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La croce sulla luna - Cap. 12-13

John Hewlett, La croce sulla luna, Jandi Sapi 1947, Capp- 12 e 13
12
Il ragazzo aveva soltanto tre isolati da percorrere prima di raggiungere la sua casa in Via della Chiesa. Aspirava l’aria pieno di gusto. La vita era bella e lui voleva bene al mondo tutto quanto.
Le prime foglie di autunno, cadendo giù dai pioppi stenti piantati ineguali nel terreno sporco fra il marciapiede di cemento e la cordonata, frusciavano e si torcevano come i ginocchi di quelliche ballavano la “danza”, nel quartiere negro era da molto passata l’ora di cena di quell’umida, precoce sera invernale della Georgia; una sera di novembre che sembrava di gennaio. Nubi molli rotolavano flaccide attraverso schiarite di cielo illuminate dai raggi obliqui di un sole lento a tramontare e da una luna sottile come uno stuzzicadenti, che si arrampicava dall’altra parte dell’orizzonte.
Quanto era diversa quella luna dalla luna che aveva visto l’autunno precedenti, dopo il consuetocampeggio a Beer-Sheba. Ricordava bene. L’aveva guardata attraverso la finestra di cucina di sua madre ed aveva visto che era piena. Si era sentito afferrare da terrore folle. Mai, aveva visto una luna, cosi! [...]

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