- Dettagli
- Categoria: Convento di San Matteo Vol. I
VIII Centenario della nascita di S. Francesco d’Assisi, 1182-1982
Garganico con importanti interventi in altre località.
L’espressione “francescanamente qualificata” ha guidato la fraternità a proporre, insieme a una conoscenza più approfondita della persona di S. Francesco, temi fondamentali della spiritualità francescana, come il cristocentrismo, la Vergine Immacolata, il rapporto di S. Francesco con la natura, la sua venerazione per la Parola di Dio.
Nella chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate con la presenza delle due fraternità OFS di San Marco sono state animate dai frati le novene di S. Francesco, il triduo e la festa di Santa Elisabetta, la novena dell’Immacolata e quella di Natale con schemi preparati per l’occasione. Data la straordinaria partecipazione di fedeli, col cordiale accordo del parroco, l’esperienza delle tre novene fu ripetuta per diversi anni. A Rignano i frati furono presenti animando il triduo in preparazione della festa di S. Francesco. A Sannicandro Garganico, in accordo con la locale
fraternità francescana, il terz’ordine francescano organizzò un corso di conversazioni tenuto dai frati di S. Matteo sul messaggio di S. Francesco agli uomini del nostro tempo: S. Francesco a chi soffre, S. Francesco ai sacerdoti e ai governanti, S. Francesco alle comunità ecclesiali.
Durante l’anno francescano è stata curata in modo particolare e con forme più adeguate l’accoglienza dei pellegrini. Nella catechesi si ricordava che S. Francesco è stato pellegrino in questa terra e che anche qui ha portato il suo messaggio di Pace e Bene. Si toccavano anche temi particolarmente cari a S. Francesco: il rapporto con la Parola di Dio, l’amore per il creato. e la musica.
A maggio fu portata a Manfredonia con l’organizzazione della Società di Storia Patria per la Puglia, dall’Amministrazione Comunale e dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. A settembre fu la volta di Bari, convento S. Antonio. A marzo del 1983 la mostra fu esposta a Rignano Garganico e nella sala dei professori del liceo classico “Pietro Giannone” di San Marco in Lamis.
Accogliendo l’invito del papa Giovanni Paolo II, che il 6 aprile del 1980 aveva proclamato il Santo di Assisi Celeste patrono dell’Ecologia, la fraternità il 22 novembre 1981 ha organizzato una prima passeggiata ecologica sulle montagne che circondano il convento. La comitiva, guidata da ottimi conoscitori del territorio e da persone esperte di botanica, si è riunita nel piazzale del convento alle ore 9,00. Ha percorso il seguente itinerario: Valle Faiarama, Treppiedi, Lammia Nova, Cutinello, Nevara, Orto della Menta. Alle ore 12 a S. Matteo.
In tutto l’anno centenario si è dato impulso alla conoscenza degli aspetti naturalistici, ambientali e antropologici del Gargano meridionale. Insieme all’AGESCI di San Marco sono state organizzate diverse escursioni naturalistiche sulle nostre montagne. Nelle scuole è stato impostato un programma di sensibilizzazione ai problemi portato avanti da un gruppo di giovani dotati di buona competenza scientifica. Sono state fatte iniziative per indurre le autorità competenti ad osservare e far osservare le norme che la legge prevede in materia di tutela dell’ambiente per quanto riguarda l’utilizzo del territorio in campo edilizio, agricolo e turistico, la raccolta dei fiori, dei funghi, il taglio degli alberi, la protezione di specie botaniche e faunistiche. Tutto questo è stato molto apprezzato dalla popolazione di San Marco in Lamis e di San Giovanni Rotondo e ha portato alla costituzione, decisa dalla Delegazione di Bari, della Sezione “San Marco in Lamis” del W.W.F. - Italia (World Wildlife Fund – Fondo Mondiale per la Natura) con sede provvisoria nella biblioteca di S. Matteo, con p. Mario come responsabile.
Si è voluto onorare, così, S. Francesco e dare riscontro concreto all’appello rivolto nella Carta di Gubbio alle fraternità dalle quattro famiglie francescane e dalle associazioni per la protezione dell’ambiente e per la migliore qualità della vita.
Il rapporto con le scuole della Capitanata era ormai saldamente consolidato. Da gennaio a maggio arrivarono 80 scolaresche; dopo l’interruzione estiva da ottobre a Natale ne arrivarono altre 30. Vennero anche molte scuole di altre zone della Puglia.
Durante l’anno centenario e anche in seguito p. Mario fu chiamato diverse volte a mostrare alle scolaresche le foto delle orchidee del Gargano, suscitando entusiasmi e accendendo interessi. Tutto nel nome di Francesco.
1 ottobre - Natale 1982. Anche le scuole elementari di San Marco hanno voluto fare un omaggio a S. Francesco nell’ottavo centenario della sua nascita con tre esposizioni di ricerche e disegni sul convento di S. Matteo e su temi cari a S. Francesco: il Natale del Signore e, in occasione della Pasqua, la Pace. Gli elaborati, poesie, disegni, ricerche storiche ecc, hanno suscitato vivo interesse non solo a San Marco, ma anche a Foggia, San Severo e altrove. L’esposizione del Natale è stata visitata anche dal prof. Giovanni Battista Bronzini dell’università di Bari, antico amico di San Matteo, il quale ha espresso interessanti considerazioni sulla capacità dei giovanissimi a percepire aspetti e contenuti a cui gli adulti difficilmente arrivano.
