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Foro del convento di s. Matteo a San Marco in Lamis
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L’harmonium Tubi

Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Altro importante intervento delle famiglie di Cerignola si ebbe nel 1943 quando fu comprato a Napoli un nuovo harmonium per la liturgia. La chiesa fin dagli inizi del sec. XVII era munita di un piccolo organo a canne installato nell’arcone che in tempi medievali metteva in comunicazione la chiesa con i locali che in seguito furono ripensati come sacrestia. Alla fine dello stesso secolo l’organo fu rimosso perché doveva far posto all’altare di S. Antonio. Fu rimontato sul lato destro della chiesa di fronte all’altare di S. Antonio da dove fu nuovamente spostato quando nel 1719 fu costruito l’altare del titolare dell’abbazia, S. Giovanni Battista.
Agli inizi del sec. XX l'organo era ancora presente ma fu definitivamente rimosso probabilmente quando nel 1924 iniziarono i lavori di risistemazione della Chiesa. Nel 1943 i giovani frati studenti di filosofia avevano bisogno di uno strumento capace di sostenere il loro coro nelle attività liturgiche come in quelle ludico-artistiche. Le circostanze non consentivano di progettare un nuovo organo; si pensò, quindi a un [h]armonium. Non si sa chi abbia consigliato il suo acquisto,
ma doveva essere qualcuno che conosceva bene quel particolare strumento, la ditta che lo costruiva e dove lo si potesse acquistare. Si optò per un harmonium ad aspirazione, dal suono dolcissimo e potente, su cui si poteva eseguire un largo arco di letteratura organistica. Ma si era ancora in piena guerra e il nuovo harmonium arrivò a S. Matteo solo nel 1946. La sua carriera fu lunga e gloriosa.
È ancora in servizio nel coro superiore. L’harmonium costò £. 8.100 di cui £. 4.182 offerte dai fedeli soprattutto cerignolani. Tra gli offerenti anche Francesco Landriscina con £. 500, la sorella e i nipoti con £. 700.
Anche l’economia del convento andava bene. Leggiamo nel registro d’amministrazione 1938-1946 lunghi elenchi di nomi di famiglie e persone singole che hanno contribuito allo sviluppo di S. Matteo. Leggiamo anche episodi particolarmente significativi come le £. 1.500 raccolte a Cerignola dalla Signora Compierchio dalle famiglie che avevano figli soldati tenuti prigionieri dei tedeschi.
Bombe e terremoto
Nel mese di giugno del 1944 un aereo inglese si schiantò sulla montagna al disopra del canale della Fajarama. Le bombe che trasportava esplosero provocando la rottura dei vetri di tutte le finestre. La enorme spesa che si prospettava fu interamente saldata dalle famiglie sammarchesi. Insieme alle altre, arrivarono, su interessamento dei cappelleni militari delle truppe di occupazione, anche le offerte di soldati americani, £. 500, e inglesi, £. 168. Da ricordare anche le £. 1.500 raccolte da Biagio Di Lullo, che poi sarebbe diventato il nostro fra Pasquale Di Lullo.
Il 18 agosto 1948 una violenta scossa di terremoto, che si replicò per una intera settimana, arrecò danni notevoli al piano superiore, soprattutto ai lati nord e nord-est. Il 6 novembre dello stesso anno arrivarono per un sopralluogo l’on. Raffaele Pio Petrilli, Consigliere di Stato insieme all’ing. Taccone del Genio Civile di Foggia e Giovanni Palatella, sindaco di San Marco. Altra visita il 5 giugno 1948. Nel frattempo una perizia eseguita dal Genio Civile quantificava che i danni del terremoto ammontavano a £. 8.500.000. Cominciava, con questo terremoto, la lunga storia degli interventi sull’edificio che durarono fino al 1954. Furono riparati i guasti del terremoto e rifatta la pavimentazione dei corridoi del piano superiore, soprattutto nel reparto occupato dai giovani frati studenti.

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Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Le condizioni dell’edificio non erano ottime. Qualcosa si può intuire dalla lettura della bella prosa di Pasquale Soccio quando accenna ai suoi ricordi di ragazzo che frequentava S. Matteo nell’immediato primo dopoguerra [https://www.garganoverde.it/un-per-finire.html]. I locali del piano
terra erano abbandonati ai rovi e agli animali selvatici. Una parte era utilizzata come stalla per i cavalli. I locali del piano inferiore del lato di mezzogiorno erano usati come ricovero delle pecore del convento. Decenni di abbandono e cattivo utilizzo dei locali avevano reso alcuni reparti quasi impraticabili.
