
Iniziamo a dire brevemente come e per chi lavoravano, chi erano i clienti e il rapporto che avevano tra di loro.
Durante la settimana, meno il lunedì che veniva e viene tuttora considerato giornata festiva, diciamo dal martedì al primo pomeriggio del sabato ci andavano pochi clienti: artigiani, qualche professionista e i possidenti, i quali (non tutti) si facevano radere la barba e quando occorreva si facevano fare il taglio dei capelli. Come si vede una clientela particolare e poco numerosa. Il gran lavoro iniziava, invece, il sabato verso sera, quando tornavano al paese gli operai e i contadini dalla campagna.
Quegli operai arrivavano in paese un po' prima di sera e, datasi una lavatina alle mani e al viso nella bacinella, si dirigevano in tutta fretta, specie se giovani, dal barbiere per il solito taglio dei capelli. Si andava in fretta, sperando di evitare l'affollamento. I contadini, i pastori e i braccianti agricoli al paese non tornavano però tutti i sabati. Quei lavoratori stavano in campagna due e anche tre settimane consecutive e la pulizia personale, a dire il vero, lasciava piuttosto a desiderare. Tuttavia, anche loro andavano dal barbiere con una certa fretta, magari da quello che stava fuori dal centro, meno frequentato da scavuzune o cacachiazze (artigiani, impiegati e simili), in presenza dei quali non si sarebbero sentiti a loro agio.
Quanto alla pulizia personale dei contadini, questa, di riflesso, contagiava anche loro, i barbieri, i quali di sabato usavano sempre la stessa tovaglia per qualsiasi cliente e questo non era igienico e faceva male a chi era più sensibile (allora non era difficile essere contagiato da insetti come pidocchi, pulci e altro).
Quando nel salone non c'erano clienti da servire (e qui c'è la grossa differenza esistente tra allora e oggi) si suonava e si cantava. Quasi tutti i barbieri sapevano suonare strumenti a corda (chitarra e mandolino) e via con accordi per un valzer, una mazurka, un fox trot. In quei saloni c'era sempre armonia per via della pratica della musica e per qualche voce gradevole che cantava vecchie e famose canzoni d'amore tutta melodia, le quali facevano gioire i cuori delle ragazze innamorate quando in piena notte arrivava la serenata del proprio spasimante.
A quei tempi la serenata alla zita era d'obbligo e i suonatori erano artigiani, compresi i barbieri (i suonatori di strumenti a fiato erano nella loro totalità falegnami, calzolai o giù di lì i quali, poi, costituivano la banda musicale sammarchese, molto apprezzata).
Il lavoro di quei barbieri era molto più semplice di quelli attuali. I lavoratori facevano la barba da sé con il rasoio (la macchinetta con il rastrello di sicurezza e la lametta verranno dopo) e dal barbiere ci andavano solo per il taglio periodico dei capelli, come del resto penso si faccia adesso, con una differenza non trascurabile: molti clienti giovani si fanno fare lo shampoo. Anche il taglio era semplice come era semplice tutta la società dell'epoca: taglio normale con sfumatura alta o bassa secondo le proprie esigenze: pettinatura alla mascagna (pettinatura all'indietro) o all'Umberto, cioè con la testa quasi completamente rasata tranne la parte anteriore dove i capelli erano e sono tuttora lasciati di qualche centimetro. Niente di più.
La regalia è sempre esistita sia per lu descepele che pe lu mastre (il titolare). Però per le feste di fine anno c'era sempre una graditissima sorpresa: ai clienti affezionati lu mastre regalava il calendarietto tascabile, sulle cui paginette di cartoncino da una parte c'erano le date del mese, dall'altra, invece, c'erano figurine femminili, coperte molto succintamente per quei tempi, che eccitavano i giovanotti e che, in certi ambienti moraleggianti a senso unico, erano considerati osceni e da proibire. Quell'usanza si è estinta senza lasciare traccia durante gli anni Sessanta.

Gli arnesi di quei barbieri si riducevano a pochi pezzi: qualche paio di forbici semplici, che servivano solo per il taglio, rasoi e la tosatrice per capelli a mano, cioè non elettrica. Non c'erano lacche, tinture, fissanti, coloranti, ecc. Certamente il salone di oggi non ha nulla a che vedere con quello di ieri, ma non c'è paragone con la vivacità che animava quei locali. Ora tutt'al più ci trovi il giornale che prima non c'era; puoi ascoltare la radiolina che in qualche angolo, magari invisibile, trasmette notiziari e musiche americane o americaneggianti.
Tuttavia, sia ben chiaro, quel passato anche se c'è rimasto qualche residuo di nostalgia dovuto all'età giovanile, non è desiderabile né augurabile che torni: sarebbe un non senso. Il passato serve per migliorare il futuro.
