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Foro del convento di s. Matteo a San Marco in Lamis
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Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Il 1942 segnò l’inizio ufficiale della vita pubblica della biblioteca di S. Matteo.
Furono adattati i locali del cosiddetto seminario posto all’ultimo piano del lato settentrionale del convento che dal sec. XVIII ai primi decenni del XX ospitava i pellegrini. P. Doroteo organizzò un evento per intitolare il nuovo istituto bibliotecario a p. Antonio Maria Fania di Rignano Garganico benemerito dell’ordine serafico per il suo instancabile impegno nel riorganizzare gli studi. P. Diomede Scaramuzzi tenne l’orazione inaugurale; fu preparata anche una lapide commemorativa dell’avvenimento che, però, non fu mai collocata. Il giornale Avvenire dedicò all’avvenimento un lungo articolo in cui si parlava delle vicende che avevano privato nei tempi passati S. Matteo della sua biblioteca, degli sforzi fatti per adattare i locali semidistrutti alla nuova funzione. Si riassumeva anche il discorso inaugurale di p. Diomede Scaramuzzi. Benedì la biblioteca il provinciale, p. Agostino Castrillo, accompagnato dal custode della provincia, p. Ippolito Montesano.
Inaugurando la nuova biblioteca, p. Doroteo intendeva presentare agli ambienti culturali della Capitanata una proposta il cui punto di forza avrebbero dovuto essere le fonti del pensiero e della storia francescana. Alla riunione era presente anche il prof. Pasquale Soccio. Il progetto di p. Doroteo rimase sepolto nelle pesanti prospettive che le traversie belliche aprivano.
Nell’ambiente dei frati, poi, il concetto di biblioteca si coniugava esclusivamente nell’ambito della vita interna come supporto dell’azione puramente formativa.
L’entusiasmo con cui nel 1944 fu fondato il bollettino dei giovani frati studenti, Granum Sinapis, poteva far pensare che anche per la biblioteca fosse arrivato il momento di crescere nello scambio e confronto con altri ambienti culturali.
Purtroppo l’idea di una biblioteca intesa anche come strumento di intervento qualificato secondo un vecchio adagio medievale Monasterium sine armario, quasi castrum sine armamentario allora non faceva parte del bagaglio culturale ordinario dei frati. I tempi non erano ancora maturi. La biblioteca non fu mai aperta effettivamente al pubblico, però il seme era stato collocato in un terreno potenzialmente fecondo.
Convento di San Matteo-Foto del 2010
Convento di San Matteo-Foto del 2010
Dopo le drammatiche distruzioni della guerra il tema “Biblioteca” guadagnava terreno, aiutato anche dalla volontà di rinascere. Già in quei tempi eroici la nostra biblioteca negli ambienti culturali laici veniva intesa come un elemento importante capace di concentrare gli interessi culturali del territorio e, nello stesso tempo, favorire la naturale vocazione del santuario ad essere un punto di irradiazione.
Si avvertiva, inoltre, la necessità di una presenza culturale religiosamente qualificata nel territorio della Capitanata. Una biblioteca ecclesiastica ben fornita e amministrata era necessaria non solo per sopperire alle necessità dei ricercatori, ma, soprattutto, per favorire lo sviluppo culturale del territorio garganico rimasto isolato per secoli. Le urgenze del momento non consentirono la realizzazione del progetto di p. Doroteo Forte e degli amici di S. Matteo.
Convento di San Matteo-Foto del 2010
Convento di San Matteo-Foto del 2010
Trascorsero altri venti anni e finalmente la fraternità costituita dopo il 1963 avvertì che i tempi erano maturi per un nuovo corso. L’occasione venne dalla stessa biblioteca. I libri erano cresciuti e i locali nei quali erano conservati non erano più adeguati. Il tetto, continuamente esposto alle tempeste invernali, era pieno di fessure, l’acqua penetrava e disfaceva le vecchie mura. Era necessario intervenire.
I locali furono rimessi in ordine e istallati nuovi scaffali; i fondi librari antichi e moderni furono riordinati, le nuove raccolte integrate con quelle già esistenti.
Ma anche dopo i lavori rimasero notevoli difficoltà perché si potesse realizzare una effettiva e non saltuaria apertura al pubblico. La biblioteca rimase confinata all’ultimo piano lato nord. Particolarmente esposta alle intemperie, per buona parte dell’anno il freddo intenso la faceva da padrone. Gli studiosi dovevano entrare in convento, attraversarlo tutto accompagnati da un frate. L’organizzazione interna del convento, inoltre, non prevedeva una figura che avesse competenza giuridica e tecnica adeguata. La biblioteca, pur essendo cresciuta in molteplici piste di interesse e fosse già pronta per affrontare il rapporto paritario con Istituti e studiosi dalle estrazioni culturali più eterogenee, dall’organizzazione interna era trattata come una qualsiasi bibliotechina conventuale o familiare, priva delle competenze scientifiche e organizzative adatte alla bisogna. La conclusione fu che ancora per qualche anno la biblioteca fu utilizzata raramente.

