VII
Ma ringiovanita l’agricoltura nella prima, e grandemente promossa e migliorata nelle altre contrade; la straniera concorrenza diminuì il valore ai grani di Puglia, e ne inceppò in parte il commercio.
A questa si aggiunse l’altra e più tremenda concorrenza dei grani del mar nero, che occupa gli sbocchi dei grani Pugliesi, per cui retrocedono innanzi a quella, e restringonsi a poche esportazioni ed a poche ricerche.
La concorrenza però dei grani del mar nero non sarebbe di per se stessa capace d'impedire lo sbocco dei cereali di Puglia su’ mercati del Mediterraneo, segnatamente per le gravi spese di trasporto, se non congiurassero insieme la negligenza degl’industriosi e i tristi effetti dell’aggiotaggio a far sì che i grani di Puglia soggiacessero alla preferenza di quelli d’Odessa.
La ragion dei mali agricoli-economici da noi esposta per lo innanzi, rende di per sé sola funesta per la Puglia Piana la rivalità dei grani del Mar Nero.
Ma d'altra banda non sono poi così tralignati i grani Pugliesi, come dagl’incettatori si vuol dare a credere da non poter competere tuttavia coi migliori cereali non solo d’Odessa, ma di tutti gli stati agricoli d'Europa.
La principale ragione per la quale i grani di Puglia han perduto il loro antico valore, le loro preferenze, e la loro ricerca sta nell’infernale agiotaggio locale, grave delle più tristi conseguenze per l’agricoltura er pel commercio del Regno.
Esso consiste nel formar prezzi fittizi, onde scoraggiare la straniera dal presentarsi sulle piazze commerciali del Regno, onde aver l’agio di comprar solo, e tempo opportuno all’adulterazione dei cereali.
Di fatti che cosa si pratica dagli aggiotatori sulle piazze di Barletta e Manfredonia? Si mescolano i grani teneri delle altre contrade, comprati a minor prezzo con quelli di Puglia, se ne fa una massa, e poi si misura ii tomolo del grano.
Se giunge al peso di rotola 48, l’aggiotatore si arresta; se l’oltrepassa vi aggiunge altro grano di pessima qualità, e di minor peso onde contrabbilanciare il peso convenuto nel contratto; se riesce al di sotto, vi mescola altro grano della Piana di Puglia, ch’è di maggior peso; e cosi grani si esportano all’estero adulterati.
Aggiungi che gl'incettatori interni abbassando il prezzo, per i grani del peso minore di rotola 48 e non aumentandolo per quelli di 49, 50, e 51 rotoli, hanno spinto fìnanco il proprietario all’infame mezzo di adulterazione.
Per la qualcosa, allorché il peso di un tomolo di grano è di rotola 50, il proprietario l’adultera con l’acqua e attentamente lo rivolge con pale; onde ridurlo con l’aumento della quantità al peso convenuto nel contratto.
E così di adulterazione in adulterazione i grani di Puglia usciti dall’aja lucenti come oro, belli e perfetti, diventano d’una qualità che su’ mercati del mediterraneo deve per necessità sottostare a quella dei grani di Odessa.
Epperò
“nelle transazioni in derrate, e specialmente in quelle di grani e di oli, una legge restrittiva al pari dell’altra che ha limitato quelle de’ pubblici fondi, far dovrebbe sentir la sua forza e ridurle ad un corso regolare. Essa terrebbe frenato quell’aggiotaggio non riconosciuto dalle nostre leggi, ma consacrato dall’uso e che, figlio d’una insaziabile avidità, porta in se stesso i germi di questa morale.
Essa impedirebbe che le operazioni de’ commercianti eccedessero tanto evidentemente i loro mezzi e terrebbe in una rispettosa lontananza uno sciame d’intrusi, stranieri al commercio del tutto, che si son gittati nell’aggiotaggio delle derrate, e che snaturano questa parte vitale del commercio del regno colle loro disordinate operazioni.
La presenza di questa legge severa non farebbe rifuggire sgomentata la morale dai men cari dei prodotti, né si oserebbe comprare e vendere mercanzie che non si posseggono, o per le quali non si hanno taluna volta mezzi di pagamento.
Non si formerebbero così dei prezzi ideali, cui è forza che vadano sottoposte le operazioni reali e che sgomentano lo straniero. Questi che là si provvede dove l’utilità lo invita, non sarebbe scoraggiato e respinto da un innalzamento fittizio nei prezzi delle derrate e non le andrebbe a cercare in quei paesi dove esse non sono da sì malefico e disastroso aggiotaggio influenzate.

La necessità dunque d’una legge severa che infreni l’aggiotaggio è reclamata dalla scienza nell’interesse di tutti.
Ma, nel mentre il governo provvederebbe a tanto da un lato, dall’altro i proprietari industriosi della Puglia dovrebbero curare assai più la scelta delle sementi per ottenere il prodotto di buoni grani, e sforzarsi ad introdurre diverse qualità di cereali, onde far testa alla concorrenza straniera. Attualmente due sole varietà di grani teneri offre la Puglia, la majorica capelluta, e la carosella, e tre varietà di grani duri, la saragolla, la carlentina, e il calabresone; mentre la Sicilia, e gli Stati Russi e Germanici offrono non meno di dieci qualità diverse di grani.
E poiché tutto il commercio esterno della Capitanata consiste nei cereali, non avendo ella da esportare né lane, né olj, né sete, e né bambagia, gl'industriosi dovrebbero sforzarsi per arginare la concorretvza dei grani d’Odessa a migliorare assolutamente l’attuale processo agrario e ad introdurre diverse qualità di grani, affinchè le loro terre, che sono le più fertili di queste contrade italiche potessero produr molto ed a buon mercato, ch’è la massima economica per cui uno Stato suol primeggiare nelle vie del più proficuo commercio.
All’attuazione di questo sistema va debitrice della sua prosperità e grandezza l'Inghilterra, perciocché essa sforzandosi a produr molto ed a buon mercato, schiude il varco allo sbocco delle sue manifatture su tutti'i mercati del mondo, precludendo le vie alla concorrenza Europea.
Questo sistema dovrebb’essere vagheggiato e carezzato, imitato eziandio dagl'industriosi della Puglia Piana.