Un ministro ladro, un frate ladro, un avvocato ladro, un geometra ladro.

1879 Illustrazione italiana pag.89
1879 Illustrazione italiana pag.89
Nel febbraio del 1866 si agitava davanti alla Corte d'assiste di Torino un importante processo, conosciuto sotto il titolo Villa-Hermosa, nel quale figuravano principalmente i quattro personaggi che io ho scritti per titolo a questo capitolo. Ecco il fatto.
Don Giuseppe D'Aboanza marchese di Fuente di Villa-Hermosa, residente a Genova, nei primi giorni del febbraio 1865 veniva in Torino e prendeva alloggio all'albergo della Pensione Svizzera, dove cadeva ammalato per il rincrudire d'una cancrena che da molto lo travagliava. Lontano dalla moglie e dai figli, fu attorniato dal ministro, dall'ex-frate, dall'avvocato e dal geometra, collegati per carpirne l'eredità.
Il 24 di febbraio il marchese si trovava agli estremi, e questi quattro andavano a richiedere il notaio Martina per riceverne il testamento; il notaio scriveva seduto ad un tavolo discosto dal letto del moribondo le pretese sue ultime volontà, che gli venivano riferite da chi gli stava attorno. I testimoni, che dovevano essere presenti, non furono chiamati che all'ultimo; e quando si lesse il testamento, il testatore non manifestò in veruna guisa la sua volontà, e non udirono da lui che voci fioche, dieci, ossequio, trono.
In tale testamento il marchese legava all'ex-frate Mannelli lire 450 al mese sua vita naturale durante; alla moglie del geometra Berdoati lire 2.000 annue vitalizie; all'avvocato Felice Casilli lire 1.500 annue durante tutta la sua vita; e nominava erede universale il consigliere D. Giovanni Vignali.
1879 Illustrazione italiana pag.101
1879 Illustrazione italiana pag.101
Costoro erano quattro solennissimi ladroni, e il Tribunale d'appello di Torino il 10 marzo 1866, vista la dichiarazione dei giurati per cui Vignali, Mannelli e Berdoati sono ritenuti colpevoli di falso in atto pubblico con truffa, condannò Vignali e Marinelli a sette anni di reclusione, e Berdoati ad anni sei della stessa pena. Quanto al Casilli, non poté venir condannato, perché s'era mosso in salvo colla fuga.
Chi erano questi quattro eroi? Ecco un punto molto importante da consegnare alla storia, e prima incominciamo dal ministro.
Vignali don Giovanni fu Giuseppe, da Napoli, dimorante in Torino nel 1860, quando fu arrestato, contava 62 anni. Egli era consigliere di Stato in aspettativa, ma aveva già tenuto un portafoglio costituzionale, ed occupato il posto di consigliere della Corte di cassazione.
Sotto l'Italia risorta i primi favori. Lo nominarono membro del Consiglio Superiore della pubblica istruzione e sopraintendente di un ospizio, carica che toccava ai primi del paese. "Tal nomina, disse il Vignali davanti al Tribunale nell'udienza dei 15 di febbraio 1866, fu fatta dal commendatore Mancini, che allora era delegato per la pubblica istruzione in Napoli".
Fu pure il Vignali presidente del Consiglio di Stato, e ne usci nell'aprile 1862. "Il ministro Peruzzi, disse il Vignali nella stessa udienza, mi scrisse insistendo perché restassi, e volle almeno che nel decreto si dicesse che la dimissione era da me chiesta". Era questo signor Vignali un liberale, un progressista, un italianissimo, ma anche un ladro!
Passiamo all'ex-frate. Marinelli Giambattista fu già minore conventuale dei frati di S. Francesco d'Assisi; nacque in Agnone, e venne arrestato in Torino il 2 d'agosto del 1865 nell'età di 52 anni. All'udienza del 17 febbraio 1866 raccontò davanti il Tribunale la sua vita cosi:
1879 Illustrazione italiana pag.105
1879 Illustrazione italiana pag.105
Presidente.
Ella, signor Mannelli, è frate o no?
Mannelli. Cessai di stare in convento dopo le soppressioni degli Ordini religiosi; mi portai a Lecce, poi andai a Napoli; quindi a Torino per ottenere un sussidio siccome danneggiato politico nel 1848.
Presidente. Ella si chiama martire della causa italiana, ma ben si sa perché uscì dal convento.
Ed ecco che, se anche tra i frati si trovano dei ladri, i frati ladri non sono col Papa, ma colla rivoluzione italiana!
L'avvocato ladro si chiama Casilli Felice Nicola, e fu scrivano negli uffizi del Ministero di grazia e giustizia. Appena seppe scoperto il suo latrocinio, fuggì da Torino, e non poté venir condannato né giudicato.
Finalmente il geometra ladro ha nome Berdoati Filippo del fu Baldassare, nato a Viverone, residente in Torino, ed arrestato il 1 d'aprile del 1865. Non era un clericale, ma, separato dalla propria moglie, viveva liberamente, cantava l'Italia e malediceva il Papa.
Ed ecco chi sono i geometri ladri, gli avvocati ladri, i frati ladri ed i ministri ladroni.