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www.treccani.it del 25 settembre 2010
Entra una nuova disciplina di nome Geostoria?
Di Chiara Pezzella
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Durante la stesura della riforma, le associazioni degli insegnanti di Geografia hanno più volte sottolineato il loro dissenso. " ... meno Geografia rende tutti più poveri", osserva Gino De Vecchis, docente, geografo e presidente dell'Aigg. "La formazione di un cittadino - aggiunge - passa anche dalla Geografia, ossia la scienza dell'umanizzazione del pianeta Terra e dei processi attivati dalle collettività nelle loro relazioni con la natura e nel corso della storia". Con la riforma Gelmini, invece, spiega De Vecchis "si penalizza una materia già tanto mortificata negli anni, privando gli studenti di conoscenze indispensabili, relative ai grandi problemi mondiali, come quelli ambientali, socio-economici, geopolitici e culturali, legati alla globalizzazione …" (L'Unità, 23 gennaio 2010).
Prevale, in alcuni degli interventi che criticano la riforma, la lamentela: da sempre la Geografia è stata maltrattata, considerata ingiustamente noiosa e gli spazi dedicati alla disciplina nella scuola italiana sono sempre stati molto limitati. In tal senso, dunque, la riforma Gelmini sembrerebbe accentuare una situazione (negativa) già esistente e la negata autonomia della Geografia, aggregata nuovamente alla Storia, ravviva l'idea che questa disciplina sia la "Cenerentola" delle materie.
Storia e Geografia

Iniziamo però dal principio, con una breve puntualizzazione. C'è stato chi ha fatto presente che per gli insegnanti il primo problema che dovranno affrontare con il nuovo anno scolastico è la "Geostoria". La difficoltà principale, invece, è che non dovranno insegnare un'unica disciplina che comprenda le due materie, ma dovranno seguire indicazioni relative all'una e all'altra, ben distinte e separate, in sole 3 ore a settimana (www.indire.it, nel menù di destra scegliere "riordino delle superiori") e per il solo biennio.
La "Geostoria" in quanto tale viene espressamente chiamata in causa soltanto una volta, quando si parla degli obiettivi della Geografia: "lo studente descriverà e collocherà su base cartografica, anche attraverso l’esercizio di lettura delle carte mute, i principali Stati del mondo (con un’attenzione particolare all’area mediterranea ed europea). Tale descrizione sintetica mirerà a fornire un quadro degli aspetti ambientali, demografici, politico-economici e culturali favorendo comparazioni e cambiamenti di scala. Importante a tale riguardo sarà anche la capacità di dar conto dell’importanza di alcuni fattori fondamentali per gli insediamenti dei popoli e la costituzione degli Stati, in prospettiva geostorica (esistenza o meno di confini naturali, vie d’acqua navigabili e vie di comunicazione, porti e centri di transito, dislocazione delle materie prime, flussi migratori, aree linguistiche, diffusione delle religioni)". Per il resto la Geostoria aleggia tra le indicazioni ministeriali, perché se l'obiettivo specifico di apprendimento per la Geografia è "lo studio del pianeta contemporaneo, sotto un profilo tematico, per argomenti e problemi, e sotto un profilo regionale, volto ad approfondire aspetti dell’Italia, dell’Europa, dei continenti e degli Stati", è evidente che è necessario scomodare la Storia per raggiungerlo. Se i temi principali dei percorsi didattici saranno "il paesaggio, l’urbanizzazione, la globalizzazione e le sue conseguenze, le diversità culturali (lingue, religioni), le migrazioni, la popolazione e la questione demografica, la relazione tra economia, ambiente e società, gli squilibri fra regioni del mondo, lo sviluppo sostenibile (energia, risorse idriche, cambiamento climatico, alimentazione e biodiversità), la geopolitica, l’Unione europea, l’Italia, l’Europa e i suoi Stati principali, i continenti e i loro Stati più rilevanti", è ovvio che non si sta parlando solamente di Geografia, ma anche di Storia.
D'altro canto, per strutturare percorsi didattici sulle civiltà antiche e altomedievali, la conoscenza della Geografia è fondamentale: non è possibile parlare della civiltà greca senza capire il territorio in cui si è formata, come anche dello sviluppo dell'impero romano, dell'Europa romano-barbarica e di tutti gli altri nuclei tematici che, recitano le indicazioni ministeriali, "non potranno essere tralasciati".
