Processo nella Camera dei deputati contro l'ex-ministro Bastogi e l'ex-onorevole Susani

1879 Illustrazione italiana pag.56
1879 Illustrazione italiana pag.56
Fra gli eroi che più si segnalarono nella fabbrica del Regno d'Italia è Pietro Bastogi, banchiere di Livorno ed ora conte in grazia della moderna democrazia. Costui fin dal 1833 trovavasi ascritto alla Giovine Italia, ed era cassiere del Comitato, come raccontò Mazzini nei suoi Scritti editi ed inediti Milano, 1862, volume III, pag. 315.
lIl 27 di aprile del 1859 Bastogi con parecchi altri eroi si levò contro il granduca di Toscana, fu deputato a quella rivoluzionaria assemblea, dichiarò l'esautorazione di quei Lorenesi che l'avevano cotanto beneficato, ed entrò in grande amicizia col conte di Cavour. Poi, annessa la Toscana al Piemonte, venne in Torino, e il 22 di marzo del 1861 fu nominato ministro delle finanze, portafoglio che tenne fino al 3 di marzo 1862.
Caduto dal Ministero, Bastogi pensò a servire il Regno d'Italia nelle strade ferrate, e stabilì la Società delle ferrovie meridionali.
Scrisse una lettera alla Camera dei deputati, che tra gli applausi venne letta in quell'augusto Consesso il 31 di luglio del 1862.
E fra le altre belle cose il Bastogi in quella lettera diceva le seguenti bellissime parole, che possono leggersi negli Atti ufficiali della Camera, numero 819, pagina 3178: "Mi parve potesse giovare alla dignità ed agli interessi del nuovo Regno d'Italia che anche una Compagnia d'Italiani si accingesse al concorso".
La Compagnia, capitanata dal Bastogi, si accinse non solo al concorso, ma anche all'opera; si ebbe l'appalto delle meridionali, e lavorò di gran cuore. Ma da lì a poco si vennero a scoprire certe maccatelle che diedero luogo ad una proposta fatta dal deputato Antonio Mordini nella tornata del 21 maggio 1864 per ricercare se mai nella Camera, rispetto alle Ferrovie meridionali, ci fossero stati corrotti e corruttori, ladri e ladroni.
1879 Illustrazione italiana pag.57
1879 Illustrazione italiana pag.57
L'inchiesta fu fatta, e rivelò tutto quello che fu detto nella Camera il 21 di luglio dello stesso anno 1864, principalmente contro Bastogi e Susani. I quali cessarono da quel momento d'essere deputati, e il Susani morì a Parigi, e il Bastogi nel 1868 fu rieletto; ma, avendo più giudizio dei suoi elettori, rifiutò di tornare alla Camera.
Parlando di deputati, il verbo rubare non è parlamentare. Il verbo parlamentare è mangiare, e fu usato dallo stesso deputato Susani il 4 di agosto del 1862, quando appunto discutevasi la patriottica proposta di Pietro Bastogi.
Il ministro dei lavori pubblici, che era a quei dì Agostino Depretis, non si sapeva adagiare a quella proposta, e diceva: "Noi abbiamo in Italia molte Compagnie incomplete, e fra queste vi è la Compagnia Vittorio Emanuele, e dopo la separazione della Savoia bisogna provvedere". Il deputato Susani interrompeva il ministro, esclamando: La mangeremo. Ed il ministro: La mangerete? Bisognerà vedere se si lascierà mangiare. È facile il dire: la mangeremo. (Atti ufficiali, N. 838, pag. 3254).
1879 Illustrazione italiana pag.60
1879 Illustrazione italiana pag.60
Non so se Bastogi e Susani mangiassero la Compagnia Vittorio Emanuele, ma qualche cosa mangiarono certamente, come risultava dall'inchiesta della Camera. E non andrò a cercare se oltre a questi ci siano stati altri mangiatori, ma egli è ormai manifesto che ci furono moltissimi mangiati.
E, per citarne un esempio, quando il Bastogi di cui parliamo fu ministro del Regno d'Italia, con legge del 17 luglio 1861 si fece licenziare a contrarre un prestito. Questo prestito doveva ascendere a 500 milioni, ma la povera Italia si addossò un debito di 714 milioni ed 833.800 lire, mentre in realtà non s'incassarono che L. 497.078.964,14. Duecento diciassette milioni vennero mangiati parte in interessi, parte in commissioni, e di 497 milioni gli Italiani debbono pagare ogni anno di interessi L. 35.744.190.
In questo prestito i banchieri mangiarono L. 2.820.000 di premio, e si sono pagate per interessi e commissioni a diverse case bancarie per somme anticipate al tesoro L. 961.102,79. Insomma 217 milioni svaporarono in un prestito solo, come può vedersi negli Atti ufficiali della Camera, N. 803, pagina 3132 e seguenti.
Non voglio mica dire che si rubasse il becco d'un quattrino; dio me ne guardi! Tutto fu fatto legalmente, onestamente, italianissimamente; ma è innegabile che contratti simili non si conoscevano prima che l'Italia fosse fatta, e dominasse la nuova economia politica.
Ora, poiché il filo del discorso mi conduce a parlare d'un furto avvenuto nella Camera dei deputati, ne discorrerò qui sotto, quantunque debba fare un salto dal 1864 al 1868.