garganovede, il web dal Gargano, powered in S. Marco in Lamis
Il turismo a San Marco in Lamis
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Vi presento il testo di una conferenza tenuta alla Fiera di Foggia il 27 novembre 2011 in occasione di Aurea 2009 - Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette. Era una domenica e decidemmo, insieme a p. Mario Villani, direttore della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis, di curiosare in questa fiera. Avemmo il piacere di intrattenerci con un Padre Provinciale OFM, presente nel box della Regione Marche, che ci raccontò cose molto interessanti e condivisibili. Il box delle Marche era molto ricco di offerte turistico-religiose, delle quali offriva numerosi materiali illustrativi. Le diapositive della conferenza sono state da me fotografate ed il testo propostovi è stato ottenuto utilizzando un programma Ocr. Il testo proposto è arricchito da alcune foto scattate in occasione della Borsa.
NB. Dopo la pubblicazione di questo testo (del quale ignoro l'autore) ho scovato questo file (http://www.palazzoturati.it/ImagePub.aspx?id=99196) contenente brani assolutamente identici a quelli propostovi. E' lo stesso autore? Non lo so, ma è ragionevole pensare che ci sia qualche rapporto.
Il tema Turismo religioso è trattato anche in questo web. Apri questa finestra.
Il webmaster

Il Pellegrinaggio ed il Turismo Religioso: la valorizzazione dei Beni Ecclesiastici come esperienza di Fede e Cultura. Obiettivi e metodo della ricerca.