Il ritorno dei Frati e i cittadini di Cerignola
I cittadini di Cerignola ebbero un particolare ruolo nella rinascita di S. Matteo con interventi che andavano dalla promozione della devozione per il Santo, all’ammodernamento di arredi all’interno della chiesa, ai lavori di consolidamento del convento. Nella prima metà del sec. XX la loro presenza nelle necessità del convento fu intensa. Agli inizi del secolo Ludovico Cocco di Cerignola guarnì la statua di S. Matteo di un nimbo crociato d’argento, di un serto pure d’argento a forma di rami d’ulivo con una piccola croce che pendeva sulla fronte, di una croce d’oro con laccio pendente sul petto. Donò anche un libro d’argento con su scritto Passio Domini nostri Iesu Cristi secundum Matthaeum, da applicarsi sul vecchio libro di legno e una penna d’oro da fissare alla mano destra del santo a sottolineare il suo ruolo di evangelista.
Nel 1914 Domenico Gasparro di Cerignola costruì il nuovo tempietto della statua di S. Matteo. Da tempo immemorabile S. Matteo sul Gargano e nella Puglia Dauna era conosciuto non tanto come apostolo ed evangelista, quanto per essere stato eletto a furor di popolo protettore degli animali domestici di campagna, pecore, mucche, cani e soprattutto cavalli. L’ignoto lapicida cerignolano, autore del bel tondo marmoreo posto in cima al nuovo tronetto, raffigura il volto austero e maturo del Santo di fronte all’inconfondibile profilo di un volto cavallino, come già detto.
La nuova facciata della chiesa
Nel 1924 l’intervento dei devoti cerignolani fu corale. Le condizioni del convento, nonostante i tanti lavori già fatti, non erano buone. Lo spigolo nord-occidentale del convento destava molte preoccupazioni. Il comune di S. Marco da qualche anno aveva richiamato l’attenzione dei frati che nel contratto di fitto stipulato nel 1905 si erano impegnati a curare anche la manutenzione straordinaria.
P.
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Fedele Brandonisio, guardiano del convento, insieme ai lavori di consolidamento, decise di realizzare anche un progetto vecchio di diversi anni: completare la chiesa con una facciata che le desse solenne visibilità esterna. La chiesa, infatti, conservava ancora intatta la sua riservatezza monastica, nonostante la bella scalinata costruita verso la fine del sec. XVII terminante in un ballatoio su cui si apriva la modesta porta della chiesa. Da circa un decennio si rifletteva sul progetto. Nell’archivio del convento si conservano i vari disegni. Il primo era stato proposto nel 1921 da p. Antonio de Vita, guardiano del convento. In seguito fu sottoposto alla competenza di un imprecisato “Maestro Muratore” di Bitonto. Il terzo intervento fu dell’ing. Amedeo De Filippis di S. Marco in Lamis.
P. Fedele realizzò quest’ultimo con alcune varianti.
La nuova facciata creò problemi all’interno della chiesa. Il piano di calpestio della nuova struttura si trovava a circa 80 cm. al di sotto del pavimento della chiesa. Per evitare i gradini, si decise di abbassare di circa 70 cm. il pavimento della chiesa. Si smontarono gli altarini laterali e si ricostruirono sulla base della nuova fisionomia della chiesa. I lavori furono condotti da ditte di Cerignola.
La nuova facciata della chiesa fu immortalata da padre Federico Maltagliati con una bella fotografia che fu riprodotta come cartolina e come immaginetta fino agli anni ’50. Per i pellegrini fu coniata una medaglia con il profilo della nuova facciata.
Alcune famiglie della stessa città contribuirono notevolmente ai lavori e a munire la chiesa di importanti arredi: Francesco Landriscina donò la preziosa cornice di argento in cui fu inserito il quadro di S. Matteo dipinto da G. Coruzzola, Tommaso Giannatempo donò i 12 candelieri neogotici di bronzo ancora in servizio sull’altare.
Il tetto
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Il tetto, rimasto quello del 1905, era il lavoro più urgente, più lungo e costoso.
Nel 1926 erano stati fatti lavori importanti ma non avevano risolto altri problemi.
Il registro di amministrazione 1938-1945 elenca minuziosamente tutti gli altri interventi dal gennaio a giugno del 1939, a settembre del 1940, a luglio e novembre del 1941; a giugno 1944. Sono registrati anche i contributi volontari di famiglie e singole persone. Il terremoto del 18 agosto 1948 aveva aggiunto altri danni. Nel 1947 si iniziarono le pratiche per usufruire di finanziamenti post bellici e alla metà di dicembre del 1949 si seppe che il progetto del nuovo tetto era stato approvato e che l’appalto sarebbe stato assegnato nel mese di gennaio del 1950. All’inizio di marzo seguente iniziarono i lavori che, affidati alla ditta Bonfitto Antonio, si protrassero per tutta l’estate. Fu modificato anche il tetto della chiesa e del lucernario.
