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Da Qualesammarco  n. 2 del giugno 1988
Aprendo il nostro giornale,  Qualesammarco, ho avuto modo di leggere il lungo articolo scritto dal preside Tommaso Nardella che inizia con una citazione mussoliniana: “Aveva ragione da vendere Mussolini quando affermava che “governare gli Italiani non è difficile, ma inutile”. Questo per dire:
“A che sono serviti infatti ai sammarchesi quarant’anni di democrazia se l’asserzione ducesca trova ricorrente riprova nelle manifestazioni della vita locale?”
Su questo giudizio si può essere o non si può essere d'accordo: è un fatto puramente soggettivo. E la tavola rotonda tenutasi nella sala consiliare del Comune ha rispecchiato, inequivocabilmente, il giudizio positivo, in linea di massima, ricevuto dai presenti e io personalmente non trovo nulla da ridire.
Cionondimeno quella citazione mi trova completamente in disaccordo per la semplice ragione che Mussolini, ai suoi tempi, non governava, ma dettava leggi arbitrarie, senza mai chiedere il consiglio dei cittadini e del popolo italiano, anzi agendo proprio contro di esso. Che cosa si poteva pretendere dagli italiani imbavagliati così com'erano?
Sarei stato curioso di sapere cosa ne pensava dopo gli scioperi del marzo del 1943 ad opera degli operai delle grandi fabbriche del Nord-Italia che segnarono la premessa del 25 luglio e soprattutto dopo l’8 settembre con l'inizio della formazione delle brigate partigiane che lo affrontarono a viso aperto e lo sconfissero sul piano militare, politico e morale. Tanto è vero che subito dopo la liberazione gli Italiani si seppero organizzare nei partiti politici, nei sindacati e nelle varie associazioni democratiche e, il più delle volte, i lavoratori, i cittadini, seppero insegnare ai governatori riottosi la strada giusta da percorrere e quando questi tentavano di bleffare, democraticamente gliela imposero (vedi la “legge truffa”, il tentativo autoritario di Tambroni ecc. ecc.).
Allora dobbiamo ancora prendere per buona l’affermazione del dittatore secondo cui “governare gli Italiani non è difficile, ma inutile?”
Non capisco proprio perché il professor Nardella, nonostante la sua riconosciuta capacità ed esperienza di studioso abbia scomodato un personaggio così tanto discusso. A me soprattutto ha dispiaciuto in quanto nutro tanta stima e rispetto non foss'altro per la pazienza, il coraggio e la costanza nell'affrontare, nella ricerca, problemi scottanti riguardanti la messa in luce e rendere di dominio pubblico cose, fatti e misfatti ormai sepolti dal tempo e dalla polvere.
Questo mio intervento è dovuto al rispetto della verità storica e per aiutare, con il mio modesto contributo, a bandire certe frasi reboanti a suo tempo tanto di moda.
Michele Ceddia

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?