Il logo ufficiale di Aurea 2009
Il logo ufficiale di Aurea 2009
Nel corso degli ultimi anni, a fronte di una sensibile contrazione del turismo tradizionale, i viaggi con motivazione di fede hanno fatto registrare un costante incremento.
Secondo i dati del Wto, i viaggiatori religiosi nel mondo sono 300-330 milioni l'anno, una vera e propria "domanda di pellegrinaggio" con un fatturato annuo di 18 miliardi di dollari, dei quali 4,5 generati solo dall'Italia. Nel nostro Paese, oltretutto, i risultati dell'ultimo biennio hanno presentato tassi di incremento superiori anche a quelli del Giubileo del 2000, facendo registrare nel solo 2007 quaranta milioni di pellegrini in movimento per oltre 19 milioni di pernottamenti, con una crescita del 20% rispetto all'anno precedente.
La sala delle conferenze di Aurea 2009
La sala delle conferenze di Aurea 2009
La rapida evoluzione del turismo religioso e l'attuale entità della domanda di viaggi di fede giustificano il crescente interesse, da parte degli studiosi di economia e di marketing, per tale specifico comparto del settore turistico.
Questa ricerca nasce da un interesse analitico per la materia, sollecitato dall'incontro con alcuni responsabili del settore museale ecclesiastico e con autorevoli dirigenti delle maggiori agenzie italiane di turismo religioso.
L'obiettivo dello studio è quello di declinare, in una sintesi articolata ed approfondita, la dimensione sacra e profana del fenomeno turistico-religioso, portando l'attenzione sia sulle sue finalità di evangelizzazione e di aggregazione ecclesiale, sia sulle componenti economiche e aziendalistiche del settore.
Particolare del box dedicato alla Regione Marche
Particolare del box dedicato alla Regione Marche
Questa duplice matrice di analisi risulta configurare la stessa articolazione del lavoro: la sua prima parte è dedicata infatti alla descrizione del patrimonio culturale ecclesiastico; la seconda parte sposta l'attenzione sui viaggi di fede, esaminando le leve di marketing attivabili per promuovere l'offerta commerciale in questo settore.
L'interazione tra evangelizzazione e marketing, per quanto possa sembrare inopportuna, trova giustificazione peraltro nella stessa visione di Giovanni Paolo II.
Più volte, infatti, il pontefice ha espresso la sua convinzione che l'azione di animazione pastorale debba utilizzare gli 'strumenti del suo tempo'.
Nella prima parte si è inteso approfondire la definizione di bene culturale ecclesiastico, passando in rassegna le diverse tipologie di beni che afferiscono alla Chiesa in Italia.
La gestione e la conservazione del patrimonio storico-artistico ecclesiastico vedono nel viaggio religioso un importante elemento di valorizzazione.
Il viaggio religioso costituisce, fin dai tempi più remoti, una componente fondamentale della manifestazione di fede.
Esso non è soltanto un'occasione speciale di incontro tra gli uomini e la divinità, ma anche un fenomeno di superamento di confini geografici e di distanze, un'occasione d'incontro tra razze e popoli: incontrare gli altri, provenienti da luoghi diversi, ma accomunati da fede e simboli condivisi, fa vivere intensamente l'aspetto comunitario ed ecclesiologico della religione.
Particolare del box dedicato alla Regione Marche
Particolare del box dedicato alla Regione Marche
E’ importante sottolineare come, accanto al pellegrinaggio proprio della religione cristiana, anche altre religioni contemplino forme diverse di pellegrinaggio. In India la tradizione buddhista annovera alcuni luoghi sacri meta di pellegrinaggi dei fedeli.
Viceversa nell'antico Egitto, pur non potendosi parlare propriamente di pellegrinaggi, si hanno riscontri di centri religiosi (Menfi tra tutti) meta di manifestazioni di devozione individuale.
Più consistente e significativa si rivela l'esperienza del pellegrinaggio nel mondo islamico, esperienza che coinvolge il popolo adulto, il quale ha l'obbligo, almeno una volta nella vita, di compiere il grande pellegrinaggio alla Mecca.
Si è poi introdotto il tema del turismo religioso. Il termine 'turismo religioso' fa riferimento a tutte le esperienze di viaggio che declinano il movente religioso e lo spostamento dagli ordinari luoghi di residenza verso mete significative dal punto di vista della storia e della fede cristiana (o di altre religioni).
Il viaggio religioso, più precisamente, è il risultato di un concorso di diverse componenti molto differenziate come la religione, l'arte, la cultura, la storia, il folklore, l'ambiente.
Soprattutto a partire dagli anni '80, inoltre, è emersa una nuova prassi del 'Viaggiare sacro' che, privilegiando aspetti culturali e sociali, presenta aspetti comuni con il turismo culturale, dando vita ad esperienze di viaggio che declinano l'elemento religioso e quello culturale. Come ogni attività di impresa, anche il turismo religioso fa ricorso agli strumenti del marketing.
Aurea 2009: il box di un tour operator straniero
Aurea 2009: il box di un tour operator straniero
La diffusione del settore del tour operating religioso, determinata dalle forti spinte provenienti dalla domanda di spostamenti a carattere devozionale, ha favorito il consolidamento di un sistema di offerta che si muove intorno a realtà imprenditoriali anche di rilevante dimensione, veri e propri tour operators religiosi in grado di sfruttare con efficacia le strategie di branding, le leve del pricing e le politiche di comunicazione.
Si è anche dedicato spazio all'analisi della dimensione esperienziale del turismo religioso.
Partendo dall'analisi del consumo come esperienza si intende sottolineare come il rapporto tra esperienza e turismo religioso sia, nello stesso tempo, presupposto ed incentivato.
Il turismo religioso non ha necessità di relazionarsi all’esperienzialità, in quanto questa è un suo tratto caratteristico. Anzi, è proprio questa sua caratteristica a prestarsi a nuove proposte che, pur rimanendo all'interno dell'universo religioso, cercano di aprirsi anche al mondo laico.
La descrizione strategico-operativa dei vari operatori di turismo religioso in Italia, ha costituito il focus della parte finale della ricerca che ha naturalmente portato alla parte conclusiva del lavoro realizzata, grazie alla collaborazione di un importante tour operator religioso, e che analizza i risultati di una specifica ricerca condotta mediante questionari su 1416 soggetti dai 18 anni in su, partecipanti a viaggi di gruppo a carattere religioso o pellegrinaggi.
Le interviste sono state condotte al rientro dei viaggi da parte di 20 intervistatori, alternati per la durata del periodo, in aeroporto e all'arrivo dei pullman nella sede del tour operator religioso.
Oltre alle caratteristiche sociodemografiche dei turisti religiosi, il questionario ha inteso indagare le modalità di reperimento dell'informazione turistica, la frequenza dei viaggi di fede durante l'anno, la scelta dell'operatore e le modalità dì prenotazione, il coinvolgimento emotivo ed esperienziale durante il tour e (a soddisfazione generale del viaggiatore.
(I grafici del questionario sono stati omessi)
Conclusioni
Il tema dei beni culturali di interesse religioso rappresenta uno dei punti più interessanti di intersezione  tra  la  modalità tradizionale di peregrinare e le nuove forme di turismo religioso.
L'ascesa del turismo religioso ha messo in evidenza, peraltro, la necessità di un intervento attivo anche da parte della Chiesa, chiamandola ad elaborare un sempre più ampio programma pastorale basato sulla valorizzazione del suo patrimonio culturale e artistico in funzione turistica.
Non si tratta evidentemente di semplice tutela e conservazione, ma di iniziative pastorali pensate e costruite a partire dalle opere d'arte: una cosa infatti e l'intelligente custodia dei beni culturali ecclesiastici, altra cosa è il loro positivo utilizzo religioso ed ecclesiale nelle dinamiche del flusso turistico.
Il passaggio dal pellegrinaggio al cosiddetto turismo religioso ha determinato l'ingresso nel settore del tour operating del segmento del 'viaggio sacro'. Questo tipo particolare di 'turismo' arricchisce di nuove modalità lo scenario della mobilità, in quanto si tratta di un fenomeno che integra elementi appartenenti ad ambiti lontani.
Il turismo religioso è, dal punto di vista dell'offerta un prodotto composito. Esso è il risultato di un concorso di diverse componenti molto diverse (religione, arte, cultura, storia, folklore, ambiente), che si intersecano sinergicamente e che trovano una loro coerenza interna solo al termine del percorso.
Aurea 2009: il box dell'Arcidiocesi Foggia-Bovino. Quasi tutto il materiale pubblicitario fu fornito dal Convento-Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis
Aurea 2009: il box dell'Arcidiocesi Foggia-Bovino. Quasi tutto il materiale pubblicitario fu fornito dal Convento-Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis
In secondo luogo il turismo religioso è difficilmente definibile: si tratta, infatti, di una modalità di viaggio priva di 'canoni' precisi, che abbraccia il viaggio giornaliero al santuario e il lungo tour in luoghi lontani della Mezzaluna fertile o al santuario messicano di Guadalupe, la visita alla città d'arte a vocazione religiosa e il viaggio devozionale a una tomba o a una chiesa.
Ciò spiega perché il turismo religioso non sia immediatamente riferibile a modelli usuali di viaggi se non per via analogica, come ad esempio il pellegrinaggio, il viaggio culturale, il turismo sociale.
Questi 'turismi', però, corrispondono ad una domanda e a richieste precise, mentre il turismo religioso presenta profili meno definibili, che riguardano la riflessività, l'affettività e la spiritualità.
In terzo luogo il turismo religioso è, dal lato della fruizione, multiforme. Esso associa spesso la pratica devozionale, la visita culturale, i momenti di socializzazione e gli aspetti folkloristici.
La multiformità del turismo religioso non va considerata negativamente in quanto esprime una capacità adattiva rilevante, in grado di modellarsi sulla soggettività degli utenti. In questo senso il turismo religioso è ambivalente.
Anche se oggi esso costituisce una figura autonoma di turismo, nasce comunque da due 'anime', quella antica del pellegrinaggio e quella moderna del turismo. Questa ambiguità è l'origine della sua capacità di offrire, al termine del viaggio, un vissuto esperienziale che si modella sulle attese e sui bisogni del viaggiatore.
Le diverse componenti motivazionali che determinano la domanda di turismo religioso possono essere individuate facendo riferimento alle intenzioni profonde delle persone.
Aurea 2009: visitatori della Fiera del Turismo Religioso
Aurea 2009: visitatori della Fiera del Turismo Religioso
Queste componenti interiori vengono solitamente definite istanze o dimensioni:
a) Istanze e dimensioni di ordine psicologico. Nell'attuale passaggio storico, segnato da profondi cambiamenti, l’"animo" umano è soggetto a tensioni ed è alla ricerca di rassicurazioni che storicamente possono essere trovate nella fede.
Nel tentativo di 'ritrovare se stesso', sottoposto com'è allo spaesamento attuale, l'uomo costruisce risposte in riferimento alla 'crisi' delle grandi ideologie, al cambiamento socio-industriale, alla velocizzazione della percezione del tempo, all'atomizzazione dell'organizzazione del lavoro, all'impoverimento del riferimento culturale, alla disponibilità del tempo libero;
b) Istanze e dimensioni di ordine antropologico. La lettura antropologica del turismo religioso mette in evidenza come l'uomo, nella sua vita, intrecci il sacro e il profano, il tempo del lavoro e il tempo dell'ozio. Gli studi antropologici hanno messo in rilievo come tutte le religioni abbiano il concetto di luogo sacro: un luogo sacro è un punto di contatto tra la terra e il cielo, permette di trovare il centro della religione e quindi aiuta a raggiungere il centro della propria vita.
e) istanze e dimensioni di ordine storico-religioso. Una lunga e gloriosa storia sta alle spalle del turismo religioso. Esso affonda le sue radici nella rivelazione biblica dell'Antico e del Nuovo Testamento e prosegue in tutta la vicenda del cristianesimo fino ai nostri giorni. Il turismo religioso prosegue la storia del pellegrinaggio come esperienza religiosa-rituale-culturale.
Il turismo religioso si presenta, quindi, come un fenomeno in continua evoluzione, complesso e frammentario nelle dinamiche attuative, dominato da tendenze che esprimono bisogni di spiritualità, di consolazione, di cultura delle radici e di socializzazione.
In concreto esso è generato dalla concorrenza dì diversi fattori ed è caratterizzato da motivazioni nelle quali prevale un'esigenza esistenziale a sfondo rigorosamente religioso.
Si può dire, pertanto, che il turismo religioso utilizza lo 'schema-modello base' del turismo, ma lo reinventa creativamente con l'innesto dell'esperienza religiosa, trasformandone la qualità, la finalità, i ritmi e lo stile di attuazione.
La stessa fisionomia del turismo religioso si sviluppa su due fronti: da una parte si muove secondo le logiche tipiche del turismo e dall'altra presenta una stretta connessione rispetto al sentire religioso. Di fatto, nell'attuale congiuntura culturale e religiosa, costituita da spinte soggettivistiche e da un'inadeguatezza ad elaborare una cultura forte e compatta, il turismo religioso esprime un esperimento di religiosità personale e autoreferenziale.
L'incontro con il sacro è vissuto e gestito a partire da motivazioni personali, tendenti a lasciare in secondo piano le mediazioni tradizionali offerte dalle strutture ecclesiastiche, anche se queste rimangono ineludibili scenari di fondo.
Aurea 2009: il box di un tour operator italiano
Aurea 2009: il box di un tour operator italiano
Certamente il turismo religioso condivide la cultura e la forma del turismo sociale, ma non si riduce ad esso, così come non è confondibile con il pellegrinaggio, anche se ne richiama lo specifico viaggiare, la dimensione religiosa e la meta santuariale.