Oltre le apparenze

Il problema è un altro ed è intimamente legato all'esiguità delle ore di insegnamento dedicate alle due materie, soprattutto in relazione agli obiettivi che vengono indicati dal ministero.
In primo luogo, la scelta di unificare le due discipline dovrebbe esser fatta non per motivi economici, ma per motivi "funzionali" (sostenendo per esempio che in questo modo si migliorerebbe l'apprendimento e si faciliterebbe il raggiungimento degli obiettivi per quanto riguarda non solo le conoscenze ma anche le capacità); in tal senso questa impostazione dovrebbe essere seguita fino in fondo e quindi per tutto il corso degli studi, non solamente per il biennio. Se il programma di Storia del biennio prevede lo studio del mondo antico fino all'alto Medioevo, probabilmente sarà la Geografia fisica ad avere una maggiore importanza rispetto ad altri temi che potranno, invece, essere affrontati negli anni successivi.
In secondo luogo, la "Storia e Geografia" così come viene proposta oggi non tiene affatto conto delle sole 3 ore settimanali a disposizione del docente: in 33 ore (per un totale di ben 66 ore nel biennio) dovrebbe esser così bravo da insegnare ai suoi studenti a leggere carte mute, a fornire quadri di sviluppo demografico, ambientale ed economico (per citare soltanto alcuni degli obiettivi) in termini geografici e a far prender loro "familiarità con la lettura e la produzione degli strumenti statistico-quantitativi (compresi grafici e istogrammi, che consentono letture di sintesi e di dettaglio in grado di far emergere le specificità locali), e con le diverse rappresentazioni della Terra e le loro finalità, dalle origini della cartografia (argomento che si presta più che mai a un rapporto con la Storia) fino al GIS".
Per quanto riguarda la Storia la situazione non cambia. Il programma del biennio, che sembra più limitato perché condensato in sole nove righe, elenca una serie di macroargomenti che avrebbero bisogno di più ore delle 66 annuali previste. Non solo. Gli obiettivi finali del quinquennio (quelli indicati nelle "Linee generali e competenze") sono piuttosto ambiziosi e assolutamente squilibrati rispetto allo spazio che la disciplina - così importante - ha nel quadro formativo liceale. Inoltre, ci si chiede perché non vengano sottolineati i "temi-ponte" con la Geografia. Forse perché poi sarebbe stata ancor più evidente la necessità di continuare a insegnarla per tutto il corso degli studi ...
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L’illustrazione italiana, n. 28, Garzanti editore 14 luglio 1946, p. 30
Dopo il diluvio
La società
di Raffaele Calzini





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L’illustrazione italiana, n. 27, Garzanti editore 7 luglio 1946, p. 14
Dopo il diluvio
La società
di Raffaele Calzini
Perché, giunti a questo punto del quadro, bisogna rilevare che dietro e a sfondo del suo verniciato splendore c’era il regime. La società se ne credeva indipendente perché snobbava (ma timidamente) i gerarchi e criticava le ghette di Mussolini al quale aveva dato un ”arbiter elegantiarum” e perché raccontava barzellette, e perché partecipava alla “curée” romana con degnazione più che con “empressement” torcendo il naso leggermente. 



(Continua)
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L’illustrazione italiana, n. 26, Garzanti editore 30 giugno 1946, p. 432
Dopo il diluvio
La società I
di Raffaele Calzini



(Continua)
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Italia d’oggi, Edizioni de “Il libro italiano nel mondo” 1941, pp. 34-38
Giuseppe Bottai
La nuova scuola italiana

Vasta la portata e complesse le conseguenze che deriveranno da questa riforma degli studi medi inferiori.
I 9-10 anni è l'età in cui avviene l’incontro, nelle classi inferiori delle scuole medie, del fanciullo con la cultura. Secondo i vecchi ordinamenti, questa era anche l’età in cui il fanciullo doveva decidere sulla carriera degli studi da intraprendere. E una decisione così importante, a quella età non può essere presa che alla cieca, ché ancora il fanciullo non può sentire in sé, né tanto meno dimostrare, spiccate attitudini. Assurdo, perciò, era imporre fino da quell’età una specializzazione negli studi, che disorientava la mente del ragazzo. Con il nuovo ordinamento, la scelta avviene a quattordici anni, quando ormai è possibile guardar più da vicino l’uomo di domani e si dispone di un maggior numero di elementi per giudicare della strada ch’egli dovrà percorrere negli studi. I tre anni di scuola media inferiore contribuiranno notevolmente alla formazione del giovanetto, allo sviluppo e alla manifestazione delle sue tendenze, ché in essi, continuazione, su di un piano più elevato, della scuola elementare, egli non sarà assillato da preoccupazioni di carriera professionale, ma si sentirà ancora alunno d’una scuola essenzialmente formativa, educativa.