La figura di S. Francesco e i tratti salienti del suo messaggio sono stati oggetto di conversazioni di p. Mario a Pietra Montecorvino, San Marco in Lamis, San Severo, Apricena.
11 ottobre 1982. Le università di Bari e di Lecce, unitamente al Movimento Francescano di Puglia, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, hanno organizzato un convegno itinerante dal tema: L’esperienza francescana in Puglia. I convegnisti, guidati dal prof. Cosimo Damiano Fonseca, rettore dell’università di Lecce, sono venuti a S. Matteo per una giornata di vacanza.
L’anno centenario della nascita di S. Francesco è stato ricordato dalla biblioteca di S. Matteo con l’edizione anastatica del bel libro di p. Domenico Bacci pubblicato nel 1925 S. Francesco d’Assisi attraverso le leggende pugliesi. La nuova edizione, introdotta da un saggio di Annamaria Tripputi, è stata pubblicata col contributo della parrocchia francescana di S. Antonio a Bari.
Come omaggio a San Francesco e alla sua particolare sensibilità musicale l’AGIMUS di San Marco in Lamis, col presidente prof. Giuseppe Giuliani e il direttore del conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, ha organizzato alcuni bellissimi appuntamenti musicali: il coro polifonico “Don Lorenzo Perosi” di San Marco diretto dal M° Luigi La Porta, l’"Ensemble di Ottoni” del M° Montemitro, il “Quintetto Virgiliano” di Mantova diretto dal M° Braghini e l’ “Orchestra da Camera della Campania” diretta dal M° Cascio.
22 novembre 1982. A conclusione del ciclo di concerti organizzati in onore di S. Francesco, le Scholae Cantorum di S. Marco in Lamis, nel giorno dedicato a Santa Cecilia, celeste patrona della musica e dei musicisti, hanno voluto esibirsi nella chiesa di S. Antonio Abate con un concerto con brani di polifonia classica.
L’anno centenario ha avuto il merito di aver favorito il definitivo consolidamento del gruppo corale gregoriano del santuario i cui primi vagiti sono spuntati nella primavera 1980. Il ritorno al gregoriano è stato tutto merito di un agguerrito gruppo di laici, musicisti di professione e semplici dilettanti che sentiva con particolare urgenza la necessità di recuperare una delle fonti liturgiche e artistiche più insigni della chiesa, dense di contenuti spirituali e culturali.
Il ritorno al canto gregoriano non è stato facile: molti ecclesiastici, e tra questi diversi “dirigenti” l’hanno definito “vecchiume”, “riflusso”, “revival” derivato da mode estemporanee. Ma, viste le banalità ispirate, e spesso scopiazzate dalle canzonette correnti, c’è da chiedersi “chi è il vecchio demente?”.
- Dettagli
- Categoria: Convento di San Matteo Vol. I

Espletate le formalità di rito, i frati presero possesso del convento di S. Matteo.
Iniziò in quella data l’ultimo tratto della lunga storia del monastero, nato benedettino e poi cistercense col nome di S. Giovanni in Lamis. Già prima dell’arrivo dei frati minori la devozione dei pastori transumanti l’aveva rinominato “S. Matteo”. Con l’arrivo dei frati mutò il ruolo giuridico del monastero. Il suo nuovo ruolo, eminentemente religioso, si articolava intorno alla devozione al santo apostolo ed evangelista, all’accoglienza dei pellegrini che numerosi arrivavano da regioni lontane e lontanissime diretti alla sacra grotta di S. Michele, all’assistenza religiosa della locale popolazione di S. Marco in Lamis e ai contadini e pastori della montagna e della pianura. In questi quattro secoli la presenza dei frati si consolidò divenendo, per l’attività religiosa ed educativa svolta, un momento importante per la complessa geografia umana del Gargano.
La celebrazione del IV Centenario dell’arrivo dei frati non poteva, quindi, che essere un avvenimento di portata pubblica e popolare. Era necessario, quindi, organizzare una serie di eventi che da una parte fossero una sintesi della lunga reciproca frequentazione di frati e popolazioni garganiche, dall’altra disegnassero linee programmatiche che, partendo dal passato, si proponessero per il futuro.
Era, quindi necessario, insieme al consolidamento del rapporto religioso con le popolazioni, anche un adeguato programma culturale teso alla scoperta e un più adeguato apprezzamento del passato in vista di un futuro migliore.
Il 14 febbraio 1978 l’anno centenario iniziò in tono dimesso. L’intenso freddo del Gargano non permise un inizio solenne che venne spostato al prossimo 13 aprile. Si celebrò l’avvenimento con una S. Messa intensamente partecipata nell’intimità familiare insieme all’altra famiglia francescana di S. Marco, il Terz’Ordine Francescano, e con gli amici più intimi. Durante la messa il p. Nicola De Michele, guardiano del convento, tracciò un breve iter storico augurandosi che la cittadinanza di San Marco continuasse anche per il futuro ad aver cura del “Suo Convento”. La S. Messa fu animata dal coro della chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie di Manfredonia. Nel pomeriggio il prof. Tommaso Nardella da Teleradio San Marco illustrò l’importanza della permanenza dei frati a S. Marco negli scorsi 400 anni. Seguì l’intervista di Nicola Palatella a p. Nicola e al prof. Nardella. La celebrazione del 14 febbraio fu comunque comunicata a tutti i frati della provincia, ai vescovi della Capitanata.
