Della liberazione di Gasbarone dopo il rientro del Governo italiano in Roma.

1879 Illustrazione italiana pag.168
1879 Illustrazione italiana pag.168
Libero Gasbarone in libera Roma!
Leggevasi nel Tribuno di Roma, n. 212 dei 5 di agosto, la seguente notizia: "Le ovazioni a Gasbarone da parte della nostra plebe proseguono, e naturalmente producono una giusta nausea nel pubblico benpensante. La questura farebbe bene ad occuparsi un tantino per farle cessare, essendo al certo uno spettacolo rivoltante il vedere quella specie di omaggio reso ad uomini che si sono macchiati di tanti delitti".
Chi è quest'onorevole Gasbarone a cui la plebe applaude, ed i cui applausi fanno stomaco al Tribuno? Aprite gli Annali d'Italia del Coppi all'anno 1825, e al numero 12 troverete il suo nome e le sue gesta. Le insurrezioni, come ben osserva il Coppi, lasciano sempre bande di assassini, e l'invasione francese lascia pure per anni parecchi questa eredità alle provincie più prossime a Roma. Molte bande di briganti si formarono in quelle contrade, che rubavano, assassinavano, commettevano ogni maniera di delitti. Celebri restarono perciò nelle provincie napoletane i nomi di Furia e di Vandarelli, e nelle provincie romane quelli di De Cesaris e di Gasparone, o, come altri dicono, Gasbarone.
Dopo d'essere stati uccisi o giustiziati molti di questi briganti, nel 1835 s'erano ridotti ad una banda di venti individui. I quali, trovandosi presso Sonnino nella provincia di Campagna, furono circondati dalle forze pontificie e napoletane, e, invocata la grazia della vita, quindici si arresero a discrezione del Governo pontificio, e gli altri cinque alle forze napoletane. Il 21 di settembre del 1825 i quindici venivano rinchiusi nella darsena di Civitavecchia, e poi nella fortezza di Civita Castellana.
Nell'agosto del 1871 non erano più che sette. Il capo della banda, Gasbarone Antonio del fu Giuseppe, che conta 77 anni; Masi Pietro del fu Francesco, d'anni 70, ch'era letterato, segretario di Gasbarone e ne scrisse la vita; Leoni Alessandro del fu Domenico, d'anni 72; Fallora Domenico del fu Giovanni, d'anni 70; Ciccone Filippo del fu Tommaso, d'anni 72; Nardoni Francesco del fu Michele, d'anni 67; Cipolla Pietro del fu Francesco, di anni 69.
1879 Illustrazione italiana pag.169
1879 Illustrazione italiana pag.169
Il Governo italiano, considerando che contro questi briganti "non si era proceduto in virtù di regolare sentenza" e che non furono condannati alla galera con tutte le necessario garanzie, mancando in ispecie quella dei giurati; considerando inoltre che "il tempo decorso, di circa 46 anni, ha indotto la prescrizione legale contro qualunque azione penale", volendo ristabilire l'ordine morale, ha lasciato in libertà i sette briganti. E il Gasbarone, che ne fu l'eroe, passeggiò per le vie di Roma, riscuotendo dalla plebe strepitosi applausi.
Le opere di Gasbarone erano politiche; e fin dal 1822, o in quel torno, cominciava la guerra contro il cardinale Antonelli sequestrandone il padre, e pretendendo duecento scudi romani per metterlo in libertà. Ed anche per un altro verso furono politiche le opere del Gasbarone, e potentemente servirono al risorgimento d'Italia.
Imperocché tutti gli argomenti arrecati dai diplomatici e dai giornalisti contro il Papa-Re si riducevano sempre al brigantaggio. Di briganti nello Stato pontificio parlava lord Clarendon nel Congresso di Parigi, e toccava lo stesso punto il Conte di Cavour, e poi il Times e la Gazzetta Ufficiale Piemontese. Che se il Gasbarone non fosse esistito, quante pagine contro il Papa-Re si sarebbero tralasciate di scrivere!
Migliaia e migliaia di volte la Gazzetta del Popolo invocava il nome e l'autorità del Gasbarone al fine di far l'Italia, e quando l'Italia fu fatta si dovette necessariamente pensare a lui ed ai suoi, e liberarli. Liberi cittadini, ora riscuotono gli applausi di Roma liberata. Ed abbiamo la vera formula nel nostro grande risorgimento: Libero Gasbarone in libera Roma.
Per la liberazione di Gasbarone fu composto e pubblicato il seguente sonetto:

Scultore, un monumento! ecco il modello:
Nuovo eroe dèi ritrarre in un vegliardo;
Merta l'onor di nobile scalpello,
Ma se già fosse sembrerebbe tardo.

Abbia lunga la barba, ed il cappello
Acuminato, della tigre il guardo,
Gli penda dalla cintola il coltello,
Stringa la destra l'italo stendardo.

Cogitabondo la sinistra mano
Riposi sul terribile trombone,
Spavento un di dei monti e insiem del piano.

Nel piedistallo poi questa iscrizione:

Nel secol del moral progresso umano
Riconoscente Italia a Gasparone
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