Testimoniano, i programmi, l’originalità di questa scuola. Ci saranno in essa, ancora, con l’italiano, il latino e la matematica, ma non per ingombrare la mente di nozioni soffocanti, bensì per formare la solida base dell'uomo ora in germe. Si dovrà, quindi, scavare in profondità e colmare i vuoti così fatti con materiale solido, resistente, che consenta, nel prossimo domani, la costruzione completa, su queste fondamenta, dell’edificio.
Quest’opera costruttiva ed educativa troverà valido ausilio in una materia che si è voluta inserire nei programmi perché essenzialmente formativa: il disegno. Non già il disegno di contorni di foglie d’acanto, sterile esercitazione che nulla apporta alla formazione mentale del fanciullo, ma il disegno come prima costruzione dello spirito, che rende intuitive le pure forme della geometria, che aiuta lo studio della geografia, che affina il senso delle proporzioni, che fa gustare la precisione, l’ordine, la chiarezza: che, insomma, esprime il pensiero in forma grafica e fa parlare, come suol dirsi, con lo stesso linguaggio, poeti e pittori.
Nella nuova scuola media, dunque, l’incontro del fanciullo con la cultura sarà più facile, non nel senso che gli studi saranno più facili, ma perché per ordinamento, programma, ambienti, e per la stessa qualità della popolazione scolastica, la nuova scuola renderà più accessibile la cultura alla mente giovanile. Si farà essa stessa, la Scuola, mediatrice di questo incontro, che è decisivo per la vita dei giovanetti e ne illumina tutta la vita. Il processo di istituzione di questa scuola avverrà per gradi, anche per non disturbare il corso regolare degli studi di coloro che già hanno iniziato, nei decorsi anni, a frequentare le scuole medie. Nel 1940- 41, sarà aperta la prima classe, nel '41-42 la seconda, nel '42-43 la terza, e da allora, questa nuova scuola, voluta e ordinata secondo i principi fascisti, sarà completa in ogni sua parte e funzionerà in pieno.
Errerebbe, però, chi credesse che, in fondo, soltanto a questo, o poco più che a questo, si riduca la riforma scolastica della “Carta”. Essa, invece, incide ed investe tutti gli ordini di scuole, dall’elementare all’universitario. L'ordine medio è al centro della riforma, sia perché di questa la scuola media, più che ogni altra, sentiva il bisogno, sia perché è in essa che si forma la futura classe dirigente italiana. Aveva quindi carattere d’urgenza dare ai giovani che saranno domani chiamati ad assolvere importanti doveri nella società creata dal Fascismo, una scuola che rispondesse pienamente alle nuove esigenze imposte dal clima storico e imperiale in cui l’Italia oggi vive, opera, combatte.
Riforma dunque completa, che, pur non facendo astrazione da quella del '23, in una visione superiore e unitaria degli studi, crea lo spirito e gli istituti adatti alla educazione, secondo i principii fascisti, delle nuove generazioni.
Si sfollerà in tal modo, automaticamente, il Liceo Classico, che tornerà ad essere scuola di alta cultura riservata ai più idonei, e prenderanno vigore e sviluppo il Liceo Scientifico, l’Istituto Magistrale e quello Tecnico nelle sue varie specializzazioni, che aprono la via a carriere professionali elevate e dignitose, se pur non altissime.
A fianco di queste, altre scuole funzioneranno per chi, pur non avendo la possibilità di percorrere tutti gli ordini degli studi, aspira alla conquista di un modesto posto nella vita, nella carriera impiegatizia. Quindi scuole di avviamento professionale di tre anni, seguite da altri due di tecnica, che rilascerà un modesto diploma, e, a fianco di queste, un’altra scuola di nuova istituzione, con carattere e fine ben determinati: l’Istituto Femminile triennale, seguito da due anni di Magistero Femminile, da cui usciranno giovinette con la cultura e la preparazione specifica adatte a governare la casa e ad insegnare nelle Scuole Materne.