Le celebrazioni furono proposte come un momento di ringraziamento al Signore e alle popolazioni garganiche e daune che resero possibile e sostennero nel tempo la presenza francescana. Furono intese anche come momenti di riflessione sul ruolo svolto dai Frati e di rilancio di una più fervida azione religiosa e culturale del santuario.
Il programma che ne scaturì mise in evidenza la necessità di conoscere la storia a partire dai periodi benedettino e cistercense, sottolineandone il particolare rapporto col territorio; si decise anche di dare spazio agli studi sulla preistoria del Gargano e, infine, dedicare adeguato interesse alla conoscenza del movimento francescano in Capitanata. Furono, quindi, organizzati convegni di studio di cui si darà conto a suo tempo.
Il centenario ha dato l’occasione di coinvolgere anche le scuole nella conoscenza di S. Francesco e del francescanesimo. P. Mario visitò quasi tutti gli istituti scolastici sia elementari che superiori del Gargano meridionale, di S. Severo, di Foggia, di Cerignola [e Foggia] per invitare i signori presidi e professori a mandare le loro scolaresche sul Gargano per conoscere il convento di S. Matteo e partecipare alle iniziative del convento stesso raccomandando anche di coinvolgere i frati nella loro vita scolastica. L’iniziativa ebbe grande successo. Tutte le scuole accolsero con cordialità l’invito che restò valido per sempre. Infatti, dopo quella visita non ce ne furono altre, ma le scolaresche continuarono a venire numerose.
I ragazzi erano accolti in chiesa con un breve momento di preghiera, seguiva una breve presentazione di S. Francesco, della storia del convento e della sua importanza per la storia della Capitanata, seguiva la visita a tutto il convento. La visita terminava in biblioteca dove ai ragazzi veniva raccontata la storia della biblioteca e venivano fatti vedere da vicino anche alcuni libri antichi che più facilmente potevano colpire la loro fantasia ed essere ricordati.
Il 13 aprile 1978 il IV centenario della presenza francescana nel convento di S. Matteo fu aperto ufficialmente. Il manifesto, preparato dal prof. Nardella e da Nicola Petruccelli fu affisso nei comuni in cui i frati erano di casa: San Marco in Lamis, Rignano, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, Cerignola.
L’evento fu comunicato con lettera ai frati della provincia, al clero della diocesi di Foggia, ai vescovi della Capitanata, a diverse centinaia di amici sparsi in tutta Italia e in diversi Paesi di Europa e in America. Precedentemente p. Mario, con la cordiale collaborazione della Curia Provinciale che ha messo a disposizione gli strumenti necessari, aveva preparato l’indirizzario da utilizzare per comunicare gli eventi.
Durante la Messa il provinciale, p. Angelo Marracino ha fatto un discorso ripercorrendo tutta la storia del santuario. Alla fine della celebrazione il guardiano, p. Nicola De Michele è intervenuto per ringraziare le persone presenti, ma soprattutto quelle assenti perché passate a miglior vita che col lavoro e i sacrifici hanno contribuito alla vita del santuario insieme al grato ricordo dei benedettini e cistercensi che hanno fondato e custodito il santuario negli anni medievali, e per tutti i frati che nei quattro secoli scorsi hanno fatto grande e stimato questo luogo. Ha terminato dicendo che “le celebrazioni centenarie non sono state programmate per fini panegiristici e trionfalistici, ma per riscoprire e approfondire il ruolo che S. Matteo può e deve avere nel contesto sociale, religioso e culturale anche tra gli uomini del nostro tempo”.
Fu coniata anche una medaglia di bronzo da dare come ricordo del centenario raffigurante il convento e l’immagine di S. Matteo.
Il 21 aprile 1978 presso il prof. Pasquale Soccio fu messo a punto il primo dei convegni di studi programmati. Presenti il provinciale p. Angelo Marracino, il prof. Tommaso Nardella, p. Mario Villani e p. Nicola guardiano di S. Matteo.
Il 15 giugno 1978 fu presentata nella biblioteca comunale la monografia Il Santuario di S. Matteo in Capitanata frutto delle appassionate ricerche di p. Doroteo Forte. Introdotto dal dott. Matteo Ciavarella, direttore della biblioteca, il prof. Pasquale Soccio ha presentato il lavoro di p. Doroteo sottolineando che l’opera è “il primo serio impegno storiografico su S. Matteo”, con la raccolta quasi completa dei documenti conosciuti sul monastero e lo stimolo ad ulteriori ricerche.
La bellissima copertina è illustrata da un acquerello di Nicola Petruccelli. Presente all’evento il prof. Pasquale Del Prete docente di diritto amministrativo e già rettore dell’università di Bari.
