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Un bel triumvirato di ladroni piemontesi (Mottino, Sassone, Delpero)

Pietro Mottino
Pietro Mottino
Scriverò in questo capitolo di alcuni campioni che più si segnalarono in Piemonte nella scienza e nell'arte di rubare e di assassinare, restringendomi a favellare di tre principali, del grande Mottino, dell'illustre Sassone e del celeberrimo Delpero.
I. Mottino. Il grande Mottino, detto il bersagliere, nacque a Candia il 9 di maggio del 1827, ed iscritto nella classe di quell'anno veniva incorporato nel decimoterzo reggimento di fanteria il 4 settembre del 1848.
Passò dipoi nel reggimento dei bersaglieri per dispaccio ministeriale sotto la data 26 dicembre dello stesso anno. Dopo la battaglia di Novara fu nel novero dei soldati dispersi; ricomparso poi col suo reggimento davanti alle mura di Genova, ribellatasi al re di Sardegna, macchiò l'onorata assisa, portando la rapacità e la distruzione nei fondachi e nelle case, come risultò dalle sue medesime dichiarazioni. Andò tuttavia franco di pena, essendo riuscito a nascondere il denaro e gli effetti saccheggiati. Il 18 di giugno dello stesso anno 1849 abbandonava il corpo con sciabola e cinto, ed il 20 fu denunziato disertore.
Dal momento della diserzione data la serie dei suoi latrocini. Il suo processo cominciò il 9 di giugno del 1854 davanti la Corte d'appello di Torino. L'accusa si componeva principalmente di grassazioni che erano 29, ed in tutte il Mottino compariva come capo.
Pietro Mottin o& C.
Pietro Mottin o& C.
La più famosa di queste grassazioni fu quella della Gardina nei fini di Bianzè, accompagnata da omicidio e da incendio. I dibattimenti durarono 32 giorni, dopo i quali l'avv. Trombetta, rappresentante il Pubblico Ministero, lesse la sua requisitoria, in cui concluse che il Mottino fosse condannato a morte, ed i suoi complici De Paoli, Berrà, Castagneris e Raselli ai lavori forzati a vita; Barberis e Bollo a 25 anni di lavori forzati; Rodolfo Rosmino a 26 anni, e gli altri accusati a pene inferiori. La sentenza venne pronunciata dal tribunale il 27 di luglio del detto anno 1854, e dichiarò non farsi luogo a procedimento per Lorenzo Audino, e doversi quindi mettere in libertà; Alberti e Gallo Giovanni sufficientemente puniti col carcere sofferto; Rosmino Pietro e Rosmino Vincenzo a 2 anni di carcere; Gallo Domenico a 3 anni di carcere dal dì dell'arresto (febbraio 1852); Fontana Giuseppe a 3 anni di reclusione; Gallo Francesco a 8 anni di reclusione; Fontana Antonio, Gilone e la Ronco Beltramo a 10 anni di reclusione; Piretto e Bruno a 10 anni di lavori forzati; Bollo e Rosmino Rodolfo a 20 anni di lavori forzati; Barberis a 25 anni di lavori forzati; De Paoli, Berrà, Raselli e Castagneris ai lavori forzati a vita e il Mottino a morte.
Il Mottino a quei dì era l'eroe del Piemonte, ed io ho sotto gli occhi una Canzone nuovissima, venuta in luce nel 1854, dalla Tipografia Nazionale, con questo titolo: I lamenti delle donne torinesi per l'infelice sorte di Pietro Mottino, detto il BERSAGLIERE. La canzone incomincia cosi:

Su, piangiam, donne cortesi,
Che n'abbiam ragion davvero;
Nostro pianto è ben sincero,
Poiché nasce dall'amor.

E poi segue il ritornello:

Chi non piange per Mottino,
Per chi piangere vorrà?

In questa canzone si dimostra la grande utilità dei pubblici dibattimenti, e si dice del Mottino:

Lo vedemmo su quel banco
Dove stanno gli accusati,
E di quello innamorati
Furon tosto i nostri cuor.

E più innanzi si conclude:

Sarà sempre in noi scolpita
La memoria di quel viso,
Di quell'occhio che improvviso
Dentro il petto ci ferì.

