Processo per un furto di decorazioni dell'Ordine della Corona d'Italia.

1879 Illustrazione italiana pag.189
1879 Illustrazione italiana pag.189
Scrivere ancora un capitolo, raccontando la storia del processo avvenuto in Roma nel dicembre del 1872, per un furto solennissimo di decorazioni dell'Ordine della Corona d'Italia. Nel primo libro di questa storia è detto come in Piemonte si regalasse la croce dei Santi Maurizio e Lazzaro ad un ex-galeotto. Qui si dirà come i brevetti della Corona d'Italia venissero audacemente rubati.
Due erano gli accusati. Un impiegato del Ministero di grazia e giustizia, ed un apostata. Ecco la relazione pubblicata da tutti i giornali:
"Un bel giorno si presentavano al cancelliere del magistero dell'Ordine della Corona d'Italia tre brevetti di cavaliere, intestato l'uno al signor Cottur, suddito francese, l'altro al signor Francesco Mayer, suddito tedesco, direttore della Banca austro-italiana, ed il terzo al signor Bicchi, suddito italiano e sarto in Firenze, perché venissero esaminati, e si vedesse quando erano stati registrati. Il cancelliere, cui venivano offerti i brevetti, aveva appena gettati gli occhi sopra di essi, che, accortosi come fossero stati falsificati, dichiaravali per tali, e più non volle restituirli.
Di questo fatto non tardarono a farsi sentire le conseguenze. Due individui venivano arrestati, cioè Luigi Danesi, d'anni 25, nato a Pisa e dimorante in Roma, perché applicato al Ministero della pubblica istruzione, e Franchelucci Domenico, d'anni 43, nato in Pesaro e domiciliato in Firenze, colpiti dalla grave imputazione di truffa con falso in documento pubblico. La truffa appariva da ciò, che quelli da cui erano stati acquistati i tre diplomi avevano sborsato 4.000 lire.
1879 Illustrazione italiana pag.197a
1879 Illustrazione italiana pag.197a
Questo processo doveva essere trattato nel mese di novembre, ma fu poi rinviato, perché erano state trascurate alcune formalità richieste dalla legge. Il 10 di dicembre però Danesi e Franchelucci comparivano innanzi alle Assise per rispondere del reato loro ascritto.
1879 Illustrazione italiana pag.197b
1879 Illustrazione italiana pag.197b
Formato il giurì, il cancelliere dava lettura dell'atto d'accusa, in cui veniva narrato come avesse origine la falsificazione dei tre brevetti e la truffa delle 4.000 lire.
Si introducono i testimoni nella sala. Essi sono 25, dei quali 7 a carico e 18 a discarico. La maggior parte dei testimoni appartiene ad una condizione elevata, e fra gli altri si contano i commendatori Cantoni e Rezasco.
Si viene all'interrogatorio degli imputati. Per il primo è interrogato il Franchelucci, il quale, con voce sicura ed una certa eloquenza di esposizione, parla nientemeno che per un'ora ed un quarto, facendo una accuratissima esposizione dei fatti per cui è chiamato a rispondere innanzi alle Assise. E non poteva esser di meno, dal momento che il Franchelucci, interrogato sulle sue generali, aveva risposto che aveva la professione di professore di filosofia razionale!
II Franchelucci, per difendersi, cercò di gettare tutto il torto addosso al Danesi. Allora sorse l'avvocato del Danesi, e domandò di conoscere la vita del Franchelucci, "il quale, disse, ha fatto tanto sfoggio di onestà". E questi la espose egli stesso nei termini seguenti:

1879 Illustrazione italiana pag.200
1879 Illustrazione italiana pag.200
1879 Illustrazione italiana pag.201
1879 Illustrazione italiana pag.201
Franchelucci. Io nacqui in Pesaro. Leggendo, a 15 anni, i Promessi Sposi del Manzoni, m'innamorai della figura del Padre Cristoforo, e sentii il bisogno di farmi frate. (Ilarità) Fui cappuccino, fui maestro, e venni a Roma ad insegnare teologia fra i canonici lateranensi. Nel 1859, io, sentendo del patriottismo volli prender parte alle battaglie della indipendenza. Seppi poi della pace di Villafranca, e andai a Torino senza prender parte alla guerra. A Torino studiai le persecuzioni dei Valdesi, andai nelle valli di Pinerolo, e in casa del Pastore valdese stetti cinque mesi a studiar la teologia protestante. Dal ministro Mamiani fui nominato maestro al Collegio del Carmine di Torino. Poi fui mandato cappellano militare a Firenze e Perugia. Chiesi di tornare a Roma, e ottenni il permesso di tornarvi come ecclesiastico. Io teneva condotta molto riservata, ma caddi in sospetto al Governo pontificio per le mie opinioni dommatiche (sic). Subii una perquisizione, e allora tornai nel Regno d'Italia. Fui nominato professore prima a Chiaravalle e poi a Loreto. A Loreto non mi trovai bene, e tornai a Firenze, dove conobbi il signor Antonio Corti, che mi offerse di assumere l'istruzione dei suoi figli. Io restai fino al novembre 1867 in casa Corti con 2.000 lire all'anno.
Presidente. Avevate altre risorse?
Franchelucci. Ne avevo altre, facevo ripetizioni, lezioni, ecc. Ero inoltre ministro della Chiesa anglicana, che aveva la sua cappella in via dei Servi, numero 30, a Firenze. Mi si davano lire 120 al mese. Stetti circa tre mesi. A Firenze presi moglie. Mi sono sposato davanti al sindaco di Firenze. Il conte Marescotti di Roma fu testimonio.
Avvocato Lopez. Come giustifica il Franchelucci la somma di quasi 2.000 lire che si trovò in casa sua?
Franchelucci. Io potei fare delle economie, giacché sono stato sempre massaio, sempre economo, non ebbi vizi di sorta. Forse avrò sacrificato troppo alla vaga Venere! (Risa). Per questo presi moglie. La natura si è vendicata del Concilio di Trento. (Ilarità)".

