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Promozioni e miglioramenti delle industrie secondarie
La Puglia piana nei tempi estivi forma il deserto del Regno di Napoli. Praterie disseccate, torrenti e fiumi senza vestigio di acqua, aride e sterminate stoppie che riflettono una luce dispiacevole, aria grave ed opprimente, un sole che scotta, e il favonio imperante che ti soffoca, ben le fanno dare il nome di deserto.
E tale è veramente; ché tu non vedi in sì grande e vasta pianura il verde d’una sola pianta, se ne togli il bosco dell’Incoronata ch’è una vera Oasi in questo deserto.
Da ciò quell’esalazioni nocive che insidiano la vita al povero agricoltore, quei miasmi micidiali agli uomini ed agli armenti, e sopratutto alla razza bovina; da ciò le intermittenti generalmente chiamate nel Regno febbri pugliesi, e tutti gli altri malori che abbreviano la vita agli abitanti della Puglia piana, e rendono stazionaria la sua popolazione.
Da ciò infine la mancanza delle pioggie, quasi sempre funesta all’agricoltura ed alle speranze del colono.
Il governo, per vero dire, sentì il bisogno di ovviare a siffatti mali gravissimi, e sin dal 1 giugno del 1831 incaricaval’Intendente di Capitanata affinthé di concerto con la Società Economica della provincia indicasse i mezzi opportuni per promuovere le piantagioni, designando gli alberi più confacenti al suolo, al clima, ed alla economia della Puglia piana.
Ma i proprietarii sventuratamente si mostrarono poco propensi a secondare i provvedimenti governativi, e senza metter nulla del loro, avrebbero voluto per lo meno, che il pubblico Tesoro gli creasse oliveti, i gelseti, vigneti, e boschi per incanto ed a loro esclusivo beneficio!
L’opera del governo dunque senza il soccorso privato, tranne per le bonificazioni delle maremme Sipontine, isterilì per ogni altro salutare provvedimento contenuto nel rescritto del 1. giugno 1831. Questa fatale incuria nel migliorare la propria condizione, questo cieco disprezzo per le industrie secondarie, questa riprovevole apatia per le piantagioni utili, sono interamente da attribuirsi all’avidità colonica, agli smodati e ciechi desideri di arricchirsi in un anno con la seminazione de’ cereali, ai falsi principi di economia radicati nell'animo del colono pugliese.
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Quivi cresce spontaneo l’ulivo selvatico, quivi vegeta il gelso, rigogliosamente come si vede dai pochi alberi piantati nelle vicinanze di Foggia e di Lucera; quivi la quercia cresce cmolta fortuna; quivi infine la vite prospera ed offre uve abbondanti e zuccherine.
Queste industrie secondarie promosse con sollecite cure offrirebbero vantaggi immensi e non pensati all’economia pugliese, sarebbero i piccioli ruscelli tributarii dei grandi fiumi dell'Agricoltura e della pastorizia, e le une si vantaggerebbero delle altre, e viceversa.
Ma in Capitanata provincia a non volersi considerare come industrie proficue le piantagioni, esse si rendono necessarie e nell’interesse della pubblica salute, e in quello dell’ agricoltura.
La scienza ha chiarito apertamente la grande influenza che esercitano le piantagioni sul clima d’una contrada.
La Francia, l’Inghilterra, la Germania e l’Italia prima dei disboscamenti avevano un clima più freddo, e la neve non meno di sei mesi durava sui monti.
Oggi il clima in quelle regioni può dirsi temperato in paragone di quello di un secolo fa. Se si osservano presso di noi con attenzione due provincie che abbiano la stessa elevatezza dal livello del mare, l’una coperta di alberi, e l'altra denudata, vedrassi di leggieri che la temperatura della prima sarà minore della seconda.
Sono le prime nozioni elementari della Botanica che c'insegnano come le foglie degli alberi assorbendo dall’atmosfera una quantità di acido-carbonico che si volalizza dai corpi in fermentazione, decomposti e corrotti, tramandano fuori l’ossigeno salutarissimo alla respirazione animale.
E siccome le fermentazioni, le corruzioni, l’esalazioni dell'acido-carbonico sono maggiori nei tempi estivi, la natura provvida e maestra in tutto, copre di spesse foglie l’albero in primavera, acciò seguisse nell’està l’opera a cui fu destinato.
Le piantagioni hanno pure una influenza diretta sulla quantità dell’acqua che può cadere dal cielo. Nel deserto sono ben rare le pioggie, perchè in esso non vi sono nè alberi di sorta alcuna, e né monti.
I soldati francesi dei tempi di Bonaparte attestarono che al Cairo non pioveva mai; ad Alesandria rarissimo.
Il Duca di Ragusi che comandò in Alesandria dal novembre 1798 all’agosto 1799 non vide piovere che una mezz ora. Adesso in ciascun anno vi piove da 30 a 40 giorni, e talvolta sino a 60: al Cairo da 15 a 20 giorni. E ciò va dovuto al Pascià di Egitto che ordinò e promosse moltissime piantagioni. Ventimila alberi ne fece piantare solamente al disopra del Cairo. Lo stesso Duca di Ragusi a Tebe da un vecchio di 122 anni venne assicurato che in sua giovinezza pioveva spesso nell’alto Egitto, e che le montagne libiche e arabiche ond'è formata la valle del Nilo , nutrivano alberi ed erbe. Distrutti gli alberi, la pioggia cessò, e i pascoli inaridirono.