Le nuove campane
Convento di San Mstteo-Foto del 2012
Convento di San Mstteo-Foto del 2012
Il 18 dicembre 1938 mons. Innocenzo Russo, frate minore vescovo di Bovino, benedisse due campane. Quelle preesistenti, vecchie di qualche secolo, probabilmente in un inverno particolarmente rigido, ricoperte di ghiaccio, si erano lesionate in seguito allo zelo di qualche frate il quale, salito dalla pianura e non aduso alle caratteristiche dei climi montani, le aveva suonate danneggiandole irreparabilmente.
Le carcasse vennero rifuse dalla Ditta Giustonni di Trani. Padrino delle campane fu l’ing. Luigi Piccirella il quale offrì come contributo personale £. 500; madrina fu la signora Serrilli che contribuì con £. 100.
La rifonditura delle due campane fu il primo di una serie di interventi che volevano assicurare la funzionalità della chiesa, ma anche sottolineare la bellezza e solennità del culto.
Lavori in chiesa
Nell’agosto del 1939 furono eseguiti grandi lavori in chiesa costati complessivamente £. 7.997, di cui £. 3.776 pagati con le offerte di famiglie di San Marco, Monte Sant’Angelo, Cerignola e Manfredonia. Fu rinnovato in gran parte il patrimonio dei paramenti e arredi sacri, la chiesa fu ripulita e ornata di pitture del campobassano Trivisonno il quale dipinse anche una bella immagine dell’Arcangelo Michele sulla volta del coro superiore in seguito nascosto dalla mole dell’organo costruito nel 1991.

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Un’altra fonte importante per l’economia del convento fu la raccolta delle offerte per scopi particolari. Nella cronaca proposta nelle pagine precedenti si è fatto accenno ad alcune operazioni molto costose eseguite con il contributo di famiglie e singoli fedeli. Con i benefattori si sviluppò un intenso rapporto epistolare per rispondere alle loro richieste, ringraziare, comunicare le iniziative e le notizie sulla vita del santuario. A tutti nel mese di ottobre si inviava il calendario dell’anno seguente.
Altre risorse derivavano dagli accompagnamenti funebri. Spesso i frati erano chiamati a pregare in casa dei defunti prima delle esequie e partecipare al corteo funebre.
Anche i corsi di predicazione aiutavano l’economia del convento. A quei tempi la predicazione era intesa come cosa molto seria. Si predicavano le quaresime, si preparavano le feste dei santi, le Quarant’Ore ecc. Spesso i nostri predicatori venivano mandati in regioni lontanissime come la Calabria, la Sicilia, la Lombardia ecc.

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Convento di s. Matteo sul Gargano
Convento di s. Matteo sul Gargano
Levi, chiamato anche Matteo, fu colto dal Signore mentre esercitava le funzioni di esattore delle imposte seduto nel suo ufficio chiamato “telonio”. Anche il santuario di S. Matteo ebbe il suo “telonio” che fino al 1963 era costituito da un tavolino nascosto in sacrestia presieduto da un frate il quale benediceva i pellegrini e li forniva di immaginette. Li segnava in fronte con una penna d’oca o di altro volatile, intinta nell’olio benedetto. Questa benedizione ha una lunga storia.
La sua esistenza è attestata fin dalla metà del sec. XVI. Sia Francesco Gonzaga sia il Razzi testimoniano che nel santuario ai pellegrini veniva data la benedizione con l’olio della lampada che ardeva dinanzi alla reliquia del santo apostolo ed evangelista. All’origine questa benedizione, a cui i devoti riconoscevano una speciale protezione da parte del santo, veniva impartita solo alle persone che erano state morse dai cani arrabbiati.
Verso il 1963 il telonio ebbe una sede tutta sua: un locale sito nell’ala settentrionale del convento, vicino alla sacrestia a cui si accedeva direttamente dalla chiesa.
La frequenza aumentò. Verso il 1980 fu trasferito in una sala posta nel corridoio d’ingresso del convento. I pellegrini erano cresciuti ed era necessario un locale dove si potessero accogliere comitive numerose. Era necessario anche evitare schiamazzi e rumori per assicurare il necessario raccoglimento per lo svolgimento delle liturgie, per le confessioni e la preghiera privata.
Per tutte le ore di apertura del convento il telonio era presidiato in permanenza da un frate che accoglieva le persone, dava loro le informazioni necessarie per ciò di cui avevano bisogno: confessioni, colloqui personali, visite al convento, biblioteca; riceveva le offerte, segnava le Sante Messe, vendeva i ricordini. Per tanti sevizi erano disponibili diversi laici volontari. Il telonio divenne anche una delle principali risorse per l’economia del convento. Gli indirizzi dei benefattori, dei pellegrini e dei visitatori erano elaborati dalla segreteria del santuario da cui partivano i ringraziamenti, i bollettini di informazione, i calendari, ecc.