Anche l’ordine universitario, se pur apparentemente è rimasto qual era, in effetti risentirà della riforma, in quanto la scienza non vi sarà più considerata come fine a se stessa, ma formatrice di quella educazione politica di cui in alto grado debbono essere dotati quegli uomini cui incombe, per la più alta cultura di cui sono in possesso, un più alto senso di responsabilità. Bandito l’intellettualismo, che astrae dalla vita dell'umanità, entreranno nella vita universitaria, a completare la formazione dell’uomo e del cittadino, e paralleli allo studio, l’addestramento ginnico-militare e la pratica del lavoro, che procedono ininterrottamente in tutti gli ordini di scuola, a partire da quello elementare.
Per quanto riguarda, poi, l’accesso all’Università - sempre in conseguenza dell’applicazione del principio selettivo - le Facoltà, anziché accettare o respingere senza criterio i giovani, ne regoleranno l’ammissione a seconda delle attitudini da essi già rivelate, del tipo di scuola media frequentata e, in parte, dell’esito di un apposito esame che saranno chiamati a sostenere.
Un particolare ordine a sé di studi la “Carta” prevede per l’insegnamento artistico, che assumerà una fisionomia ben definita e darà un sicuro indirizzo ai giovani che vorranno dedicarsi all’Arte, portando in tutte le Scuole Artistiche severa disciplina, spirito d’ordine e amore al lavoro. L’Accademia sarà il supremo istituto artistico e in essa, secondo la XX Dichiarazione della «Carta», si formeranno tecnicamente e spiritualmente i giovani che hanno attitudini alle arti della pittura e della scultura.
Le novità, in quest’Ordine, sono portate dalla istituzione della Scuola Materna, da cui avrà inizio l’adempimento, da parte dei fanciulli, del servizio scolastico: della Scuola del Lavoro, in cui il ragazzo imparerà a dare un fine e un valore morale alla fatica umana; della Scuola Artigiana che, nata da un'esigenza politica e sociale e distinta in tipi secondo le caratteristiche locali, curerà la formazione ai ottimi artigiani, attaccati alla terra, al proprio ambiente naturale, al proprio lavoro, distraendoli da ogni miraggio verso la fabbrica e la città.
Questa, in fugace sintesi, la Scuola Italiana nel nuovo ordinamento della Carta Mussoliniana. Scuola Fascista e, quindi, rivoluzione di ogni principio o tendenza borghese. Scuola nata dalla Rivoluzione come “fondamento primo di solidarietà di tutte le forze sociali, dalla famiglia, alla Corporazione, al Partito” e che per la Rivoluzione opererà, formando la coscienza umana e politica delle nuove generazioni.
Giuseppe Bottai
Mussolini Benito, Scritti e Discorsi di Benito Mussolini, Edizione definitiva. Milano, Hoepli, 1934. vol. XII.
Bibliografia essenziale sulla “Nuova Scuola Italiana”.
Agazzi A., Il lavoro dalla vita alla scuola, Brescia, La Scuola, 1940.
Agosti M., La Carta della scuola, Brescia, La Scuola, 1939.
Bottai Giuseppe, La Carta della Scuola, A. Mondadori, Milano 1939' I vol. in 8., pp. Xy, 322, con due grafici fuori testo.
Bottai Giuseppe, Die grundlegenden Ideen der Ilalieniscken Schulreform, Wien. Verlag Anton Schrott, 1939. pp. 17 - Abteilung fur Kulturwissenschaft des Kaiser Wilheim-Instituts in Palazzo Zuccari. Rom.
Bottai Giuseppe, La nuova scuola media. Sansoni, Firenze, 1941; II lavoro produttivo nella Carta della scuola, D'Anna, Messina, 1940.
Mazzeo a.. La Carta della scuola per l'ordine elementare, Milano, Ediz. educative, 1940.
Sgroi C., La nuova scuola fascista, Napoli, Politica nuova, 1939.
Sterpa Mimmo, La nuova Scuola Media, Ist. Naz.le di Cultura Fascista, Roma, 1940, I vol. pagg. 22, Studi di civiltà fascista, Serie V, n. 4.
Sterpa Mimmo, La Scuola in linea, con prefazione di Giuseppe Bottai, Firenze, Le Monnier, 1940, vol. in 16., pp. XV-322 (La Scuola Italiana, I). Volpicelli Luigi, Commento alla Carta della Scuola - Istituto Naz.le di Cultura Fascista, Roma, 1940, I vol. in 8., pp. 63 (Quaderni dell'Istituto Nazionale di Cultura Fascista, Serie X, n. I).
