiuderne il passo a' popoli d'oltramonte non mai domi, benché vinti più volte. Siffatti luoghi venivano perciò appellati castelli, borghi, fortezze, e paragonati alle termopili de' Greci. Erano provveduti di stabili guernigioni, delle quali parlò Teodorico re al suo prefetto Fausto, ordinando che in Clusuriis Augustanis fossero di continuo sessanta soldati ben forniti di vittovaglie; perchè essi pro generali quiete finalibus suis noscitur insudare , et quasi a quadam porta provinciae gentiles introitus probatur excludere. E già sin dall'anno 443 gli imperatori Teodosio II e Valentiniano III decretavano che loro si riferisse, quemadmodum se militum numerus habeat , custrorumque ac clausurarum cura procectat. Goffredo Casalis, Dizionario storico-statistico-commerciale degli stati di SM il re di Sardegna , vol V. Torino, 1839. 'Chiusa di Susa (Clusae Longobardorum ), cova, nel mand. di Avigliana, prov. e dioc. di Susa, div. di Torino. Giace sulla destra sponda della Dora precisamente allo sbocco della valle di Susa. La sua positura è a scirocco del capoluogo di provincia, da cui è distante nove miglia. Fanno parte del suo territorio le due montuose villate di Bassinat e Bennal poste ad un'ora di salita. Delle sue vie comunali tenute in buono stato, una, della lunghezza d'un miglio, conduce, verso levante, a s. Ambrogio; un'altra in opposta direzione e per pari tratto di cammino scorge a Vayes: una terza, da tramontana, intersecando la strada di Francia, mette a Condove, oltre la Dora che ne lambe e ne divide i territorii, e vi si valica sur un bel ponte di legno che fu costrutto nel 1824… Cenni storici. Ciò che si è detto nel precedente articolo Chiusa, e le seguenti particolarità della valle in cui giace questo villaggio, rendono ragione dell'origine del nome di esso. Due monti, uno a destra della Dora chiamato anticamente Pirchiriano, e poi della Sagra di s. Michele, l'altro a sinistra del fiume già detto Caprasio, ed ora di Celle, convergendo tra loro vi vanno rinserrando il piano della vallea (vedi Celle di Susa ). L'antico autore della vita del beato Giovanni, romito che abitava il monte Caprasio verso la metà del secolo X, afferma essere di mille passi la larghezza di quel piano, e non lo è di più certamente. Il luogo che prese il nome della Chiusa, trovasi a' piedi della montagna di s. Michele, dal lato occidentale. Intorno alla giacitura di questo villaggio s'ingannarono parecchi scrittori del secolo passato, fra i quali il Beretti lo collocò a piè del Moncenisio, ed il Muratori lo indicò vagamente verso questo stesso monte. Recenti geografi di Francia e d'Italia fecero anche peggio, confondendolo colla Chiusa di Cuneo, e di due paesi facendone un solo. Caduto il regno de' goti in Italia, gli imperatori greci riebbero per un tempo con questa penisola anche la valle di Susa, che loro fu tolta nel 575 da' longobardi, ed a questi ripigliata non molto dopo dal re de' borgognoni Gontranno. Fatta la pace, fu tra loro divisa la valle, e ne vennero fissati a questo stretto i naturali confini, in guisa che la parte verso Torino si chiamò di Lombardia, e l'altra di Borgogna, o de' franchi. Cosi il franco territorio terminava tra la Chiusa e la terra di Vayes, d'onde si diparte la meridionale catena de' monti, che conduce presso Giaveno al Sangone; e Gontranno faceva unire la sua parte di questo territorio alla nuova diocesi di Moriana. Siffatto confine tra i due regni d'Italia e di Francia sussisteva per anco a' tempi di Carlo Magno, il quale in una divisione de' suoi Stati, ch'egli fece tra' suoi figliuoli nell'806, comprese Vallem Segusianam usque ad Clusas. Furono frequenti gli assalti e le difese di queste Chiuse che i longobardi munirono di una grossa muraglia prolungata da una parte e dall'altra, ed anche di fortini e torri, di cui vedevansi ancora le fondamenta nel secolo in cui scriveva il cronista della Novalesa. Pipino detto il corto, padre di Carlo Magno, non conoscendo al suo tempo altra via per discendere in Italia, tranne quella del Monginevro, pervenuto colle sue genti alle Chiuse, vi trovò il re longobardo Astolfo che con esercito poderoso era disposto ad azzuffarsi con lui. Quell'impresa de' franchi non essendo riuscita prosperamente, toruovvi Pipino un'altra volta, e trovatovi pure lo stesso re longobardo preparato ad impedirgli il passo, condusse le sue truppe nelle valli laterali, a destra del colle della Rossa e di Coazze, e riuscendo a Giaveno, ed Avigliana, sorprese i longobardi alle spalle, mettendoli in piena rotta. Dopo ciò i franchi Clusas funditus everterunt , come dichiarò Anastasio bibliotecario nella vita di papa Zaccaria. Il manco lato che i franchi tennero questa volta per superare le Chiuse, fu dai successivi scrittori detto Via Francorum. Carlo Magno nel venire in Italia l'anno seppe che Desiderio re de' longobardi, dopo avere ristorate le Chiuse, eravisi con buon nerbo di soldati appostato. Secondo che narra il novaliciese cronografo, pigliò anch'egli l'anzidetta strada de' franchi, pervenne co' suoi in planiciem vici cui nomea erat Gavensis, Giaveno: locchè rese inutile ogni difesa de' longobardi. Ma gli annali de'franchi a quest'anno 773, riferiscono ben diversamente la cosa. Carlo Magno, dopo molti vani assalti delle linee, disperando ormai di superarle, ottenne poi finalmente di vederle a un tratto quasi vuote di difensori. Il re Desiderio si vide in un istante abbandonato da molti de' suoi duchi, e dovette coi pochi rimasti fedeli ricoverarsi frettolosamente a Pavia. Carlo Magno premiò que' traditori, conservandoli nei loro ducati del Friuli, di Chiusi, di Spoleto, ecc. A questo modo i franchi ebbero in mano l'Italia, finì il regno longobardo, e restò lungo tempo a questo memorabile sito il nome di Clusae Longobardorum. Conceduta poi da' successori di Carlo Magno l'intiera valle ai marchesi di Susa, e venuta in progresso di tempo nel dominio de' principi di Savoja, fu la Chiusa, insieme con s. Ambrogio, Giaveno, ed altre terre, donata da Umberto II alla rinomatissima badia di s. Michele, cui edificava verso il fine del secolo x sull'anzidetto monte Pirchiriano un Ugo di Montboisier'. Goffredo Casalis, Dizionario storico-statistico-commerciale degli stati di SM il re di Sardegna , vol V. Torino, 1839.