L’analisi organizzativa di sistema del turismo religioso condotta nel corso della ricerca, ha messo in evidenza un insieme differenziato di soggetti (persone fisiche o persone giuridiche, istituzionali o privati) che interagiscono in modo reticolare.
Accanto alla componente informale e non profit dell'offerta (costituita dalla gerarchia ecclesiastica e dalla rete di parrocchie e associazioni religiose), tradizionalmente impegnata nell'organizzazione di pellegrinaggi, si è andata ampliando l'area laica profit, attiva anch'essa nel settore dei pellegrinaggi, orientata soprattutto ad offrire pacchetti di viaggio che si propongono di declinare in modo articolato l'elemento religioso, quello culturale e quello turistico in senso lato. Quindi il 'viaggiatore per fede' si trova a poter decidere tra un ventaglio articolato di prodotti 'a orientamento religioso' che spaziano dal pellegrinaggio tradizionale al viaggio di fede in città d'arte, al semplice tour in città a vocazione religiosa.
L’attuale articolazione dell'offerta consente, in altri termini, di scegliere non solo la destinazione in funzione dei propri interessi spirituali o culturali (il pellegrinaggio a Lourdes o la visita religioso-culturale nel Sinai), ma di individuare, in funzione della tipologia dell'operatore, anche la 'graduazione' di coinvolgimento religioso desiderata.
La componente laica del tour operating religioso si è sviluppata, infatti, in funzione di una domanda che, pur desiderando visitare luoghi di culto ed aree a vocazione religiosa, richiede un prodotto che integri con equilibrio dimensione devozionale e culturale, aspetti di culto e momenti di visita turistica tout court.
Gli esiti di questa evoluzione del viaggio di fede si collocano a diversi livelli. In primo luogo, come si è già detto, l'attuale panorama organizzativo vede operare attori religiosi impegnati nell'organizzazione di pellegrinaggi, attori laico/religiosi con cataloghi ad orientamento culturale/religioso, attori laici con cataloghi ad orientamento misto/religioso ed attori laici con cataloghi ad orientamento culturale, ma declinabili anche in chiave religiosa, (tour operator tradizionali).
Aurea 2009: foto del Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis
Aurea 2009: foto del Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis
In secondo luogo, tra il settore non profit religioso e quello profit laico sono venute a crearsi strette relazioni  di  cooperazione sia nella fase di pianificazione e predisposizione del prodotto, sia in quella di erogazione del servizio.
Detta collaborazione ha agito in passato, e agisce tuttora sulle strategie di offerta dei tour operator; basti pensare alla profonda  influenza del calendario dei grandi eventi ecclesiastici sulla programmazione degli operatori turistici; essa ha avuto un ruolo rilevante anche sull'apertura del mondo religioso verso i nuovi stimoli e le nuove suggestioni che possono venire da un turismo religioso inteso in senso più ampio.
Se fino agli anni '70 del secolo scorso, la Chiesa, le sue diramazioni parrocchiali e le sue organizzazioni di tour operating avevano circoscritto la propria attività all'effettuazione di pellegrinaggi di breve durata verso le tradizionali destinazioni di culto, negli ultimi decenni anche il mondo ecclesiastico, secondo un orientamento di apertura verso la cultura del viaggio dettata già da Paolo Vl ha ampliato la propria visione del pellegrinaggio, accostando ai valori millenari del viaggio di fede, nuovi stimoli culturali legati soprattutto alla fruizione dello spiritus loci e alla conoscenza dei suoi beni culturali ecclesiastici.
Il moderno pellegrino, infatti, dispone di un bagaglio culturale più ampio ed articolato dell'antico credente in visita al luogo devozionale. Egli, mettendosi in viaggio, si propone naturalmente di visitare il santuario o l'area religiosa che costituisce, ancora oggi, la meta ed il fine del viaggio di fede.
Nello stesso tempo, però, la spinta spirituale si intreccia con l'interesse culturale per la città che ospita il luogo devozionale e per le testimonianze storiche di tale devozione, conservate nei musei.
Si è così determinata una dilatazione del senso storico del pellegrinaggio verso ambiti che spesso rientrano a pieno titolo nell'universo religioso, ma che possono comunque riguardare anche la sfera culturale e gli ambiti di arricchimento interiore del viaggiatore.
Ciò spiega perché, secondo le ricerche più recenti condotte in questo ambito, l'offerta del turismo religioso si avvalga oggi di mete e percorsi in parte consuetudinari e in parte inediti, secondo un criterio tematico e formativo di carattere religioso.
Aurea 2009: Foto del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis
Aurea 2009: Foto del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis
L'analisi delle destinazioni rivela come prevalga la consuetudine e l'offerta tradizionale se i destinatari corrispondono a fasce di età e di appartenenza socio-religiosa con attese ben definite rispetto all’età.
Prevale invece la novità e la fantasia se i destinatari si collocano in ruoli sociali culturalizzati e giovanili (che possono essere inscritti entro i cosiddetti 'turisti riflessivi o intellettuali') e se manifestano attese differenziate.
L’offerta del turismo religioso presenta una sequenza di elementi classico-tradizionali; comodità dei mezzi di trasporto, alto grado di confort negli alloggiamenti e nei transfert, alimentazione di qualità, centralità del vissuto religioso e della meta santuariale, giovialità nello stile di socializzazione, misurata animazione delle "giornate", con servizio di assistenza continuativo e rassicurante.
L'offerta del turismo religioso riserva grande cura per i dettagli, le annotazioni di carattere storico-paesaggistico, l'informazione rispetto all'attualità del luogo visitato, commenti essenziali e precisi riguardo alle tradizioni, ai costumi, alle forme di religioni diverse. In tal modo l'offerta presenta una 'varietà' piacevole e rassicurante.
Come si è ricordato nel corso della ricerca la tradizione dei pellegrinaggi ha costituito il retroterra culturale da cui sono sorti numerosi soggetti promotori-organizzatori anche del turismo religioso.
La transizione dall'uno all'altro comparto ha richiesto diversi processi di conoscenza, di competenza, di innovazione e di professionalità. Questi appaiono essere soggetti e istituzioni di diverso profilo giuridico e di diversa finalità pratica.
Se a livello nazionale la funzione guida e il ruolo orientativo spetta alla CEI con il competente Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e pellegrinaggi, a livello di enti operano numerose associazioni nazionali e territoriali di turismo religioso, le cooperative locali, le agenzie di viaggi e pellegrinaggi, le cooperative turistiche, le case per alberghi, locali di ristoro di proprietà Ecclesiastica.
Questi differenti soggetti costituiscono un notevole patrimonio di istituzioni, di persone e di organismi organizzativi che non sempre sono apparsi collegati e coordinati. Negli ultimi anni, peraltro, una diffusa tendenza verso il networking ha favorito una nuova mentalità di creazione di reti per massimizzare programmi e interessi comuni di diversa natura religioso, culturale, civile), generando profitti economici e intenzionalità occupazionali.
Sono numerose, infatti, le esigenze di produzione 'culturale', di comunicazione-informazione, di concertazione progettuale tra le istituzioni coinvolte e dislocate sul territorio. Lo sviluppo diffuso del turismo religioso ha evidenziato necessità inedite, non ultima l'adozione di strumenti di marketing in un settore tradizionalmente lontano da approcci di carattere aziendalistico.
Aurea 2009: il box del Parco Nazionale del Gargano
Aurea 2009: il box del Parco Nazionale del Gargano
Il turismo religioso, del resto, a differenza del pellegrinaggio, prospetta una realtà aperta di mercato che non è marginale. Le destinazioni religiose, infatti, non interessano solo i pellegrini in senso classico ma un bacino più vasto di utenti che si muovono per motivi culturali o semplice curiosità.
L'economia generata dal "sistema turismo religioso", peraltro, dato il recente sviluppo del fenomeno, è ancora in una fase di studio approfondito.
Nella sua attuale espansione il turismo religioso ha acquisito una capacità economica diffusa sul territorio, sollecitando capacità imprenditoriali che possono essere promosse solo attraverso una nuova visione "moderna" dell'interazione tra evangelizzazione e marketing.
Se i responsabili degli archivi, delle biblioteche e dei musei devono saper promuovere una cultura di ispirazione cristiana, gli operatori turistici, come osserva la CEI, devono essere in grado di contestualizzare il discorso  secondo  finalità ecclesiali, affinché la fruizione dei beni culturali e la visita ai luoghi devozionali non si riduca al mero dato estetico, ma diventi strumento di catechesi e di annuncio evangelico, essendo il linguaggio dell'arte universale e intrinsecamente aperto al divino.
In questo scenario è possibile che il turismo religioso si coniughi con la cultura, la cultura con il mercato, il mercato con i bisogni latenti o palesi dell'uomo, creando situazioni inedite: nuove nicchie, nuove attese nella domanda e nell'offerta, nuovi soggetti imprenditoriali, nuovi o rivalutati circuiti turistici, nuove manifestazioni di religiosità.
Si attiva, perciò, una dinamica nella quale il fenomeno del turismo religioso e culturale assume gradualmente le funzioni di un magnete e di un volano di ordine commerciale ed economico, diventando vettore trainante per l'economia di alcune aree e città del Paese.
L'imponente ondata del fenomeno ha colto di sorpresa gli stessi addetti alla gestione del turismo religioso tanto che, a lungo, soprattutto a cavallo tra gli anni '90 e il nuovo millennio, esso ha manifestato una carenza di ideazione progettuale, dimostrandosi limitato nell'investimento promozionale e sottovalutato dai programmatori pubblici e privati.
Aurea 2009: box di uno Stato estero
Aurea 2009: box di uno Stato estero
Di fronte alle dimensioni economiche assunte oggi dal turismo religioso, il mondo ecclesiastico e il settore di tour operating vicini alla Chiesa si trovano a dover far fronte ad un fenomeno inevitabile e dalle conseguenze ancora difficilmente valutabili: vale a dire l'ingresso nel settore di operatori laici (sia nella loro autonomia strutturale che nei loro riferimenti di mercato), in grado di offrire servizi analoghi in cui la motivazione religiosa non è primaria, ma che di fatto replicano l'offerta dei tour operator religiosi.
Anche nell'ambito del turismo religioso, del resto, la parola chiave è 'qualità'.
Proprio l’elemento qualitativo, peraltro, può rappresentare una potente leva concorrenziale per gli operatori di matrice o prossimità religiosa. Se infatti si intende la qualità nell'accezione aziendalistica del termine, è evidente come il confronto competitivo possa risultare complesso e, su alcuni aspetti del servizio, possa volgere a favore delle grandi organizzazioni laiche.
Nel viaggio di fede invece, la qualità assume anche una seconda accezione: essa fa riferimento, cioè, alla risorsa emotivo-spirituale che è legata all'itinerario devozionale.
La qualità del turismo religioso ha bisogno della dimensione etica e della dimensione culturale per raggiungere quella 'qualità totale' che costituisce l'obiettivo dei tour operator religiosi.
Aurea 2009: box della Polonia
Aurea 2009: box della Polonia
È evidente, infatti, come la dimensione spirituale rappresenti un elemento imprescindibile del prodotto  turistico-religioso, tanto che, nelle definizioni più recenti di questo settore del tour operating, la Conferenza Episcopale Italiana vi inserisce tutti i 'gesti che principalmente sono atti di culto, occasioni di catechesi, momenti di forte ricerca interiore'.
La qualità legata alla risorsa emotivo-spirituale è considerata fondamentale, in particolare, nel pellegrinaggio, nell'ospitalità (nei monasteri, nelle case per ferie, nelle foresterie, nelle strutture religiose), nei viaggi missionari e nei viaggi della solidarietà, nella fruizione dei beni culturali ecclesiastici (la rete delle cattedrali e dei musei ecclesiastici), nell'accoglienza degli ospiti (le guide ecclesiali, le iniziative culturali, musicali e ludiche che favoriscono l'accoglienza e l’incontro).
Secondo la visione del vertici ecclesiastici, il turismo religioso può accostarsi all'antico spirito del pellegrinaggio e liberarsi da una caratterizzazione economica troppo marcata (tipica delle offerte provenienti da operatori laici).
Solo in questa prospettiva, infatti, le mete religiose e i beni culturali ecclesiastici diventano non un 'pacchetto' da vendere, ma un sistema che accosta al sacro, promuove il dialogo e la pace e diventa quindi strumento di evangelizzazione.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Vi presento un buon testo scritto nel 1970 su di una rivista ciclostilata locale (Lu paponn). L'autore è Giuseppe Giuliani, del quale offriamo, in altra parte di questo web, un altro scritto. Nel pezzo si parla delle prospettive di sviluppo per Borgo Celano offerte dal nascente turismo di massa. Lo scritto è di 46 anni fa e l'auspicio (=sviluppo per il tramite del turismo) è stato fallito di grosso; forse il problema non è stato mai affrontato seriamente. Perciò parlare ancora una volta di turismo come arma di sviluppo e crescita sarebbe come sfondare una porta aperta, pestare l'acqua nel mortaio oppure 'uccidere un uomo morto'. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi decenni viene amaramente da sorridere: gli enunciati dello scritto sono ancora validi ed attuali ma non vengono in alcun modo messi in pratica. Pare che qualcuno, prossimamente ci proverà: staremo a vedere.
Il webmaster