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Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
La storia della biblioteca di S. Matteo segue tutto l’itinerario di crescita del convento adeguandosi ai suoi molteplici ruoli di convento francescano e di santuario inserito in un percorso religioso millenario coinvolgendo popolazioni di più regioni. La biblioteca ha assunto motivazione e vigore dall’impegno religioso del convento, divenuto nel tempo anche culturale e civile.
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Della biblioteca esistente nel 1866, al momento della soppressione si erano salvati solo 144 opere con circa 200 volumi. La ricostruzione del 1905 presentava la biblioteca con un magro fondo di 250 volumi.
In seguito lo studio di teologia si consolidò, i frati tornarono a camminare per i territori della Capitanata per corsi di predicazione, conferenze ecc. e le condizioni economiche migliorarono. La biblioteca rappresentò una voce importante nel magro bilancio della fraternità di S. Matteo e si arricchì mantenendo la sua caratteristica iniziale di biblioteca di istituto di teologia.
Convento di San Matteo-Foto del 012
Convento di San Matteo-Foto del 012
P. Doroteo racconta che intorno al 1927, quando dimorava a S. Matteo come studente di teologia, la biblioteca era ricca di circa 3.000 volumi conservati in due stanze al piano superiore.
Nel 1939, essendo guardiano del convento p. Tommaso Pagano, su interessamento del presidente dell’amministrazione provinciale di Foggia, il sammarchese dott. Giustiniano Serrilli, ci fu una crescita notevole con l’arrivo di un grosso fondo costituito da libri già appartenuti al convento di Stignano. I frati avevano dimorato a Stignano fino al 1915, con lo scoppio della prima guerra mondiale anche i frati di Stignano, insieme a tanti altri, partirono per il fronte. Il padre provinciale dell’epoca, p. Anselmo Laganaro, fu costretto a chiudere la fraternità e il convento rimase abbandonato a se stesso.
Il dott. Serrilli, allora presidente della provincia di Foggia, recuperò i libri della biblioteca aspettando tempi migliori che arrivarono, appunto quando la biblioteca fu aperta a S. Matteo. I libri di Stignano non furono mai integrati nei beni demaniali. P. Doroteo, che faceva parte della fraternità conventuale, ricorda di aver aiutato a scaricare il camion e a disporre i libri negli scaffali. La biblioteca arrivò a 15.000 volumi.
Queste accessioni mutarono le caratteristiche della biblioteca che si trovò aperta ad interessi culturali più ampi e divenne, quindi, oggetto di sempre maggiore interesse fra gli studiosi laici.
Nel 1940 p. Doroteo Forte era guardiano del convento. Predicatore stimato, dotato di ottima cultura teologica e umanistica, di grande capacità di tessere rapporti col mondo laico, dalla parola fluida e convincente comprese che la biblioteca poteva servire ai frati, ma essendo cresciuta anche in funzione delle presenti e future necessità culturali dell’ambiente umano che circondava S. Matteo, offriva una preziosa occasione per instaurare con gli intellettuali dauni e pugliesi un forte rapporto di reciproca integrazione. Comprese anche che la biblioteca costituiva per la fraternità di S. Matteo un compito e una responsabilità di tipo moderno che però affondava le sue radici nell’inizio stesso della storia francescana.
La funzione di santuario sarebbe cresciuta qualificandosi anche come centro di formazione e di studio.
Nel 1942 l’istituto di teologia fu trasferito a Molfetta e Biccari. Il 22 novembre del 1942 a S. Matteo fu portato il liceo filosofico della provincia. Naturalmente la biblioteca fu adeguata alla nuova funzione e così crebbero le sezioni librarie di letteratura italiana, latina e greca, le sezioni storiche, filosofiche e scientifiche.
Nello stesso tempo si arricchì di molte opere dei maestri francescani.

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1968. Da diversi anni gli studiosi che frequentavano il convento si erano convinti che la statua di S. Matteo venerata nel Santuario dovesse essere sottoposta a lavori di restauro. Erano stati individuati alcuni elementi che facevano pensare che avesse subito delle operazioni che ne avevano mutato i caratteri. Fu impegnato il fiorentino prof. Banella il quale fece una relazione che venne sottoposta alla sovrintendenza. I lavori si protrassero a lungo e ci consegnarono la statua nella nuova fisionomia.