Il 20 giugno 1978 viene bandito un concorso per le scuole elementari di San Marco in Lamis in due sezioni: disegno e ricerca storica. Hanno aderito gli alunni delle classi III, IV e V della scuola elementare Balilla. I 10 elaborati migliori sono stati premiati a S. Matteo in una cerimonia presentata dall’ins. giornalista Giuseppe Giuliani che, insieme all’ins. Nicola Mimmo, ha animato e diretto i concorrenti. Gli elaborati sono stati esposti per dieci giorni nella sala ex stalla di S. Matteo.
Il 26 settembre 1978 esce il libro S. Matteo, rupe, riva di luce del prof. Pasquale Soccio. Il prof. Soccio dalla sua prima gioventù ha condiviso i momenti belli e difficili della vita del convento che ha sempre inteso come una delle esperienze più preziose che hanno inciso in profondità nella sua vita. Non vuol essere un libro di storia, anche se poi finisce con l’esserlo. È prosa d’arte, un canto alla vita che su queste aride e rosse rocce, nonostante tutto, germoglia in piante robuste e durature. La copertina del libro è un bello acquerello di Nicola Petruccelli..
Il 13 ottobre 1978 finalmente, dopo quasi un anno di preparazione, prende il via il Convegno di studi S. Matteo, storia, società e tradizioni in Capitanata. Apertura nella sala di consultazione della biblioteca di S. Matteo. Dopo i saluti di p. Nicola De Michele, guardiano del convento e del prof. Giuseppe Soccio, sindaco di San Marco in Lamis, il prof. Pasquale Soccio in una nota introduttiva esprime il finalmente pudicamente compresso nelle gole di molti. Le molte oscurità della fondazione, l’ampiezza dei territori amministrati, la complessità e gli intrecci dei
rapporti che hanno caratterizzato per oltre un millennio la vita del monastero benedettino, poi convento francescano, già da molto avrebbero dovuto essere oggetto di indagine. Ma, meglio tardi che mai. Segue l’intervento del prof. Francesco Maria De Robertis, docente di diritto romano presso l’Università di Bari e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, che traccia le linee dello sviluppo del francescanesimo pugliese visto nell’ampio e problematico quadro storico relativo all’Età di Mezzo fermandosi su due punti: la contestazione duecentesca contro Federico II e quella contro “la nozione tradizionale della proprietà e quali, infine, i termini e i modi con cui i Francescani condussero e vinsero la loro battaglia contro la grande piaga medievale dell’usura”. Si susseguirono le relazioni: prof. Giuseppe Coniglio, Il convento di San Matteo carrefour della società garganica; dott. Antonio Gambacorta, Testimonianze artistiche nel Santuario
di San Matteo sul Gargano; prof. Michele Fuiano, La Capitanata al tempo della fondazione del convento di San Matteo; Pasquale Corsi, Il monastero di San Giovanni in Lamis in epoca normanno-sveva; Tommaso Nardella, Alcune note sui beni territoriali dell’Abbazia nullius di San Marco in Lamis; Armando Gravina, Chiancata La Civita, un insediamento dell’età del Bronzo in agro di San Marco in Lamis; Vittorio Russi, Contributo agli studi di topografia antica e medievale del Gargano meridionale; Giovanni Battista Bronzini, Convento di San Matteo e religiosità garganica; Anna Maria Tripputi, Le tavolette votive del Santuario di San Matteo; Alfonso Scirocco, L’incameramento dei beni delle corporazioni religiose nel Mezzogiorno dopo l’Unità; Pasquale Soccio, Conclusione. Ringraziamento del ministro provinciale, padre Angelo Marracino.
Il convegno, iniziato a San Matteo, alle ore 16,00 è proseguito nell’aula magna della scuola media “Francesca De Carolis” a San Marco in Lamis.
Il 21 dicembre 1978 si inaugura nella sede ACLI di San Marco una esposizione del libro cattolico con la collaborazione della libreria di S. Paolo di Foggia e del centro vocazionale della nostra provincia monastica diretto da p. Leonardo Di Pinto.
La biblioteca era presente con la mostra bibliografica e iconografica su San Francesco con i libri più rappresentativi su S. Francesco e sull’avventura francescana nella nostra terra di Puglia.
La ricerca è stata alquanto laboriosa. Per la prima volta la biblioteca di S. Matteo era chiamata a dare una espressione pubblica di questo tipo: bisognava reperire e studiare il materiale, identificare le piste percorribili, scoprire le metodologie per coinvolgere gli studiosi e il gran pubblico degli “inesperti” perché attraverso la semplice e ingenua visione dei libri e delle immagini avessero un’idea della grandezza di S. Francesco e dell’importanza del movimento francescano anche nelle nostre regioni. Bisognava anche impostare un rapporto durevole della biblioteca
di S. Matteo con la cittadinanza di San Marco.
Queste due esperienze furono molto vantaggiose per la biblioteca che aveva fatto la sua prima uscita pubblica. A San Marco si cominciò a riflettere sul rapporto che intercorreva tra la biblioteca di S. Matteo e la popolazione, invitata non solo a servirsene ma anche a sentirla come propria, farla crescere e tutelarla.
