Geppe Inserra 30 luglio 2024
Il Piano delle Fosse è tra i luoghi più fotografati della città di Foggia, anche se ormai non esiste più nulla o quasi di quella magia che portò Giuseppe Ungaretti a invocare a gran voce la sua erezione a monumento nazionale. Giunto a Foggia per scrivere un reportage giornalistico, il poeta rimase sbalordito da quella "piazza ovale che non finisce più, d’una strana potenza … tutta sparsa di gobbe, sconvolta, secca, accecante di polvere".
La "piazza ovale" evocata da Ungaretti si coglie assai bene in questa rara cartolina che ho trovato sul web, particolarmente interessante perché il punto di vista del fotografo è diverso da quello, consueto, che volge le spalle a Settentrione. È una immagine bella, che risale ai primi del Novecento, e che ci mostra una piazza molto animata, in fervente attività: uomini, un cavallo, galline che razzolano beccando chicchi di grano che dovevano trovarsi in gran quantità, dopo l’operazione di insilamento del frumento nelle fosse. Vi confesso che sulle prime ho avuto qualche difficoltà a stabilire l’esatta posizione della macchina fotografica con cui è stato realizzato lo scatto. Posizione felicissima perché consente di cogliere – questa volta da Sud – la piazza in tutta la sua "strana potenza" richiamata da Ungaretti.
Sono riuscito a rivolvere l’enigma confrontando la fotografia di cui ci stiamo occupando con un’altra fotografia d’epoca che mostra il piano più o meno dalla stessa prospettiva e – cosa più sorprendente – con una immagine attuale, estratta da Google Maps.
Il punto di riferimento che ho utilizzato è il palazzotto sulla destra, che possiamo vedere anche nella seconda immagine, qui sopra. A darmi la certezza della precisa localizzazione è stata però Google Maps: il palazzotto, infatti, è uno dei non molti immobili che sono giunti fino ai tempo nostro tal quali erano agli inizi del secolo scorso. Potete vederlo qui sotto. Si tratta dal fabbricato che sorge nell’attuale via XX aprile, all’angolo con piazza Pavoncelli. Si può dunque supporre che la macchina fotografica fosse posizionata nell’attuale via Zara. Il tetto più alto che si scorge a sinistra è quello del Teatro Giordano. Come facciamo sempre nella rubrica "Memorie meridiane", che regala ad amici e lettori gadget digitali del nostro passato e della nostra identità, vi offriamo l’immagine in tre distinti versioni: digitalmente restaurata (in alto, sotto il titolo), colorizzata ed acquerellata (sotto) Ricordiamo che le immagini che illustrano l’articolo sono soltanto miniature di quelle, ad alta risoluzione, che vengono distribuite sul canale whatsapp di Lettere Meridiane. Se non siete ancora iscritti, fatelo utilizzando questo link, avendo cura di spuntare la campanella delle notifiche in modo da non perdere neanche un aggiornamento del blog.
2024-Il Piano delle Fosse a Foggia
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