Lo spazio sottostante il Belvedere di Borgo Celano in una foto-ricostruzione del 1987
Lo spazio sottostante il Belvedere di Borgo Celano in una foto-ricostruzione del 1987
Le statistiche parlano chiaro: le somme spese dai turisti in Italia hanno fatto salire la nostra bilancia commerciale di ben 500 miliardi di lire, di cui solo piccola parte è spesa da italiani che trascorrono le loro vacanze in una zona di mare delle nostre amene contrade.
Il nostro Gargano sta attraversando il periodo più che favorevole al suo sviluppo turistico. Gli alberghi esistenti sono insufficienti a contenere l'enorme massa di stranieri e di italiani che nel periodo estivo si riversano sul promontorio. Le acque del nostro mare non ancora inquinate, la bellezza delle nostre spiagge e il verde dei Boschi fanno della nostra terra un centro turistico di grande interesse anche internazionale.
Per gli italiani il Gargano è diventato la meta d’obbligo. Non vi è ragazza del nord Italia che non sogni di venire a trascorrere la sua luna di miele sulle nostre coste. Chi ha avuto modo di viaggiare per il Gargano nei mesi estivi, da Torre Mileto a Rodi a Peschici, Vieste, S. Nicola, Manacore, Pugnochiuso, la baia del Monaco, la baia delle Zagare e Mattinata, si è accorto che la ricettività è insufficiente ad accogliere questa massa enorme di turisti che affluisce da noi (i comuni di Peschici e di Vieste sono l'esempio più evidente di una ripresa economica nel tenore di vita, soprattutto per aver praticamente contenuto il fenomeno dell'immigrazione, e, quello che desta sorpresa, per aver richiamato nei loro paesi di origine molti emigrati).
Il Parco Avventura a Borgo Celano
Il Parco Avventura a Borgo Celano
Di questa grossa torta, fatta di lire, il nostro Gargano ha avuto la sua piccola parte, ed i paesi rivieraschi hanno saputo trarre concreto profitto del particolare momento turistico che attraversa il Promontorio.
Ed ora ci domandiamo: S. Marco in Lamis ha avuto la sua parte? E purtroppo la risposta è negativa. Da un attento esame delle statistiche del 1969 risulta che 31.233.000 stranieri hanno passato le loro vacanze in Italia, lasciando una valuta pari a 1.020 miliardi di lire contro i 308 miliardi che gli italiani spendono all'estero.
Qualche sprovveduto lettore potrebbe dirci: noi non abbiamo il mare. E noi rispondiamo che è opportuno fare molte considerazioni, alle quali far seguire quello che si potrebbe e si dovrebbe fare perché S. Marco in Lamis possa finalmente inserirsi negli itinerari turistici.
Niente o quasi si è fatto perché la nostra cittadina risolvesse quelle infrastrutture inerenti a questo problema. Finora iniziative sono state prese da privati, Zingaro e Castracane, i quali hanno costruito due ottimi alberghi ristoranti. Borgo Celano, da alcuni definito giustamente, il borgo della salute, potrebbe con opportune iniziative rendere fisso il soggiorno a quei villeggianti pendolari che, di sera, vi si recano dal capoluogo e dai comuni della pianura per consumare una cena all’aria fresca dei nostri monti.
Veduta dell'antica sacrestia del vicino convento di san Matteo
Veduta dell'antica sacrestia del vicino convento di san Matteo
Borgo Celano potrebbe cambiar volto in pochi anni, solo se si riuscisse a creare un bosco ed un parco di giochi per ragazzi. Mancano gli alberi; senza alberi non si può vivere in montagna. Durante il giorno è impossibile ai residenti uscire fuori di casa per la mancanza di ombra, refrigerio indispensabile durante le ore canicolari. Per ora i residenti sono costretti a raggiungere il boschetto dei 'monaci' o la 'difesa S. Matteo'.
E manca, come dicevamo, un parco di divertimento per i bambini: ce lo hanno fatto notare molte signore, mamme e nonne di bambini che si annoiano per tante ore, perché qui non hanno il mare che li tiene «occupati». Bisognerebbe creare un parco alberato con altalene, scivolini ecc. in modo che i bimbi abbiano un luogo dove trascorrere le loro ore di svago.
La risoluzione delle infrastrutture è a buon punto; sono previsti 226 milioni per il completamento della rete idrica e la sistemazione delle strade interne.
Solo se si riesce a risolvere questi tre problemi, Borgo Celano con opportune iniziative potrà inserirsi nel contesto dello sviluppo turistico del Gargano.
Il Belvedere di Borgo Celano a San Marco in Lamis
Il Belvedere di Borgo Celano a San Marco in Lamis
A tutto questo bisogna aggiungere una buona propaganda per i prodotti genuini della nostra terra, che serviranno a richiamare gli appassionati della cucina sana e genuina. Anziché parlare di sagra di Borgo Celano, che di sagra non ha niente, perché non si organizza la sagra del "Pancotto"? Il Pancotto è il nostro piatto da lanciare e che certamente avrebbe la sua fortuna. Chi ha avuto la fortuna di mangiarlo ne è rimasto entusiasta e quest’anno è ritornato per mangiarne ancora. Questo piatto se è bene preparato, con le diverse erbette delle nostre 'Cime', condito con l'ottimo olio del Calderoso, diventa una pietanza di gran gusto e valore proteico. Riuscendo a lanciarlo il nostro "pancotto" potrebbe figurare tra le specialità pugliesi, a cura delle Camere di Commercio di Puglia, alla prossima fiera di Milano. E questo lancio alla campionaria milanese introdurrebbe il 'pancotto' fra i piatti più caratteristici della cucina italiana.
Per la prossima estate la "sagra del pancotto" potrebbe avvenire presso gli ottimi ristoranti: S. Maria di Stignano, Il Faro, El Sombrero, da Pietro e da Caterina. Si potrebbero dedicare due domeniche di luglio a questa sagra, che richiamerebbe un
Foto del chiostro cinquecentesco del vicino santuario di san Matteo
Foto del chiostro cinquecentesco del vicino santuario di san Matteo
rilevante numero di forestieri.
Non si deve dimenticare che Borgo Celano dista dal mare appena 30 minuti di auto da Siponto e 60 minuti da Rodi e da S. Menaio. La nuova strada costruita dal Consorzio di Bonifica del Gargano in pochi minuti ci porta a Carpino e, quindi, alle porte di Rodi. Moltissimi sono quelli che preferiscono trascorrere il giorno al mare e la sera in montagna;quindi è necessario che il retroterra si adegui alle esigenze del momento, altrimenti saremo inesorabilmente tagliati fuori dal boom turistico.
Abbiamo inoltre tutta una tradizione di turismo religioso. Questo capitolo merita un articolo a parte. Suggeriamo solo questo: basterebbero delle opportune intese con i padri di S. Matteo per attirare nell’orbita anche questi turisti - pellegrini che si recano al Santuario. Non basta concentrare tutta l'attività turistica sulla "processione delle fracchie" per richiamare l'attenzione del turista.
In questa occasione il turista si ferma appena qualche ora e lascia sul luogo appena pochi spiccioli.
E per poter realizzare tutto ciò che noi abbiamo cercato di sensibilizzare; è estremamente necessaria la fattiva opera di uomini capaci, consci e responsabili di ciò che si può si deve fare per il nostro turismo. E' necessario, senza demagogia, lasciare il passo ai giovani capaci di prendere le opportune iniziative. Non dobbiamo aspettare che tutto ci piova fatalmente dall'alto. Dobbiamo essere noi, col nostro lavoro e con le nostre capacità ad inserirci nello sviluppo industriale (turistico) della nostra terra, la quale non ha possibilità di offrirci altre risorse, se non il turismo.
Potremmo così veramente trovare una buona occasione di lavoro per tanti lavoratori che sono costretti ad emigrare in cerca di un tozzo di pane, e conseguente smembramento di centinaia di famiglie.
Coloro che dirigono e amministrano la cosa pubblica ed i nostri circoli (turistici e culturali) sapranno prendere queste iniziative? Noi diciamo di sì: è il nostro augurio e la nostra speranza.
Giuseppe Giuliani
Articolo tratto da 'Lu Paponn' di S. Marco in Lamis - Settembre 1970

