
I popoli si sono in parte emancipati dalla paura e dal bisogno di epoche precedenti grazie ad aspre lotte operaie e popolari. Anche i nostri braccianti agricoli, ed i lavoratori in genere, hanno subito delle trasformazioni enormi e per fortuna certe cose non esistono più.
Le donne, per avere la possibilità di spigolare, dovevano, nelle ore di riposo, occuparsi della pulizia dei locali, della biancheria dei padroni e aiutare a cucinare per le molte persone che in quel periodo lavoravano in campagna.
Le spigolatrici attaccavano a lavorare la mattina molto presto e, con il fresco, si recavano nelle pezze (campi già mietuti) a cercare nella restoccia (le stoppie) le spighe cadute durante le operazioni della mietitura o nell'atto di caricare i covoni sui carrettoni che li trasportavano alla trebbia. Le raccoglievano e facevano la mannedda (un mazzetto da poter tenere in mano); dopo, con un coltello che portavano sempre con sé, tagliavano le spighe e le mettevano nella grossa sacca che portavano legata alla cintura. La cucuma (recipiente a mò di fiasca in terracotta) non mancava mai. L'acqua era necessaria per dissetarsi durante le lunghe ore di esposizione al sole cocente di giugno-luglio. Chinate continuamente a cercare tra le stoppie, con il caldo soffocante e tutte sudate, accompagnate dal continuo mal di schiena, a fine giornata erano esauste, sfibrate e incapaci di stare in piedi.
Non tutte le spigolatrici erano autorizzate a sostare nei campi. C'erano quelle che venivano con tutta la famiglia e giravano da un campo all'altro senza permesso essendo di altri centri e, così, spesso nascevano litigi tra chi si sentiva protetta dal padrone e chi non vedeva la ragione di essere respinta dopo la mietitura. La solita guerra tra i poveri.
Le spigolatrici erano soggette sovente ad attacchi di febbre malarica e, quando ciò accadeva, non si aspettavano l'aiuto da nessuna parte. La sanità pubblica a stento elargiva il chinino, amaro come il veleno, la cui efficacia lasciava molto a desiderare. Del resto lo Stato italiano era impegnato 'a portare la civiltà' in Africa, in Albania e altrove lasciando gli italiani, specie i meridionali, nel più completo abbandono.
Eppure tra tanta fatica, sofferenze e mancanza di una qualsiasi speranza per il domani, di tanto in tanto, nella calura più soffocante, era possibile percepire una flebile voce che intonava il motivo di qualche canzonetta in voga. Cantavano per il piacere di vivere a quel modo o per quella rabbia che covavano in corpo contro i responsabili di tanta ingiustizia? Mah...
La spigolatrice
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