1968 muore p. Diomede Scaramuzzi, i suoi libri, i manoscritti, parte della sua corrispondenza e delle fotografie sono trasferiti nella Biblioteca di S. Matteo.
Il 29 settembre 1968, il ministro generale p. Costantino Koser chiude l’anno centenario della fondazione dell’Abbazia di S. Giovanni in Lamis.

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Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
10 - 30 agosto 1968, Mostra del ferro battuto dell’artigiano Vittorio Tardio.
Vittorio era una vecchia conoscenza dei frati. Nel convento erano già presenti alcune sue pregevoli opere: i lampadari in legno e ferro battuto del refettorio, alcune lampade dei corridoi, la ringhiera dell’ultima aula del reparto bibliotecario della Galleria dei Pastori, un bellissimo cancello in seguito posto nella Galleria dei Cistercensi attualmente adibita a museo. La mostra esponeva un complesso di oggetti domestici e di arredamento come quadri e statue che riscossero grande interesse da parte di un pubblico variopinto che proveniva non solo dalle città garganiche ma anche di tutta la provincia. Era esposta anche una Vergine Immacolata, parimenti in ferro battuto, regalata a p. Angelo Marracino in occasione della sua elezione a Ministro Provinciale. Oggi la statua è patrimonio del convento di S. Matteo.
La mostra del ferro battuto di Vittorio Tardio si poneva, nel progetto dei frati e dei laici che curavano le attività centenarie, come un momento celebrativo della grande capacità tecnica e creativa dell’artigianato garganico, e, insieme, sottolinea la secolare fattiva collaborazione tra la comunità sammarchese e i frati minori del convento.

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Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Il XIV centenario della fondazione dell’Abbazia di San Giovanni in Lamis e l’idea della nuova Biblioteca
Una voce insistente fin dalla seconda metà del sec. XIX affermava che, precisamente nel 567 dell’era volgare, i Longobardi avevano fondato il monastero di S. Giovanni in Lamis in seguito chiamato Santuario di S. Matteo. La voce divenne comune convinzione malgrado si sapesse con certezza che in quell’anno i Longobardi erano ancora lontani dai sacri confini della Patria. La voce era stata raccolta con vistoso punto interrogativo da p. Diomede Scaramuzzi nel suo opuscolo Il Santuario di S. Matteo sul Gargano, stampato nel 1907. Ma, tant’è: spesso il volgo ne sa più degli storici, e poi … Longobardi o non Longobardi il monastero fu fondato da qualcuno, anno più anno meno. Fu così che si decise di celebrare i 1400 anni con qualcosa di ben progettato.
Fu costituito un comitato il cui presidente era il p. guardiano del convento p. Angelo Marracino. Tra i membri: il prof. Pasquale Soccio, il prof. Tommaso Nardella e l’avv. Berardino Tizzani, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Foggia.
Il programma prevedeva, insieme alla celebrazione inaugurale con la presenza del vescovo di Foggia, anche una missione popolare a S. Marco in Lamis e una serie di attività religiose e culturali da svolgersi tra il 1967 e il 1968. Nella primavera del 1967 p. Angelo Marracino fu eletto ministro provinciale e la direzione del convento fu affidata a p. Nicola De Michele il quale curò l’esecuzione del programma concordato.
L’anno centenario fu aperto il 14 aprile, giorno in cui, secondo voce pubblica, i Longobardi nell’anno del Signore 567, avrebbero posto la prima pietra dell’Abbazia di S. Giovanni in Lamis.
Sul piazzale fu eretto un grande palco su cui celebrò il vescovo di Foggia, mons. Giuseppe Lenotti. Erano presenti, oltre al provinciale, il guardiano di S. Matteo e tutta la fraternità, anche i sacerdoti di San Marco e un folto gruppo di frati provenienti da tutti i conventi della provincia monastica. Erano presenti il presidente della provincia di Foggia, avv. Berardino Tizzani, insieme alle autorità civili e militari della provincia, i sindaci dei comuni garganici, e alcune personalità di Bari.
P. Nicola De Michele, guardiano del convento, era il motore di tutta la logistica: reperimento dei fondi per le attività, i viaggi, i servizi ecc.; ospitalità; corrispondenza; redazione di relazioni e documenti vari; riunioni; comunicazioni con i conventi e col centro della provincia monastica, preparazione delle attività religiose, della visita del ministro generale ecc.