La mostra fu inaugurata dal prof. Michele Coco, assessore alla cultura, seguì p. Amedeo Gravina con una appassionata e dotta presentazione delle Fonti Francescane.
Nel mese di gennaio p. Mario Villani tenne una conferenza su S. Francesco nella parrocchia francescana di S. Bernardino a San Severo.
Il 9 agosto 1979 uscirono gli atti del convegno di studi storici del 13-14 ottobre 1978 S. Matteo, storia, società e tradizioni in Capitanata. I volumi furono inviati ai relatori, alle biblioteche della regione, agli istituti universitari, agli studiosi.
Intanto fervono i preparativi del convegno di studi preventivato per il secondo anno di attività dedicate al IV centenario della presenza dei frati minori a S. Matteo. Il comitato scientifico si è riunito più volte per identificare il tema. È presente anche Vittorio Russi di San Severo, archeologo, accompagnato dal giovane Franco Nardella alunno del liceo “Tondi” di S. Severo . Il tema generale del convegno sarà l’archeologia del Gargano e della Daunia.
Il 28-29 settembre 1979 il convegno di studi dedicato all’archeologia del Gargano e della Daunia si apre con l’inaugurazione della mostra permanente di archeologia nella biblioteca del santuario. Sono esposti una trentina di vasi portati a S. Matteo da frati nativi di zone, per es. Ascoli Satriano, ricche di siti archeologici; a questi si aggiunge un notevole numero di reperti litici e frammenti fittili portati alla biblioteca di S. Matteo da contadini e pastori. I reperti sono stati inventariati e descritti dal giovane Franco Nardella guidato dall’archeologo Vittorio Russi. La
mostra ha riscosso straordinario successo.
Le spese del convegno sono state sostenute dai Comuni di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Manfredonia, Mattinata e dalla Cassa Rurale ed Artigiana di S. Giovanni Rotondo.
Era la prima volta che l’archeologia veniva conosciuta a San Marco come disciplina importante, e anche piacevole. Anche in chi non era presente, il convegno ha suscitato un straordinario interesse. Da allora la nostra prima ed esigua raccolta archeologica ha iniziato a crescere e diventare un luogo veramente rappresentativo della lunga storia del Gargano. Le visite delle scolaresche, delle associazioni, dei pellegrini, delle famiglie hanno aiutato gli “indotti”, anche per i quali i frati si sono impegnati in queste operazioni apparentemente astruse e comprensibili solo da alcuni, a percepire, seppure a livello emozionale, la bellezza della conoscenza del passato; sentire la vicinanza degli antenati, la loro tenacia nel sopravvivere in ambienti difficili, a salire i gradini della vita attraverso una lunga serie di atti creativi di cui oggi noi siamo ingrati eredi e fruitori: inventare il fuoco e capirne le proprietà, addomesticare gli animali, capire le evoluzioni delle stagioni e le proprietà delle erbe, lavorare la pietra, conoscere il corpo umano, ecc.
Un primato: per la prima volta si è fatto il tentativo, riuscito, di stabilire una ricerca archeologica ampia ed organica sul Gargano e la Daunia come momento importante della conoscenza del territorio. Dopo il nostro convegno, il Gargano non fu più inteso come terra vuota e priva di interesse.
Durante l’estate si cominciò a pensare al prossimo convegno di studi sulla presenza francescana nella Puglia Dauna. Si prende contatto con p. Luigi Pellegrini ofm cappuccino, ordinario di Storia Medievale all’Università di Chieti e illustre cultore di storia medievale e francescana.
Il convegno chiuderà in bellezza il triennio dedicato al IV centenario della presenza dei frati a S. Matteo.
Il 1 ottobre 1979 p. Mario Villani, direttore della biblioteca, con l’appoggio della fraternità religiosa, apre la biblioteca alle visite delle famiglie e dei turisti.
L’iniziativa è accolta con grande entusiasmo dagli abitanti di S. Marco e di San Giovanni Rotondo a cui viene data l’opportunità di conoscere una parte importante del patrimonio culturale conservato in convento. Simile favore l’iniziativa suscita nei pellegrini e turisti che salgono sul Gargano.
19 gennaio 1980. Riunione in vista del prossimo Convegno di studi. Sono presenti i proff. Pasquale Soccio e Tommaso Nardella, p. Nicola De Michele, p. Gabriele Fania, nuovo Guardiano di S. Matteo, p. Mario Villani, Vittorio Russi, è presente anche il prof. p. Luigi Pellegrini il quale comunica alcuni nomi di ricercatori che potrebbero essere contattati. 
22 ottobre 1980. Il volume che raccoglie gli Atti del convegno di Archeologia tenuto nel 1979, è arrivato, stampato da Lacaita.
24-25 ottobre 1980 si apre il convegno di studi “Francescani in Capitanata”.