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A

Convento di s. Matteo
Convento di s. Matteo
gli inizi del sec. XX la transumanza delle greggi verso le pianure del Tavoliere era molto diminuita. Era cresciuta l’agricoltura. Il secolare rapporto del convento di S. Matteo col mondo rurale fu adeguato alla nuova situazione. Si svilupparono le questue che alimentarono l’economia del convento per buona parte del secolo: in primavera la questua del formaggio, a giugno quella del grano, ad ottobre-novembre era il turno del vino, a novembre era la volta dell’olio. Una questua particolare era quella dei galletti che si faceva nella prima metà di agosto. A ferragosto, infatti, un’antica e mai disattesa tradizione garganica imponeva che il re della tavola fosse un galletto.
Gli addetti alle questue erano i fratelli laici. Si ricordano ancora con commozione le belle figure di fra Ludovico Sogliuzzi e fra Luigi Perrotta che conoscevano a menadito il Gargano e la Puglia piana, conoscevano le strade, anche le più riposte e malandate. Le loro visite erano attese e molto spesso richieste. I contadini e i pastori trovavano in loro l’unico contatto con le cose di Dio. Pregavano, ascoltavano brevi e succose catechesi, leggevano i calendari e le altre stampe che il convento mandava, rimanevano coinvolti dalla loro serenità e l’esempio di vita.
La notte questi fratelli dividevano il giaciglio di paglia con i cavalli. Si ricorda ancora fra Arcangelo Mastro, anche lui questuante molto apprezzato dai contadini.
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Poi c’era fra Isidoro Porcelli, cuciniere, factotum e organista, che parlava in bell’italiano.
Il più popolare era fra Pacifico Giallanella il quale percorreva le strade di San Marco a ritirare la pagnotta che le famiglie riservavano a S. Matteo tutte le volte che confezionavano il pane. Fra Pacifico era famoso per la maestosa presenza dagli occhi dolci, e perché favoriva incontri importanti fra povere ragazze con poveri giovani. E poi fra Luigi Perrotta con la sua prodigiosa memoria, il suo attaccamento al lavoro e la cordiale confidenza con i benefattori; in cima ai ricordi pieni di gratitudine: fra Matteo Bibiani, autentico servo dei servi, questuante, factotum, portava in cucina la legna, scendeva a S. Marco per la spesa, spazzava i corridoi, serviva a messa, porgeva ai pellegrini la reliquia di S. Matteo. Anche se non lo ha mai sospettato, era lui il vero re di S. Matteo. Tutti gli amici, i collaboratori, i pellegrini facevano riferimento a lui: metteva a proprio agio chiunque, sempre disponibile e servizievole e, benché gravemente segnato dalla sofferenza, sempre sereno e sorridente.
I fratelli laici sono stati sempre l’anello di congiunzione tra la fraternità di S. Matteo e gli innumerevoli amici sparsi per tutta la provincia di Foggia. Loro tenevano i contatti con i benefattori soprattutto delle città garganiche, con gli agricoltori del Tavoliere e con i pastori transumanti. I fratelli laici erano anche gli amministratori di tutta la ricchezza che per loro mezzo sovveniva alle necessità della fraternità.
Il tradizionale rapporto col mondo dei contadini e dei pastori riforniva il convento di agnelli, pecore, vitelli e soprattutto cavalli. Fino al 1866 a S. Matteo le greggi erano molto più importanti. Ogni anno si vendevano a Foggia diverse decine di agnelli. Si vendevano anche i cavalli che non servivano per gli usi del convento.
Quando la fraternità di S. Matteo fu ricostituita, fu riunito anche un piccolo gregge di pecore che veniva ricoverato nel locale posto a pian terreno sul lato di mezzogiorno; vicino c’era il ricovero degli agnelli. Nella prima metà del sec. XX il gregge fu curato dal pastore-poeta Luigi Borazio, chiamato dai giovani frati “zio Luigi”, e da Matteo “Sant’Mattè”, chiamato così dai suoi amici di Borgo Celano dove abitava proprio per il suo servizio al santuario. Il 10 marzo 1947 quattro delinquenti, costretto faccia a terra con le armi il pastore, rubarono l’ultimo gregge del convento e gli ovili restarono deserti, salvo qualche inverno in cui furono ospitati greggi di diversi proprietari. Qualche giorno dopo i ladri furono arrestati, ma il gregge era stato venduto a San Severo.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?