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Quale comparto economico vale 136 miliardi l'anno, pari all'8,6% del Pil, che salgono a 161,2 miliardi, cioè il 10,3% se si considera il settore allargato? Il settore del turismo è di gran lunga la maggiore industria nazionale. Dà lavoro a 2,2 milioni di persone e vale più dell' auto, della moda e dell' arredamento messi insieme.
Per di più, il turismo presenta un vistoso surplus finanziario con l'estero: nei primi due mesi del 2013, dati Bankitalia, il saldo positivo è stato di 554 milioni, in crescita rispetto ai 450 dello stesso periodo dell' anno scorso. Senonché, per uno dei tanti paradossi di questo Paese che ospita 47 siti "patrimonio dell' umanità" dell'Unesco su 945 (è la nazione al mondo che ne ha di più davanti alla Spagna con 44), il turismo è sempre stato una risorsa immensa ma trascurata. Il «petrolio d'Italia» non ha mai avuto un vero ministero, una decente programmazione, una rilevanza e una dignità economica. Il risultato è che stiamo perdendo quote. L'Italia era fino agli anni '90 la prima destinazione nella sua area di riferimento, il bacino Europa-Mediterraneo, ora si è fatta superare da Francia e Spagna. Da seconda nel mondo (in testa restano gli Usa) è diventata quarta, e ora rischia di perdere l'occasione irripetibile degli arrivi in massa dei "nuovi ricchi" da Cina, Russia, Brasile. Sempre nei primi due mesi dell'anno, se si può comprendere per la debolezza dei consumi interni che le spese dei viaggiatori italiani all'estero siano diminuite del 5,5% fino a 2,6 miliardi, è imperdonabile che le spese dei viaggiatori stranieri in Italia siano scese dell'1,8% (sempre rispetto a gennaio-febbraio 2012). Eppure per arrestare il declino ora gli strumenti ci sono. Uno degli ultimi atti del governo precedente alla fine di gennaio, è stato l'esame del 'Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia', che era stato commissionato dall'allora ministro Piero Gnudi a metà del 2012 e redatto da un gruppo di economisti ed esperti del settore, che hanno tutti lavorato a titolo gratuito. 'Abbiamo cercato di richiamare l'attenzione sui punti di debolezza, che sono molti, ma quello che più conta è che abbiamo individuato una serie di linee guida e 61 azioni da intraprendere subito per rilanciare il turismo', spiega Massimo Bergami, direttore dell'Alma Mater Graduate School dell' Università di Bologna, che ha coordinato il gruppo di lavoro. 'Le azioni hanno efficacia a scalare nel tempo, a partire da pochi mesi a questa parte se intraprese subito. A regime, entro il 2020, il settore potrebbe crescere di altri trenta miliardi e dare lavoro a 500 mila unità, soprattutto giovani e soprattutto al Sud'. Il progetto, appena sarà approvato formalmente dal governo Letta, sarà vincolante: secondo il decreto 'sviluppo II' approvato nel dicembre 2012, il ministro, chiunque egli sia, deve infatti presentare un piano e verificarne l'attuazione ogni due anni.