L’avv. Berardino Tizzani curava tutto l’apparato degli interventi dell’amministrazione provinciale di Capitanata. Fu realizzata l’attrezzatura espositiva per la mostra del libro garganico e la biblioteca fu munita di un complesso di scaffali metallici acquistati con un adeguato contributo del Ministero della Pubblica Istruzione. L’avvocato si adoperò perché gli istituti culturali della provincia di Capitanata fossero presenti nei programmi che si preparavano a S. Matteo. Da allora la presenza della biblioteca provinciale “La Magna Capitana” nelle iniziative culturali di S. Matteo fu costante. Il dott. Angelo Celuzza e gli altri direttori della biblioteca succedutisi fino all’attuale dott. Gabriella Berardi sono stati sempre molto disponibili, convinti che le biblioteche, e quella di S. Matteo in particolare, fossero indispensabili per la crescita culturale e umana della nostra gente.
Gli amici laici, capitanati dai proff. Pasquale Soccio e Tommaso Nardella diedero vita a un poderoso programma culturale finalizzato alla celebrazione del XIV secolo di vita del monastero, ma che fosse anche inizio di un nuovo rapporto del convento col suo territorio basato sulla sua capacità irradiativa religiosa e culturale.
Mostra bibliografica sul Gargano
Come momento culminante del programma culturale fu decisa una mostra bibliografica che desse alla popolazione e agli studiosi del territorio consapevolezza di ciò che il Gargano aveva rappresentato nella sua lunga storia e delle potenzialità che potevano emergere da un suo studio preciso e appassionato. Nacque così la prima Mostra del Libro Garganico che fu esposta tra il 10 settembre e il 10 ottobre del 1967.
Naturalmente le intenzioni dei nostri amici andavano ben oltre le contingenze celebrative.
Era la prima volta che il Gargano si esponeva a livello nazionale con un catalogo bibliografico che, oltre a far conoscere la sua lunga storia, si proponeva di indicare agli studiosi un complesso di piste di ricerca da percorrere in tempi lunghi.
La Mostra avrebbe prodotto un catalogo il quale a sua volta, distribuito nelle biblioteche della Capitanata, della Puglia e regioni vicine, sarebbe arrivato anche nelle grandi biblioteche nazionali e in quelle universitarie costituendo nel tempo occasione di riflessione e di ulteriore interesse. La nuova biblioteca del santuario, benché ancora in forma embrionale, sarebbe stata presente come garanzia di continuità del rinnovato rapporto tra la provincia religiosa e gli studiosi e istituti culturali del Gargano e della Capitanata. La mostra doveva essere allestita nei locali
appena restaurati e già designati come sede della nuova biblioteca.
A questo punto cominciano a distinguersi alcune specifiche figure di operatori, religiosi e laici, che nei decenni a venire avrebbero dato un contributo sostanziale alla crescita culturale del convento.
I proff. Pasquale Soccio e Tommaso Nardella per l‘alta competenza nel campo delle ricerche storiche e filosofiche e per la stima che godevano da parte degli studiosi, erano le figure di riferimento presso gli Istituti Universitari e gli ambienti intellettuali di Capitanata. Si iniziò, quindi, a tessere una fitta rete di rapporti e contatti perché le iniziative da intraprendere emergessero da un humus competente e solidamente capace di garantire continuità nel tempo.
La mostra del libro garganico fu affidata al dott. Angelo Celuzza, direttore della biblioteca provinciale di Foggia e ai suoi collaboratori. Il prof. Tommaso Nardella, già conosciuto come il più provveduto cultore degli studi garganici e relativa bibliografia, di cui, peraltro, era puntuale e attento ricercatore, fu incaricato di allestire, nell’ambito della mostra, la sezione specialistica sul Gargano. Il professore attinse a piene mani alla sua fornita biblioteca proponendo un quadro ampio e completo delle innumerevoli piste bibliografiche in cui si dipanava la millenaria storia del Gargano, confortate anche da una massiccia presenza di materiale documentario archivistico inedito.
La mostra del libro garganico, supportata dagli interventi di chiari professori dell’Università di Bari e della società di Storia Patria per la Puglia, innescò negli studiosi garganici un intenso interesse per la ricerca sociale, ambientale, archeologica, storica, e demo-antropologica che scopriva il Gargano come inesauribile scrigno di cose e fatti interessanti. Il catalogo della mostra fu pubblicato da Mario Simone per conto dell’amministrazione provinciale di Foggia. Conteneva, oltre alla conferenza introduttiva di Giuseppe Cassieri, anche uno studio sulle tradizioni
popolari del Gargano del prof. Giovanni Battista Bronzini dell’Università di Bari.
Calderon de la Barca
Il 7 ottobre 1967 alle ore 17 Il Centro Iniziativa Teatrale di Roma rappresentò nel chiostro del convento Il Gran Teatro del Mondo di Calderon De La Barca con la partecipazione di Luigi Bernardini, Cosimo Cinieri, Franco Ferrarne, Anna Malvica, Magda Mercatali, Franco Sabani e Antonio Salines. Regia di Guido Mazzella, costumi di Rossana Andreoli.

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