L’organizzazione è stata molto complessa e se siamo arrivati, lo dobbiamo soprattutto a p. Luigi Pellegrini, ofm capp. della provincia di Lombardia, professore di Storia del Medio Evo all’università di Chieti. La sua profonda conoscenza della storia francescana e i suoi rapporti forti e cordialissimi con gli studiosi ci hanno consentito di preparare un insieme di relazioni che costituiranno le indispensabili piste di ricerca per futuri approfondimenti. Infatti, della conoscenza della storia francescana in Capitanata, a parte le ricerche di p. Doroteo Forte, si registravano
grandi lacune. Si chiude con questo convegno il triennio di attività religiose e culturali organizzate dalla fraternità di S. Matteo che, insieme agli amici di San Marco, di Foggia, di Manfredonia, di San Giovanni Rotondo, di Rignano hanno voluto ricordare il IV centenario dell’arrivo dei frati minori nell’antica abbazia di San Giovanni in Lamis, chiamata oggi convento di S. Matteo.
Il 23 maggio 1983 finalmente vedono la luce gli atti del convegno di studi su I Francescani in Capitanata tenuto il 24-25 ottobre 1980. Insieme esce anche il volume S. Giovanni in Lamis – San Marco in Lamis. Origine e fine di una badia e nascita di una città di Pasquale Soccio. Il libro propone la relazione tenuta dall’autore nel suddetto convegno di studi. Una serie di circostanze aveva provocato un grave ritardo nella cura dei volumi.
25 maggio 1983. Nell’aula magna della scuola media “Francesca De Carolis” in San Marco in Lamis ha luogo la presentazione dei due volumi di cui sopra. P. Mario Villani nel suo intervento introduttivo dice che la pubblicazione del libro del prof. Pasquale Soccio, vuol ricordare il bicentenario dell’affrancamento di San Marco in Lamis da ogni vincolo di origine feudale dall’abbazia di S. Giovanni in Lamis avvenuta nel 1782 e, contemporaneamente sottolineare la continuità nei secoli del rapporto civile e religioso tra la città di San Marco in Lamis e il convento di S. Matteo. Segue la presentazione dei due volumi da parte del prof. p. Luigi Pellegrini dell’università di Chieti. Chiude la seduta il prof. Pasquale Soccio il quale evidenzia la difficoltà dello storico a districarsi in una storia la cui complessità è resa più difficile dalla esiguità di documentazione. Sottolinea, comunque, che allo stato attuale si può essere soddisfatti perché molte piste di ricerca sono state tracciate in attesa che siano percorse con maggior fortuna dai futuri ricercatori.
- Dettagli
- Categoria: Convento di San Matteo Vol. I

Il 30 agosto 1977 il p. Guardiano incontra il clero di San Marco per organizzare una novena itinerante per tutte le chiese di San Marco
Il 24 settembre la statua di S. Francesco, accompagnata da un lungo corteo di automobili, è trasferita alla Chiesa Madre accolta dal clero, dalle autorità cittadine e dal popolo. Dopo la sosta alla Chiesa Madre, la statua di F. Francesco è andata a S. Giuseppe, alla chiesa del Purgatorio, proseguendo per S. Bernardino, l’Addolorata, Santa Chiara, S. Paolo a Casarinelli e Madonna delle Grazie; il 2 ottobre è nella chiesa dell’Immacolata di Lourdes a Borgo Celano e il 3 ritorna a S. Matteo dove si celebra il Transito.
Durante la permanenza della statua a San Marco ogni chiesa ha svolto un particolare programma con veglie di preghiera, paraliturgie, incontri di associazioni, proiezioni di films. In diverse chiese sono state organizzate visite agli ammalati, ai poveri, agli anziani, e ai carcerati con distribuzione di aiuti ai bisognosi. Frequenti le visite delle scuole e delle scuole materne.
La presenza dei frati del convento è stata costante. Durante le celebrazioni nelle parrocchie hanno tenuto opportune catechesi p. Mariano De Cata, p. Leonardo Di Pinto, p. Roberto Calzone, l’ins. Anita Antonetti, presidente regionale T. O. F., p. Amedeo Gravina, p. Pietro Tartaglia cappuccino del convento di Santa Maria delle Grazie, S. Giovanni Rotondo, p. Angelico Pilla, missionario, mons. Mario De Sanctis vescovo ausiliare della diocesi di Foggia.
Contemporaneamente a San Marco in Lamis l’emittente locale Teleradio SanMarco trasmetteva ogni sera conversazioni su S. Francesco: prof. Michele Coco, S. Francesco nella letteratura; prof. Michele La Riccia, Il pensiero francescano nella filosofia scolastica; p. Roberto Calzone, S. Francesco contestatore; prof. Tommaso Nardella, Una città fra due conventi; p. Amedeo Gravina, Il povero Cristo di S. Francesco; prof.ssa Maria Villani, S. Francesco e l’arte; p. Mario Villani, L’uomo Francesco; prof. Raffaele Cera, S. Francesco nell’undicesimo Canto del Paradiso13.
Per tutto il mese di ottobre è stata esposta una mostra bibliografica su S. Francesco.
- Dettagli
- Categoria: Convento di San Matteo Vol. I
Momenti importanti come tappe della progressiva realizzazione. I convegni di Studio
La maggior parte dei libri erano ancora nei locali della vecchia sede le cui condizioni erano preoccupanti. Il tetto aveva ceduto in più parti alle devastanti bufere, l’acqua premeva sulle voltine e sgocciolava da fessure che si allargavano sempre più. L’impianto elettrico era saltato. Si temeva che le volte crollassero tutte insieme.