Il dossier si articola su sette priorità. Eccole.

  1. Governance
    Vanno superate, si legge nel piano, 'la marginalità del settore nella politica di sviluppo del Paese e la frammentazione della catena decisionale fra governo e autorità regionali e locali'. Spiega Bergami: 'Questo settore è tipicamente glocal, però sono inefficaci campagne e iniziative sparse e poco coordinate che promuovono piccole realtà locali sul mercato internazionale. Questo non significa togliere potere alle regioni ma trovare un coordinamento forte per incidere nella competizione mondiale'. Si dovrà però tenere presente che la Corte Costituzionale impose qualche anno fa uno stop alle 'pretese' dello Stato di riappropriarsi delle competenze. 'Oltre ad aver varato innovazioni come il finanziamento alle reti d' impresa, i circuiti d' eccellenza e i distretti turistici, avevamo redatto il 'codice del turismo' per garantire certezza del diritto in un settore così frastagliato', ricorda Renato Santagata, docente di Diritto del turismo alla Parthenope di Napoli e consulente tecnico del ministero all'epoca. 'Il codice conteneva tra l'altro disposizioni che assicuravano allo Stato un ruolo centrale. Le regioni fecero ricorso alla Consulta e lo vinsero proprio sul punto della centralizzazione, ai sensi del rinnovato titolo V della Costituzione'. Ora qualsiasi mossa in direzione di un coordinamento, della cui necessità peraltro tutti restano convinti (anche le Regioni), dovrà considerare quella sentenza e valutare opportunamente gli accordi fra i vari livelli amministrativi.
  2. Promozione
    L'Enit ha un budget di 17 milioni, dei quali più di 15 servono al mero finanziamento della struttura. E poi si rivolge solo ai mercati esteri. Va valorizzato, dice il piano, e le competenze estese all'Italia, anche con una rete di partnership con le imprese. C'è poi alla voce 'comunicazione' l'aspetto importantissimo della presenza su Internet, del tutto inadeguata, che presenta risvolti a catena imprevisti: 'Sul nostro portale - dice Daniele Contini, ad di Subito.it - oltre alle offerte di casa vacanza che sono raddoppiate dall'inizio dell'anno fino a 78 mila annunci, sta crescendo moltissimo la categoria 'offerte di lavoro'. Oggi, per informazione, sono aperte oltre 400 posizioni dagli animatori dei villaggi agli addetti al booking'.
  3. Canali di vendita
    Imperdonabile è, a fianco delle carenze sul web, l'assenza di accordi strutturati a livello Paese con tour operator internazionali. Il risultato è, tanto per fare un esempio, che nel mercato sciistico delle Alpi, che vale 16 miliardi di euro, le località italiane siano scelte appena dal 5% degli sciatori internazionali. Oppure, ancora più incredibile: sempre con riferimento alla domanda dall'estero che è quella su cui bisogna puntare, non più del 30% del turismo religioso riguarda l'Italia, Vaticano compreso. Meglio di noi si piazza la Francia, che porta pellegrini a Lourdes da tutto il mondo.
  4. Offerta dei prodotti
    Il grandioso patrimonio culturale italiano è poco valorizzato sia come numero di visitatori che in termini economici (ricavi per ogni singolo turista) rispetto ai benchmark internazionali. Anzi, 'l'Italia è percepita come un Paese faticoso da visitare', spiega Bergami. A riprova c'è il basso numero di notti spese nel nostro Paese anche da visitatori provenienti da lontano. Il 'viaggio in Italia' di Goethe e di Henry James è un remoto ricordo. 'È urgente profilare l' offerta ad hoc per la clientela dei Paesi Bric che rischia di sfuggirci, serve un calendario di eventi articolato e ben organizzato, servono app per smartphone rivolte agli stranieri'. I viaggi su misura sarebbero utili per Dianamaria Pacchioni, travel manager dell' American Express: 'Per esempio una visita alla Cappella Sistina a porte chiuse regala una sensazione ineguagliabile. Ma anche i meravigliosi scorci di Napoli e i paesaggi della campagna toscana possono essere vissuti in un altro modo'. Nella valorizzazione del territorio i competitor americani sono più bravi, 'pensate ai tour nella Napa Valley per il vino californiano: che dire dello scenario di Taormina arricchito da una degustazione in eno-aziende locali o di un itinerario nei sentieri meno battuti delle Cinque Terre?'. Tornando al Piano, prevede anche l'incentivazione di grandi investimenti turistici italiani ed esteri rimuovendo le barriere che trattengono questi ultimi, e l'accesso ai fondi europei prevedendo dove possibile trattamenti fiscali differenziati.
  5. Ricettività
    Qui il confronto internazionale è disastroso. È di assoluta priorità risanare le tante strutture antiquate e obsolete. L'indice di produttività del settore si chiama 'numero medio di notti per letto': in Italia è 109, in Francia 190. Eppure abbiamo 34mila strutture alberghiere contro le 17mila dei transalpini. 'Bisogna partire dall'ascolto del mercato per capire come migliorare la nostra offerta', commenta Gabriele Burgio, presidente di Alpitour. 'L'Italia è un paese desiderato ma non sempre scelto, occorre capire cosa vogliamo essere e lavorare intensamente per ottenerlo'.
  6. Trasporti e infrastrutture
    Occorre cercare in tutti i modi di aumentare i voli diretti. Un caso su tutti: in Sicilia arrivano 17 voli, alle Baleari 223. Risultato, a parità di chilometri di costa ma con una gigantesca differenza di tesori artistici a favore dell' isola italiana: in Sicilia sono stati passate in un anno 3,7 milioni di notti, nelle Baleari 41,2. Va poi razionalizzata la rete degli aeroporti minori, mentre una terapia urgente riguarda i trasporti terrestri: alta velocità sull'Adriatico, treni più rapidi e confortevoli per Fiumicino e Malpensa, collegamenti via metro con Linate, migliori standard dei servizi taxi un po' in tutt'Italia.
  7. Formazione e competenze
    Così come è trascurato dai governi, il lavoro nel turismo è visto come un'attività di serie B. Il livello degli istituti professionali è scarso e il livello qualitativo degli addetti in calo. Qualche segnale c'è: 'Da settembre partiremo con un nuovo corso accademico, già approvato dal Consiglio universitario nazionale, rivolto a migliorare le competenze nel settore', dice Maria Antonella Ferri, docente di Economia e gestione delle imprese che coordina il corso di laurea triennale telematico 'Scienze del turismo' dell'Universitas Mercatorum creata dalle Camere di Commercio. 'Un rapporto di Unioncamere ha rivelato che proprio in questo settore c'è una forte domanda di professionalità da parte delle imprese'. Il progetto indica la necessità di rafforzare questa visione e di darle una forte spinta su tutto il territorio con il coordinamento Stato-imprese-accademia. Anche a livello statale qualcosa si muove pur tutte le farraginosità del caso: il decreto sviluppo I, quello del giugno 2012, ha istituito una Fondazione di studi universitari e di perfezionamento per il turismo, che avrà sede a Napoli e dovrebbe lavorare in stretto coordinamento con tutte le università. Il condizionale è d'obbligo perché il provvedimento a quasi un anno di distanza ancora non è diventato operativo.
    Eugenio Occorsio
    La Repubblica del 27 maggio 2013
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Ho trascorso a San Matteo, specialmente nella Biblioteca, molti anni della mia vita. A giugno del 2014, avendo notato il disinteresse dei monaci tutti per il mio decennale lavoro (non retribuito) e l'insofferenza di certuni per la mia presenza, ho pronunciato un sommesso ma chiaro 'vaffa...' nei confronti di quei francescani e di certi sedicenti ed ignoranti collaboratori. Verso la fine del 2012 ho tenuto in mano gli oggetti di seguito illustrati, li ho fotografati, ottimizzato ed inviato le foto al Boraccesi.
Sono manufatti molto belli, che potrebbero essere un vanto per San Marco in Lamis e l'intero Gargano.
Il grassetto è stato inserito dallo scrivente.
Il webmaster