Le profonde ricerche dell'Americano Franklin, cui scoperse il mezzo d imprigionare il fulmine, han provato pure che le cime degli alberi richiamando l’azione del fulmine liberano le Città da funesti disastri, e gli uomini dal pericolo d'una morte subitanea. Valgono eziandio le piantagioni di argine potentissimo ai furiosi venti, alle terribili procelle, alle alluvioni, agli scoscendimenti, ed alle frane.
Ma quello a cui più giovano, è alla purificazione dell’aria: cosicché i più profondi statisti han documentato che nelle provincie il cui suolo è in buona parte coperto di alberi, la morte è di 1 sopra 35 individui; mentre in quelle che non hanno piantagioni affatto è di 1 sopra 27.
La piantagione dei gelsi infine e degli alberi selvaggi e di alto fusto può supplire al combustibile di che difetta la Puglia in generale.
Laonde quando non fosse, che per questi soli vantaggi, le piantagioni nella Puglia Piana dovrebbero con ardore promuoversi e propagarsi per quanto più si può.
Ma raccomandando la propagazione delle piantagioni, non possiamo non raccomandare eziandio la conservazione delle esistenti, e sopratutto dei boschi.
È notevole come sotto il governo dei primi Viceré la raccolta della manna nella Capitanata fruttava non meno di 38 mila ducati annui.
Carlo Quinto proibì espressamente la resinazione degli alberi atti alle costruzioni navali e i fruttiferi, come le querce, i cerri, la rovere, gli orni, i faggi, e i frassini, e la racolta della manna aumentò di un terzo, e quindi i proventi sino a ducati 50 mila annui.
Oggi se ne raccoglie in pochissima quantità; perché, ripetiamo, la mano devastatrice dell’uomo non ha saputo conservare neanche gli Orni e i frassini!
È noto eziandio come quei frutti selvaggi che nascono spontanei nei piani della Capitanata comunemente appellati Capperi, hanno uno spaccio incredibile nei paesi esteri e nel Regno.
Ai principi della stagione estiva la raccolta dei Capperi, è di sostegno alle misere donne ed ai meschini fanciulli di Foggia, Orta, Ordona, Ascoli, e Lucera.
Il maggior lucro però è dei pochi che ne fanno industria, i quali comprano immaturi i capperi, poscia li fanno maturare, quindi li curano e conciano col sale e l’aceto, e li rivendono allo straniero.
I capperi oggi fanno il giro del mondo galante; epperò bisognerebbe propagare questa pianta, perché potesse cavarsene progitto dagli stessi proprietari dei terreni in cui prospera spontaneamente. I semi dei capperi potrebbero spargersi nei terreni simili a quelli ove si producono spontanei e lasciarli in abbandono.
Noi però incliniamo per la coltivazione di essi.
La coltura è di tutte le piante da cui si chiede prodotto abbondante e di eccellepte qualità.
Saria mestieri pure di migliorare le piantagioni dogli ulivi, che sul Gargaoo nascono spontanei. Basterebbe semplicemente innestarli, acciò vegetino rigogliosamente.
Ma su questo ramo importantissimo d’industria ci riserbiamo discorrerne a lungo, allorché tratteremo della economia degli ulivi di Terra di Bari e Terra d’Otranto.
Spontanea qui cresce ed abbondante la pianta della liquirizia; e di essa una sola fabbrica ve n’ha in Foggia.
Bisognerebbe introdurne delle nuove e migliorare la esistente; poiché questa sorta di genere ha uno spaccio vantaggiosissimo all'estero.
Potrebbe trarsi profitto dai miglioramenti apportati alle fabbriche di Calabria, che son reputate le migliori di quante ne esistono tanto nel Regno che fuori.
Soprattutto possono tenersi presenti i miglioramenti apportati a codeste fabbriche da’ fratelli Morgia, i quali trovarono il mezzo di economizzare combustibile col fornello a riverbero, che prima in gran quantità abbisognava per ridurre la radice di liquirizia ad estratto perfetto.
Non meno di 20 mila cantaja di liquirizia si esportano in ogni anno in Francia e in Inghilterra dalle Calabrie, e rendono ai proprietari di tale industria non meno di 480.000 ducati.
Gl’industriosi e solerti Calabresi valicano il mare, «e vengono sino a noi per estrarre dalle terre di Puglia e di Basilicata le radici di liquirizia; e nonostante sì grandi spese, pure il lucro è tanto, che in ogni anno gli spinge a ritornare nelle nostre campagne per la raccolta delle radici, che comprano benanche dai proprietari delle terre in cui più abbondano.
Or quando non tornerebbe vantaggiosa ai pugliesi, che ne sono in possesso?
Voglia il Cielo che ciò intendano i proprietari industriosi della Puglia Piana, onde rianimare l’industria vantaggiosissima della liquirizia.
Abbiam voluto additare tutti i rigagnoli non messi a profitto delle ricchezze della Puglia Piana, col lodevole scopo di promuovere le industrie secondarie sì neglette e malcomprese in questa provincia. L’economia si giova di tutto; ed è questa scienza benefattrice dell’umanità che c’insegna come un popolo agricolo non sarà mai ricco, se non mette a profitto tutti gli elementi economici che sogliono creare la ricchezza e la prosperità pubblica.
Le industrie secondarie
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