Foto di briganti
Foto di briganti
Mottino salì sulla forca, come altri voleva salire sul Campidoglio.
II. Sassone. - Le gloriose imprese del signor ladrone Sassone ci vennero a lungo descritte da Bianchi-Giovini nell'Unione del 4 giugno 1856. Esse incominciarono dal 19 di luglio del 1854 con una solenne grassazione sullo stradale di Gattinara, e non finirono che il 10 di giugno del 1855 colla grassazione Barrera sullo stradale da Vercelli a San Germano. In questo periodo di tempo il Sassone e compagnia si illustrò col furto alla cascina di Cassinis sui confini di Asigliano (5 agosto 1854); col furto a danno di Ferro, di Vercelli (12 settembre); col furto contro Trentano, di Vercelli (15 id.); col furto nella cascina Imbris contro Degrandi (19 id.); col furto contro Guida, di Casale (2 ottobre); col tentato furto contro Rivale (12 id.); colla grassazione Bione e Cavallino tra Casale e Moncalvo (id.), colla grassazione a danno di Bertola e Riva, in Sali (14 id.); col tentato furto a danno di Luigi Forneri (23 id.); col furto a danno dell'arciprete Zambelli, parroco di Langosco (26 id.); colla grassazione a danno del sacerdote Manzone, parroco d'Asigliano (5 novembre); col furto a danno del sacerdote Eusebio Monta (12 id.); col furto tentato a danno del sacerdote Urasso, parroco di Pertengo (15 id.); colla grassazione a danno di Giuseppe Ricci (19 id.); colla grassazione a danno della famiglia Roncarolo (21 id.); colla grassazione a danno delle famiglie Arduino e Ciocchetti (29 id).
Brigante
Brigante
Francesco Delpero
Francesco Delpero
Respiriamo un momento. Ammirate questo signor Sassone, come aveva saputo elevare il furto all'altezza dei tempi! Egli spogliava parroci e preti con un ingegno veramente italianissimo. Ma, dopo d'avere spogliato i preti, colla stessa disinvoltura spogliava le famiglie; imperocché dalla spogliazione della Chiesa alla spogliazione della famiglia è breve il passo.
Il Sassone fece inoltre il suo 2 dicembre, e nel 1854 in quel giorno resisteva e si rivoltava contro i carabinieri. Il 15 spogliava la famiglia Ardizione sulle fini di Asigliano; il 16 si illustrava con una grassazione a danno del medico Francesco Vanni; il 23 con un'altra grassazione a danno di Pietro Fino. Incominciava il 1855 con una grassazione a danno della famiglia Cavalotti; il 5 gennaio grassazione a danno della famiglia Nascimbene; il 16 grassazione a danno della famiglia Rondano. Poi grassazione a danno della famiglia Corvetti, con ferimento di questo; grassazione della vettura corriera da Vercelli a Torino; mancata grassazione del dottore Felice Bardana, di Vercelli; mancato assassinio Lasca, in Vergnasco.
Di questi delitti fu accusato il Sassone, con quarantuno complici, venne processato, condannato, tolto di mezzo; ma dei ladri in Piemonte poteva dirsi con Virgilio: Uno avulso, non deficit alter; ed abbiamo avuto subito l'illustrissimo signor Delpero.
III. Delpero - Questo Delpero fu impiccato a Bra il 31 di luglio del 1858, con tre dei suoi complici. Dall'alto della scala il Delpero parlò al pubblico per dichiararsi reo di dieci omicidi e non di soli sette, sebbene di questi soltanto venisse accusato dall'umana giustizia. Un suo complice, per nome Piovano, parlò pure a sua volta prima di venire strozzato, e disse che la propria disgrazia era derivata da questo, che l'istruzione procuratagli dai suoi parenti lo aveva fatto scioccamente invanire; laonde, presa in fastidio la fatica ed il lavoro, si diede all'ozio, ed usando con pessime compagnie fu condotto al precipizio ed all'infamia.
Eppure la Gazzetta del Popolo del 1 agosto 1858, parlando dell'impiccagione di Bra, usciva scrivendo che per liberarci dai ladri i sindaci "dovevano promuovere a tutt'uomo la istruzione elementare, sostituendo specialmente nozioni utili sui doveri sociali a quelle minchionerie clericali di cui s'infarciscono le menti dei fanciulli".
Abbiamo visto e vediamo il bel progresso nei ladri e nei latrocini che hanno fatto il Piemonte e l'Italia tutta dal punto in cui si abbandonarono le minchionerie clericali per far insegnare da certa gente i doveri sociali di certi incameramenti, di certe rivolture e di certe annessioni!
Frattanto l'Indipendente del 30 luglio 1858 esclamava:

Sembra impossibile che, mentre nella città di Bra si erige il patibolo per giustiziare domani il famigerato Delpero e tre dei suoi compagni, abbiasi la provincia do Alba a trovare infestata da una nuova banda di masnadieri. Dal giorno 23 al 27 del corrente luglio, già si contano undici grassazioni commesse nel breve spazio di poche miglia sulla strada provinciale dal Comune di Magliano a quello di Priocca.

E raccomandava al Governo di "prendere le necessarie misure", ma il Governo pensava a far l'Italia, e l'ha fatta!