IV.
Ma dietro le rivolture del secolo passato, la Francia messa il piede nel terreno Spagnolo, all’apertura delle comunicazioni governative tra Madrid e Parigi cominciò ad aver delle greggi merinos.
I sperimentati vantaggi di questa razza, la propagarono in tutt’i dipartimenti francesi: e di là si sparse con eguale prosperità nella Germania, nella Boemia, e nell’Ungheria.
Da ciò venne, che le lane di quelle greggi alimentando le fabbriche di Francia, di Germania, dell'Elvezia, e dell’impero Austriaco, scemarono il valore alle nostre, che non potevano più stare in paragone delle lane merinos; epperò la nastra pastorizia decadde dal suo primo stato di prosperità. Le smodate dissodazioni infine la precipitarono in rovina: cosicché oggi non ha più l’aspetto d’industria, ma di un capitale tenuto per la necessità del cacio e della lana da sopperire ai propri bisogni.
Il signor Walner di Ginevra col disegno di aprire ai proprietari pugliesi una nuova sorgente di ricchezze, nel sollevare e migliorare la industria pastorale del Reame di Napoli, fece venire un gregge di merinos tra noi, e sbarcatolo alla marina del Vasto in Apruzzo, venne accolto nelle mandrie del signor de Meis di Valloscura.
A tale ospitalità andò debitore il de Meis del miglioramento delle sue greggi; in quella guisa stessa che a lui va debitrice l’industria pastorale Aprutina degl’immegliamenti apportati alle greggi in generale.
I proprietari pugliesi però, trovandosi d’aver dismesse le pecore come industria poco si curarono degli ottenuti miglioramenti, e tranne pochi proprietarii gli altri posseggono ancora misere ed abbiette mandrie di pecore nostrali.
Nè si danno un pensiero di migliorarle, non ostante i vantaggi che offrono le greggi merinos sulle antiche razze; cosicché mentre le lane delle prime si vendono in ogni anno non meno di 70 ducati il cantajo; quelle delle altre appena trovansi a vendere per 50, ed anche meno, coacervati i prezzi.
Le razze pecorine richieggono adunque de’ positivi miglioramenti. E prima di tutto s'introducano de' montoni merinos da cui dipende l’ottener buona qualità di lana; s’ingentiliscano i pascoli, si rendino abbondanti, si badi ad un buon ovile, si tenghino le pecore al coperto nell’inverno, e la prosperità della pastorizia non potrà fallire a sicura meta.
Chi oggi vede nelle praterie spontanee di Puglia questa industria abbandonata a se stessa, non può non lamentare l’ignoranza dei nostri proprietari.
E mentre per la mancanza di coverture necessarie e persino di capanne per i custodi dello greggi, essi veggono perire una quantità di bestiame nell’inverno, l’avarizia cresce a mille doppi sia nel fornirle di ricetti, sia nell’acquisto di poca avena affinché non manchino di nutrimento, quando fallisce il porrastro, o non possono acquistarsi le frasche d’ulive.
La saccheggiata Banca del Tavoliere intesa a promuovere ogni ramo d’industria pugliese tentò di migliorare le razze caprine con la introduzione de’ montoni del Tibet, e se non periva forse ci sarebbe riuscita.
O sarebbe utile introdurre la capra d'Angora, la quale ha il vantaggio su tutte le altre specie d’aver peli lucidissimi e molli come seta delcolore bianco-rossiccio, un pò trasparenti, folti, lunghi circa un piede, coi quali si fabbricano casimiri ed altre stoffe fini ed eccellenti.
I peli de' caproni sono bianchissimi o d’una lucentezza abbagliante.
Le capre d’Angora si possono tondere sino a due volte in ogni anno e la loro carne è migliore di quella della capra nostrale; produce latte squisito ed abbondante e genera costantemente gemelli.
Nè si ha timore che non prosperino sotto il nostro clima; avvegnaché si nutre d’erbe crescenti in luoghi incolti così piani che scoscesi; tollera gli aspri rigori del verno, e resiste ai bollenti calori estivi, purché abbia acque dolci; cosicché può moltiplicarsi egualmente il Isvezia come in Italia; tanto nella parte settentrionale che nella meridionale, secondo le esperienze fatte in Piemonte, nelle pianure Lombarde, e negli Appennini Toscani e Parmensi.
Per facilitarne l’ introduzione tra noi con minore impiego di capitali, possono accoppiarsi i becchi d’Angora con le nostre capre, e viceversa.
E per vero dire non v’ha animale più utile dopo la pecora della vacca.
Serve ai bisogni dell’agricoltura col fornirle i buoi, ai bisogni dell’uomo con la carne e i latticini, ai bisogni delle manifatture coi cuoj, le ossa, i nervi, e le corna.
Per questo gli antichi padri nostri ne fecero massimo conto, e superbirono che il nome magico d’Italia derivasse da Vitello sìmbolo giapelico e indopelasgico dominarne presso gl'italiani del mezzogiorno, analogo al Toro dominante nell’ Italia inedia e superiore presso i Tirreni o Taurini.
