Dei ladri in Roma ed in Italia nel primo anno dopo la conquista di Roma.

1879 Illustrazione italiana pag.141a
1879 Illustrazione italiana pag.141a
Che molti ladri entrassero in Roma dopo che divenne capitale del Regno d'Italia, non può assolutamente negarsi. Il deputato Crispi diceva alla Camera dei deputati nella tornata del 22 dicembre 1871: "Qui nella stessa Roma abbiamo dovuto notare delle continue aggressioni nelle strade".
Anche la Perseveranza nel novembre del 1872 avvertiva il Ministero che i tagliaborse di tutta l'Italia pigliarono la via di Roma! Lo sa il povero deputato Marco Minghetti, che, come racconteremo più innanzi, una sera, ritirandosi nella propria casa, fu assalito e svaligiato dai furfanti, con sua grande sorpresa e dolore.
Con un po' di pazienza raccoglieremo in questo Capitolo le principali gesta dei ladri dopo l'ingresso in Roma dei governanti del Regno d'Italia. Non sarà una storia, ma appena un indice che potrà servire a chi vorrà più tardi scrivere la storia. Epperó citeremo i numeri dell'Unità Cattolica dove si discorre più lungamente dei fatti da noi accennati. Incominciamo dunque dal 1871.
1879 Illustrazione italiana pag.141b
1879 Illustrazione italiana pag.141b
La Nazione del 9 gennaio 1871 aveva un articolo intitolato Piaghe, e le piaghe nostre erano i ladri. "Il difetto di sicurezza pubblica in certe provincie è male nuovo, non ereditato dai passati Governi" (N. 8). E domandava la Nazione: "Come possono i cittadini non chiamar in colpa il Governo di queste misere condizioni, allora che veggono con tanta facilità compiersi, aiutate dai carcerieri, le evasioni dalle carceri?".
In Arezzo compariva e faceva molto parlare di sé un famoso ladrone soprannominato Gnicche (N. 9). L'Adige del 13 febbraio 1871 ci parlava d'una truffa consumata a Verona "da un bimbo di pochi anni". (N. 38.) Il 16 febbraio il ministro Giovanni Lanza confessava nella Camera che nel Comune di Rossano "il male aveva riacquistato vigore". Ed il deputato Tocci raccontò che in quel circondario i cittadini non vollero pagare le imposte, dicendo: "Poiché il Governo, che deve tutelarci la vita e le proprietà, non corrisponde all'obbligo suo, noi ancora non adempiamo all'obbligo nostro".
A quei dì fu composto il seguente epitaffio da incidersi a suo tempo sulla tomba di Giovanni Lanza:

Qui Giovanni Lanza giace
Che rubando Roma al Papa
Gli altri ladri lasciò in pace.

1879 Illustrazione italiana pag.145
1879 Illustrazione italiana pag.145
L'epitaffio era molto insolente; però, essendo stato stampato, credo che si possa ristampare.
Il brigante Gnicche fu arrestato ed ucciso la sera del 14 di marzo 1871; ma, per uno che se ne tolse, ne nacquero cento. Il ministro Lanza presentava allora alla Camera un disegno di legge intitolato: "Provvedimenti di pubblica sicurezza", e diceva: "I reati di sangue e le aggressioni sono d'assai accresciuti". (N. 69)
Per esempio, nel biennio 1863-64 i reati di sangue furono 374 a Firenze, 836 a Torino, 2748 a Napoli; ed invece nel biennio 1869-70 furono 857 a Firenze, 1.148 a Torino, 4.368 a Napoli! La lista dei più gravi reati di sangue commessi in Italia dal 1868 al 1870, sommava a 176.608!
E Lanza avvertiva "il triste fatto, che le più volte (notate bene!) gli esecutori dei misfatti sono imberbi giovanotti", vale a dire nati, cresciuti ed educati sotto la libertà del Regno d'Italia!
Da questo documento parlamentare leverò la statistica dei ladri e dei latrocini! [...]