Si cominciò a trasferire alcuni complessi di libri che facevano parte di sezioni già presenti nella sala di consultazione e nella sala-deposito.
Edotto dall’esperienza delle mie frequenti visite alla biblioteca comunale di Manfredonia dove avevo scoperto che diversi libri antichi conservavano nelle copertine fogli pergamenacei e cartacei manoscritti, dedicai molta attenzione a questa eventualità e fui largamente ripagato. Alcuni restituirono atti di compravendita, ordini di servizio di attività delle varie chiese. Da una edizione seicentesca di S. Bonaventura emersero fogli di opere teologiche e spirituali tardomedievali insieme a sbiaditi resti di musica gregoriana in scrittura beneventana. Questi ultimi
manoscritti in seguito furono oggetto di studi pubblicati in riviste specializzate in Italia e in America.
Altri libri fornirono interessanti frammenti di una edizione quattrocentesca del Decretum Gratiani.
Finalmente il 9 novembre 1974 la biblioteca di S. Matteo, già di fatto aperta al pubblico, venne inaugurata nella sua nuova veste con l’intervento dell’assessore regionale alla cultura, avv. Pasquale Ciuffreda, del soprintendente regionale alle biblioteche, del direttore della biblioteca provinciale di Foggia, dott. Angelo Celuzza, del ministro provinciale e altre personalità. Nella seduta
si rievocò con gratitudine la prima inaugurazione della biblioteca avvenuta nel 1942 con padre Doroteo Forte e discorso inaugurale di p. Diomede Scaramuzzi. Il prof. Pasquale Soccio, che ricordava bene quella prima inaugurazione, non mancò di compiacersi augurandosi, con un sorrisetto ammiccante, che la biblioteca stavolta durasse per sempre, senza doversi aspettare una terza inaugurazione.
- Dettagli
- Categoria: Convento di San Matteo Vol. I

La biblioteca francescana e la integrazione dei servizi nel territorio Sappiamo come nelle nostre biblioteche non vi siano solo libri di teologia, di Bibbia e simili.
A volte le sezioni relative alle scienze umane sono molto fomite e importanti. A questo punto si inserisce l’esigenza di una disponibilità di tali libri per integrare in modo qualificato i servizi già esistenti nel territorio per un miglioramento globale del servizio di pubblica lettura, delle ricerche scolastiche e universitarie, per le esigenze di un pubblico medio e specialistico.
Biblioteche francescane e lettura del territorio
L’esperienza fatta negli ultimi decenni, soprattutto dopo l’istituzione delle regioni a statuto ordinario, favorisce una concezione più dinamica della biblioteca come luogo dove, fra l’altro, guardando il passato si approfondisce e progetta il presente.
Con l’istituzione delle regioni a statuto ordinario si è svegliato anche un grande interesse per le cose francescane: dapprima per le realtà francescane legate al territorio, insediamenti, chiese, successione di famiglie, rapporti con l’evoluzione urbanistica, con le strutture pubbliche territoriali, con l’economia, con il diritto e le consuetudini locali, con i costumi, ecc.; poi l’interesse si è approfondito orientandosi verso temi di base, anche se meno trattati, come il pensiero filosofico, la spiritualità, la figura di San Francesco.
Vi è, tra l’altro, l’interesse di esplicitare il passato e le molteplici connessioni fra tutte le sue realtà per capire il presente e progettare il futuro. Basti pensare all’interesse che urbanisti, architetti, restauratori e studiosi del paesaggio agrario hanno per la nostra storia.
Bisogna, quindi, mettere a disposizione dei ricercatori, ma anche degli operatori nei campi più svariati, la nostra ricchezza bibliografica e documentaria proprio per le finalità richieste dalla società moderna.
Data, infatti, la capillarità della nostra presenza in tutto il territorio nazionale e per tutta la storia degli ultimi otto secoli, una lettura del territorio che non tenga conto della complessità della presenza francescana, rischia di essere gravemente carente.
Biblioteca di San Matteo e realtà religiosa garganica
Il movimento culturale che si è sviluppato intorno a questo concetto è enorme.
Il Gargano religioso, infatti, non è solo la tomba di padre Pio. È anche San Michele, con i santuari di San Matteo, Stignano, Pulsano, Santa Maria a Manfredonia, San Leonardo in Lama Volara, l’Incoronata di Foggia e altri minori. La storia, poi, conserva il ricordo dei santuari pagani, non meno importanti di quelli cristiani: quelli di Calcante e Podalirio, e quello recentemente scoperto di Venere Sosandra a Vieste. Tutti questi santuari coesistono in qualche maniera ancora oggi, alcuni con un’attività religiosa più o meno vigorosa, altri nel ricordo, e tramite una intricata massa di suggestioni, di usanze, quelle che spesso, sbrigativamente, sono chiamate ‘superstizioni’, di intrecci storici ecc.
Un qualsiasi studio sulla religiosità garganica deve tener conto in modo considerevole anche degli aspetti storici e antropologici.
Ora, se l’errore fondamentale degli studi laici sugli aspetti religiosi della vita, nel momento che hanno codificato come insuperabile il limite fra religione e religiosità, è stato quello di essersi limitati all’aspetto antropologico, non meno grave è l’errore di tanti teologi, liturgisti e operatori della pastorale, che non tengono in alcuna considerazione l’aspetto storico-antropologico.
