Di un furto di documenti negli archivi della Camera del deputati.

1879 Illustrazione italiana pag.67
1879 Illustrazione italiana pag.67
Nel Regno Subalpino, prima che l'Italia fosse, si rubava, come abbiamo visto, in chiesa e in tribunale; ma non s'era osato, che io sappia, rubare nella Camera stessa dei deputati. Lascio stare certi piccoli furti di penne, di carta, d'inchiostro, d'acqua zuccherata, di stampati e di Gazzette ufficiali, che poi si vendevano ai droghieri per avvolgervi il pepe. Lascio anche stare di quei ladroncelli che abusavano della franchigia postale accordata agli onorevoli del Parlamento per mandare col mezzo della posta perfino qualche paio di calzoni! Lascio stare finalmente dei biglietti di favore sulle strade ferrate accordati ai rappresentanti del popolo, e che poi servirono talora a donne che si vestivano da deputati. Parlo solo di furti grandi, solenni, memorandi, che potessero avere, come dicono i legali, tratto di conseguenza, né mi ricordo che nel Regno Subalpino ne avvenisse mai uno simile a quello che avvenne nel Regno italiano.
Io accenno al furto scandaloso dei documenti relativi all'inchiesta delle strade ferrate meridionali. Quando questa inchiesta fu compiuta nel 1864, non si disse in pubblico tutto quello che era, perché anche gli onorevoli sanno che non conviene dir talvolta intera la verità, ed a tempo ed a luogo ricorrono essi pure alle tornate segrete.
Bisogna però che negli archivi della Camera si trovasse qualche cosa di serio e di prezioso, giacché di tratto in tratto vi erano onorevoli che andavano a domandare le carte dell'inchiesta sulle Meridionali. Ma chi le aveva in custodia stava cogli occhi ben aperti, e notava coloro che richiedevano quelle carte, ed esigevano la restituzione. Di tal guisa per quattro anni restarono sempre al loro posto.
1879 Illustrazione italiana pag.72
1879 Illustrazione italiana pag.72
Ma il custode principale dovette andar via, e in sua assenza avvenne il gioco. Un bel giorno si vanno a cercare le carte relative a Bastogi, Susani e compargnia, e non si trovano più. Erano scomparse!
Il dottore Giovanni Lanza, presidente della Camera, si mise le mani nei capelli, ed ordinò che si rendesse conto di quei documenti.
Ne fu chiesta notizia al deputato A, e non ne sapeva nulla. Si interrogò il deputato B, e nulla. Così di mano in mano i principali deputati alla loro volta s'interpellarono, e tutti si stringevano nelle spalle.
Allora il Lanza, disperato, ricorse al Procuratore del Re, e gli disse: - Negli archivi della Camera, archivi segretissimi, fu commesso un furto di carte importanti. Da tre giorni io cerco il ladro e non lo trovo. Venite a vedere se voi foste più fortunato, e potreste rinvenirlo.
E il Procuratore del Re andò negli uffici della Camera a fare un'inchiesta fiscale coi relativi verbali ed interrogatori. Qualche deputato si scandalizzò di vedere i cercatori di ladri compiere il loro ufficio nell'aula legislativa, e ne mosse querela in pubblica tornata.
Ma il presidente Lanza rispose raccontando per filo e per segno l'avvenuto, e notificando alla nazione italiana il furto delle carte avvenuto negli archivi. A quella notizia tutti si tacquero, ed il silenzio dura ancora oggidì.
Siccome gli stracci van sempre all'aria, così qualche giornale gettò il sospetto su di un povero impiegato inferiore, ch'era innocentissimo, e l'innocenza sua non tardò a risplendere agli occhi dei giudici.
I quali ormai sembra che disperino di rinvenire o le carte o il ladrone. E me ne duole l'anima, giacché un simile furto dà materia ai maligni di perfidi discorsi. Essi pretendono che in quelle carte ci fossero di gravi rivelazioni, se no, dicono, non sarebbero state sottratte con tanta arte e con tanto studio.
1879 Illustrazione italiana pag.85
1879 Illustrazione italiana pag.85
Non si sa ben indicare il momento in cui fu commesso il latrocinio; ma pare che avvenisse quando fu rieletto deputato Pietro Bastogi. Di questa rielezione si menò gran rumore nella Camera e fuori, e tutti erano persuasi che avrebbe suscitato le stesse dispute che avvennero nella tornata del 21 luglio 1864. Qualche deputato, nemico del Bastogi, volle prepararsi a fargli opposizione, e, desiderando di rileggere i documenti della famosa inchiesta, ne fece domanda, ed allora si riconobbe che non esistevano più.
Io confesso di non essere molto versato nelle storie parlamentari, ma non so che in altri Parlamenti sia mai successo un caso di questa specie, laonde il Regno d'Italia potrà avere il primato in simili furti.
Raccomando però al presidente della Camera di stare bene sugli avvisi, se no un giorno o l'altro gli rubano il campanello, ed anche il cappello, ed allora, come farà a governare le dispute, e, in momenti di gran rumore, a coprirsi la testa e sospendere le sedute?
La Camera dei deputati di Firenze era sorta sotto una stella veramente ladra, e, come vi ho raccontato più sopra nel capo 7, pag. 90, quello stesso architetto che la disegnò e l'apparecchiò venne scoperto come ladro, condannato alla prigione, ed oggidì vi sconta ancora una parte della sua pena.
Dico una parte, giacché ottenne il favore dell'amnistia accordata con reale decreto del 31 gennaio 1867. E chi sa che il signor Carlo Falconieri, uscito presto dalla prigione, non venga incaricato di preparare per i deputati italiani l'aula del Campidoglio!