Il Convento di San Matteo a San Marco in Lamis in una foto dell'inizio del 1920
Il Convento di San Matteo a San Marco in Lamis in una foto dell'inizio del 1920
.......
Dal punto di vista dell’oreficeria  profana non si può non dare risalto alla particolare e ben nota vocazione artigianale di San Marco in Lamis per la lavorazione di monili; in un lungo lasso di tempo compreso tra il XVIII e il XX secolo, qui sono, infatti, attestati numerosi  maestri orafi e argentieri (Mavelli  2005, p. 128; Boraccesi 2007a.), chiaro indice della floridezza economica della città garganica. In passato anche la vicina e importante città di San Severo registrava la presenza di argentieri e perfino, seppur per un breve periodo, di una Zecca ove si ideò una particolare tipologia monetale, ossia un tornese fatto coniare nel 1463 da Nicola II di Monforte, conte di Campobasso (Ruotolo 1997, pp. 82-83; D'Andrea-Andreani 2008, pp. 236-239; Boraccesi 2011a, pp. 13-14).
Nell’agro di San Marco in Lamis – un centro strategicamente importante lungo il cammino  per il santuario di San Michele Arcangelo – da secoli insiste il monastero benedettino di San Giovanni in Lamis, dal 1578 convento di San Matteo dei Frati Minori Osservanti (Forte 1978; Corsi 1980; Soccio 1985).
Fra le mura della fabbrica francescana, a seguito di una mirata ispezione compiuta nel 2009, mi sono imbattuto in un gruppo di argenti di uso liturgico, esattamente una decina, conservati sia in chiesa, sia nel Museo del Convento di San Matteo, con un’importante raccolta di memorie storiche e artistiche ovviamente provenienti dallo stesso edificio minorita, come pure dalla città e dai conventi francescani della provincia.
Pur dinanzi a un complesso religioso di pregio e di vetusta fondazione, purtroppo nulla è pervenuto dell’oreficeria medievale. Peraltro, tra i manufatti a suo tempo posseduti dal cenobio si deve deplorare la sparizione di un Piatto per elemosina, così annotato da Matteo Fraccacreta nel 1834: «Un bacile di rame nella Chiesa largo palmi 1-1 ½, tondo 4, nel cui fondo tra due cerchi concentrici di rilievo leggonsi tre volte queste cifre inesplicabili: (sua scrittura apografa) WAR T GELUK ALZEIT», cioè un’iscrizione in lingua tedesca che per maggior precisione va letta ICH BAR T GELUK ALZEIT (Io attendo felicità eterna) (Fraccacreta 1834, vol. III, p. 317; Boraccesi 2001, pp. 40-41, 43).
Il perduto esemplare  di San Marco in Lamis s’inseriva in una serie di analoghi manufatti di ascendenza  nordica (Germania e Fiandre), diffusi ovunque e per lo più databili tra il XV e il XVI secolo. Trentacinque, finora, i piatti rinvenuti in Puglia (Boraccesi 2001; Id. 2005, pp. 90, 92)1, la gran parte in Capitanata: sei nel Museo  Diocesano di San Severo; uno nell’ex cattedrale di Volturara Appula; due nella chiesa di San Domenico  di Lucera; uno nella Reale Arciconfraternita Santa Croce, SS. Trinità e Maria Addolorata di Lucera; uno nella chiesa dell’Annunziata di Bovino; uno nella chiesa della Madonna delle Grazie di Bovino; uno nella chiesa di Sant’Orsola di San Giovanni Rotondo; uno nel Museo di Palazzo Varo a Orsara di Puglia. Un altro esemplare, a suo tempo registrato in collezione  privata a Mattinata, è stato poi espunto dall’elenco perché rubato dal convento dei Cappuccini di Giulianova (Boraccesi 2005, p. 66).
La raccolta argentaria del convento di San Matteo è di produzione napoletana e copre un arco di tempo compreso tra il Seicento e il Novecento. Di tale suppellettile sono sinora mancati sia gli studi che il ritrovamento dei documenti, fatta eccezione per una testimonianza d’interesse storico-artistico rinvenuta nell’Archivio di Stato di Foggia.
Si tratta di un inventario de’ semoventi, industriali, sacri arredi redatto il 14 agosto 1808, a seguito di una direttiva del Ministro del Culto del 30 luglio 1808. Va detto che il convento  non fu soppresso in età napoleonica (Clemente  1993, pp. 183-184); al contrario, lo sarà nel 1866 con le leggi eversive dell’Unità d’Italia, tant’è che nel 1867 verrà acquisito dal Comune di San Marco in Lamis. Si dovrà attendere il 1902, per rivedere i frati rioccupare  il loro cenobio e solo nel 1939 entrarne nel pieno possesso.
Dell’inventario del 1808, riporto la sola registrazione degli argenti in dotazione.
Siegue il notamento de vasi sacri ed argento
Una sfera d’argento con statuetta d’Angelo, che la mantiene, ed il Cielo di lama cipro indorato
Otto calici intieramente d’argento con le patene
Una Pisside d’argento
Un Ostensorio d’argento, con il sacro dente di S. Matteo
Una croce di rame indorata, con due statuette d’argento,  cioè il Crocifisso, e S. Matteo, due raggi, iscrizioni, e morto d’argento
Due secchietti, con due aspersorj d’argento
Un incensiero con navetta, e cocchiaro d’argento
Sieguono diversi voti
Un pajo di fibie d’argento
Cinque crocette d’argento compreso il soretto con S. Michele in alabastro
Diecinove anelli=tre paja di navette d’oro, e talune fili di segnacoli d’oro e granatelli
Nello scorrere questo elenco e confrontandolo con gli attuali argenti, appare evidente la sparizione o il rifacimento  di taluni pezzi. L’episodio più antico e interessante della raccolta sammarchese è rappresentato da una Croce astile in argento e bronzo fuso che, pur non punzonata, è d’indiscutibile  manifattura napoletana.

Argentiere napoletano, croce astile, circa 1610-1620
Argentiere napoletano, croce astile, circa 1610-1620
 
 
Argentiere napoletano, croce astile, circa 1610-1620
Argentiere napoletano, croce astile, circa 1610-1620

Proprio perché  destinata a essere osservata da entrambi i lati, l’opera propone  sul recto la figura del Crocifisso e sul verso quella del titolare della chiesa, nel nostro caso San Matteo evangelista, scelta evidentemente determinata dalla volontà dei frati Minori Osservanti.
La croce subì un rimaneggiamento come testimoniano i quattro raggi di gusto tardosettecentesco conficcati all’incrocio dei bracci. Sia il montante, sia la traversa sono interessati da una ornamentazione di fioroni, di boccioli e di volute contrapposte includenti minuscole pigne; le terminazioni della croce sono impreziosite da testine angeliche e da un giro di perline e di gigli. Di notevole  fattura sono le statuine a fusione del Crocifisso e del san Matteo. L’impostazione iconografica di quest’ultimo è quella canonica: l’evangelista è rappresentato nell’atto di scrivere  il Vangelo ispirato dall’angelo, suo simbolo di riconoscimento; la statuina presenta  la rottura della mano sinistra che stringeva il Vangelo. Il nodo, dalla struttura elaborata ma sostanzialmente ovaliforme, è connotato da un repertorio non immemore del gusto manieristico: due belle protomi angeliche decorano le estremità e alle loro ali si avviluppano ghirlande floreali trattenute, dall’altro capo, da volute che contornano uno scudo liscio. L’innesto a tubo ha perimetro movimentato.
La data più probabile  di realizzazione della croce astile è da ricercare tra il 1610 e il 1620. Va ricordato  che i frati subentrarono al preesistente  cenobio benedettino dopo il 1578, tramutandone  il titolo in San Matteo. Del 14 aprile, infatti, è il Breve di Gregorio  XIII che ufficializzò il passaggio del monastero di San Giovanni in Lamis, ormai sotto la giurisdizione di un abate commendatario, ai Minori Osservanti. La qualità di questo pezzo è elevata e la delicatezza dell’esecuzione notevole; ha legami stilistici e strutturali – per segnalare solo due casi di questo territorio – con la croce processionale della chiesa di San Bartolomeo  a San Bartolomeo  in Galdo e con quella di Santa Maria Assunta di Volturara Appula, quest’ultima riparata nell’Ottocento dall’argentiere Raffaele Sisino (Doc. 1850-1897) (Boraccesi 2002, pp. 13-14; Id. 2003, p. 12; Id. 2009, p. 217 n. 36). Un altro ragguardevole esempio è la Croce astile di un paese della Valtellina, realizzata a Napoli nel 1628 (Perotti 2002, pp. 152, 311).
Gravita nell’orbita culturale di Napoli anche un Reliquiario di Santa Colomba Martire, conservato nei locali del Museo. Il manufatto, un autentico pasticcio, è il risultato di due pezzi disomogenei. La base e il fusto, in bronzo dorato fuso, sono l’avanzo di un probabile ostensorio; la loro superficie è interessata da elementi decorativi piuttosto consueti come ovoli, baccelli, palmette e foglie d’acanto.
Alla sommità del fusto, con nodo piriforme, è inserito il ricettacolo della reliquia con l’effigie dipinta di santa Colomba, con corona e palma del martirio, e il sottostante cartiglio scritto in forma errata: S. Columbani M.. Due rami di palma, annodati in basso da un fiocco e in alto da una corona regale con crocetta apicale, delimitano una piastra in argento dorato. La teca ovale è circondata da una teoria di foglie acantacee. A mio parere, i due pezzi del reliquiario corrispondono  di massima il primo alla seconda metà del XVII secolo, il secondo all’ultimo quarto del XVIII secolo.
Il Settecento si apre con una Pisside di realizzazione piuttosto comune. In argento fuso sono sia la base circolare, leggermente  rigonfia, sia il fusto con nodo piriforme; queste parti del manufatto sono prive di ornato. La semplice coppa, in argento dorato, è sovrastata da una crocetta a rocchetto. Priva di punzoni ma stilisticamente di produzione napoletana, andrebbe  datata agli anni Trenta-Quaranta del Settecento ed è tipologicamente accostabile alla pisside della collegiata di San Martino a Martina Franca (BoracceSi 2007b, pp. 36-37).
Nel corredo di argenti settecenteschi del Museo di San Matteo rientra, anche, uno Sportello di tabernacolo, rimosso chissà da quale altare marmoreo. Sulla lastra, di forma rettangolare e centinata, è sbalzato il motivo, piuttosto comune, dell’ostia consacrata con il trigramma cristologico  IHS e i tre chiodi della Passione. Sul piano della manifattura, pur in assenza di punzoni, non sembrano  esserci  dubbi sull’origine napoletana del reperto.
In pari tempo si dovette realizzare un Calice, anch’esso esposto nel Museo, caratterizzato dall’assenza di un qualsivoglia ornato e da un fusto dal contorno movimentato. Il punzone camerale della città di Napoli (NAP), ripetuto per tre volte, ha purtroppo il millesimo consunto, ragione per cui non è possibile appurare l’anno di esecuzione. Un convincente confronto si può istituire con l’analogo calice della chiesa di San Domenico a Martina Franca (Boraccesi 2010, pp. 74-75).