1879 Illustrazione italiana pag.205a
1879 Illustrazione italiana pag.205a
Da questa edificante autobiografia possono i lettori conoscere l'uomo, e i posteri giudicheranno il Governo che lo protesse contro la tirannide di Roma.
Il processo occupò cinque udienze della Corte di Assiste di Roma, cioè quelle del 6, del 7, del 9, del 10 e dell'11 dicembre. Nella prima si udirono le deposizioni degli imputati e quelle del signor commendatore Rayna e della signora Viano, vedova Maestri, parte civile. Il Rayna e la Viano formavano una specie di agenzia di decorazioni, e, fidandosi dell'influenza del Danesi, avevano sborsate lire 4.000 per ottenere i diplomi di cavalieri della Corona d'Italia ai signori Cottur, Bicchi e Mayer.
Nella seconda udienza, che fu quella del 7 dicembre, la signora Viano, vedova Maestri, ed il signor Rayna confermarono le particolarità della truffa delle 4.000 lire e dei brevetti falsi, narrando tutte le circostanze che accompagnarono i fatti. Il commendatore Arghinenti, capo-divisione al Magistero dell'Ordine della Corona d'Italia, narra come gli fossero presentati i diplomi di cavaliere perché se ne verificasse la registrazione, e che avendoli riconosciuti per falsi, non volle più restituirli, ma chiese al Franchelucci quando e da chi li avesse avuti. Questi rispose che gli erano stati consegnati nella mattina stessa, ma che non avrebbe detto il nome di chi glieli aveva consegnati, se non innanzi all'autorità. Il Franchelucci poi si sarebbe fatto consegnare una ricevuta per suo discarico.
1879 Illustrazione italiana pag.205b
1879 Illustrazione italiana pag.205b
Il teste ammise che potessero esistere altri brevetti già firmati senza che il Magistero dell'Ordine potesse averne cognizione; ma, quanto a quelli che furono a lui presentati dal Franchelucci, nulla poteva verificarsi, perché ne era stato cancellato il numero d'ordine.
È quindi introdotto il commendatore Rezasco. Egli offre alcuni schiarimenti sopra lo stipendio che aveva il Danesi, e aggiunge che questi poteva benissimo mettere le mani sopra dei diplomi; essendovene anche in giornata nel Gabinetto.
Pubblico Ministero, difesa ed imputati sollevano qui una tempesta di domande, in seguito alle quali il Danesi asserisce che nei decreti reali di nomina vi era una spazio bianco, in cui, per la comodità di sottoporli alla Orma di Sua Maestà, si scrivevano parecchi nomi di seguito, ed aggiunge che deve con suo dispiacere constatare come alcune volte il ministro vi aggiungesse dei nomi prima che i decreti stessi fossero registrati al Magistero. Altre volte poi il ministro avrebbe ritenuto dei decreti già firmati da Sua Maestà, non dando loro seguito. Queste dichiarazioni sollevano una specie di battaglia; il presidente ed il commendatore Rezasco in special modo contestano il fatto al Danesi. Il commendatore Rezasco depone però che aveva del Danesi buonissima opinione.
Altra importante deposizione fu quella del cavaliere Rinaldo De Sterlich, segretario al Ministero di grazia e giustizia. Egli, tra le altre cose, depone che il Danesi a Roma non aveva speso alcun denaro in vestiario, e che a Firenze praticava la più ragguardevole società ed aveva l'accesso libero a parecchi teatri siccome giornalista.
1879 Illustrazione italiana pag.205c
1879 Illustrazione italiana pag.205c
Poco dopo, il rappresentante del Pubblico Ministero, cavaliere Galletti, chiede la parola, e racconta come, subito dopo il rinvio di questa causa, che ebbe luogo circa un mese fa, giungesse una lettera all'indirizzo del signor Danesi. La busta portava l'indicazione di Firenze, presso il Ministero della pubblica istruzione, ma poi si era sostituito l'indirizzo delle Carceri Nuove. Secondo le prescrizioni carcerarie, la lettera fu aperta, e vi si rinvenne un biglietto di visita, su cui stava scritto il nome di Auguste Masswieux, e sotto il nome queste parole scritte in lingua francese: "Ho ricevuto il vostro biglietto segreto. Accetto. Non dite niente sul mio conto. Avrete le diecimila". Un biglietto così misterioso suscitò i sospetti dell'autorità, che cercò spiegarne il senso, e a tal proposito interpellò anche il Danesi ed il Franchelucci perché fornissero una spiegazione. Ma i due imputati persistettero nell'asserire che mai non avevano conosciuto il Masswieux, e che quel biglietto riusciva incomprensibile anche a loro.
Durante la stessa udienza giunse la relazione telegrafica del ministro italiano a Bruxelles, e si rilevò che il Masswieux è un mercante di vino, sopravvegliato dalla polizia, perché sapevasi aver egli acquistato a Parigi una falsa decorazione da certo Bastelli Foscolo, che fu ora processato e condannato a Parigi siccome negoziante o spacciatore di falsi diplomi. Gli imputati però persistono asserendo di non conoscere il Masswieux.
Nelle udienze del 9 e 10 dicembre si udirono la requisitoria del Pubblico Ministero e le arringhe degli avvocati difensori; l'11 ebbe luogo il verdetto dei giurati e la sentenza della Corte, per cui fu assolto il Danesi, e il Franchelucci, in cui vantaggio furono ammesse le circostanze attenuanti, venne condannato a tre anni di reclusione.