Se certi elementi attualmente incomprensibili sono rimasti indenni attraverso le vicende della storia, questi elementi vanno studiati, perché possano di nuovo mostrare tutta la forza evocativa e simbolica, spesso dotata di notevole efficienza catechetica, che è alla base della loro persistenza.
La biblioteca francescana come luogo di incontro
La biblioteca francescana deve funzionare proprio come luogo comune di incontro fra culture diverse e variamente motivate per il superamento, attraverso la conoscenza e il confronto, di steccati e pregiudizi e per l’instaurazione di un dialogo costruttivo con tutti.
La biblioteca francescana può essere il luogo ideale per la creazione di associazioni, cenacoli, gruppi di studio, centri di documentazione. Tutte queste realtà vanno aiutate a rimanere autonome e sciolte da ipoteche ideologiche e padronali.
Né bisogna aver paura se il lavoro che fanno inizialmente vada in direziono diversa da quella da noi immaginata. Se la biblioteca francescana offre loro possibilità di approfondire, terreno di confronto schietto, assistenza efficiente e discreta ecc., tutti, soprattutto i giovani diventeranno nostri amici.
Le biblioteche funzionano se si riesce a farle diventare luoghi di incontro di studiosi, di raccolta di materiale bibliografico, di beni culturali ecc., e se nello stesso tempo si riesce a farle diventare luoghi dove tutto ciò viene amalgamato e fermentato perché produca altri frutti.
Il rapporto con gli istituti, universitari e non, è essenziale, come è essenziale il rapporto con gli studiosi, con le associazioni, con le fondazioni, con le biblioteche pubbliche ecc.
Tutto ciò non è da intendersi per modum actus e raramente, ma abitualmente in modo tale che intorno alla biblioteca si tessa tale una rete di rapporti, di interessi, di intrecci che la società percepisca chiaramente la funzione e l’importanza della biblioteca francescana, e di essa non possa più fare a meno.
A questo proposito è bene ricordare che le biblioteche, prese nel loro complesso, sono organismi finanziariamente e socialmente deboli. Basti pensare a quale fine hanno fatto molte biblioteche comunali. L’unica cosa che le può salvare è, spesso, solo l’interesse costruito intorno ad esse da studiosi, scuole, associazioni e persone interessate. A questo argomento sono state dedicate diverse giornate di studio.
La biblioteca francescana come luogo di evangelizzazione
Chiunque abbia avuto a che fare con la scuola sa che anche i professori cattolici praticanti esprimono di questo cattolicesimo regolarmente ben poco sia a livello di programmazione che nelle impostazioni didattiche e scientifiche.
Le università a loro volta, con la logica spartitoria che le caratterizza, non favoriscono certo molta libertà alle impostazioni cattoliche.
Si aggiunga a tutto ciò una certa sufficienza con cui il mondo laico si esprime nei confronti della cultura teologica, biblica e religiosa in generale.
D’altra parte anche gli ambienti culturali cattolici hanno le loro pecche. Si continua ancora ad intendere la cultura teologica come un “ortus conclusus” fruibile solo da pochi iniziati, laici o preti, che si preparano i ferri del mestiere per lavorare nei diversi campi della pastorale: insegnamento, predicazione, parrocchie: insomma una cultura professionale che non ha molti rapporti con le altre fasce del sapere.
Ne deriva una pericolosa separazione, direi di tipo controriformista, dal campo dell’arte, del diritto, della letteratura, della scienza e della ricerca storica. II prete, che dovrebbe essere “esperto in umanità” come ricorda Paolo VI, è diventato un operaio specializzato competente professionalmente ma senza una vera e propria cultura che gli consenta di operare collegamenti e sintesi e, in definitiva, di conoscere con precisione sia il campo dove va diretto il suo insegnamento che l’oggetto stesso del suo insegnamento.
La Biblioteca francescana può aiutare lo studioso che gli si affida a recuperare questo carattere “umanistico”, totale, della cultura religiosa. I francescani, d’altra parte, per l’eclettismo che li caratterizza, si trovano ad essere spesso il momento agglutinante e sintetico fra interessi culturali differenti.
Tutta la storia francescana è stata illuminata da frati per i quali la cultura era certo il luogo dell’animi cultus, il coltivar l’animo fino alla santità, ma era anche il luogo del servizio umile e competente reso all’uomo affamato di formazione più che di informazione.
Uno dei luoghi privilegiati per recuperare questa dimensione totale non è certo la biblioteca-deposito o la biblioteca-libreria dove il frate addetto si limita a consegnare il libro richiesto, se c’è, e a gestire un ruolo di routine da bravo impiegato.
La biblioteca francescana è il luogo dell’incontro. La biblioteca francescana sarà il luogo dove l’animi cultus troverà adeguato alimento. a patto che i frati riescano ad essere presentì nel lavoro dello studioso, a seguirlo, ad inserirlo in questo clima culturale di vasto respiro, se gli insegneranno nuove tecniche di ricerca che tengano nel giusto conto anche fasce bibliografiche mai prese in considerazione.