 
Argentiere napoletano, reliquiario di Santa Colomba Martire, seconda metà del XVII secolo e ultimo quarto del XVIII secolo.
Argentiere napoletano, reliquiario di Santa Colomba Martire, seconda metà del XVII secolo e ultimo quarto del XVIII secolo.
 
Argentiere napoletano, pisside, prima metà del XVIII secolo
Argentiere napoletano, pisside, prima metà del XVIII secolo
 
Argentiere napoletano, sportello di tabernacolo, seconda metà del XVIII secolo
Argentiere napoletano, sportello di tabernacolo, seconda metà del XVIII secolo
 
Fig. 8 – Argentiere napoletano, calice, seconda metà del XVIII secolo
Fig. 8 – Argentiere napoletano, calice, seconda metà del XVIII secolo

Una certa importanza documentaria riveste il successivo Calice, ancora una volta di pertinenza della raccolta museale. Rispetto al precedente manufatto le reminiscenze tardobarocche sono qui completamente scomparse, per lasciare il posto a una nuova decorazione  d’ispirazione neoclassica, il cui gusto dilagò in Europa verso la fine del XVIII secolo dopo le scoperte archeologiche di Ercolano (1738) e di Pompei (1748).
Il piede circolare, in bronzo dorato come anche il fusto, presenta un gradino bordato di foglie lanceolate e di perline, motivo che ricompare sul fusto colonnare e sul sottocoppa. Il marchio di garanzia della Corporazione  dell’Arte, ovvero NAP/7(?)(?) purtroppo consunto nelle ultime due cifre, colloca l’oggetto nella produzione di un ignoto argentiere della capitale attivo negli anni finali del Settecento e, dunque, sensibile al neoclassicismo. Sul prezioso metallo sono incise le lettere SV, probabilmente  la sigla del committente. La tipologia e i motivi qui riscontrati sono diffusi nel Mezzogiorno.
Interessante nell’excursus degli argenti di San Marco in Lamis, in virtù del fortissimo legame con il convento, è il Reliquiario  di san Matteo costituito da una lamina in argento su supporto ligneo. Sulla movimentata base, ingentilita da una ghirlanda floreale, insiste il fusto figurato con l’evangelista Matteo accompagnato dall’angelo. A una committenza dell’ordine francescano, segnatamente dei Frati Minori Osservanti, allude il relativo emblema posto nella parte apicale.
Il reliquiario contiene un dente di san Matteo, che secondo una tradizione sarebbe pervenuto da Salerno nella prima metà del XVI secolo; la città campana, infatti, fin dal medioevo è depositaria (duomo) del corpo dell’evangelista. Pur con citazioni tipologiche e decorative desunte dal barocco, il Reliquiario  di san Matteo, privo di punzonature, andrebbe datato – sempre che non sia addirittura un revival del primo Novecento – alla prima metà dell’Ottocento; un indizio, al riguardo, è il minuto decoro a greca, visibile nel contorno del basamento.

Argentiere napoletano, calice, fine del XVIII secolo.
Argentiere napoletano, calice, fine del XVIII secolo.
Argentiere napoletano, reliquiario di San Matteo, prima metà del XIX secolo (?)
Argentiere napoletano, reliquiario di San Matteo, prima metà del XIX secolo (?)

La morfologia  del reliquiario ora descritto ci indurrebbe a non riconoscerlo in quello annotato nell’inventario del 1808: Un Ostensorio d’argento, con il sacro dente di S. Matteo; ragion per cui, l’attuale dovrebbe  essere il frutto del rifacimento di quello più antico.
Un altro pezzo del Museo è un Turibolo dal piede circolare decorato da baccelli; questi stessi motivi, assieme a palmette, impreziosiscono  il braciere e il cupolino traforato, ravvivato in alto da cordonature. Lunghe catenelle legano il corpo del manufatto al piattello. Il turibolo in esame, tra i più comuni nella produzione  napoletana della stagione storicistica, andrebbe  datato alla seconda  metà dell’Ottocento.
La successiva Navicella non ha alcuna corrispondenza col turibolo prima analizzato, dato che v’è incusso il punzone  dell’Italia turrita col sottostante numero 3, simbolo del terzo titolo, valido dal 1° giugno 1873 al 24 aprile 1935 (Donati 1999, pp. 11, 200); in virtù della morfologia  e dei decori che la caratterizzano, va, a mio parere, assegnata a un argentiere napoletano. Il piede ovale presenta un fusto svasato con baccellature piatte. La coppa è decorata da foglie lanceolate e, più in alto, da un sinuoso ramo di foglie. Il coperchio  è ugualmente contraddistinto da motivi vegetali.
Concludiamo questa disamina delle suppellettili liturgiche del convento indicando un imponente Ostensorio, dalla tipica struttura a sole; sul piano stilistico esso è nel solco della produzione storicistica di fine Ottocento, intenta a imitare forme e decori del passato. Il pezzo, probabilmente databile al primo Novecento, è una realizzazione del napoletano Vincenzo Catello (1858-1950), l’artista più qualificato di questo periodo, che ebbe come collaboratori i figli Eugenio e Giuseppe (Catello 1995). Sul manufatto, invero, ho rilevato il punzone CATELLO e la sigla M800, marchio di garanzia di bontà del titolo.
La base, di forma circolare, è ornata da un repertorio di vegetali racchiusi entro forme geometriche.  Il fusto è costituito da una statuina a fusione di un angelo panneggiato a braccia conserte, una tipologia che riscontrò largo successo. La raggiera, con gli immancabili simboli eucaristici, si rifà a quelle d’età barocca.
L’ostensorio, dunque, obbedisce alla moda del tempo, così come in altri esemplari dell’Italia meridionale.  Si può citare, al riguardo, l’Ostensorio della chiesa di San ta Maria Assunta di Volturara Appula, eseguito nel 1891 dallo stesso Vincenzo Catello (BoracceSi 2004, pp..51-52), e quello del Museo Diocesano di Nocera Inferiore-Sarno, licenziato nel 1886 e già assegnato a un ambito italiano (Gentile 2008, p. 63), andrebbe a mio parere restituito alla mano dello stesso Catello proprio per la stretta analogia con il manufatto in esame (Boraccesi 2011b, pp. 176-177, 179 n. 55; Liuzzi 2008 pp. 121-122; Boraccesi 2011c, p. 165).
Ringrazio padre Mario Villani, Bibliotecario e Direttore del Museo del Convento di San Matteo, per avermi favorito in questa indagine.

Argentiere napoletano, turibolo, seconda metà del XIX secolo
Argentiere napoletano, turibolo, seconda metà del XIX secolo
Argentiere napoletano, navicella, seconda metà del XIX secolo
Argentiere napoletano, navicella, seconda metà del XIX secolo
Vincenzo Catello, ostensorio, fine del XIX secolo
Vincenzo Catello, ostensorio, fine del XIX secolo

Fonte: http://www.archeologiadigitale.it/attidaunia/pdf/33-boraccesi.pdf

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?