Ma la cura delle vacche in Puglia non è regolata con misure economiche.
Tenute da pochi ricchi proprietarii per lusso anziché per industria ne abbandonano tutta la cura ad un mandriano ignorante col nome di massaro, il quale volendosi mostrar tenero degl’interessi del padrone, per rinfranco di spese suol condurre a svernare nei boschi di Basilicata le razze vaccine; senza intendere che gli animali nati e cresciuti sotto di un clima dolce e temperato come quello di Puglia , debbono naturalmente soffrire sotto di un’altro rigido ed aspro.
Per migliorar dunque la industria delle vacche, è mestieri propagare e ingentilire i boschi, di non lasciarle esposte alle intemperie del verno, fornirle di ricoveri.
Se l’abbondanza dell’erbaggio è minorata, è d’uopo che il proprietario anticipatamente si provvegga di fieni; acciò nei rigidi inverni le vacche non manchino di foraggi.
La sola dolcezza del dima non è bastevole a rendere vantaggiosa la condizione della industria vaccina; e senza le opportune precauzioni designate, ogni piccolo sconcerto dell'aria in tempo d’inverno cagionerà sempre dello perdite nel capitale, negli allievi, e nel prodotto del latte.
Sin dal secolo settimo dell’era Cristiana, dacché i Bufali vennero introdotti dall’Africa in Italia, si è perennemente sperimentata vantaggiosa la industria Bufalina.
Imperocché, siccome il Bufalo è nemico del freddo ha bisogno di un clima temperato e dei luoghi padulosi per vivere, godendo nei tempi estivi sopratutto di voltolarsi nei pantani e soggiornare nell’acque.
Tutti questi vantaggi gli offre in preferenza di tutte le altre provincie del Regno la Capitanata, la quale ha il doppio vantaggio del clima e delle paludi formate dai seni dei fiumi Ofanto, Carapelle e Cervaro.
Converrebbe dunque moltiplicare le razze Bufaline in vista dell’utile che apportano.
Il Bufalo impiega poco capitale, è forte assai più del bue al tiro ed all’aratro, ha una carne non spregevole in certe stagioni, è ricco di un cuojo che per la sua durezza, e sodezza vince quelli della razza Bovina, onde per siffatte qualità non la cede e nessun altro animale.
Ma il maggior utile sta nei latticini delle Bufale, chiamati comunemente provole e borrate, che pel loro sapore, per la freschezza, e l'abbondanza del butiro sono desiderati e alla mensa del ricco e del povero, e del principe e dell’agricoltore.
Oltreaciò le Bufale han d’uopo di poca cura. Purché le si dia luogo basso e caldo, e buono erbaggio non mancheranno di riprodursi. Unico nocumento che possono avere, è l’eccessivo freddo; onde la maggior cura di esse consiste nel rinchiuderle in apposite stalle nella stagione di rigido inverno.
Il freddo le nuoce immensamente.
Avvegnaché non avendo avuto dalla natura una speciale difesa per ischernrirsi, debbono riceverla tutta dal padrone.
Varrone ingiungeva sin dai tempi suoi, che le giumente gravide sopratutto non si dovessero tenere nei luoghi freddi ed all'aperto; ma nelle stalle beo riparate e chiuse, con accendervi anche il fuoco di legna nei tempi nevosi. Per la qualcosa provvederle di comode stalle, arricchirle di fienili e di paglia abbondante, e tenerle al coperto in tutta la stagione d’inverno, è necessità indispensabile.
Sono abbastanza note le perdite che si hanno tanto delle madri che degli allievi per l’uso malnato di tenerle esposte nell'aperta campagna ai rigori delle intemperie.
Altro mezzo di miglioramento consiste nell’introdurre gli stalloni Arabi, Spagnoli, o Romani; quelli per esempio della razza Ghigi, o Massimo.
Le durate esperienze ci han fatto accorti, che gli Stalloni Inglesi sono una bella cosa, è vero: ma dopo il primo allievo di bella struttura, forte e di misura ottenuto da codesti stalloni, gli altri nascono imbastarditi e crescono torpidi e pesanti.
Epperò gli stalloni nati in clima dolce e temperato sono da preferirsi agli altri che ci vengono di Normandia, checché se ne dica dai monomaniaci del genere Britannico!
Infine non bisogna defatigare tanto le giumente nell’uso della trebbia, e in altri lavori.
Ma non ostante tutti siffatti miglioramenti proposti, la pastorizia non sarà mai per risorgere tra noi, e divenir soccorsale dell'Agricoltura, se il Governo con provvido consiglio non vieterà le ulteriori dissodazioni dei boschi e dei prati sotto qualsivoglia aspetto.
E mentre il Governo provvederebbe a tanto da una banda, dall’altra i proprietari dovrebbero lasciare ad uso di pascolo, ovvero a lungo riposo tutte le terre isterilite.
Aumentati i pascoli, ingentiliti e propagati i boschi, la pastoria abbracciata all’Agricoltura vivranno insieme una vita comune, e non falliranno a secura prosperità.
Miglioramenti pastorali
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